Vernacolo

 

 

Home

Primo Piano

Politica Cronaca Attualità Economia Sport Bandi Salute
Editoriale Società Spettacolo Cultura Vernacolo Lavoro Fotografia Annunci Ambiente

 

 

PROVERBI  CROTONESI 

(Sapienza popolare)

 di Pasquale Attianese

 

Tena ra furtùna du pècuru, nescia curnutu e mora ammazzatu.

 

( Ha la medesima sorte dell’agnellino che nasce con le corna e muore ammazzato ). Il detto è rivolto a tutte quelle persone derelitte e sfortunate al massimo, alle quali  nessuna cosa va bene. Si tratta, il più delle volte, di individui buoni ed onesti, presi di mira dalle sventure più gravi che si accaniscono contro di loro ed i loro parenti più prossimi.

 

Ragnu di sira fortuna tira.

 

( Il ragno di sera attira la fortuna). Avere in casa un ragno, in qualche angolino, una volta era considerato di buon auspicio. Nessun componente della famiglia, infatti, avrebbe osato eliminare l’insetto, tenuto in gran conto per le buone sorti della casa.

 

Nun ‘e mai vistu dui cani subba n’osso e mancu dui nimici jiri a spassu.

 

(Non ho mai visto due cani sopra lo stesso osso e neppure due nemici che vanno a spasso insieme). Non è mai possibile, secondo questo detto, che due rivali si accontentino di una stessa cosa e neanche due nemici che escano insieme. Ciò dimostra che l’inimicizia esiste non solo fra gli animali, ma soprattutto tra gli uomini, presso i quali, anzi, gli screzi ed i rancori, durano a lungo nel tempo.

 

 A cavaddru  jistimatu cci lucia ru pilu.

 

(Al cavallo bestemmiato luccica il pelo).  Questo breve proverbio è riferito a coloro i quali desiderano il male degli altri. E’ del tutto inutile augurarsi il male del prossimo, anzi  le sventure stanno lontano dalla persona in oggetto.

 

E’ megghiu nu ciucciu vivu ca nu dottore mortu.

 

(E’ preferibile avere un asino vivo che non un dottore morto). E’ un detto molto comune tra la nostra gente ed esprime una dura realtà secondo la quale non serve avere a disposizione un dottore morto, ma è di gran lunga preferibile un asino vivo.  Chi è morto, anche se letterato e dottissimo, non può servire ad alcuno. L’asino, invece, quando è vivo può rendere molti servizi di grande utilità.

 

Quann’u gattu ‘u cce i surici abballunu.

 

(Quando il gatto non è presente, i topi fanno i comodi loro). In altri termini: senza controllo regna il più disordinato e caotico libertinaggio. Questo proverbio ci avverte che in tutte le attività umane è necessario un ferreo e severo controllo, altrimenti ognuno è portato a fare i propri comodi senza alcuna preoccupazione o freno morale.

 

Puttana ‘e casinu e cavaddru ‘i carrozza, bona gioventù e mala vecchizza.

 

( Prostituta di casa chiusa e cavallo di carrozza, hanno una buona gioventù, ma cattiva vecchiaia).  Si tratta di un vero e proprio ammonimento: tutti quelli che quando sono giovani pensano solo a divertirsi ed a fare la bella vita, sono destinati a trascorrere una triste e dolorosa vecchiaia.

 

 

Cu lava ‘ra capa aru ciucciu perda ru tempu e ru sapune.

 

(Chi lava la testa all’asino spreca il proprio tempo ed il sapone). E’ del tutto inutile intestardirsi in azioni impossibili, si spreca il tempo e tutto il resto.

 

Lassa fricari i cani ca dormono.

 

(Lascia in pace i cani che dormono). E’ saggio non molestare chi se ne sta tranquillo ed a riposo. Spesso, infatti, non si può sapere che reazione avrà e quali conseguenze si attirerà addosso il molestatore.

 

 

Mali non fari e paura nun aviri.

 

( Non fare del male e non avrai di che temere). Chi procede rettamente non deve temere nulla da nessuno. Non bisogna fare del male ad alcuno, nemmeno desiderare la rovina degli altri, in quanto

 

Cu vo’ ru mali i l’lati  u suio è arreta ‘a porta.

 

(Chi vuole il male degli altri, il suo è dietro la porta). Bisogna agire sempre in maniera tale da non fare male ad alcuno e neanche augurarsi la sciagura dei propri simili, in quanto molto frequentemente chi si augura il male altrui, si trova spesso a mal partito.