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Anno
giudiziario: Catanzaro, aumentano truffe e reati mafiosi , tante le
preoccupazioni
Aumento vertiginoso dei reati per indebita percezione di contributi e finanziamenti pubblici, ma anche un costante aumento dei reati di associazione mafiosa. La relazione del presidente della Corte d' Appello di Catanzaro, Gianfranco Migliaccio, evidenzia le tante problematiche che hanno caratterizzato anche quest'anno l'inaugurazione dell'anno giudiziario. La Calabria, con il capoluogo di regione in testa, conferma la pervasivita' mafiosa, ma anche quello che Migliaccio ha definito "un tessuto imprenditoriale di tipo parassitario, avvezzo culturalmente a trarre vantaggio illecito e facile da erogazioni e finanziamenti pubblici". Il tutto, secondo il presidente della Corte d'Appello, nell'ambito di "un diffuso programma criminoso che vede interagire imprenditori, professionisti e funzionari pubblici per l'illecita intercettazione di risorse pubbliche da destinare a fini esclusivamente privati di facile arricchimento".
Una condizione lontana dai crismi della legalita', dunque, con il presidente Migliaccio che ha riportato anche il quadro espresso dal procuratore distrettuale di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, che delinea come le associazioni mafiose si muovono su diversi settori di intervento, con una "vocazione al reinvestimento dei proventi derivati dalle illecite attivita' svolte nell'imprenditoria, ovvero la loro attitudine a strumentalizzare lo svolgimento economico per il rafforzamento della propria capacita' di assoggettamento del contesto sociale in cui si trovano ad operare". Tra i delitti in aumento nel distretto, il presidente Migliaccio ha sottolineato gli omicidi volontari, gli infortuni sul lavoro, omicidi e lesioni per incidenti stradali, con un'ascesa definita "allarmante" per lo stalking. Piu' complessa la lettura riferita all'usura, dal momento che e' stato ricordato come "i dati statistici non costituiscono uno specchio fedele della realta'", dal momento che il fenomeno subisce ancora la riottosita' alla denuncia da parte delle vittime, mentre una sottolineatura e' stata destinata anche alle continue intimidazioni ai danni di amministratori e funzionari pubblici.
Rom
gestiscono attivita' criminali
L'economia di Catanzaro e della provincia "risulta infiltrata, salve sporadiche presenze di elementi provenienti dal Vibonese e dal Crotonese, specialmente da gruppi di etnia rom, dediti ai reati da strada e al traffico di stupefacenti". La denuncia e' del presidente della Corte d' Appello di Catanzaro, Gianfranco Migliaccio, il quale nella relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario ha dedicato ampio spazio al fenomeno che caratterizza il capoluogo di regione. "A differenza delle organizzazioni rom Cosentine - ha affermato Migliaccio - quelle Catanzaresi non presentano caratteri di mafiosita', risultando l'uso della violenza principalmente destinato ad imporre il rispetto della gerarchia interna; esse, inoltre, hanno struttura rigidamente familiare". Riprendendo la relazione presentata dal procuratore distrettuale di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, il presidente della Corte d'Appello ha aggiunto che "i traffici di stupefacenti organizzati dagli zingari catanzaresi, che hanno occupato interi insediamenti dell'hinterland cittadino, appaiono peraltro causa di forte preoccupazione nella pubblica opinione, anche in quanto hanno trasformato le cosiddette piazze di spaccio in veri e propri fortini dai quali - e' scritto nella relazione - gli abitanti originari sono stati espulsi e nei quali e' praticamente precluso l' accesso a quella parte di cittadinanza non ascrivibile tra i consumatori di droghe".
Nel
Reggino primato densità mafiosa, al 27%
"Devono considerarsi assolutamente significativi i risultati conseguiti dalle Procure se si tiene conto che il numero dei procedimenti scritti nell'anno in esame per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso e' aumentato del 21%". Lo ha detto il presidente della Corte d'Appello di Reggio Calabria, Bruno inocchiaro, nel corso della sua relazione in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. Nel citare il dato, Finocchiaro ha anche fatto una comparazione tra la densita' mafiosa del Reggino (27%) e quella della Campania (21%), della Puglia (2%) e della Sicilia (10%). Nella relazione vi e' anche la gestione dei beni sequestrati il cui valore e' di un miliardo e 400 milioni di euro. "Contro la mafia - e' sempre la relazione del dott. Finocchiaro - gli organi requirenti reggini hanno cominciato ad adottare strategie sempre piu' diversificate volte all'individuazione ed eliminazione anche della cosiddetta zona grigia costituita da esponenti della politica, delle istituzioni e dell'imprenditoria alla cui attivita' e collaborazione le varie cosche mafiose sono riuscite spesso ad avere impunita' e ad inserirsi gradualmente nei gangli vitali della societa' civile".
Un passaggio della relazione di Finocchiaro e' stato riservato a quanti hanno chiesto di collaborare con la giustizia. "Varie persone - ha detto citando il procuratore capo Giuseppe Pignatone - tutte appartenenti alle cosche di questa provincia, hanno chiesto di collaborare con le autorita' dello Stato". Un fenomeno che ha registrato le cifre piu' rilevanti, con episodi che riguardano anche donne, tra i mesi di settembre e ottobre del 2010. "Circostanza - ritenuta da Finocchiaro - quasi inimmaginabile all'interno della 'ndrangheta, caratterizzata per sua natura, da una componente sostanzialmente familiare, da una serie di rituali, di tradizioni e da una forte e ben strutturata presenza sul territorio". Ma il percorso di tali collaboratori - ha specificato il Presidente della Corte d'appello reggina - "e l'accertamento della loro credibilita', tuttavia, si presenta particolarmente arduo e difficoltoso che, di certo, non aiuta a prendere le distanze e ad affrancarsi da quel codice 'etico' che regolamenta, in maniera, assolutamente rigida, la vita delle varie famiglie di 'ndrangheta".
Pg Torino, vigilare su diffusione 'ndrangheta
"Mi sembra necessario un forte richiamo ai doveri di attenzione e di
vigilanza da parte di tutte le istituzioni e i cittadini onesti di fronte al
pericolo della diffusione di un fenomeno cosi' pericoloso per la civile
convivenza". Cosi il procuratore generale di Torino, Marcello Maddalena, che
nel suo intervento in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario si
e' soffermato sulle operazioni Minotauro e Albachiara condotte contro
l''ndrangheta lo scorso anno in Piemonte.
Contro clan organici e risorse carenti
Allo strapotere malavitoso, alle ingegnose truffe per l'accaparramento di
fondi europei e ai tanti disagi della Calabria, la giustizia si contrappone
con piante organiche e risorse materiali "assolutamente inadeguate". Ed a
tutto questo, si aggiungono alcuni specifici contesti che presentano lacune
e ritardi anche dal punto di vista legislativo. L'analisi impietosa emerge
dalle parole del presidente della Corte d'Appello di Catanzaro, Gianfranco
Migliaccio, pronunciate nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'anno
giudiziario. Nella relazione, Migliaccio ha ribadito le gravi carenze di
personale e di strutture, trovando anche piena condivisione nella relazione
del procuratore generale Santi Consolo, secondo il quale "l' organico della
Procura di Catanzaro e' nettamente sottodimensionato; e se e' vero - ha
aggiunto Consolo - che la 'ndrangheta e' diventata l'organizzazione
criminale piu' potente, la strategia di contrasto necessita di una
consistente implementazione dell'organico della magistratura requirente da
parametrare almeno a quello di procure con caratteristiche similari, quali
Catania e Palermo". Per quanto concerne le "condizioni di salute" della
giustizia, il presidente Migliaccio ha evidenziato la necessita' di rivedere
le regole per l'ammissione al patrocinio gratuito, mentre buoni risultati si
stanno registrando nelle misure di prevenzione attraverso il sequestro per
equivalente. Modifiche nell' iter per l'accesso al giudizio abbreviato sono
state suggerite dal presidente Migliaccio, dal momento che l'estensione di
tale rito a tutti i delitti ha comportato un eccessivo utilizzo. "Grave" e'
stata definita anche la situazione che interessa la giustizia civile, con
8.130 procedimenti contenziosi pendenti e 2.275 procedimenti pendenti non
contenziosi.
Aula bunker chiusa dal 2003
L'aula bunker che doveva garantire sicurezza ed efficienza per la
celebrazione dei processi e' chiusa dal 2003. Un punto critico per il
regolare svolgimento dei maxi processi in una regione difficile come la
Calabria, dove la criminalita' organizzata continua a pervadere ogni settore
dell'economia e i reati, complessivamente, sono in netto aumento. L'ennesima
denuncia per le incongruenze della giustizia in una regione complessa,
arriva dal procuratore generale di Catanzaro, Santi Consolo, il quale
nell'intervento per l'inaugurazione dell'anno giudiziario ha posto l'accento
sulla chiusura dell'aula di alta sicurezza. Una struttura ultimata nel 1996
e contigua alla casa circondariale di localita' Siano del capoluogo
calabrese, ma chiusa sette anni dopo. Un'aula, come ricordato da Consolo,
realizzata "secondo canoni di assoluta efficienza, sicurezza e ampia
recettivita', certamente realizzata con un impegno economico non
indifferente, interdetta all'utilizzo dal lontano 2003, con suppellettili e
supporti tecnologici - ha concluso il procuratore generale - in stato di
desolante assoluto abbandono".
Finocchiaro (Reggio), chiudere era vendette
"La magistratura italiana e' stanca di sentire dire, con inusitato clamore mediatico, che i magistrati, indistintamente, sono in perenne stato di scontro e di contrapposizione con il mondo della politica e che, addirittura, esisterebbe un vero e proprio disegno 'eversivo' in tal senso. Cio' e' assolutamente inaccettabile cosi' come inaccettabile e' che la magistratura sia additata come il problema, ovvero come l'unico problema della inefficienza della giustizia". E' questo uno dei passi della relazione del Presidente della Corte d'appello di Reggio Calabria, Bruno Finocchiaro, svolta in apertura della cerimonia per l'inaugurazione dell'anno giudiziario. L'alto magistrato, tra l'altro, parlando di frattura tra le istituzioni ha auspicato che e' indispensabile che "si cambi repentinamente mentalita', su chiuda l'era delle 'vendette incrociate' tra magistratura e politica e si addivenga, in tempi brevi, ad un serio confronto costruttivo tra gli operatori della giustizia, i magistrati e i soggetti istituzionalmente competenti (Governo e Parlamento) affinche' tutti assieme, ciascuno nel rispetto del proprio ruolo costituzionale, si possa pervenire ad una piattaforma condivisa".
Il presidente Finocchiaro, ha ripreso alcuni passi di recenti intenti pubblici del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sottolineando che senza collaborazione e dialogo "non possono recuperarsi ne' l'efficienza ne', insieme, quel limpido e razionale funzionamento del sistema al quale occorre misurare con rigore, serenita' e senso del dovere". Per questo - ha rilevato il dott. Finocchiaro - "ritengo di poter affermare che in Italia non esiste un problema 'magistratura, esiste un problema 'giustizia' che, nella sua interezza, va affrontato e risolto congiuntamente sia dalla magistratura che dal potere politico".
Sud:
Veltroni, lavoro e infrastrutture contro mafia e per sviluppo
"Il principale problema da risolvere nella Locride e nel Sud Italia e' la presenza della mafia che deve essere combattuta con fermezza e decisione al fine di garantire le condizioni per una crescita civile ed economica del territorio". Lo ha detto Walter Veltroni, oggi a Locri per una manifestazione del Pd. Secondo l'ex segretario del partito "bisogna rompere l'isolamento calabrese dal resto dell'Italia attraverso una politica che sappia ascoltare le istanze del territorio. Saranno fondamentali interventi di tipo strutturali, ad esempio realizzare strade e ferrovie che accorcino le distanze tra la Calabria ed il resto d'Europa". Per Veltroni nel futuro "bisognera' trovare il modo di produrre opportunita' di lavoro e ritrovare la strada maestra della ripresa civile ed economica".
Giustizia: Nicolò, preoccupante situazione emersa a R. Calabria
"La relazione di apertura dell'anno giudiziario nel distretto di Reggio Calabria del presidente della Corte d'Appello Bruno Finocchiaro, denota lo stato di difficolta' in cui versa il "pianeta giustizia" in questa provincia". E' quanto afferma in una nota il vice presidente del Consiglio regionale della Calabria, Alessandro Nicolo', presente stamani alla cerimonia svoltasi a Palazzo di Giustizia in rappresentanza dell'assemblea legislativa Calabrese. "Lo scenario che emerge dalla relazione del presidente Finocchiaro - aggiunge Nicolo' - e' preoccupante per i dati che emergono e che segnano purtroppo un incremento dei reati ascrivibili alla criminalita' organizzata. A fronte di questa condivisibile preoccupazione, il presidente Finocchiaro ha posto l'accento sulle carenze di organico di magistrati e operatori amministrativi in questo distretto giudiziario reclamando maggiori sinergie e attenzione da parte del Governo, del Parlamento e del Consiglio superiore della magistratura. Un appello questo, che si e' tradotto in un forte richiamo al senso della responsabilita' comune di tutte le Istituzioni chiamate a lavorare insieme per dare risposte al cittadino-utente della Giustizia e garantire le aspettative di sicurezza e di rispetto della legalita'. Su questa riflessione occorre procedere in maniera convinta affinche', come ha sottolineato il presidente della Corte d'Appello, prevalga il senso degli interessi generali rispetto - ha concluso il vice presidente del Consiglio regionale - alle contrapposizioni che spesso, purtroppo, si sono registrate tra magistrati e il Parlamento della Repubblica in tema di riorganizzazione dell'ordinamento giudiziario e di riforme della "macchina" della Giustizia".
R.
Calabria, 'ndrangheta ha colonizzato mercati
Le operazioni della Dda di Reggio Calabria e i processi contro le varie cosche hanno dimostrato non solo che la 'ndrangheta e' "un'organizzazione di tipo mafioso, segreta, fortemente strutturata su base territoriale, articolata su piu' livelli e provvista di organi di vertice". Questo ruolo di vertice ricoperto dai clan della provincia di Reggio Calabria, come confermato dalla relazione del presidente della Corte d'appello, Bruno Finocchiato, "e' riconosciuto in Calabria e fuori dalla Calabria". Dalla Calabria, da tempo, la 'ndrangheta si e' proiettata sui mercati del centro e nord, verso l'Europa, il Nord America, il Canada, l'Australia. "L'infiltrazione e la penetrazione di questi mercati - ha aggiunto - ha comportato la stabilizzazione della presenza di strutture 'ndranghetiste in continuo contatto e in rapporto di sostanziale dipendenza con la casa madre reggina". Finocchiato ha poi focalizzato la presenza di questa criminalita' in Lombardia. Qui "la 'ndrangheta - secondo il presidente della Corte d'appello di Reggio Calabria - si e' diffusa non attraverso il modello di imitazione, nel quale gruppi delinquenziali autoctoni riproducono modelli di azione di gruppi mafiosi, ma attraverso un vero e proprio fenomeno di 'colonizzazione', cioe' di espansione su di un nuovo territorio, organizzandone il controllo e gestendone i traffici illeciti, conducendo alla formazione di uno stabile insediamento mafioso in Lombardia. Qui la 'ndrangheta ha 'messo'radici', diventando col tempo un'associazione dotata di un certo grado di indipendenza dalla 'casa madre', con la quale pero' - ha concluso - continua a intrattenere rapporti molto stretti e dalla quale dipende per le piu' rilevanti strategie".
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