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Sono un castagno …all’ultima spiaggia . Aiutatemi !                                                       

di  Luigi  Pistoresi

 Sono un albero conosciuto e da sempre chiamato castagno, ma il mio vero nome è Castanea sativa Mill o castagno europeo,appartenente alla  famiglia delle Fagacee. Posso definirmi cosmopolita essendo originario dell’Europa meridionale, del Nord Africa, dell’Asia occidentale ma mi si può ammirare anche  sulle coste atlantiche del Marocco, sulle rive del Mar Caspio e nel sud dell’Inghilterra. In Italia sono presente nelle regioni Campania, Sicilia, Lazio, Piemonte e Toscana. Sono un “fusto” di 25metri , longevo,di circonferenza imponente e con chioma larga e ramificata portante foglie  di forma ellittica allungata,a margine seghettato, coriacee, lucide, di colore verde intenso e caduche al termine del ciclo riproduttivo. Sui miei rami coesistono infiorescenze maschili e femminili chiamate spighe le prime, semplici  fiori singoli o riuniti in gruppi di due o tre posti alla base di quelle maschili ,le seconde.

Fiorisco in piena estate ,fruttifico in pieno autunno formando una noce detta castagna interamente rivestita da una cupola spinosa detta riccio.Il vento in generale e le api in particolare, impollinando le mie infiorescenze assicurano da sempre la mia sopravvivenza.Prediligo terreni profondi, leggeri, permeabili, ricchi di sostanze, scarsi di calcare a Ph acido. Non digerisco terreni drenati e pesanti. Sono per “natura” un eliofilo (amante del sole),ma  non disdegno i climi temperati ; i freddi intensi non mi incutono paura ma il caldo intenso, quello si, mi terrorizza addirittura.

E’ soprattutto per “lui”,questo  caldo e del suo persistere in forma di bolla,  per periodi sempre più lunghi dell’anno che sta mettendo seriamente in discussione  la mia secolare fama di albero longevo, che alla fine mi sono deciso di esternare le mie paure attraverso le pagine di questo giornale. Questo  è  un appello da estrema ratio, fatto da chi, costretto all’immobilità dal proprio status di vegetale, non riesce più ad affrancarsi, scappando,dalla crescente invasione umana  dei propri spazi vitali, dagli incendi, dai voraci parassiti, dai  cambiamenti climatici  e teme fortemente per la vita propria e dei suoi simili. Soprattutto i cambiamenti climatici mi procurano preoccupazioni.

”Inverni siccitosi e poco freddi, piogge discontinue e scarse in primavera, estati calde e poco piovose, mi stressano tanto e mi predispongono all’attacco di malattie vecchie e nuov, recrudescenti e sempre più aggressive nei miei confronti al punto da mettere sempre più in discussione la mia stessa sopravvivenza.Il “cancro della corteccia”,provocato dalla Cryphonectria parasitica,un fungo parassita ; “il mal d’inchiostro del castagno”,provocato dalla Phitophtora cambivora, anch’esso fungo parassita ; il Dryocosmus Kuryphilus Yasumatsu,un  cinipede (imenottero ), arrivato in Europa dalla Cina,segnalato per la prima volta in Italia nel 2002 e quindi ancora poco conosciuto,triade primaria dei miei mali,ora sono diventati dei veri e propri incubi.E’ vero che sono tutte patologie curabili,ma  quel mal d’inchiostro,così denominato per quel liquido nerastro che trasuda dalla corteccia del  tronco dei miei simili dopo l’attacco del fungo parassita,non riesco proprio a togliermelo dalla…chioma.

Una malattia subdola perché l“alieno” inizia la sua colonizzazione mortale dalle radici,uccidendole quasi subito,passando quindi al tronco che inizia a trasudar  il nero “ inchiostro”, non prima però d’aver prodotto macchie a forma di fiamma e sofferto indicibili sofferenze.

La  “pollina” commerciale integrata e in “pellets” (concimazione organica con prodotti biologici),impiegata nella cura di questa patologia,secondo gli esperti,sarebbe il solo rimedio a fornire oggi i  risultati “incoraggianti”.E’ chiaro a tutti adesso,il perché  del mio temere ? Nell’impossibiltà di poterlo far  da me che son bloccato a terra, affido a quanti di voi  questo appello lo leggeranno,il compito di  farlo “tuonare” forte e chiaro nelle orecchie di color che di politiche agricole dicon di occuparsi, degli  uomini di buona volontà che nelle associazioni ambientaliste si battono per reclamare il diritto sacrosanto  alla vita di tutti i viventi del creato e di coloro infine, che  per congenita stoltezza impunemente  continuano a disperdere un   patrimonio naturale avuto solo in prestito nel corso della vita. Confidando nella sensibilità di ognuno , vi saluta un servizievole e speriamo per voi sempre spinoso ……..Albero  Castagno.