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Video: Ballottaggio: la responsabilità di Vallone, il comportamento "teutonico" di Senatore, l'instabilità politica della Bianchi
di Antonio Carella Provincia: dopo le dimissioni di Marino conviene azzerare tutto
di Antonio Carella
Il polverone sollevato dalle indagini della Dda di Catanzaro sull’assessore provinciale con delega allo Sport e al turismo, Gianluca Marino, ha messo a nudo un spaccato politico-amministrativo davvero allarmante per il territorio. Macabro e grottesco, forse, quanto solo il farsesco personaggio interpretato da Antonio Albanese, alias Cetto La Qualunque, è ben riuscito a restituirci in questi giorni al cinema.
Qualcuno direbbe una Provincia “sfortunata” la nostra. Sì, perché si tratta di un Ente che ha registrato, sin dalla sua nascita, una serie di incresciose situazioni diventate subito oggetto delle attenzioni della magistratura inquirente, prima, e dei Tribunali penali, dopo. Il riflesso di questo stato di cose ha portato alla morte indotta nei confronti di un Ente sorto per dare sviluppo ad un territorio già martoriato dalla disoccupazione e della povertà ed, invece, trasformatosi, pian piano, nel “salotto buono” della ndrangheta, dei faccendieri e dei politici corrotti.
La questione dell’amministratore Gianluca Marino - è di queste ore la notizia delle sue dimissioni da assessore provinciale - non è altro che la punta di un iceberg di una più grossa vicenda che porta al coinvolgimento di tutta la ‘ndrangheta del Crotonese, dei paesi a più alta densità mafiosa come Isola e Cutro. A dirlo sono le carte dell’inchiesta Hydra e le allegate intercettazioni in cui vengono tirati in ballo dai protagonisti in negativo di questa indagine le famiglie più in vista dell’affare criminale fra Crotone e provincia. Storie, queste, che stanno rendendo vano ogni buon proposito di sviluppo socio economico pensato per il territorio.
Il “Baronetto”, non ce ne voglia il presidente Zurlo per l’epiteto (che per altro gli appartiene), se intende adesso ristabilire il regolare e legale funzionamento dell’Ente intermedio, a questo punto, non ha altra scelta da compiere: deve azzerare nelle prossime ore tutta la sua giunta e costruire, al contempo, un altro esecutivo di “salute pubblica” che esprima un mix di cultura e di professionalità tecnica utili alla tenuta democratica dell’attività amministrativa. Zurlo, in estrema sintesi, dovrà mettere da parte ogni velleità partitica e attendere un momento di futura calma in cui ricostruire un altro esecutivo a valenza politica. Magari, il presidente, in quel frangente, potrà anche servirsi dell’aiuto imprescindibile dei partiti e dei soggetti istituzionali su cui non incombono sospetti di nessun genere. Ma tutto questo dovrà accadere solo quando i macabri risvolti dell’inchiesta Hydra saranno chiariti. Non perda tempo, quindi, il presidente Zurlo a tenere insieme i cocci di un vaso già di per se lesionato e che sta per andare in frantumi.
Col senno di poi, nell’alveo delle considerazioni desumibili da questa inchiesta, va inoltre dato atto al capogruppo del Pd alla Provincia, Ubaldo Schifino, che aveva già scritto e denunciato tutto il sistema del voto “malato” all’indomani del risultato elettorale attraverso le pagine del suo libro. L’ex assessore regionale, in “Un Partito senza se stesso”, aveva infatti dipinto uno scenario perverso e devastante innescatosi nel territorio durante la competizione amministrativa del 2009. Schifino aveva anche indicato fatti e momenti che, oggi, vengono a galla grazie all’indagine messa a segno dalla Magistratura antimafia sempre più solerte e incisiva nel ripristino della legalità sul territorio.
Così come va elogiato anche il garantismo vero espresso dai vertici regionali del Pdl - col coordinatore regionale, Peppe Scopelliti, in testa e col consigliere regionale di maggioranza, Salvatore Pacenza, dopo, nonché con l’ultimo arrivato, il senatore Giuseppe Esposito - che hanno solidarizzato con il pm Bruni, lasciando ai giudici l’incombenza di valutare la sussistenza degli elementi di prova raccolti dal sostituto procuratore della Dda catanzarese durante l’indagine Hydra. Va detto anche che forse le dimissioni di Marino avrebbero dovuto essere precedute da quelle dell’altro assessore provinciale con delega all’Energia, Franco Senatore, per quella figuraccia rimediata di fronte a milioni di telespettatori durante la vituperata puntata di Report dedicata all’affaire sull’eolico in provincia di Crotone.
Anche in quell’occasione, il presidente Zurlo aveva scelto di difendere il proprio membro dell’esecutivo – atteggiamento che gli fa onore sotto un certo punto di vista, quello della lealtà istituzionale – senza tentare una via più “umana” e negoziale all’allontanamento in modo da salvare capra e cavolo. Il presidente ha seguito il classico comportamento dello struzzo: ha messo la testa sotto terra facendo finta di niente, anche se l’imbarazzo di quel “boh” pervade ancora tutta via Mario Nicoletta. Da non dimenticare poi dopo appena pochi mesi dall'insediamento trovarsi di fronte alla vicenda De Girolamo.
E i consiglieri provinciali di maggioranza che fanno nel frattempo? Sono in riunione da venerdì sera e non riescono a cavare un ragno dal buco. Del resto, dispiace dirlo, loro pensano a raccogliere le firme per buttar giù i colleghi in modo da essere pronti a ricoprire di filata la postazione di assessore. Troppa sete di potere.
E l’opposizione come risponde? Si perde in vacue esternazioni, complimentandosi a momenti con gli avversari attraverso i ma e i se, evitando di rimproverare l’immobilismo totale di un’Amministrazione incapace di gestire situazioni di sviluppo e di progresso sociale. Il Crotonese non ha bisogno di un’Amministrazione debole e tenuta al guinzaglio dalla mafia. Il Crotonese ha bisogno di gente valida e capace che possa favorire iniziative di sviluppo imprenditoriale e che, allo stesso tempo, si dia una mossa per mettere in collegamento, in tutti i modi, il territorio con la città capoluogo. L’Amministrazione provinciale non può sottrarsi alla realizzazione di opere infrastrutturali per la mobilita di merci e persone. Questa classe dirigente deve iniziare a pensare ad una ricomposizione degli agglomerati industriali a nord e a sud di Crotone. All’industria si risponde con l’industria, anche se pensata secondo i canoni dell’ecosostenibilità e della vocazione territoriale. C'è, da risolvere, non ultima, la questione mai affrontata dei derivati lasciata dall'Amministrazione precedente che pesa come un macigno sulla testa dei crotonesi.
Non si può restare inermi, per esempio, davanti alla soppressione dei treni! Non si può lasciare alla Camera di Commercio il ruolo di Ente capofila per la gestione dell’aeroporto e del porto. Non si può continuare a stare distanti dal colloquio con la città capoluogo. Zurlo non può restare chiuso nel suo fortino, accerchiato com’è da collaboratori politici e sanguisughe che non lo aiutano a risolvere nemmeno l’1% dei problemi che l’ente deve affrontare in questo momento. Adesso, però, attendiamo anche che le indagini arrivino fino in fondo. Ci auguriamo, però, che nel frattempo non si trovi dell’altro di rilevanza penale nel prosieguo delle stesse. Altrimenti l’aiuto vero a Zurlo gli arriverà dalla magistratura che, di sicuro, porrà le condizioni per sciogliere l’amministrazione provinciale e dare la parola di nuovo agli elettori. La Lega Akea si ribella vigorosamente al tentato scippo dell’enoteca regionale
Erano gli anni Settanta quando Catanzaro con l’apporto dei lametini decise di scipparsi l’aeroporto di Crotone per impiantarselo a Lamezia Terme. Allora i crotonesi non si ribellarono a questo turpe episodio per mantenere una pace sociale. Forse perché pensavano, sbagliando, di sopperire con altri sistemi di trasporto come ferrovia o gommato. In quel periodo i catanzaresi erano ben allenati a tali soprusi giacché riuscirono a strappare il capoluogo di regione a Reggio Calabria, avanzando giustificazioni che non stavano né in cielo né in terra. Come molti di voi ricorderete ci fu una sommossa popolare e solo grazie a questa, Reggio, riuscì a mantenere la sede del consiglio regionale. Tutto il resto poi fu trasferito nella città di San Vitaliano. Sta di fatto che in quel periodo Catanzaro diede una svolta decisiva alla sua economia, impoverendo di fatto le altre province calabresi. E’ con questo piglio, da allora fino a oggi, ha continuato a ragionare tessendo una politica centralista regionale. Vedi le grande opere realizzate su quel cocuzzolo di montagna trascurando il resto della Calabria. Un comportamento più che da corregionali da sempliciotti retrogradi privi di ogni iniziativa, in poche parole questi signori brillano soltanto di luce riflessa giovandosi del ruolo di capoluogo sottratto a Reggio. Tale atteggiamento, nel tempo, ha continuato a persistere, tant’è vero che nel momento in cui si è pensato di elevare, a giusto merito, Crotone a sede di Provincia, il biglietto da pagare fu l’elevazione anche di Vibo Valentia. Per ottenere il capoluogo hanno dovuto accorpare ben 52 comuni. Si sono dovuti sudare, poi, le proverbiali sette camicie per dividere il patrimonio tra Crotone e Catanzaro. Per non dire ulteriormente in quale condizioni ci è stato consegnato questo territorio privo di una viabilità degna di questo nome, mentre nel Catanzarese sembrava un’altra Calabria. Davvero curiosi questi signori di Catanzaro! Ma veniamo ai giorni nostri. L’onorevole Salvatore Pacenza, a giusta ragione, ha proposto che venisse istituita l’enoteca regionale nel luogo più deputato che ci poteva essere: il Cirotano, zona in cui si produce il 90% delle uve doc calabresi, vantando per di più un’eccellenza rinomata in tutto il mondo. Non solo nel Catanzarese, ma in tutto il mondo. Or dunque, cosa t’inventano questi signori e lo strombazzano ai quattro venti su tutta la stampa regionale? Rivendicano, dalla viva voce dell’assessore regionale al ramo Trematerra “L’enoteca regionale sorgerà a Lamezia”. Ma avete capito cari krotoniati fin dove arriva la tracotanza di questi anticrotonesi! Continuano impunemente a contrastare Crotone in ogni sua iniziativa. Costoro vanno bloccati una volta per tutte, compito che spetta ai nostri rappresentati politici presenti nel parlamentino regionale. La soddisfazione della vicepresidente regionale Antonella Stasi, che ha plaudito alla decisione di accontentare sia Crotone che Lamezia ci ha lasciati stupefatti, poiché è un altro pezzo di diritto che viene sottratto alla città di Pitagora. Noi della Lega Akea ci chiediamo cosa stanno a fare in giunta i nostri rappresentanti se poi si continua a tramare contro Crotone? I crotonesi sono stufi di andare a chiedere con il cappello in mano un proprio diritto. Le nostre spettanze devono essere onorate alla stessa stregua delle altre province calabresi. Crotone è colpita su due fronti: dalla Lega Nord che ci ha sottratto tutte le risorse nonostante serviamo il paese di energia per un fabbisogno nazionale pari al 16%; dalla Regione Calabria che continua ad ostacolare una crescita sociale del popolo krotoniate. Noi della Lega Akea lanciamo un monito ai rappresentati politici regionali e nazionali: se non si è capaci a difendere il nostro territorio levatevi di mezzo perché ce chi contrasterà energicamente l’opera distruttiva dei nemici di Crotone.
Lega Akea
Crotone nel contesto dell’ unità europea e centralità mediterranea
di Riccardo Schipani
Quando penso al Mediterraneo, (dico penso e non “guardo”; l’immagine ti colpisce e non ti fa pensare; la parola, invece, ti crea. Perché è verbum-logos. Per la parola pensare” i Greci usavano fronesai, che vuol dire “esercitare il pensiero”, cioè essere saggi) quando, ripeto, penso al Mediterraneo, la mia prima considerazione è di natura geopolitica, penso ad un mare assai articolato, con diverse patrie autonome: l’Egeo, il Mar Nero, l’Adriatico, lo Ionio, il Tirreno costituiscono bacini autonomi, cui rispondono continenti particolari: la penisola balcanica, l’Asia Minore, la regione iberica, l’Africa del Nord, e all’ interno di tali bacini e continenti, in questo mare diviso in Est e Ovest, l’Italia, asse mediano, per una parte volta a Ponente, per l’altra a levante, crogiolo di civiltà, crocevia tra terre lontane. Braudel scriveva: «Il Mediterraneo è mille cose insieme…non un paesaggio ma innumerevoli paesaggi, non un mare ma un susseguirsi di mari.., non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre.» E’ cosa davvero incredibile come il Mediterraneo sia sempre riuscito a darci di sé un’immagine coerente, «un sistema in cui tutto si fonde e si ricompone in una unità originale.»
E a chi mi chiede il perché di tanto miracolo, credo di poter rispondere che la cultura non divide, ma unisce; la reductio ad unum è sempre frutto della valorizzazione delle diversità; di tale processo unitario non fanno parte soltanto localismi e regionalismi e particolarismi, che non abbiano il carattere dell’universalità. Quando penso al Mediterraneo, non penso al mare nostrum e a processi condannati dalla storia; penso, invece, alle grandi masse, che dall’Africa e dall’Asia premono, per riversarsi in Europa attraverso l’Italia: il Mediterraneo è mare omnium. E penso e mi chiedo: “La nuova Europa, che nasce e che vuole unirsi, può ignorare queste masse, può ridurre il discorso economico, che sta alla sua base, solo alla presenza della Bundsbank; può l’Europa chiudersi in una specie di economia curtense, senza tener conto delle ansie, delle inquietudini, degli sforzi di emancipazioni, di quanto cioè si agita nel Mediterraneo?”
Nasce un oiconomicos logos, che non può basarsi né sull’assistenzialismo,né sullo sfruttamento delle popolazioni mediterranee,che formano il Sud dell’Europa. Anche la questione meridionale è questione mediterranea e pertanto europea, perché anche il Mediterraneo è Europa. Quando penso al Mediterraneo e penso alla guerra civile nell’ex Yugoslavia, alla guerra civile in Albania, alle tensioni generate dal problema cipriota, alla guerra tra arabi ed israeliani, alla precarietà politica di paesi africani, che si affacciano sul Mediterraneo credo che esista un politicos logos, che obbliga l’Europa ad allargare i suoi orizzonti unitari e a considerare questi conflitti non come fenomeni isolati, ma come prova di una inquietudine generale, drammaticamente diffusa in tutto il Mediterraneo e alla quale l’Europa deve dare una risposta. Da quando è finita la guerra fredda, con la caduta del muro di Berlino e con l’avvicinarsi dell’Est e dell’Ovest, il Mediterraneo sta recuperando un suo ruolo, una sua centralità politica e culturale, con tutti i rischi e con tutti i vantaggi, che tale centralità comporta; l’Europa può chiudere i suoi confini entro una linea immaginata che va da Madrid a Budapest, e che non tiene conto del Mediterraneo? Tale chiusura e tali limiti potrebbero generare muri più alti e più pericolosi, per la pace mondiale, di quello di Berlino. Quando penso agli eccidi, alle stragi causate dal fondamentalismo islamico non posso limitarmi a dire con Lucrezio: “Tantum religio potuti suadere malorum”.
E dico invece che esiste per l’Europa anche un ieros logos: Il Cristianesimo, che resta il lievito della civiltà occidentale e che è l’anima della nuova Europa nell’ambito del vasto discorso ecumenico in cui si muove a cavallo dei due millenni, l’uno che muore e l’altro che nasce, non può chiudersi in una visione dogmatica, non può neppure esso isolarsi; il dissidio tra cattolici e ortodossi, i difficili rapporti con le altre religioni richiedono una grande apertura e una grande collaborazione; non è sufficiente che il Cattolicesimo chieda scusa a Galileo, a Giordano Bruno, a Lutero; è necessario disinnescare le spolette che nel passato hanno causato tanti guai; i cattolici debbono abituarsi a non vedere il male dove non c’è. Dice giustamente il Cardinale Ruini: «Esiste il bisogno che i grandi temi della vita siano trattati non superficialmente da protagonisti in grado di dare testimonianza.»
Sappiamo come il Cristianesimo in tale processo, non possa e non debba ridursi a puro fenomeno culturale, ma non può comunque rifiutare la lezione, che gli deriva dall’incontro con l’umanesimo. E primi grandi umanisti furono i Padri della Chiesa. L’approfondimento e la presenza dell’oinomicos logos, del politicos logos, del ieros logos, che insieme formano i problemi essenziali dettati dalla centralità mediterranea, non consentono che l’unità europea, di cui sono parte, sia soltanto un’unità monetaria, commercium rerum; l’Europa dev’essere anche “commercium pacis”: essa non può rimanere estranea ai conflitti, ai contrasti, che minacciano la pace nel Mediterraneo e quindi nel mondo. L’Europa deve essere anche “commercium litterarum”. Già il Mazzini con un lungo articolo pubblicato in Antologia nel 1829 avanzava una proposta interessante dal titolo «Per una letteratura Europea» e scriveva, tra l’altro: «Le nazioni vivono e muoiono come gli individui; ma la civiltà non muore giammai...» e aggiungeva: «Esiste in Europa una concordia di bisogni, e di desideri, un comune pensiero, un’anima universale, che avvia le nazioni per sentieri conformi ad una medesima meta. Dunque la letteratura deve farsi europea.» Nei giorni appena passati è stato approvato ad Amsterdam, pur con le riserve dei paesi più lungimiranti, un trattato, che rappresenta un inizio della integrazione europea e che contiene le condizioni minime per avviare concretamente il problema non solo su base economica, ma anche su base politica e sociale. L’ampliamento delle prerogative del Parlamento europeo, l’uso accorto della sussidiarietà, la libera circolazione delle persone, costituiscono il presupposto di tale integrazione politica. Ma perché il grande bisogno storico possa attuarsi e sia duraturo, per l’unità europea è necessario l’apporto di un grande rinnovamento culturale, che comprenda la riscoperta del logos e la valorizzazione delle civiltà mediterranee- il logos, il pensiero, la filosofia sono nati qui nel Mediterraneo.
So di andare controcorrente con il mio dire e rischio anch’io di sentirmi chiamare magno-greco e mediterraneo: oggi l’anti-ideologismo è l’ideologia predominante; l’anti-ideologismo, sostenitore dell’anti-tutto, crea il vuoto ed il deserto: esso rifiuta la filosofia della scienza, per accettare lo scientismo fine a se stesso e ridimensiona e mortifica in senso puramente tecnologica la mente umana; esso sostiene l’antipolitica e costringe l’uomo a vivere alla giornata, in preda ad un prassismo che, a dire di Giovanni Reale, privilegia l’azione per l’azione e mortifica l’uomo nelle sue capacità creative, nel suo poiein. Il benessere materiale ed il consumismo sono considerati surrogati di felicità: di qui la caduta dei valori, di qui il dilagare della violenza, di qui la perdita dell’armonia dell’uomo con se stesso, con la natura, con il mondo. «Deserto e vuoto. E le tenebre sull’orlo dell’abisso... », così Eliot, e Reale commenta: «La nobile e solenne disperazione (del poeta) è diventata oggi semplice cronaca».
L’unità europea ha bisogno di un grande respiro culturale, un respiro che le consenta di superare la concezione pangermanica della politica: la germanizzazione della cultura, negli ultimi due secoli, è costata al mondo milioni di morti. Occorre una grande sintesi culturale, per l’Europa, simile a quella che si realizzò nel Mediterraneo con l‘Ellenismo. L’ellenizzazione della cultura, in tutto il bacino del Mediterraneo, attraverso l’umanizzazione del mito ebbe come punto di arrivo il Vangelo di Giovanni: “………..” La fede dell’evangelista è virtù teologale e poggia sul mistero della rivelazione: questa fede trova un antecedente assai importante ed indicativo nella fede di un altro giusto, di Socrate, che chiuse l’esistenza terrena, dando prova di vita vissuta nell’indagine dei veri supremi. La fede nell’immortalità, nel Fedone, che è dialogo di fede, (il dialogo più pitagorico di Platone) raggiunge il punto più alto sul terreno intellettivo, che il filosofo cerca di trascendere. Occorre una grande sintesi di cultura pari a quella che il Mediterraneo ebbe con la romanizzazione e che faceva perno sulla certezza del diritto. Per un romano, se la virtus, che non è la ragione dell’individuo solitario, ma che si attua dell’uomo nella comunità civile, sta alla base della civiltà, il diritto-ius sta alla base dello stato. I Romani ci hanno insegnato che se si vuole estinguere la violenza, deve prevalere il diritto; dove la legge non ha forza, quando il diritto cessa, necessariamente domina la violenza: «Vim volumus extingui: ius valeat necesse est, id est sudicia, quibus omne ius continetur. Sudicia displicent aut nulla sunt: vim dominetur nocesse est. » (Cicero, Pro Sextio, 42). I Romani capirono che fundamentum rei pubblicae è la giustizia e legate alla giustizia e tra di loro cospiranti sono per il grande arpinate la temperanza, la prudenza e la fortezza; queste virtù illustrate dal pensiero ciceroniano, nel primo secolo a.C., ci portano anch’esse alla nascita del Cristianesimo. C’è un continuum che lega il passato ed il presente: è il continuum di una cultura non astratta: è la cultura dell’uomo che rende possibile tale continuum; anche per Platone le idee non sono universali astratti ma eide ton paronton. Se l’essere stati è essenziale per essere. ci illumina a questo punto e chiarisce il nostro pensiero, la preghiera finale di Socrate nel Fedro: “…………” La prima richiesta di Socrate è la bellezza interiore; la seconda è l’armonizzazione tra interiorità ed esteriorità, la terza è richiesta di sapienza sentita come vera ricchezza; l’ultima, la quarta, riguarda l’oro, non quello materiale, ma l’oro della saggezza. La riproposizione del logos, pertanto, inteso come conoscenza, come saggezza e come ricerca di verità, può essere di aiuto alla costruzione della nuova Europa. Ma a questo punto io mi chiedo: può la filosofia della scienza raccordarsi con la filosofia dell’uomo? Può la ricerca scientifica raccordarsi con la ricerca delta verità? La mia risposta è positiva, ed è anch’essa una fede. Pochi anni fa eravamo in pochi a parlare di Mediterraneo; oggi il Mediterraneo rappresenta la facies più nuova della politica europea e mondiale. Il poeta greco Sikelianos, in una poesia intitolata Iera odos del 1935 ci descrive la danza forzata di un orso madre e di un orsacchiotto, tenuti legati al guinzaglio da uno zingaro. Il poeta, che sente come sua, la sofferenza degli animali e dello stesso zingaro, si chiede: “Verrà forse mai, verrà l’ora in cui / l’anima dell’orso e dello zingaro / e la mia, ch’io considero iniziata / festeggeranno in comune?”.
Addio Provincia, governo "ladro" e ora anche maledetto! di Antonio Carella È davvero sconfortante assistere a un consiglio provinciale convocato per sensibilizzare al massimo l’opinione pubblica, come risposta al governo centrale che ha intenzione di sopprimere la Provincia di Crotone, e invece ci si è attardati a fare accademia politica, anziché tirare fuori delle proposte operative e concrete. Il consiglio provinciale all’ordine del giorno aveva un unico punto: la soppressione dell’ente provinciale. Per far capire meglio il clima in cui si è dibattuto tale gravoso problema, si può sintetizzare facendo riferimento all’intervento del presidente Zurlo, che ha cercato di giustificare in qualche modo il comportamento scorretto del governo di centrodestra e quello di Sulla le cui aspettative di uomo attivo della sinistra sono andate perse per un comportamento alquanto pacato, quasi da uomo dello Stato, anziché da rappresentate politico del popolo. Essendo il nostro territorio a vocazione operaia, ci saremmo aspettati parole di fuoco da tutte le parti, invece a partire da Sulla ha consigliato tutti alla calma. Ha aborrito la rivolta mettendosi in fila per dare spazio a una protesta elegante, che sa di burocratese. Questo tipo d’intervento non si sa quanto possa incidere nella mente perversa di Tremonti, Bossi e del resto della “cricca” che giorno dopo giorno monopolizzano l’intero sistema sociale del Paese, relegando il Meridione in una situazione socioeconomica che non ha precedenti. Per uscire dalla crisi si sta tentando di far pagare i deboli! Ma qual è il significato del termine Province minori? Qual è il metro, il criterio con cui ci si arriva a questa definizione? Si parla di abitanti o di estensione? E poi ancora, la soppressione non riguarda le Province limitrofe ad altri stati esteri, perché situate tutte al Nord sotto le cosce della Lega Lombarda. Orbene, la Provincia di Crotone affaccia direttamente sul mare del Mediterraneo a voglia di nazioni limitrofe! Abbiamo una ricchezza inesauribile. Ci sono tutti i presupposti, invece, per potenziare le nostre istituzioni per sfruttare al meglio la posizione strategica che occupa il nostro territorio in quest’area geografica crocevia, da sempre, dei popoli che si spostano da oriente a occidente. L’attuale governo, invece, sta usando una politica poco seria, lontano mille miglia dalle vere riforme di cui ha bisogno il nostro Paese. Perché non aboliscono i grossi enti, quelli dove davvero c’è da risparmiare? Questo governo Berlusconi è il peggiore dal dopoguerra ad oggi. Nonostante tutto è appoggiato da persone che si sentono attratti nell’orbita di una politica economica liberalista la quale ci ha portato nel giro di pochi anni a una disparità sociale talmente profonda da mettere nelle mani a poche persone tutta la ricchezza affamando il resto della popolazione. Ci dispiace che questi, signori, in buona fede almeno mi auguro, emulano un uomo i cui aspetti morali toccano il fondo della decenza. Un uomo senza scrupoli. La prova provata è che si circonda di personaggi pericolosi rinneganti valori come la solidarietà, la sussidiarietà e la coesione del popolo italiano. Ci troviamo di fronte a dei veri farabutti che prima hanno sfruttato i meridionali nei lavori più umili e ora che hanno raggiunto una posizione socialmente e politicamente strategica, si vogliono disfare del fagotto ingombrante. Come se la faccia di bronzo che hanno questi maledetti opportunisti non la dicessero lunga su tutti gli imbrogli che hanno fatto sia nel passato che nel presente in ogni occasione economica, sociale e politica. Di chi sono le responsabilità per la nostra città che hanno truffato da sempre i progetti di sviluppo? Degli imprenditori (prenditori) del Nord! Di chi sono le colpe se la mafia nei grandi appalti e subappalti hanno messo le mani? Degli imprenditori (prenditori) del Nord! Chi ha messo in campo il sistema della corruzione politica nel rapporto tra pubblico e privato”? Hanno iniziato proprio gli imprenditori del Nord, partendo dagli anni Sessanta! Ora si presentato con la faccia da moralisti, mentre sotto di quella hanno una maschera che rappresenta l’essere più infedele e deprecabile della faccia della Terra. E intanto si pappano il 19% del fabbisogno energetico nazionale attraverso il nostro metano, senza dare ricadute economiche degne di questo nome, solo briciole. Mentre le nostre colpe sono solo e soltanto il fatto che da oltre trent’anni stiamo con le mani in mano, senza reagire a questo sopruso sociale. Ma la cosa più aberrante di questa vicenda è che i nostri "cuginastri" delle Province madri si sono accodati egoisticamente al coro del governo per riprovare ad annettere Crotone o Vibo alla loro corte, traendone i vantaggi di un tempo relativamente lontano. Questo gli permetterebbe di ricrearsi i migliori feudi per com’è stato fatto per tutto il periodo della Prima Repubblica. Ora ci riprovano, è l’occasione migliore gliela offre il governo di centrodestra che tenta di smantellare la nostra provincia per rimandarla nelle fameliche mani dei politici catanzaresi. Costoro altro non hanno saputo fare che costruirsi strade ponti e quant’altro a ridosso di un cocuzzolo montagnoso privo di un qualsiasi raccordo diretto al versante crotonese, lasciando al loro destino questa parte della Calabria le cui conseguenze li stiamo pagando ancora oggi. Ricordava lo stesso presidente Stano Zurlo che all’atto del distacco della Provincia di Catanzaro i dipendenti crotonesi erano soltanto cinque. I catanzaresi sanno essere solo questo: egoisti ed arruffoni. Anche se c’è da dire che in questo campo Cosenza e Reggio non scherzano nemmeno. Domandatevi quanti dipendenti di Crotone ha la Rai Calabrese (scusate di Cosenza oppure di Corso Mazzini). Andatevi a leggervi chi sono i dipendenti e a chi appartengono! A nostro discapito gioca già il sistema Regione i cui vantaggi maggiori sono appannaggio di Reggio e Cosenza, figuriamoci se dovessimo andare di nuovo sotto la Provincia di Catanzaro. Forse sarebbe più giusto abolire le Regioni e dare un rapporto diretto tra Stato e Province. Forse questa sarebbe una ristrutturazione seria dello Stato italiano. Lì ci sarebbe da guadagnare. Non sarebbe meglio ridurre in maniera drastica amministratori, parlamentari e quant’altro crea dispersione del denaro pubblico? Allora si che si potrebbe parlare di ammodernamento della cosa pubblica. Purtroppo, così non è. Sentite Bossi: non mi toccate Bergamo che faccio arrivare la fine del mondo! E noi cosa dovremmo fare dopo che ci hanno smantellamento il sito industriale, ci hanno creato il collasso degli ultimi avanzi economici, siamo stati spinti alla disfatta sanitaria, stiamo subendo il trasferimento del call center? A questo punto dovremmo anticipare l’Apocalisse! La verità è che i nostri concittadini, sfiduciati, vilipesi, ingannati dalla propria classe dirigente non hanno preso ancora coscienza di quello che sta realmente accadendo. Si continua a ragionare come se togliendo la Provincia sopprimessero il posto di lavoro a gente discesa dai paesi che ha tolto il lavoro ad altri giovani crotoniati. Con tutte le ragioni di questo mondo non bisogna cadere in un errore del genere. Ricordo quando stavano per chiudere le nostre fabbriche da più parti nella città di Crotone si sentiva dire: è meglio, così gli operari la finiscono di gridare, invece reclamavano i loro diritti. Ora avete visto in che stato è ridotta la nostra città, il nostro territorio? Non c’è lavoro, non c’è futuro. I nostri figli vanno via dimenticandosi piano piano di quanto calore familiare che c’è qui, una volta stabilitisi al Nord, sempre piano piano, diventano crudeli e disaffezionati alla terra natia. Diamo un significato alle parole, una volta per tutte. Diamo una svolta alla ragion d’essere. Tutti quelli che non se la sentano di condurre una battaglia all’insegna della difesa dei diritti e di quel poco che ci rimane, si mettano da parte! Lasciano lavorate gli uomini armati di buona volontà. Facciamo leva sulle forze giovanili aiutiamoli a crescere a fianco di noi. Diamogli la possibilità di prendere il timone della nave per portarci in acque sicure. Abbiamo ancora in piedi una classe dirigente che sta ai posti di comando da decenni e decenni. Fatevi da parte ormai il vostro dire anche se veritiero è logoro, non è più credibile. I guadagni che avete nella mente andateveli a fare da un’altra parte. Lasciate in pace la cosa pubblica. C’è bisogno di un ricambio generazionale. Fate posto ai trentenni e ai quarantenni altrimenti vi “fumerete” anche quest’altra generazione e ne vanno a discapito anche dei vostri figli e nipoti. Raccoglieste quest’appello come se ve lo facesse la persona più cara che avete al mondo. Vallone: ecco i miei “nuovi” gioielli Cavarretta, Perziano, Pantisano, Megna, Romano, Esposito, Mellace, Molè, Corigliano, Comberiati. di Antonio Carella Nel tira e molla della politica locale e più precisamente nei contrasti infiniti persistenti nel Partito democratico, chi ci ha rimesso le penne questa volta è la classe dirigente più anziana. A sorpresa, salvo contrordine, Grillo e Sitra sono stati scaricati a terra dal carro che porta a palazzo del comune alla cui guida rimane saldamente legato il sindaco Vallone. Nonostante le ultime battute sembrerebbe che la squadra sia pronta a scendere in campo, per dirla in termini calcistici con la seguente formazione: 5 riconfermati, Cavarretta, Perziano, Pantisano, Romano e Megna e 5 nuovi entrati Esposito, Molè, Corigliano, Comberiati e Mellace, quest’ultimo è l’uomo riabilitato in extremis dopo che il primo cittadino ha deciso di lasciare a piedi i due uomini indicati dal partito. In forse sono tutti, in particolare modo Corigliano, in quanto ci sono sviluppi sul fronte della sinistra (Rindazione, Sl e Comunisti Italiani) a cui è stato chiesto un nominativo per un eventuale sua sostituzione. Su questo fronte sarebbe lanciato il nome di Saverio Valenti o di un nominativo al femminile. Vallone, nella giornata di martedì, ha tenuto un colloquio di confronto con il gruppo consiliare ottenendo un appoggio al varo del nuovo esecutivo al prossimo consiglio comunale. Resta solo un passaggio di routine da fare, rendere edotto il segretario provinciale Sulla non tanto per ottenere la benedizione dal partito, ma per tentare di riconciliare i rapporti tra istituzione e gruppo dirigente. D’altronde la legge permette al Sindaco di nominarsi i suoi più stretti collaboratori. Dicevamo che, come nuovi assessori, per il momento rimangono fuori Grillo e Sitra e la causa principale e tutta loro per aver tirato troppo la corda. Entrambi desideravano ardentemente di entrare in giunta ricoprendo l’incarico di assessore con abbinamento della nomina di vicesindaco. Una richiesta pressante e nemmeno poi tanto velata come si faceva un tempo. Un comportamento da biasimare ad entrambi avendo ricoperto in passato incarichi più prestigiosi di questo. Ambedue sono stati già sindaci della città di Pitagora. Ora, gli rende difficile distaccarsi da funzioni di potere. Pur di appagare la loro sete accettavano di mettersi sotto le ali di Vallone. Lo scopo qual è, ve lo dico subito: stanno pensando ad un’eventuale candidatura a sindaco nella prossima tornata elettorale per la conquista del Palazzo. Il popolo della sinistra assiste inerme a così tanta tracotanza espressa da una classe dirigente becera e sorpassata, battuta da un centrodestra inconsistente, privo di una classe dirigente all’altezza del compito. Nemmeno questo li fa retrocedere dalla voglia di rimanere ancora in prima linea. Ricoprono incarichi da decenni, tenendo in disparte una pletora di persone che avrebbero potuto dare un contributo vero ed innovativo nella politica locale a beneficio dei cittadini. Non si riesce a comprendere, poi, il perché di tanto livore tra comunisti e democristiani dopo che hanno deciso di fondersi in un unico partito. La verità è una sola, comunisti e i democristiani non c’entrano niente in questa vicenda, ognuno di questi “signori” pensa solo a come accaparrarsi la migliore postazione per trarre profitti per la propria casa. Diversamente non si spiega! Tirate un po’ le somme di quello che è successo alla Provincia. Con un esiguo pacchetto di voti è stato travato l’istituzione dalle mani dell’imprenditore Iritale (o io o nessuno) a quelle del barone Zurlo che a distanza di un anno ancora non è riuscito ad impostare un’azione amministrativa degna di questo nome. Addirittura si parla già di rimpasto della suo esecutivo già in questo mese di giugno. Nonostante ciò, questi signori della sinistra, continuano a litigare favorendo l’avversario ormai pronto ad occupare l’ultima fortezza rimasta nella mani del centrosinistra. Ritornando ai due nostri Grillo e Sitra a cui si pensava, in armonia, di affidare loro, data l’esperienza amministrativa, il compito di chiudere nel migliore dei modi questa ultima fase di amministrazione comunale, si è dovuto ricorre ad una immediata sostituzione, almeno finora, per aver dimostrato solo e soltanto arroganza politica e null’altro. Invece, ora, gli resta l’onere di non aver aiutato un processo di rinnovamento che consentisse un ricambio alla nuova squadra di Vallone ed allo stesso tempo coinvolgere giovani di bella speranza per il futuro della politica di centrosinistra. Fa bene il primo cittadino a vararsi la giunta che vuole, anche perché tutte le responsabilità cadano sempre sulla sua testa, indipendentemente se ha la benedizione del partito. Un pensiero più concreto va invece al fatto che ci sono pochi mesi per realizzare l’azione amministrativa di questo primo mandato, ammesso che gli venga riconfermato, in quanto tutte è legato a quello che saprà fare in questi ultimi mesi di legislatura. Le condizioni favorevoli ci sono. E la domanda che il popolo della sinistra si fa è questa: saranno capaci i nostri eroi a concretizzare, porto turistico, porto commerciale industriale, urban2, e tante altre provvidenze destinate allo sviluppo che stanno per eclissare senza che questi siano stati messi in moto? Aspettiamo. Ma se Vallone continua ad attardarsi, allora è meglio che lasci le cose come stanno oppure decida che cosa vuole fare da grande.
La squadra è ormai pronta, ma Vallone attende il bilancio di Antonio Carella Tutto è pronto, o quasi. Il rimpasto della giunta comunale al Comune capoluogo è cosa imminente. Il sindaco Vallone, a giorni, dovrebbe varare il nuovo esecutivo, tenendo conto del tempo materiale che ha a disposizione per dare un’accelerata all’azione amministrativa: quella che potrebbe permettergli di concretizzare l’operato del suo mandato. Il condizionale è d’obbligo, giacché, nel gruppo dirigente di via Panella non c’è né unità d’intenti, né la volontà politica di sedersi attorno ad un tavolo per affrontare le prossime Amministrative ormai alle porte: passata l’estate, la campagna elettorale comincerà a bussare alle porte di piazza della Resistenza. È stata sempre una caratteristica del centrosinistra quella di avere una differente concezione su come affrontare i problemi amministrativi. Ma ora c’è un’emergenza ben più grossa da gestire all’orizzonte: l’incedere della destra reazionaria e qualunquista. Senza contare che il Partito democratico esce sconfitto da una tornata elettorale, quella delle Regionali, che non ha precedenti nella storia. È proprio questa una delle cause, forse la principale, che non permette ai dirigenti del Pd di aggiustare con solerzia l’empasse delle correnti interne. Del resto, si sa: quando uno perde, in politica, deve saper ben celare i danni subiti per presentarsi con un veste rinvigorita al cospetto degli elettori. Berlusconi lo fece nell’immediatezza della caduta del secondo governo Prodi. Nel caso della giunta comunale di Crotone ci sono molto aspetti da considerare e che naturalmente sono al vaglio di Vallone e dei suoi accoliti. Prima di ogni cosa vanno stigmatizzati senza pietismi i motivi del rallentamento dell’azione amministrativa. Secondo, va calendarizzata l’attività amministrativa per affrontare questo scorcio di legislatura al meglio. Soprattutto vanno individuati i criteri da adottare per la scelta della nuova squadra. Sono tre temi, questi, che in questi giorni spaccano in due il pensiero stesso di ogni dirigente politico. Si va al rinnovo completo delle cariche? Si riconfermano i vecchi amministratori? Sì, ma con quale giustificazione? Allora si mandano a casa i nuovi, e con quale motivazione? Tutto sommato si potrebbe anche pensare al futuro del partito per formare una nuova classe dirigente. Proporre volti nuovi per accordare l’ennesima richiesta di fiducia presso gli elettori dunque? Sono queste le domande che assillano la mente, non solo di Vallone, ma anche di tutti coloro che partecipano alla politica attiva a sostegno del centrosinistra. Una coalizione, mai come ora, a corto di fiato, col centrodestra alle calcagna, pronto a riprendersi il Comune capoluogo. Centrodestra che dal suo non ha un gruppo dirigente in grado di rilanciare l’azione politica di un ente come il Comune, che è “orfano” di una buona gestione da ormai 15 anni circa. Il giudizio negativo sul centrodestra nasce spontaneo. Basta dare uno sguardo ai risultati illusori finora ottenuti con l’ascesa alla Provincia. A un anno dal suo insediamento, l’esecutivo guidato da Stano Zurlo stenta ancora a mettere il piede sull’acceleratore e già si parla del secondo rimpasto (anche questo pronto per il prossimo giugno). Da quanto appreso, la scelta che Vallone vuole compiere per annunciare il nuovo esecutivo è quella della riconferma di alcuni assessori. Il primo cittadino vuole infatti regalare una sorte di premio fedeltà a chi gli è stato accanto in questi 4 anni di disavventura in piazza della Resistenza. Probabile però anche l’innesto di qualche “capitano di lungo corso” dall’esperienza pluriennale in campo amministrativo. L’idea è quella di affidare la guida di assessorati complessi a persone navigate. I nomi più gettonati sono - tenendo conto che stiamo parlando di politica e che fino all’ultimo momento può succedere di tutto - Filippo Esposito (Margherita), Giancarlo Sitra (Comunisti Italiani), Antonio Comberiati (Partito Socialista), Nino Corigliano (Udeur), Gaetano Grillo (su indicazione del Pd), Mario Megna (Pdm), Ettore Perziano, Claudio Molè e Arturo Crugliano Pantisano (Pd). C’è poi la riconferma di Silvano Cavarretta, altro elemento dinamico confacente al nuovo progetto politico di Vallone. Infine resta in sospeso un’altra indicazione del partito quella di Rita Procopio Caiazza che dovrebbe sostituire Maria Rosa Romano. I nominativi sono soggetti a cambiamento nel caso in cui lo stesso onorevole Sitra accettasse di rientrare nell’esecutivo allora il suo posto potrebbe essere ricoperto da Mimmo Mellace. Resterebbero fuori, quindi, tutti gli assessori entrati nell’ultimo rimpasto. A questi si aggiungerebbe anche Antonella Rizzo che andrebbe a ricopre un ruolo importante di sottogoverno, ma diverso dalla giunta comunale. La domanda che si dovranno porre quelli del centrosinistra è questa: sarà sufficiente un rimpasto così composto per affrontare la prossima campagna elettorale? Tutto dipende da quanto questi sapranno fare. È di oggi (venerdì 14 maggio) la buona notizia del varo dei lavori riguardo Urban 2 i cui dettagli sono stati illustrati in una conferenza stampa proprio dai due assessori interessati Perziano e Rizzo con la regia del sindaco Vallone. I riflessi di questo progetto urbanistico dovrebbero far recuperare la fiducia persa nei cittadini da una giunta che non ha dato i risultati sperati nonostante le scelte effettuate nei vari settori della società.
La necessità dell’azzeramento al Comune capoluogo
di Antonio Carella Se nel centrosinistra è giunto il tempo della fatidica resa dei conti, nel centrodestra, invece, si continua a festeggiare sulle ceneri dell’ultima, prevedibile, debacle elettorale subita dall’avversario alle ultime Regionali. Ma da questo versante, va subito sottolineato, c’è ben poco da sperare: le prime mosse compiute dal neogovernatore Scopelliti già preoccupano. Dietro la bella favola di lady Marrelli a vicepresidente della Regione e del tandem più votato della lista Scopelliti a Crotone, Pugliano-Sculco, premiato con l’assessorato all’Ambiente; c’è da chiedersi cosa si nasconde. La domanda è lecita porsela, in quanto, i rappresentanti crotonesi del partito di riferimento del centrodestra, ovvero il Popolo delle libertà, rimangono fuori dall’esecutivo regionale. Non è un atteggiamento politico di poco conto. In questo contesto è inoltre giusto chiedersi anche quale sia stato, nel contempo, il ruolo rivestito, in queste fasi, dal coordinatore provinciale del Pdl, Giuseppe Esposito. Perché non ha difeso i rappresentanti di area Pdl come fece in occasione della formazione delle liste elettorali? Perché si è racchiuso in un bieco silenzio? **** Con ogni evidenza il “soggiorno” del senatore Esposito in riva allo Jonio ha concluso la sua ragion d’essere. Senza ombra di dubbio, a giustificare la presenza del vicepresidente del Copasir a Crotone, non possono esserci più solo motivazioni politiche. Esposito non può essere considerato ancora come l’uomo chiamato da Berlusconi a reggere le fila di un partito allo sbando in un centro periferico dello Stato. Al di là di ogni pretestuosa supposizione, va comunque precisato, che, con tali riflessioni, non si intende compiere nessuna illazione circa la liceità dei comportamenti del senatore campano. È solo una constatazione che è legittima fare ora che le elezioni sono archiviate e i giochi sono chiusi. Ritornando invece alla nomina del nuovo esecutivo, dicevamo che, dalle prime mosse compiute dal neogovernatore Scopelliti, c’è da preoccuparsi. Il perché di questa affermazione è semplice snocciolarlo. Dopo circa dieci anni di silenzio, infatti, Confindustria è tornata a fare la parte del leone, soprattutto sul contesto industriale (o quello che ne rimane) della Crotone da bonificare. Quella “morbosa” presenza nel capoluogo ionico dell’allora candidato a presidente Peppe Scopelliti, durante le ultime settimane di campagna elettorale, trova oggi una sua giustificazione. Il messaggio è: certi processi dovranno essere governati ancora una volta dagli industriali. Dico ancora una volta perché, almeno nel caso di Crotone, per il 90%, i componenti di Confindustria sono gli stessi che, in passato, contribuirono a dilapidare parecchi miliardi delle vecchie lire. Sovvenzione globale, contratto d’area, accordi di programma. La lista che ben conosciamo. Oggi, questi attori di allora, intendono rientrare in gioco per gestire una somma paritetica, circa un miliardo di euro, rivenienti dal volume d’affari che ruoterà attorno la bonifica del sito industriale dismesso di Crotone. Non parliamo di affari illeciti, ma di pressioni lobbistiche che, di sicuro, indirizzeranno scelte e tempi di conduzione della bonifica alla Regione, quanto al ministero. Su questo argomento staremo vigili ed attenti pronti a segnalarvi ogni passaggio penalizzante per l’intesse pubblico dei crotonesi. Continueremo a mantenere l’attenzione sul colosso Eni che continua a depredare senza dare ricadute vere al nostro territorio. **** Quanto al Partito democratico di Crotone c’è da dire che, il paventato rimpasto nella giunta Vallone, stenta ad arrivare. Le “fumate nere” si accavallano, giorno dopo giorno. Il sindaco è sempre più trincerato sulle sue posizioni nel tentativo di nascondere una sconfitta ormai evidente. Che la si voglia definire politica, che la si voglia attualizzare nella disfatta elettorale, oppure che la si voglia ricondurre all’azione amministrativa; il buon Vallone, non ha argomenti per mettere sotto al tappeto questa sconfitta. Farebbe meglio a prenderne atto, mettendo in discussione le tre “punte di diamante” del suo esecutivo (Rizzo, Pantisano e Perziano), se davvero intende salvare, quantomeno, l’ultima roccaforte rimasta in mano al centrosinistra: il Comune capoluogo. In questa fase, all’onorevole Francesco Sulla è assegnato il ruolo di “Caronte” per il partito democratico. È Sulla l’unico del Pd a essere uscito indenne dalla sconfitta elettorale (torna a sedersi tra scranni di palazzo Campananella). E sarà sempre lui a ricoprire il ruolo di segretario del partito fino all’imminente congresso provinciale del Pd. L’ex segretario generale della Cgil, dovrà ora confrontarsi con i suoi “compagni” per mettere ordine, sia agli organismi di partito, che tra le fila dell’Amministrazione comunale di Crotone. Il termine “compagni” non è per nulla casuale, ma presuppone un brusca sterzata a sinistra dei democratici per riprendere terreno sull’incalzante centrodestra, famelico e reazionario. I numeri per il Pd sono tutti là: in quella galassia di partiti e partitini che, negli ultimi anni, sono nati tra le varie anime che compongono la sinistra riformista e radicale. **** Dunque, più che di una resa dei conti, tra i dirigenti di via Panella, dovrà trattarsi di una presa di posizione programmatica, serena, per vagliare le migliori soluzioni finalizzate a un rilancio dell’attività amministrativa comunale. I dirigenti di partito dovranno tenere conto che il prossimo anno è ormai vicino e, come ben si sa, si dovrà andare alle urne per rinnovare il consesso civico. Ecco perché vanno messe da parte immediatamente, sia i desideri di “vendetta” elettorale, che le mosse tese a garantire chi ha fatto scelte diverse rispetto ai vincitori. Se ancora di “vincitori” si può parlare all’interno del Pd. Senza inutili giri di parole, i due maggiori protagonisti di questa vicenda, l’onorevole Sulla e il sindaco Vallone, sono obbligati a sedersi attorno ad un tavolo, liberi da ogni pregiudiziale. Insieme dovranno dimostrare di essere all’altezza del compito che gli si prospetta davanti, onde evitare ulteriori spaccature in un partito in cui regna sovrana la confusione mentale e la mancanza di identità. Le colpe della sconfitta elettorale vanno distribuite, equamente, fra tutti i protagonisti di quelle fasi convulse. Non c’è dubbio, la fetta più grossa di responsabilità spettano a coloro che hanno occupato posti rilevanti sia nelle istituzioni che nel partito. Pertanto nessuno può sentirsi esentato per i danni arrecati al Partito democratico, ai suoi iscritti e simpatizzanti. Bisogna avere muscoli tesi e nervi saldi. Occorre avere il coraggio di affrontare questo scorcio di fine legislatura, sostenendo in maniera decisa ed inequivocabile l’azione del sindaco Vallone. Non c’è molto da aggiungere per capire che necessita un azzeramento totale dell’esecutivo di piazza della Resistenza. Se ci sono cambiali da pagare, il sindaco Vallone, adotti pure il sistema del rinnovo e posticipi la liquidazione delle stesse ad una data conciliabile con la fine legislatura. **** Un’analisi impietosa non può che essere fatta sugli assessorati di maggiore visibilità dell’Amministrazione comunale: Lavori Pubblici Ambiente e Urbanistica. È stato l’immobilismo e i ritardi registrati in questi settori a diffondere il dissenso dell’opinione pubblica nei confronti dell’esecutivo Vallone. Oggi più che mai bisogna individuare uomini e mezzi per potenziare questo esecutivo che è un “dead man walking” (un uomo morto che cammina). Qui non si tratta più di salvare questo o quello, o salvaguardare questa o quella delega. La priorità adesso è mettere uomini di valore al posto giusto. Il sindaco Vallone deve accettare di farsi aiutare ad uscire dall’empasse nel migliore dei modi possibili in questo momento così cruciale. Lo avevamo avvisato che, una volta varata la nave, in mare aperto, c’era bisogno di marinai di lungo corso. Ed invece il sindaco, davanti alla tempesta, si è fatto trovare da solo, con accanto qualche ragazzino presuntuoso e privo di ogni cognizione politica per affrontare gli alti flutti mossi dal centrodestra. Vallone pensava di andare a palazzo Campanella e invece è rimasto “incatenato” in piazza della Resistenza. Ora ne paghi pure le conseguenze sulla sua pelle, ma faccia di tutto per salvare la nave (faccia). Anche perché non troverà le porte sbarrate in via Panella: è, nell’interesse del centrosinistra, non abbandonare un solo uomo di sua appartenenza.
Al centrodestra il voto di fiducia, al centrosinistra quello di merito di Antonio Carella Centrosinistra “arroccato” per difendere l’ultima fortezza rimasta: il Comune capoluogo. Sembrerebbe che il Pd crotonese - alla luce della cocente sconfitta registrata pochi giorni fa alle regionali ad od opera del centrodestra (57,82% a 32,16%) - stia raccogliendo a sé tutte le forze interne al partito per difendere l’ultima roccaforte rimasta nelle sue disponibilità. La discussione, in via Panella, è stata aperta durante la riunione convocata lo scorso giovedì sera (8 aprile) proprio per fare il punto all’indomani della batosta elettorale. Sempre in queste ore il sindaco Vallone pare abbia chiamato a raccolta il suo entourage per fare il punto e rilanciare l’azione amministrativa in questo suo ultimo anno di mandato. Preso atto della spinta reazionaria di destra che incede con sempre maggiore intensità anche nella città capoluogo; il Pd ha finalmente capito che, anche il Comune capoluogo, è a rischio. Anzi, è possibile affermare, già da adesso e con una certa sicurezza, che nell’ideale collettivo, l’Ente, è in mano al centrodestra di Scopelliti. Se le cose restassero così, dopo Regione e Provincia, assisteremmo così, inermi, al passaggio di testimone anche al Comune capoluogo: qualcuno dice un patrimonio dilapidato nel giro di pochi anni. D’altra parte, se questa eventualità elettorale si verificasse, verrebbe a chiudersi un perfetto “en plein” partitico ai vari livelli governativi. Una congiuntura assolutamente difficile da ottenere e che il centrosinistra ha mandato alle ortiche circa tre anni fa, sotto l’ultimo governo Prodi, per i soliti personalismi e i noti clientelismi di partito. Questo è bene sottolinearlo, per comprendere quanto si sia forzato la mano con gli elettori. Al contempo c’è da aggiungere, però, che la questione dell’allineamento istituzionale su una stessa coalizione partitica ha riguardato, in passato, anche l’allora ala moderata di destra. Pure in quell’occasione, per Crotone, il risultato è stato come sempre tanto negativo, quanto improduttivo. Il riferimento è alle paventate “porte spalancate” da Fini, sbandierate dall’ex sindaco Senatore, con i crotonesi ancora dietro l’uscio. A Fini e Berlusconi fanno eco le certezze di D’Alema su Pertusola (“non chiuderà i battenti”): le grida degli operai dell’ex Sasol, tese difendere l’ultimo brandello di fabbrica esistente, oggi come allora, sono un tarlo nelle orecchie di politici e sindacalisti. Inutile aggiungere, dunque, ogni altra considerazione su quanto è valso, in maniera bipartisan, l’allineamento istituzionale per questa terra dimenticata e amara. Il centrodestra continua a mietere vittorie elettorali non certamente perché è più capace o più qualificato del centrosinistra. Semplicemente esso raccoglie il voto di fiducia. Al centrosinistra, purtroppo o per fortuna, a seconda dei punti di vista, tocca il voto di merito: quello sostanziato nella questione morale, oggi oggetto del mistero di una classe dirigente che ha deciso di mandarla in soffitta. Volendo fare un esempio scolastico per meglio chiarire il concetto: il centrodestra è come quel bambino con evidenti limiti nell’apprendimento che ce la mette proprio tutta per fare bene e, dunque, non ci si può aspettare molto di più da lui; mentre il centrosinistra è il classico studente vivace, intelligente e capace, ma che si impegna poco e, quindi, potrebbe arrivare molto più in alto se si solo sforzasse. Ritornando invece all’amministrazione comunale di centrosinistra, in tre anni e mezzo di governo, ha dimostrato di essere una coalizione litigiosa, poco incisiva e assai pasticciona ai vari livelli. Adesso i “pazzi” sono ritornati in sé e vogliono sotterrare le asce di guerra per aprire il dialogo. Bene. A tutti loro giunga un elogio. Perché bisogna fare di tutto per consentire alla propria classe dirigente di mettere ordine ad un progetto politico che smuova la città dalle secche in cui è finita. Questa è l’unica via per rinascere. Va sottolineato, almeno per il momento, che il tentativo del Pd questa volta è davvero serio. Giovedì sera si è infatti deciso che ogni accordo verrà preso all’interno del partito, con il consenso del segretario provinciale. È questo la vera novità politica del post-voto. Da oggi gli accordi non si fanno più nel palazzo, ma nel segno della concertazione. La linea si decide con la struttura interna del partito che sottoscriverà documenti politici sui vari argomenti amministrativi. Documenti che saranno, a loro volta, controfirmati da tutti i componenti della maggioranza di riferimento a Vallone e da Francesco Sulla in qualità di segretario provinciale del Partito democratico di Crotrone. Per fare il punto della situazione, lo scorso giovedì sera, si sono riuniti 17 consiglieri comunali capeggiati dal sindaco Vallone, dal presidente del Nucleo industriale Mario Cimino (entrambi reduci dell’ultima tornata elettorale) e dal presidente del consiglio Giancarlo Sitra; con loro, c’erano anche i consiglieri comunali “outsider” Comberiati (Psi), il neo subentrato Fusto (quest’ultimo ha sostituito Salvatore Frisenda passato alla presidenza dell’Akrea). Tutt’insieme, hanno concordato di dare massima fiducia politica e amministrativa al sindaco Vallone che, nel giro di pochi giorni, unitamente al capogruppo Liotti ed al segretario Sulla, dovranno lavorare per tirare su una proposta di rimpasto di giunta. A loro il compito di dare un segnale nuovo ai cittadini, di cambiamento, che esprima quell’orgoglio d’appartenenza teso a rilanciare un’azione amministrativa affievolitasi proprio a causa dei disaccordi emersi tra i consiglieri, tutti aspiranti a ricoprire incarichi di primo piano. Il progetto base è quello di ottenere un giusto mix fra eminenze grigie e nuove proposte del partito che, di concerto, attraverso le loro competenze, riaccendano i motori in due settori cruciali dell’amministrazione comunale su cui, da tempo ormai, si punta l’indice per l’inefficienza registrata: lavori pubblici e ambiente. Come affermava, non molto tempo fa, il consigliere con delega ai Servizi sociali Filippo Esposito: l’Amministrazione ha voglia e sente la necessità di operare nel rispetto della volontà dei cittadini. Questo per rispondere almeno a due importanti parti sensibili dei cittadini: la sistemazione definitiva della discarica di Tufolo ed il completamento dei progetti finanziati sia con le risorse dell’Unione europea, che con i fondi del bilancio ordinario del Comune.
Era il ministro Fazio, o il professor Guido Tersilli? di Antonio Carella
Ricordate quel vecchio film con Alberto Sordi che interpreta “Il professor dottor Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le Mutue” . Per i più giovani, riassumo brevemente la trama. Si tratta di un medico intrallazzatore che, a un certo punto della sua carriera, scopre di guadagnare molto di più speculando sui mutuati che ricorrendo alla normale prassi di ricovero. Il primario, in pratica, “rubando” clienti al servizio pubblico, riesce ad accumulare quei clienti che altrimenti non avrebbe mai avuto. Per farla breve, il professor Guido Tersilli, alla fine del film, ha così tanti pazienti ricoverati nella sua clinica che si trova costretto ad effettuare le visite dal corridoio con un semplice sguardo, o con un veloce scambio di battute con l’ammalato. Ecco, tutto ciò, mi ha riportato alla mente la recente visita compiuta dal ministro della Salute Ferruccio Fazio. Al professore ordinario di medicina nucleare presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Milano-Bicocca, infatti, è bastato un breve colloquio con due o tre degenti, imbeccati dal giro in corsia, per capire che la cattiva amministrazione della sanità crotonese sta tutta nei ricoveri inappropriati. Da un sintomo generico esplicitato da un uomo (“ho dolore allo stomaco”) e da un’altra donna (“ho vomito e nausea”), il nostro buon ministro ha fatto la sua diagnosi, stabilendo che quei cinque giorni di ricovero erano davvero troppi per delle sciocchezze del genere. “Ogni ricovero ci costa 600 euro al giorno” ha detto con fare da bacchettone il ministro Fazio. Domanda: ma il ministro ha parlato con i sanitari dei due degenti per conoscere la loro reale situazione sanitaria? Speriamo di sì. Per il momento, il gesto, si qualifica come il solito tentativo di populismo mediatico. Una lezione ben metabolizzata ormai dai “gendarmi” del teatrante Berlusconi. Da questo episodio, Il ministro, ha così preso spunto per imbastire il solito “sermone”: la medicina sta cambiando; gli ospedali devono ricoverare solo patologie molto complesse; bisogna creare dei percorsi d’assistenza territoriale per ridurre al minimo il transito dei pazienti nei vari reparti. Ma davvero Fazio crede che, i nostri manager, non sappiano tutto ciò? Ma davvero il ministro crede che basta mostrare una delle tante piaghe della sanità calabrese per spiegare il tutto? Perché il ministro Fazio non dice che quei numeri, negli anni, sono serviti a tutti per giustificare l’utilizzo del settore allo stregua di uno sportello bancomat? Sono stati in molti ad avere la carta magnetica d’accesso per foraggiare clientelismi, malaffare e campagne elettorali. Così hanno usato la sanità calabrese, Crotone compresa, i politici, i manager, la criminalità organizzata e i semplici cittadini. Sanguisughe! Mi viene da dire che, anche col ministro Fazio, il nostro Stato va molto lento. Non è per nulla rock come direbbe Celentano. Il diritto alla salute è un diritto inalienabile della persona e costituzionalmente garantito. Dovrebbe essere gestito al pari della giustizia e dell’istruzione scolastica. Ma invece, nel Paese delle storture, il settore è finito in mano ad intrallazzatori, a persone poco serie, senza scrupoli. Vi sono, ad esempio, operatori sanitari, per niente all’altezza del proprio compito, che stentano ad aggiornarsi, anche perché sottoposti a turni massacranti di lavoro. La beffa è che, questo surplus lavorativo, non gli viene riconosciuto nemmeno come straordinario. Un comportamento da negrieri! Si tratta di un regime lavorativo da far rabbrividire anche i più scettici. È un sistema organizzativo che genera inefficienze e disservizi. A farne le spese, manco a dirlo, è l’ammalato, considerato più come risorsa da sfruttare, che come persona da curare. Se l’ammalato non serve a spremere il “limone”, va subito gettato via. Ma vi rendete conto a che punto è arrivata la nostra sanità? Ecco perché si continua ad avere un’emigrazione sanitaria che lascia spazio ad altre speculazioni. Qui dalle nostre parti, si ha paura anche a sottoporsi ad una semplice appendicectomia in ospedale. Può capitare, anzi è successo più d’una volta, che da un intervento così semplice si finisca per non fare ritorno più a casa. Ritornando al ministro Fazio, francamente ci saremmo aspettati qualche risposta degna del suo nome. Risposte del tipo: perché la sanità crotonese galoppa a 250milioni di deficit. Quali sono, ad esempio, le vere cause di questa voragine e chi ha procurato tanto sperpero di denaro pubblico. E invece, cosa va scoperchiare il novello “segugio” del governo Berlusconi? Niente. Roba trita e ritrita che magari inasprirà l’accesso alle cure mediche per qualche povero cittadino crotonese o del circondario. E intanto sono fallite le promesse dei centri d’eccellenza vaneggiate dall’altro ministro berlusconiano, Girolamo Sirchia, che si adoperò nell’annuncio, sempre nel corso di una visita farsa fatta al presidio ospedaliero di Crotone qualche anno fa. Non è più possibile sentire ancora queste buffonate da gente di vertice del governo. Soprattutto senza che le istituzioni reagiscano. Loiero è intervenuto solo per preservare il suo operato. Una difesa stupida e fuori luogo. Il governatore, infatti, mette avanti a sé il piano di rientro e non dice come intenderà rilanciare la sanità calabrese. La riconversione delle strutture private non basta, potrebbe essere il nuovo escamotage per succhiare nuove risorse al servizio sanitario regionale. Qui siamo ad un bivio. O lo Stato e la Regione decidono di mettere mano ad un rilancio serio della sanità. Oppure i ministri restino pure a Roma e non paventi disastrosi commissariamenti. Da queste colonne abbiamo sempre denunciato tutte le inefficienze della sanità crotonese. E nonostante tutto, abbiamo assistito all’inutile rincorsa, anche da parte degli operatori sanitari, a difendere questa o quella causa. Anche andando contro i loro stessi interessi lavorativi. Oggi, invece, questi dipendenti sono sul piede di guerra perché non gli vengono riconosciuti neanche i diritti minimi previsti dal contratto integrativo. LaProvinciaKR, in passato, ha dovuto fronteggiare un delicato procedimento giudiziario con la sanità crotonese che richiedeva un risarcimento di parecchi miliardi delle vecchie lire nei confronti della nostra testata per calunnia. Tutto questo per aver difeso i lavoratori, quando la denuncia della direzione generale si basò proprio su un documento sottoscritto, unitamente, alla Rsu aziendali (in esso i sindacati affermavano che nella sanità crotonese andava tutto bene!). Nei nostri 16 anni di stampe, abbiamo avuto numerose esperienze di vicende legate ai lavoratori. Eppure mai avevamo assistito ad una sottoscrizione del genere! Proprio perché questo settimanale nasce nelle stanze di via Pantusa (sede della Cgil) per difendere i diritti calpestati dei lavoratori crotonesi, all’indomani dei fuochi dell’Enichem. Ora, chi è causa dei propri mali pianga se stesso! Ora che il ministro si presenta in città, ed anziché proporre rimedi, ci regala le ennesime congetture surrettizie. Il pensiero della ProvinciaKR, al di là di tutto, va ancora una volta nei confronti dei cittadini e di tutti quei lavoratori della sanità crotonese, del personale medico e paramedico, che, in queste ore, è in stato d’agitazione per i turni massacranti cui sono sottoposti, senza avere riconosciuto il giusto compenso economico e sociale. Per il direttore generale del’Asp, Domenico Scuteri, questi, da mesi, non meritano la sua udienza! Noi, invece, continueremo a difendere le loro istanze fintantoché questo settimanale andrà in edicola. |
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