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Se l’acqua scarseggia ...la papera non galleggia                                                   

a cura di  Luigi Pistoresi

Alla papera, nella fattispecie, il bacino del Mediterraneo, se la tendenza attuale dovesse intensificarsi , fra quindici anni  esatti, verrebbe a mancare letteralmente l’acqua.. sotto il ventre.

L’allarme rosso sulla possibilità che simile evento possa materializzarsi, arriva  direttamente dalla UE  che  definisce “ problema serio ” l’incipiente crisi di acqua dovuta al climate change ( cambiamenti climatici ). Dunque, tornano alla ribalta i tanto discussi cambiamenti climatici finora abbastanza sottovalutati dai paesi cosiddetti industrializzati che in quasi tutti i G8 “celebrati” fino ad oggi, hanno sempre deciso di non decidere nulla,riguardo alle emissioni serra, ignorando colpevolmente, la flebile voce proveniente dai popoli cosiddetti in via di sviluppo ed il loro sacrosanto diritto all’autodeterminazione nella scelta dello sviluppo ecosostenibile della propria economia.

Sale in cattedra ancora una volta la natura, la sola a conoscere le sue regole non scritte, sistematicamente  pronta a reagire ai vulnus che l’uomo quotidianamente le infligge. Stavolta  ha deciso di prendersela con 290 milioni di persone dimoranti in paesi del Mediterraneo, costretti a subire pesanti conseguenze per carenza del prezioso liquido. Di costoro, 180 milioni vivono già in ristrettezze, 60 milioni in gravi difficoltà. Il  “problema serio” individuato e così definito dalla UE,  potrebbe nel giro di 15 anni, diventare emergenza irreversibile, nell’impossibilità da parte dell’uomo, di trovare l’antidoto tecnologico alle infernali macchine che egli ha messo in moto, che hanno alterato il ciclo dell’acqua e tanti altri sistemi che mettono a rischio la sua stessa sopravvivenza. Esempio esaustivo l’incidente che ha provocato in questi giorni l’affondamento della piattaforma off shore Deepwater Horizon. Perfino in Europa, ( Repubblica Ceca, Francia, Belgio ), “ le dolenti note idriche ” iniziano a farsi sentire, causa lo sfruttamento massivo delle falde acquifere ( grave perché le falde sotterranee alimentano la rete idrica delle città ).

Ma anche a Cipro, in Bulgaria, Malta e Spagna, non si “nuota” di certo nell’oro blu. Nel sud dell’Europa e in Africa settentrionale, la crisi idrica potrebbe essere stata  determinata dall’aumento di 2°C della temperatura rispetto a quella misurata negli anni settanta e dalla diminuzione delle precipitazioni atmosferiche di circa il 20% soprattutto lungo le coste orientali del Mediterraneo dove Egitto, Turchia e Siria risultano essere i paesi più colpiti con tendenza ad una ulteriore diminuzione di circa 1/3 secondo le stime fatte dagli esperti. Cifre stimate che tengono conto del dato che negli ultimi 50 anni la domanda di acqua è risultata raddoppiata e in continua crescita fino a toccare il 30% in più rispetto ad oggi.

Fra dieci anni sulle rive del Mediterraneo risiederanno circa 525 milioni di persone, aumentate dai naturali flussi turistici che si registrano in questi luoghi. Problema che potrebbe diventare serissimo se si pensa al 60% delle risorse idriche disponibili che viene assorbito dai terreni agricoli cui da anni le sovvenzioni comunitarie hanno radicalmente cambiato la destinazione d’uso colturale. Campi di ulivi ed agrumi più resistenti alla siccità sono stati trasformati in campi di mais ( destinati anche al biofuel ? ) e barbabietole, col risultato finale di veder gradualmente ma inesorabilmente diminuire il livello del prezioso liquido nei fiumi e nei laghi che da sempre hanno dato il proprio contributo alla causa.

Da menzionare inoltre, il fatto che 47 milioni di cittadini che abitano il Mediterraneo non hanno ancora accesso agli impianti di depurazione. Eufemistico e riduttivo dunque, definire solo “ serio “ un problema del genere. Si tratta in realtà di un sisma del 10° grado della scala Richter o giù di li, dai contorni difficili da decifrare per le future  generazioni e per noi stessi che sul mediterraneo abitiamo e che potremmo avere da qui a breve, a causa dei cambiamenti climatici, le stesse ripercussioni  nell’approvvigionamento idrico, altro che privatizzazione dell’acqua. Non di meno, i consigli che l’UE si è affrettata a dare ai sudditi comunitari per superare la probabile crisi idrica che potrebbe insorgere a causa dei cambiamenti climatici, come fare docce.. brevi, anziché bagni,usare sciacquoni a risparmio d’acqua  e quant’altro possa favorire il risparmio del prezioso liquido, d'accordo che essi vanno a favore dell’ambiente, ma appaiono una goccia nell’oceano della problematica se non addirittura, consigli risibili, estemporanei ed inefficaci in partenza,  perché qui si sta parlando non di guerra virtuale ma dell’ atavica lotta ingaggiata dall’uomo con i suoi interessi predatori  sulla natura, fedele  alleata delle creature viventi, e l’esperienza insegna che alla fine della tenzone, sarà sempre  “ lei “ ad averla vinta.

Ci vuole ben altro che  “consigli “ per mettere un freno ai cambiamenti climatici in atto. Tempo, ricerca  ed investimenti nella scuola e fuori dalla scuola, nella misura applicata  dai governanti, il problema serio, non lo risolveranno di certo. In attesa che ciò avvenga, quando la sete farà sentire il suo morso pungente, e la crisi idrica metterà a rischio la tenuta dei sistemi umani, per veder scendere la pioggia giù dal cielo, per la  gente comune sarà forse più utile, logico e conveniente, ricorrere al vecchio, tradizionale, ed efficace metodo delle processioni con tanto di riti propiziatori. In caso di insuccesso, come ultima ratio, resterebbe il ricorso .. all’Onnipotente ma  il dubbio che egli un po’ di compassione per “questo” uomo ce l’abbia ancora, è più legittimo che mai.

 

 

Crotone polo energetico?

 A volte ritornano...    

a  cura di  Luigi  Pistoresi  

Stavolta in Sicilia, esattamente a Priolo Gargallo, località vicinissima a Siracusa dove per la prima volta il loro ideatore ( Archimede)li usò felicemente a danno dei Romani che videro incendiate, tutte le proprie navi da battaglia . A ritornare dopo 2250 sono gli specchi parabolici. A progettarli e costruirli per un investimento di 40 milioni, ENEL ed ENEA su idea/intuizione  dello scienziato premio Nobel per la Fisica, Prof. Carlo Rubbia. Una invenzione di Archimede  finalizzata in quel tempo, all’attività bellica, quindi a danno dell’altro uomo, oggi proposta in chiave moderna, con finalità specifica  a vantaggio dell’uomo : testare il futuro dell’energia pulita. La frontiera dell’energia rinnovabile che passa, paradossalmente  da Priolo, cittadina siciliana, in cui da anni, energia, nell’accezione del termine, assume il significato di idrocarburi, ivi trasportati dalle navi petroliere, ivi raffinati, trasformati infine, in prodotti chimici ed elettricità. Un territorio dominato da tralicci e camini fumanti, da tempo simbolo ed icona dell’energia proveniente da combustibili fossili, che diventa laboratorio futuristico per la produzione dell’energia pulita e rinnovabile. Il tutto vicino alla centrale turbo gas a ciclo combinato con la quale l’impianto solare termodinamico “collabora” rendendo il sistema unico al mondo. Una centrale cui è stato attribuito il nome di Aristotele, costruita su 80.000 mt2 di superficie coperta da specchi parabolici modulari ( 432 moduli) all’interno del cui “fuoco” corre, per una lunghezza di  5400mt del campo solare, un tubo collettore colmo  di Sali fusi in grado di trattenere, conservare, asportare  il calore del sole quando essi abbiano raggiunto la temperatura di 550°.

Il calore accumulato grazie al riscaldamento di questo plasma fuso, risulta  in grado di generare vapore ad alta pressione che canalizzato nelle turbine del vicino impianto a ciclo combinato,  va ad incrementare la produzione di energia elettrica, sempre, anche in assenza di sole, di notte o addirittura, quando le condizioni meteo non lo permettono. La potenza termica di 5 MW prodotta dall’impianto a specchi parabolici è in grado, da sola,  di soddisfare il fabbisogno annuale di 4200 famiglie e di tagliare i consumi della centrale biogas a ciclo combinato, di 2400 t equivalenti di petrolio, con taglio alle emissioni di CO2 pari a 7300 t. L’unicità  nel mondo a questo impianto ultra tecnologico, è conferita dalla caratteristica di  integrarsi con la vicina centrale a ciclo combinato a gas.

Risparmio di gas e riduzione di emissioni di CO2 assicurati dunque, da questa strana ma non troppo, coppia tecnologica che sfrutta il vapore prodotto con due processi  diversi ma sinergici nella produzione di energia elettrica. L’efficienza dell’impianto viene assicurata da tecnici altamente specializzati che regolano  l’inclinazione delle parabole a specchio durante l’escursione diurna del sole e attraverso il monitoraggio continuo, di pressione e temperatura dei Sali fusi che circolano nei collettori. Un ciclo perenne, assicurato da questi magici Sali fusi che, a fronte di enormi vantaggi, richiede all’intelligenza dell’uomo solo un minimo contributo in forma di  continua rimozione dagli specchi delle polveri ambientali.

Una tecnologia produttiva, com’è facile capire, nei paesi caldi, nella fattispecie Italia,  nelle regioni del  cosiddetto mezzogiorno, a complementare o ridurre fino a surrogarla, in prospettiva di un rendimento ottimale, la dipendenza da combustibili fossili.  Un futuro energetico “riflesso negli specchi” che potrebbe interessare anche la nostra Crotone, da poco assurta, ma purtroppo, ancora solo sulla carta, a polo energetico calabrese, nell’ottica di una risalita dal fondo senza fine in cui è precipitata l’economia da lavoro  nella nostra città  dopo l’azzeramento del tessuto industriale che negli anni 50 aveva fatto la fortuna dei crotonesi.

Un “Pitagora” crotonese di cui si era parlato qualche tempo fa, simile all’ “Archimede” siciliano, potrebbe essere più che una idea per rinverdire i fasti industriali della ormai vetusta, preistorica “Milano” del Sud, alias Crotone. La presenza della centrale turbo-gas sul territorio, unita alle intelligenze fresche di studio, aperte quindi spontaneamente alla cosiddetta new tecnology, presenti in quantità nella nostra città e  in tutto il comprensorio, potrebbero costituire un incipit contributivo di notevole spessore, alla risoluzione delle problematiche che affliggono il territorio. Una svolta affossata  finora, dal sonno in cui le  rappresentanze istituzionali sono piombate da tempo immemore, e dall’atavico sistema, consolidato nel tempo che  per colpevole mancanza di progettualità  nelle politiche sociali e del lavoro, ha  mantenuto “ la tesi” dell’affidamento  ai giovani, di incarichi fittizi e temporanei, quindi precari e la concessione di posti improduttivi  per la comunità. Col risultato odierno, in un momento di profonda crisi nazional/globale, di vedersi piombare addosso conseguenze che pesano  come macigni pronti a schiacciare definitivamente la già sfilacciata e continuamente in conflitto, comunità crotonese..compresi i destinatari dei  temporanei cadeaux, essi stessi, oggi, ingannate, ed incredule vittime sacrificali, sull’altare dell’egoismo umano.

Costoro avranno si guadagnato anni di vicinanza ai propri affetti, ma ora, purtroppo per loro, si vedono beffardamente scaraventati nella stessa condizione di coloro che da subito furon costretti a rifugiarsi “altrove” per dare un senso alla propria vita e alle legittime aspirazioni professionali e sociali. Giovani, ieri, ingannati e/o mai messi in condizione di  provare a diventare profeti…in patria , oggi, accomunati nello stesso ineluttabile, manipolato destino.

Un progetto Pitagora potrebbe schiudere a gran parte di costoro, nel rispetto dei titoli culturali e dei ruoli professionali, le porte di un ipotetico, forse difficile ma realizzabile futuro. L’ostacolo apparentemente insuperabile, la mentalità preistorica e la cultura poco lungimirante  di ottusi uomini che presumono ancora, loro che son già vetusti, di poter fare “politiche”  per giovani preparati e rampanti.

La speranza, come sempre, dura a morire, induce, tuttavia, al cauto ottimismo nella svolta. Per avvalorare il quale, dopo il gemellaggio.. affettivo/calcistico col sindaco crotonese di Mantova,  sarebbe forse opportuno  che i “nostri”  un altro gemellaggio  di tipo  industrial/culturale lo facessero con la cittadina di Priolo Gargallo. Quando c’è la cultura e la tecnologia  in mezzo, è risaputo, c’è sempre qualcosa da..imparare !