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La programmazione del “piano di rientro” procede senza che le istituzioni crotonesi intervengano
Sanità: è imminente il depauparamento strutturale dell’ospedale di Crotone?
Ho
già pubblicato un mio articolo che
trattava il “piano di rientro” del disavanzo della sanità in Calabria
riferito alla soppressione di alcuni ospedali o al declassamento di alcuni
reparti di loro pertinenza, al fine del recupero del debito contratto dal
diversi governi regionali che, nel corso degli ultimi quindici anni, si sono
alternati alla guida della Calabria.
Nel citato articolo evidenziavo, però, che prima di eventualmente procedere alla soppressione di alcuni nosocomi oppure al declassamento di loro reparti, sarebbe stato necessario verificare e analizzare l’efficienza o meno e l’organizzazione dei nosocomi medesimi.
A tale proposito, ho fatto riferimento, considerandola come esempio, all’Unità ospedaliera di Oncologia, operante nell’Ospedale S. Giovanni di Dio di Crotone, che merita, senza alcun dubbio,di essere riconfermata per il suo importante ed indispensabile ruolo, in quanto da diversi anni svolge la sua attività in favore di molti cittadini affetti da tumore, che provengono da tutti i paesi della provincia di Crotone.
Pertanto, nel caso specifico, non solo l’Unità di Oncologia per la sua efficienza ed organizzazione non deve essere declassata ma, al contrario deve necessariamente essere potenziata, sia dal punto di vista della maggiorazione dell’attuale numero dei locali e sia per quanto concerne l’aumento del personale sanitario (medici e infermieri professionali).
Crotone, come è arcinoto, risulta tra le prime città italiane ad alto grado di inquinamento ambientale e, di conseguenza, di malattie tumorali. Tutti ne parlano, ma nessuno adotta i necessari provvedimenti in merito, anzi il governatore Scopelliti, nominato commissario unico della sanità calabrese, sta lavorando non per potenziare l’importante ed indispensabile Unità Oncologica dell’ospedale di Crotone ma, al contrario,
per paradossalmente declassarla.
A mio giudizio di cittadino, questo insensato provvedimento creerà certamente non pochi disagi e danni morali ai malati di tumore, accertati in oltre 1000 nella provincia di Crotone, particolarmente se le cure chemioterapiche e radioterapiche si dovessero effettuare presso i più lontani ospedali “Ciaccio” e “Germaneto”.
Alla mia voce, che evidentemente grida nel deserto dell’indifferenza, si è unita quella del dr. Peppino Ciampà, ex direttore amministrativo dell’ospedale S. Giovanni di Dio di Crotone che, con vera competenza, ha evidenziato che nella proposta c’è “Un ritorno, in pratica, al passato, con il ripristino delle vetuste e sorpassate aggregazioni interdisciplinari, in dotazione al nostro Nosocomio quando ancora, in virtù del Regio Decreto 30 settembre 1938, n.1631, era classificato ospedale di zona”.
Il dr. Ciampà così continua: “Una riscrittura, dunque, quella che si preannuncia, vecchia di cinquant’anni, oltre che anacronistica rispetto a quel centro propulsivo di infinite iniziative che, per la gran parte del secolo scorso, fu l’Ospedale Civile di Crotone…” e che, inoltre, asserisce che “…quello che maggiormente fa specie in questa bella pagina della pur lunga e gloriosa vita del nostro Ospedale, è l’assoluto silenzio e il disinteresse delle classi dominanti del luogo, dal mondo economico e politico a quello sindacale…”.
Dopo avere ribadito miei concetti e alcuni di quelli espressi da altre competenti personalità in merito al pessimo “piano di rientro” programmato, intendo trattare un argomento che interessa l’indennità di funzione del personale medico attualmente preposto alla dirigenza di reparti ospedalieri, qualora prendesse forma e vita il declassamento di alcuni reparti per poi essere accorpati ad altri ritenuti efficienti.
Si sente dire, da voci di corridoio, che il personale medico preposto attualmente alla dirigenza di reparti che, come già scritto, dovessero essere declassati, perderebbe l’indennità di funzione già corrisposta
A tale proposito, però, ritengo che i dirigenti dei reparti eventualmente declassati non perderanno l’indennità di funzione, in quanto esistono leggi, sentenze e pareri, che tutelano i diritti economici acquisti dai dirigenti nel corso degli anni lavorativi.
Infatti, con sentenza n.80 del 26.02.1993 della Suprema Corte di Cassazione è stato risolto il conflitto sollevato dalla Regione Lombardia, che aveva elevato da 0,1 a 0,8 il coefficiente minimo dell’indennità di funzione base fissa ai propri dirigenti, in virtù dell’accordo nazionale di comparto, recepito dal Decreto Presidente Repubblica 33/90 che consentiva di variare il coefficiente medesimo da 0,1 ad un massimo di 1. Con successiva sentenza n.90 del l’11.03.1993, invece, la Suprema Corte Costituzionale dichiarava legittima costituzionalmente la deliberazione assunta dalla Regione Lombardia per l’attribuzione al personale dirigente del coefficiente 0,8 dell’indennità di funzione e stabiliva il principio della connessione dell’esercizio delle funzioni dirigenziali con il possesso della qualifica funzionale di Dirigente, che estese anche ai Dirigenti che non erano preposti come direttori di una struttura.
Pertanto, La Giunta Regionale della Calabria, in riferimento alle due citate sentenze della Suprema Corte Costituzionale, nel mese di dicembre 1994 chiese all’Avvocatura dello Stato di Catanzaro un parere in merito all’applicazione dell’art.2-ultimo comma della L.R. 18:02.1994, n.7, e cioè se la determinazione da 0,1 a 0,8 del coefficiente minimo dell’indennità di funzione, di cui alla L.R. 30/90, dovuta ai dirigenti, avesse o meno efficacia retroattiva relativamente ai quei dirigenti che, prima dell’entrata in vigore della L.R. 7/94, non avevano la direzione operativa di una struttura.
L’Avvocatura dello Stato di Catanzaro, con nota del febbraio 1995 confermò, a firma del dell’avvocato distrettuale dell’epoca avv. Aldo Stigliano Mussuti, confermò sia la legittimità della L.R. n.6 del 02.05.1991, concernente l’aumento minimo da 0,1 a 0,8 dell’indennità di funzione corrisposta ai dirigenti, e sia la legittimità dell’attribuzione dell’indennità minima medesima pari a 0,8, ai dirigenti che prima dell’entrata in vigore della L.R. 7/94 non avevano la direzione operativa di una struttura, in virtù, appunto, delle sentenze dell’inappellabile Suprema Corte Costituzionale 80/93 e 90/93.
La Giunta Regionale, a seguito del positivo parere espresso dalla citata Avvocatura dello Stato, con deliberazione n. 3279 del 31.05.1995, avente come oggetto: “Riconoscimento indennità di funzione a decorrere dall’1.01.1990 ai dirigenti regionali inquadrati nella qualifica di primo dirigente non preposto ad una struttura”, decise di corrispondere l’indennità di funzione, come per legge, ai dirigenti interessati.
Vi sono anche altre sentenze emesse, però, dal Consiglio di Stato in favore di dirigenti ricorrenti in servizio presso l’A.R.S.S.A. – Agenzia Regionale per lo Sviluppo e per i Servizi in Agricoltura, che si erano appellati per annullare la deliberazione 353/PR/97 del 08.07.1997, con la quale l’A.R.S.S.A. decideva il recupero in forma arretrata dell’indennità di funzione corrisposta a dirigenti non preposti ad alcuna struttura.
La Sesta Sezione del Consiglio di Stato con le relative ordinanze, tra le quali quella 1004/98, riferite ai ricorsi in appello, ha annullato alcune relative ordinanze del TAR della Calabria, al quale i dirigenti danneggiati economicamente avevano avanzato ricorso in primo grado, ed ha accolto i suindicati appelli in virtù della legge n.6 dicembre 1971, n.1034, art.21-ultimo comma, in quanto ha ritenuto: “…che l’esecuzione del provvedimento impegnato in primo grado deriva un grave ed irreparabile danno, così come previsto dall’articolo 21-ultimo comma.
Da tutto ciò evidenziato, veritiero e verificabile presso l’Avvocatura dello Stato di Catanzaro e l’Assessorato Regionale al Personale, risulta evidente ed inequivocabile che qualora alcuni reparti ospedalieri dovessero essere declassati ed accorpati ad altri, ai dirigenti responsabili non potrà essere ridotta o abolita l’indennità di funzione.
E’ evidente che qualora si dovesse erroneamente verificare questo drastico provvedimento nei confronti dei dirigenti, che proprio per la qualifica rivestita hanno titolo di avere corrisposta l’indennità di funzione come per legge, si provocherebbe un consistente contenzioso davanti al TAR della Calabria, che certamente vedrebbe la Regione Calabria soccombente e con ulteriore aggravio di spese per il pagamento, in aggiunta all’indennità, degli interessi legali e della rivalutazione monetaria.
Il “piano di rientro”, quindi non potrà mai mettere le mani nelle tasche dei dirigenti che non fossero preposti, per le ampie e valide motivazioni su esposte, alla direzione di reparti o ad altra struttura operativa.
Dunque, dal punto di vista delle citate considerazioni ed anche dalle notizie che trapelano in merito, tramite fonti ben informate, è nato il sospetto che con il reclamizzato “piano di rientro” si stia consumando un ulteriore raggiro per i cittadini della provincia di Crotone in merito alla sanità.
Infatti, non ha alcun senso penalizzare il Nosocomio di Crotone se si considera che esso è al centro del litorale ionico, con un vasto retroterra di appartenenza, e che presenta una peculiarità delle strutture ospedaliere calabresi a servizio sia delle popolazioni della provincia e sia degli emigrati e dei turisti che vi provengono nella stagione estiva.
All’on. Scopelliti, che dovrebbe concretamente dimostrare di possedere un impegno interiore desidero quindi suggerire che Crotone ha la necessità di avere un Ospedale ad alto contenuto di funzioni, di servizi e di organizzazione, per rispondere realmente alle effettive esigenze di una vasta utenza socio – sanitaria.
Spetta, pertanto, così come ha anche asserito il dr, Peppino Ciampà, ex direttore amministrativo dell’Ospedale di Crotone: “…rendersi protagonisti di un assidua vigilanza, tendente ad evitare il depauperamento strutturale e qualitativo di questo grande bene, dall’impatto sociale così rilevante, qual è senz’altro da considerarsi, per tutta la cittadinanza, l’intero patrimonio del nostro Ospedale”.
Istituzioni, politici e sindacalisti che rappresentate la provincia di Crotone, siamo ansiosi di un vostro tempestivo e concreto intervento in merito, in quanto sembra che, fino ad oggi, non abbiate mosso un dito a favore della sanità crotonese, oppure ancora non ci avete realmente tempestivamente informati in proposito, fatta eccezione della squallida elencazione sui giornali degli interventi programmati dallo sciagurato “piano di rientro”, che penalizzerà l’imminente futuro del nostro glorioso Nosocomio.
Mario Nicotera