Satira
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Ite senza il volto girare
Per quanto detto, con voi parlando,
già m’aspettavo d’essere al bando
ma loro son muti oltre che sordi:
dei pappagalli incrociati coi tordi.
Perciò non torno a dire di loro
saranno altri a fargli un bel coro
dicendo: “Ite senza il volto girare
è l’unica cosa che vi resta da fare”.
A questo punto sarei ricostretto
a dir di quanti han qualche difetto
ma non si parla di chi non risponde
oppur si chiude alzando le sponde.
Quindi del solito parlare dovrei
ma vi giuro non farlo vorrei
perché la sua luna è già calante
pur se si sente persona importante.
Anche se il nome di questi non dico
lo capirete: con me fa il nemico,
poiché parlando, del suo operato,
secondo il suo dire, ho esagerato,
buttandogli addosso parole e livore,
provocandogli un grande dolore.
Ma io suppongo, anzi, sono certo
perché “l’amico” è un libro aperto
s’è infettato del mal “contestite”,
è sempre contrario a quel che gli dite.
Se vuole guarire lo può fare tosto
senza spostarsi o perdere il posto:
le scuse deve, tendendo la mano.
Questo sarebbe il gesto più sano
ma se rifiuta e non lo vuol fare
un consiglio son pronto a lui dare:
“Curarti devi, perché sei malato,
hai il viso pallido sei pure sudato,
il medicamento poco ti costa
è un siluro chiamato supposta,
prodotto di banco senza ricetta
da somministrarti ma senza fretta”.
Ma lui non pensa che alla carriera
e gioca solo al Mercante in fiera.
Io mi dilungo, ma voi non capite,
in quel dell’Italia ha trovato pepite
perciò ormai si sente il divino
si è ubriacato senza il buon vino.
Mentre parlo mi giunge novella
che a sentirla mi pare anche bella
che Vallone con gli assessori
ha lavorato senza fare rumori.
Per cento giorni hanno prodotto,
per la città è una vincita al lotto,
senza tivù e nemmeno giornali
ma sui i problemi puntati i fanali,
lo ha riferito Perri e pur Mano,
gli assessori che sono il volano
per la giunta che aiuta Peppino,
che finalmente fa il risolino.
Ora vi lascio e torno al castello,
che da lontano mi pare più bello,
per poi godermi un po’ di riposo
dopo un giorno molto operoso.
Don Pedro de Toledo