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Ritorno al passato: la vera storia della Pertusola Sud
Dall’inizio di un sogno all’incubo della vertenza

di Romano Pesavento
La storia della Pertusola Sud ha inizio nei primi anni del 1920.
Infatti fu proprio nel 1924, per iniziativa della francese Sociétè
Minière et Mètallurigique de Pennaroya, produttrice di zinco
elettrolitico, che si costituì a Genova la Società mineraria e
metallurgica di Pertusola. Erano gli anni delle politiche nazionali
protezionistiche nei confronti dell’industria di base.
1926: Inizio della storia
Nel 1926, Pertusola favorita dal buon prezzo dell’energia
elettrica, dovuto alla creazione nel 1924 sull’altopiano silano di
alcuni invasi (laghi artificiali) necessari alle centrali
elettriche, e del lavoro esistente nel territorio crotonese, decise
di costruire un nuovo stabilimento a Crotone per la produzione di
zinco elettrolitico. L’impianto entrò in funzione nel 1928. La sua
capacità produttiva annua sfiorava le 12 mila tonnellate di pani di
zinco, una quantità rilevante rispetto alla produzione di zinco
nazionale che era di 30 mila tonnellate. La necessità di zinco
continuò a crescere fino agli anni ’70; in tali anni la Pertusola
produceva 95 mila tonnellate di zinco. Naturalmente, all’incremento
della produzione di zinco corrispose un aumento del livello
occupazionale che raggiunse e superò le 900 unità lavorative dirette
e circa 300 di indotto. Nonostante il continuo ammodernamento
dell’impianto, la produzione richiedeva sempre un elevato utilizzo
di energia. L’ultima grande ristrutturazione risale al 1972, quando
venne applicato un nuovo impianto per il trattamento termico dei
residui di prima lavorazione. Questo impianto richiedeva però
un’elevata quantità di carbon coke, il che ebbe un peso rilevante
nell’esplosione dei costi di produzione; in tal senso, la situazione
si aggravò ancora di più durante la guerra del Kipur nel 1973, con
l’aumento dei costi del combustibile ed ebbe gravi ripercussioni
fino alla fine degli anni ‘70.
Anni ’80: inizio vertenza Pertusola Sud e piano nazionale dello
zinco
Agli
inizi degli anni ’80, la crisi energetica e l’aumento dei costi
delle materie prime misero in serie difficoltà l’azienda che
incominciò ad accumulare forti perdite di gestione. Per tal motivo
diventa essenziale risolvere la crisi di redditività, cercando le
soluzioni possibili per ridurre i costi di produzione. Nel 1982, con
la dichiarazione della crisi societaria, si dà inizio alla vertenza
Pertusola sud. Nel 1983, con l’entrata nella società di GEPI, si
provvede al salvataggio finanziario; ma nel 1986 ritornò la minaccia
di chiusura.
Solo due anni dopo, il governo conferì ad ENI l’incarico di
elaborare un piano nazionale dello zinco, piano che prevedeva una
capacità produttiva di 100 mila tonnellate per l’impianto crotonese.
Tale strumento, naturalmente, fu costruito analizzando l’andamento
dei consumi di zinco mondiali e nazionali. Per quanto riguarda, la
situazione mondiale ricordiamo che fino al 1989 la domanda di zinco
registrò un’elevata crescita, passando, infatti, da 4,2 a 5,3
milioni di tonnellate; mentre, tra il 1989 e il 1990, la domanda
ebbe un lieve calo intorno ai 5,2 milioni di tonnellate.
In Italia l’aumento dei consumi fu anche più sensibile di quello
mondiale, poiché si ebbe una salita senza soste dalle 202 mila
tonnellate del 1982 alle 262 mila del 1989, mentre le stime emesse
dal Cru (Commodities research unit) per il 1990 toccarono le 270
mila t. In generale, possiamo, quindi, affermare che la crisi
riguardò solo i Paesi di lingua anglosassone, i quali registrarono
indici negativi rispetto al 1989. Tra questi ricordiamo: gli Stati
Uniti (-7%) e Gran Bretagna (-2,7%); invece, per il Canada la
riduzione fu più forte (-10%). Negli altri Paesi l’aumento della
domanda variò dal +2,3% del Giappone e +2,6% dell’Italia, al +5,9%
della Francia. Il 2 maggio 1989, il CIPI approvò il piano.
’90 la gestione della Nuova SAMIM
Tale approvazione diede luogo alla fuoriuscita del partner
privato dalla compagine azionaria della Pertusola (giugno 1990) ed
all’entrata della Nuova SAMIM, avvenuta a Gennaio del 1991.
Il 1990 fu così un anno sindacalmente teso: in un comunicato stampa
del 28.03.1990, la CGIL di Crotone riteneva assai importante il
ricomporsi della vertenza Pertusola ad un unico tavolo di trattativa
ai massimi livelli istituzionali, riconoscendo tale atto come un
giusto premio alla mobilitazione dei lavoratori della fabbrica. Nel
comunicato si rilevava inoltre che: “L’incontro alla Presidenza del
Consiglio ha confermato fondate le preoccupazioni che la stragrande
maggioranza del Consiglio di Fabbrica e dei lavoratori nutriva circa
lo stato della vertenza e circa un imminente incontro presso quella
sede da qualcuno dato ormai per certo.
Le cose purtroppo non stavano così e la Presidenza del Consiglio da
qualche tempo aveva smesso di seguire direttamente l’evolversi della
trattativa. La pressione democratica, pacifica e civile operata
dalla delegazione sindacale ed istituzionale recatasi a Roma il 27
c.m. ha riportato l’attenzione del Governo sulla vertenza ed ha
permesso il ricomporsi di un prezioso tavolo di trattativa che può
imprimere una accelerazione determinante per la rapida conclusione
della vicenda.
L’inutile polemica formale da parte della CISL territoriale e la
conseguente assenza a Roma di quella organizzazione sindacale può, e
deve essere considerata una breve parentesi di incomprensione da
chiudere subito nell’interesse dei lavoratori e della città di
Crotone.”
Aprile ‘90: le preoccupazioni della FIOM CGIL
Altro
comunicato ricco di significatività è quello della FIOM CGIL
indirizzato il 9.4.1990 alla Presidenza del consiglio (on.
Andreotti), al Ministero dell’Industria (on. Battaglia), al
Ministero delle Partecipazioni Statali (on. Fracanzani), al
Ministero per il Mezzogiorno (on. Misasi ), all’ENI (prof. Cagliari)
e alla SAMIM (ing. Grotti). In tale documento, si evidenzia
l’estrema preoccupazione che l’O.S. ha per le precarie condizioni
dello stabilimento Pertusola Sud, ulteriormente aggravate dalla
totale mancanza di materie prime. Nel comunicato, infatti, si
sottolinea che “la fabbrica di Crotone marcia a regime ridotto da
circa venti giorni ed in Marzo ha registrato una perdita di 1.300 t
di zinco mentre il ritmo di produzione della settimana appena
trascorsa è sceso addirittura ad un terzo della potenzialità degli
impianti. Oltre la quantità anche la qualità dei minerali non
soddisfa più le esigenze dello stabilimento: l’ultimo arrivo di
blenda, inadeguata, al processo, ha bloccato i forni di
arrostimento, ripresisi successivamente con enorme difficoltà ed ora
mantenuti accesi a lumicino in attesa e con la speranza che il
prossimo lotto di minerale previsto di arrivare oggi sia puntuale ed
eviti la paralisi dello stabilimento. Tutto ciò, insieme aduna
situazione di degrado generale che va dallo stato di mantenimento
degli impianti, alle condizioni ambientali ai rapporti umani e alla
valorizzazione delle risorse. E’ il risultato di una gestione
fallimentare di cui GEPI è la massima responsabile.
Essa, infatti, ha consentito il progressivo disimpegno di METALEUROP
culminato col blocco totale delle spese per investimenti correnti e
con lo svuotamento dei magazzini delle materie prime e dei prodotti
strategici, quali germanio e indio.”
Nel comunicato della FIOM CGIL del 9.4.1990 si riscontrano, inoltre,
forti critiche alla gestione GEPI infatti si trova scritto che:“La
GEPI è dunque venuta meno ad uno dei suoi compiti prioritari e
fondamentali che era quello di assicurare nella fase di transizione
il normale svolgimento dell’attività produttiva, mandato più volte
richiamato e puntualizzato dagli organi di governo attraverso i
comunicati delle partecipazioni statali del 12/2/1988 e 15/3/1988
nonché delle delibere CIPI del 12/4/1988 e del 2/5/1989.
Contrariamente a tali direttive essa ha consentito un piano di
approvvigionamento minerali che prevede uno stock medio di 7.600 t
contro 20/25.000 t ritenuto fisiologico. E ciò non poteva che
portare la fabbrica nell’attuale stato di difficoltà per il quale
ora si è giunti ad un livello produttivo paragonabile agli anni ’60.
Tutto ciò, paradossalmente, in un contesto di mercato dello zinco
particolarmente favorevole ed in momento in cui l’Italia importa il
suddetto metallo ad un ritmo di 40.000 t/anno. Non solo, ma il
blocco delle spese di manutenzione corrente e l’azzeramento delle
scorte di materie prime avviene a chiusura di un esercizio (1989)
che ha prodotto un utile di 17 miliardi con un bilancio senza oneri
finanziari e quindi senza alcun debito.
Questo il quadro della situazione che, oltre ad essere intollerabile
sul piano etico, indica con chiarezza una gestione irresponsabile,
scesa ai livelli più bassi dell’inefficienza, per cui la FIOM CGIL
attenta ai problemi della produttività ed intollerante verso ogni
forma di dissipazione di risorse, chiede al governo le opportune
indagini affinché emergono chiaramente le responsabilità di chi ha
permesso che lo stabilimento giungesse oggi al limite del collasso.
Pertanto, a conclusione dei fatti esposti, la FIOM-CGIL nel
sollecitare l’incontro richiesto dalle confederazioni CGIL-CISL-UIL,
ribadisce la necessità di definire, contestualmente al nuovo assetto
societario, le tappe successive per la realizzazione del polo
nazionale dello zinco fissando tempi e modi d’intervento dell’ENI/SAMIM
nella gestione dello stabilimento di Crotone, considerato che la
GEPI in nessun caso può essere garanzia di continuità della marcia
degli impianti.”
La problematica sopra descritta continuò a persistere, tanto che in
data 31/10/1990 venne emanato un ulteriore comunicato da parte del
Consiglio di Fabbrica e da CGIL, CISL e UIL. In tale documento si
sottolinea che:”I lavoratori della Pertusola Sud, visto che le
delibere CIPI con le quali si approvava il piano di riassetto dello
zinco e si disponeva di definire con la massima tempestività il
nuovo assetto societario non hanno avuto pratica applicazione; visto
che lo stabilimento di Crotone continua ad attendere invano il
decollo degli investimenti necessari al suo ammodernamento;
costatato che a tutt’oggi non vi è stato alcun riscontro ai
telegrammi di denuncia inviati alle presidenze dell’ENIM – SAMIM –
GEPI; considerato che la situazione della fabbrica non è più
sostenibile; hanno proclamato, a partire da ieri 30 ottobre, lo
stato di agitazione permanente per il quale chiedono alla
cittadinanza di Crotone e alle istituzioni solidarietà nella lotta e
comprensione per eventuali disagi.”
Novembre ‘90: on. Cristofori incontra l’on.Olivo
Il 13 novembre presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri,
l’on. Cristofori incontra il presidente Olivo e il vice presidente
della Regione Calabria. Nella riunione, tra i vari punti all’ordine
del giorno, si discute anche della grave situazione che la fabbrica
sta attraversando. Nell’occasione, il sottosegretario Cristofori,
dopo aver ricordato le richieste avanzate dal sindaco di Crotone,
dr. Giancarlo Sitra, ha concordato di preparare con i Ministeri
competenti una serie di proposte da definire in una riunione tra
Governo e Regione da convocare entro l’ultima settimana di novembre.
Nell’ultimo documento importante del 4/12/1990, ad opera del
segretario generale della CGIL, si prende atto della decisione
dell’assemblea della società GEPI di conferire a Pier Francesco
Simonetti, amministratore delegato della SAMIM, tutti i poteri per
la gestione dello stabilimento. In tale documento l’organizzazione
sindacale si augura che tale nomina si debba considerare anche come
un ulteriore passo verso la conclusione definitiva della vertenza:
l’acquisto della quota di maggioranza del pacchetto azionario, così
come definito in sede CIPI, da parte della società del gruppo ENI e
con gli investimenti previsti e necessari per il rilancio produttivo
di questa importante realtà produttiva. Inoltre, nel comunicato si
evidenzia come al momento appaia grave il rinvio da parte del CIPI
dell’approvazione del contratto di programma, tra il Ministero del
Mezzogiorno e l’ENI, che avrebbe dovuto avvenire in data 4/12/1990 e
che prevedeva anche i fondi per gli investimenti di Crotone. Infine,
la CGIL denuncia l’anomala situazione in cui l’amministratore
delegato dell’ENI si troverà, in quanto dovrà rispondere nei
confronti di una proprietà e quindi di un consiglio di
amministrazione interamente GEPI.
1991: Scioperi, Contratto ENI-Mezzogiorno e CIG
Anche nel ’91 ci furono proteste che colpirono direttamente ed
indirettamente la vita produttiva e organizzativa dello
stabilimento. A tal proposito, vogliamo ricordare la data del 18
marzo 1991. È proprio in quel giorno, infatti, che fu indetto dalle
OO.SS. e dal Consiglio di Fabbrica uno sciopero di 3 ore per il
primo turno e di 2 ore per il secondo, nel reparto “Gru porto”. Il
motivo della protesta fu quello di sollecitare il rispetto
dell’accordo aziendale operante e cioè il mancato riconoscimento del
cosiddetto fine nave. Tale agitazione era, inoltre, inclusa in una
serie di altre azioni volte alla sollecitazioni del tavolo delle
trattative per la soluzione degli annosi problemi aziendali non
ancora risolti.
Per il modo con cui reagì a tale agitazione l’azienda fu fatto
ricorso da parte dei lavoratori (avv.ti D. Caiazza, M. Filberto, P.
Trocino, P. Tassone, P. Giannini), ricorso (procedimento n.552 del
ruolo generale) che fu rigettato dal giudice Tricoli il 28 marzo del
1991.
1991: il ricorso del reparto Gru-porto
In
pratica, cosa era accaduto? Il fatto è così riportato nella
sentenza: “stante l’agitazione che ha condotto al blocco del
caricamento dello zinco della nave Andrealon ed alla conseguente
impossibilità di svolgere regolare e proficua attività lavorativa;
che i lavoratori del primo turno del menzionato reparto avevano
effettato lo sciopero dalle ore 9.00 alle ore 12.00; che alle ore
13.30 dello stesso giorno la società Pertusola aveva comunicato ai
lavoratori di sollevare il braccio della gru e porla in condizioni
per non provocare danni alle strutture od alle persone; che i
lavoratori provvedevano a quanto richiesto; che verso le ore 12.30
dello stesso giorno il natante di cui sopra veniva spostato dagli
ormeggi della banchina di riva, dove operava la gru della Pertusola
Sud, ed ormeggiata in altro posto della banchina per affidare i
lavori alla Compagnia Portuale, che provvedeva con propri lavoratori
ed il proprio mezzo a caricare lo zinco; che alle ore 13 i
lavoratori del secondo turno non potevano eseguire i lavori di
carico perché la nave era stata spostata; che alle 14 i lavoratori
del suddetto gruppo avrebbero dovuto scioperare, ma l’agitazione era
impossibile perché posti in libertà dall’attività lavorativa: messa
in libertà che veniva formalizzata con lettera alle ore 17.
Tanto premesso, le parti ricorrenti chiedevano a questo giudice del
lavoro l’immediata cessazione del comportamento antisindacale, che
si ravvisava: 1) nell’avere messo in libertà i lavoratori del
secondo turno; 2) nell’avere spostato la nave; 3) nell’avere
affidato tutte le operazioni relative al carico dello zinco ai
lavoratori ed alla gru della Compagnia Portuale.”
ENI e il contratto di programma sul Mezzogiorno
Il 3 aprile il presidente dell’ENI Cagliari dichiara di voler
rilanciare, con il contratto di programma ENI-Mezzogiorno, il ruolo
della chimica in Italia. Tra gli interventi presenti nel programma
era previsto un cospicuo finanziamento alla metallurgia non ferrosa.
A tal proposito troviamo scritto: “Nella metallurgia non ferrosa
(oltre 400 miliardi di lire) gli interventi proposti per la
valorizzazione delle capacità produttive e per l’innalzamento dei
livelli di competitività si riconnettono agli obiettivi del Piano
zinco, elaborato dall’ENI in conformità alle direttive del Governo.
I progetti riguardano il polo metallurgico sardo, con gli
stabilimenti di Porto Vesme e S. Gavino e l’area di Crotone.
Gli interventi previsti consentiranno un più razionale assetto della
struttura produttiva e dei cicli di lavorazione del piombo e dello
zinco, un completo rinnovo delle capacità produttive per lo zinco
primario e l’ampliamento della produzione di metalli associati e
delle leghe di zinco.” Tra gli investimenti previsti vi erano:”A)
Investimenti tecnologici industriali: 1) Nuova sala celle
elettrolisi zinco, importo investimento: 66.100, occupazione
salvaguardata: 460 unità; 2) Impianti demercurizzazione acido
solforico doppia catalisi, importo investimento: 8.300, occupazione
salvaguardata: 91; 3) Impianto leghe zinco, importo investimento:
3.600, occupazione salvaguardata: 31 unità; 4) Impianto jumbo
lingotti, , importo investimento: 2.370, occupazione salvaguardata:
30 unità; 5) Razionalizzazione/adeguamento impianti di processo,
importo investimento: 32.850, occupazione salvaguardata: 214 unità;
6) Impianto sulle linee di lisciviazione, purificazione e produzione
e produzione, importo investimento: 7.750, occupazione
salvaguardata: 128 unità; 7) Nuovi magazzini minerali e prodotti
finiti, importo investimento: 11.600, occupazione salvaguardata: 10
unità; 8) Impianto ossigeno, , importo investimento: 4.140,
occupazione salvaguardata: - unità; 9) Linea elettrica da 150 kw, ,
importo investimento: 2.150, occupazione salvaguardata: - unità; 10)
Impianto anidride erseniosa , importo investimento: 3.130,
occupazione salvaguardata: 8 unità 11) Impianto di recupero del
germanio, importo investimento: 5.440, occupazione salvaguardata: 49
unità; 12) Impianto di produzione del germanio metallico, importo
investimento: 4.570, occupazione salvaguardata: 10 unità; 13)
Interventi per la sicurezza e la salvaguardia aziendale, importo
investimento: 6.530, occupazione salvaguardata: - unità. B) Centri
di ricerca: Idrometallurgico e materiali avanzati, importo
investimento: 3.410, occupazione nuova: 15 unità, occupazione
salvaguardata: 5 unità. C) Progetti di ricerca. 1) Metalli a purezza
controllata: importo investimento: 1.840, occupazione salvaguardata:
- unità; 2) Cristalli e wafers di IMP e GE, importo investimento:
970, occupazione salvaguardata: - unità; 3) Metallurgia delle
polveri, importo investimento: 3.400, occupazione salvaguardata: -
unità. D) Progetti di formazione: 1) Corso per operatori sala
elettrolisi di zinco automatizzata, importo investimento: 1.830; 2)
Corso per oper./superv. imp. demercurizzazione acido solforico,
importo investimento: 320; 3) Corso per operatori impianti leghe
zinco, importo investimento: 250; 4) Corso per oper./capiturno per
l’ottimizzazione gestione impian., importo investimento: 870; 5)
Corso per operatori recupero cadmio, importo investimento: 200; 6)
Corso per oper./quadri/manuten. imp. arrostimento ac. Solforico,
importo investimento: 100; 7) Corso per operatori e manutentori
impianto produzione ossigeno, importo investimento: 120; 8) Corso
per operatori imp. prod. anidride arseniosa, importo investimento:
400; 9) Corso per capit./oper./manut. impianto di recupero germaio,
importo investimento: 1.020; 10) Corso per capit./oper./manut.
impianto di produzione germanio, importo investimento: 1.130; 11)
Corso sulle problematiche di sicurezza ed igiene ambientale, importo
investimento: 250.”
Dicembre si vota per l’esecutivo di fabbrica
Il
2 dicembre si insedia il seggio per le votazioni dell’esecutivo di
fabbrica. Il seggio sarà composto dal presidente nominato nella
persona del sig. Stumpo Antonio e dagli scrutatori: Cassano
Francesco, Mungari Francesco, Riga Giovanni, Rodio Antonio. I
candidati sono 24, mentre voteranno 690 persone su un numero di
votanti pari a 794. Gli eletti saranno: Drago Antonio con 404 voti;
Frazzetto Dante con 228 voti e Donnici Mario con 185 voti (Ambrosio
Giovanni: voti 38; Amoruso Carmine: voti 8; Anania Guglielmo: voti
5; Bertilorenzi Antonio: 141 voti; Carbone Antonio: voti 50; Carbone
Giuseppe: 67 voti; Casella Gaetano: 4 voti; Corigliano Luigi: 45
voti; De Cicco Luigi: 26 voti; Leto Giuseppe: 113 voti; Mellino
Giovanni: 43 voti; Papa Girolamo: 4 voti; Perri Alberto, 5 voti;
Savoia Luigi: 172 voti; Scida Domenico: 171 voti; Stefanizzi Arturo:
16 voti; Togo Mario: 82 voti; Turano Gerardo: 6 voti; Valentini
Carmine: 47 voti; Varano Vincenzo: 4 voti; Zannino Fidia Marcello:
12 voti).
In data 10 dicembre, riprende a Roma la trattativa tra le
organizzazioni e la Nuova SAMIM. All’ordine del giorno c’è la
valutazione del piano di investimenti predisposto dalla sociètà in
ordine alla ristrutturazione ed all’ammodernizzazione dello
stabilimento e quindi un aggiornamento del piano approvato dal CIPI
nel 1989.
Il piano di ammodernamento prevedeva, come prima fase del programma,
la distruzione dell’esistente, considerata per ragioni tecniche una
condizione indispensabile alla realizzazione del progetto, e la
messa in cig dei circa 800 lavoratori. Il piano di investimenti
viene stimato intorno ai 400 miliardi.
Le prime riflessioni di CISL e UIL
Sulla vicenda si esprimono il segretario regionale della CISL
Enzo Sculco e Silvio Arancio della segreteria UIL di Crotone (A. De
Virgilio, 1992). Il primo dai toni moderati dichiara: “in vista
dell’incontro bisogna invitare la città e le forze politiche a fare
quadrato intorno alla Pertusola. L’obiettivo deve essere quello di
realizzare, in tempi brevi, un nuovo impianto di grandi dimensioni,
che consente all’azienda di competere sui mercati mondiali tanto da
fare di Crotone l’area più rilevante della produzione di zinco in
tutto il Mediterraneo. Il traguardo non è lontano, purchè non ci si
lasci sopraffare dai timori che, sebbene fondati, possono essere
superati. Delle due opzioni che abbiamo di fronte, la prima mira
alla costruzione di un nuovo impianto in un’altra area e non
comporterebbe alcun fermo della produzione. La seconda prevede la
realizzazione del nuovo impianto sul vecchio, implicando, quindi, il
ricorso alla cig. Delle due si dovrà scegliere quella di più largo
respiro. Quella, insomma, che farà di Crotone un colosso nazionale
dello zinco, quale che sia il prezzo da pagare. Qualora si
scegliesse la via più dolorosa, non sarebbe il caso di
drammatizzare, perché il ricorso alla cig riguarderebbe solo una
parte della forza lavoro, mentre tecnici e impiegati specializzati
rimarrebbero al loro posto. Oltretutto, qualora si scegliesse questa
strada, se è vero che si farebbe ricorso alla cig, è pure vero che
avremmo 1.000 lavoratori impegnati nelle fasi necessarie per
ultimare lo stabilimento. I cassintegrati, intanto, potrebbero
essere impiegati, a tempo pieno, in corsi di formazioni all’interno
della stessa Pertusola.”
Il secondo in modo più polemico afferma: “Non erano questi gli
accordi. Un anno e mezzo fa si era parlato di un fermo parziale
degli impianti. Ora ci propongono una sospensione di almeno tre
anni, né è chiaro quali saranno gli organici dopo la ripresa
produttiva. Gli 800 lavoratori di oggi diventerebbero 600 o 650. Per
gli altri ci sarebbe il prepensionamento.”
1992: dal Metal Bulletin allo scandalo sui rottami di zinco
Ad occuparsi della situazione dello stabilimento e delle
intenzioni della SAMIM è anche il Metal Bulletin, giornale
specialistico del settore, che lunedì 20 gennaio 1992 così
scrive:”The Nuova Samim-owned Crotone zinc smelter in southern Italy
could receive a refit later this year.
However it is not clear yet a stop when he work will start”.
A febbraio scoppia lo scandalo sui rottami di zinco. Nel dettaglio,
emerge che Giovanni Bonomelli, imprenditore simpatizzante di destra
e residente a Bedizzole provincia di Brescia, importava rottami di
rame in esenzione iva, perché destinati ad essere riesportati.
Invece, rivendeva il metallo in Italia, soprattutto alla Nuova SAMIM.
Sempre nello stesso mese di febbraio, ed in particolare nella data
del 18, viene redatto un comunicato dai lavoratori della Pertusola
Sud della sede amministrativa di Roma, i quali riuniti in assemblea
durante lo sciopero, danno una valutazione negativa della scelta
aziendale di negare l’incontro sindacale richiesto in sede locale
per esaminare gli assetti produttivi ed occupazionali della sede di
Roma nell’ambito del piano di riorganizzazione della società. In
tale comunicato si legge:” In secondo luogo, nonostante la
riaffermazione da parte aziendale della validità e urgenza di un
tavolo nazionale in cui raggiungere un accordo sindacale che
riguardi l’intera società, si ripropone nei fatti da parte
aziendale, uno schema dei due tempi, come se la soluzione rispetto
alla modalità di ristrutturazione dello stabilimento di Crotone
venisse prima e non contestualmente a quella riguardante l’assetto
di Roma. I lavoratori di Roma della Pertusola Sud riconfermano la
propria contrarietà ad un eventuale trasferimento della sede
amministrativa da Roma a Crotone, in quanto tale ipotesi appare loro
funzionale ad una disarticolazione della gestione del settore
metallurgico all’interno dell’ENI e ad un suo processo di
regionalizzazione, esattamente in senso opposto a quanto formalmente
dichiarato al tavolo sindacale (si preparano forse future
dimissioni).”
Marzo: si costituisce il comitato istituzionale misto
Altro documento importante è quello del 13 marzo, redatto in
occasione dell’incontro svoltosi presso il Ministero delle
Partecipazioni Statali, ed al quale hanno partecipato: l’ENI, la
Nuova SAMIM, l’ASAP, i rappresentanti del Ministero del Mezzogiorno
e della GEPI, il presidente ed i componenti della giunta della
Regione Calabria e le OO.SS. nazionali e locali. In tale occasione
si discute sulla necessità di un progetto di sviluppo dell’attività
produttiva, che consegua l’obiettivo di rilanciare la produzione e
mantenere e consolidare i livelli occupazionali. Inoltre, si
registra la contrarietà della Regione Calabria e delle OO.SS. verso
una ristrutturazione che comporti un fermo prolungato dell’impianto.
Con tale documento si avvia la costituzione di un comitato misto,
formato da tutti i soggetti sopra elencati. La prima riunione viene
fissata per giorno 24 marzo alle ore 10 presso il Ministero delle
Partecipazioni Statali. Gli argomenti all’ordine del giorno sono
l’esame delle partecipazioni statali in Calabria e i piani di
sviluppo.
Aprile: prime ipotesi di prepensionamento
Un altro atto importante è l’accordo firmato in data 22 aprile
tra SAMIM spa, ASAP e le segreterie nazionali e territoriali FIM,
FIOM, UILM, in esso si menziona il prepensionamento come possibile
soluzione alle eccedenze occupazionali. Infatti, le parti si danno
atto dell’esigenza di: “1) che vengano esaminate, a livello dei
singoli siti, le problematiche gestionali, organizzative ed
occupazionali relative all’accordo stesso; 2) di effettuare, -
qualora il numero dei pensionamenti anticipati non venga concesso
nelle quantità richieste – un apposito incontro per ricercare gli
strumenti che consentano comunque di gestire, in modo consensuale,
le eccedenze evidenziate.” Inoltre, le parti sopra citate convengono
che: “1) il prepensionamento è lo strumento indispensabile per far
fronte al problema delle eccedenze occupazionali determinatesi
presso le società di cui sopra; 2) sulla necessità che le società
Nuova SAMIM e SACAL – le quali, peraltro, non hanno beneficiato del
prepensionamento nel 1991 – richiedano il pensionamento anticipato
per circa n. 320 lavoratori ai sensi del D.L. n. 237/92.”
Il 27 maggio la giunta ENI, rinunciando quasi in gran parte al
contratto di programma sul Mezzogiorno, delibera un piano di
ristrutturazione dai contenuti finanziari più modesti.
Malgrado ciò la tensione tra sindacati e SAMIM si fa con il passare
del tempo sempre più difficile ed instabile. Tanto che il 5
settembre i tre segretari confederali Francesco Sulla per la CGIL,
Domenico Tomaino per la UIL e Natale Carvello per la CISL scrivono
al prefetto Sorge di Catanzaro per avvisarlo di possibili forti
tensioni instauratisi con l’azienda SAMIM. Quale fosse il motivo di
tale agitazione? E’ presto detto. Infatti, nel documento troviamo
scritto: “la decisione della Nuova SAMIM di utilizzare n° 15
lavoratori provenienti da Cancello (CE) nello stabilimento Pertusola
Sud di Crotone, in prepensionamento, costituisce una vera e propria
provocazione in una realtà fortemente segnata dal calo
occupazionale. Prevediamo perciò già a partire da lunedì 7 c.m.
forti tensioni sociali nella fabbrica e nella città se tale
decisione non sarà immediatamente revocata e se non perverranno con
rapidità segnali concreti nell’attuazione del piano di
ristrutturazione dell’impianto crotonese già deliberato dalla giunta
ENI n data 27 maggio 1992”.
Nove giorni dopo la Nuova SAMIM spa e la Pertusola Sud spa
s’incontrano presso lo stabilimento con l’RSA (rappresentanza
sindacale aziendale) e le segreterie territoriali, regionali della
CGIL CISL, UIL. Nel verbale le due società confermano il piano
d’ammodernamento, mentre per quanto riguarda i tempi di
realizzazione dell’investimento si fa riferimento alla effettiva
utilizzabilità dei fondi previsti dal recente rifinanziamento della
legge 64.
Ad Ottobre accade però che, con il cambiamento dei vertici dell’ENI/SAMIM,
si modifica e si ridimensiona l’impostazione del piano di
ristrutturazione di maggio. Inoltre, questo nuovo progetto prevede
la chiusura della linea di produzione dei metalli associati allo
zinco ( germanio, indio, etc.).
1993:arriva la ristrutturazione, forse!
Il 1993 è l’anno in cui si discute sul destino dello
stabilimento. Si parla e ci si confronta sulle varie ipotesi di
ristrutturazione, sul soggetto che dovrà decidere le sorti
dell’impianto. A supporto del valore economico dello stabilimento,
le parti sociali prendono come riferimento sia il fabbisogno
nazionale e quindi la necessità di raggiungere l’equilibrio tra
domanda e offerta sul mercato del consumo di zinco, sia il
moltiplicatore keynesiano innescato dall’occupazione sui consumi.
A tal proposito, prima di addentrarci nei documenti che testimoniano
le posizioni delle organizzazioni sindacali e del mondo politico,
vogliamo ricordare che nel 1992 la produzione italiana di zinco è
stata di circa 250.000 tonnellate. Per quanto riguarda il consumo il
valore, ha raggiunto quota 310.000 tonnellate, mentre le proiezioni
all’anno 2000 fornite su scala nazionale ammontavano a circa
390-400.000 tonnellate.
Inoltre, la produzione di zinco europea risultava eccedente rispetto
ai consumi di 200.000 tonnellate. L’eccedenza era causata a due
Paesi, la Finlandia e la Norvegia, che erano esportatori netti per
circa 250.000 tonnellate/anno. Naturalmente, tale eccedenza perdeva
di significato se si prendeva come riferimento la situazione
mondiale. Ad avvalorare tale analisi contribuivano anche alcune
stime effettuate da istituti economici, in base alle quali il
consumo di zinco era destinato ad aumentare ad un tasso annuo del
2,2%.
Per avvalorare quanto su detto, prendiamo in esame ora alcuni
momenti storici importanti. Il primo risale al 27 settembre. È in
tale data che Franco Mungari, segretario generale della CGIL di
Crotone, scrive un comunicato stampa ricco di dubbi e di perplessità
circa il destino dell’impianto. In una parte di esso troviamo:”Chi
deciderà le sorti della Pertusola? Il governo, quale azionista di
maggioranza, attraverso il Ministero del Tesoro, o il management
ENI-SAMIM? A chi detiene questa responsabilità, diciamo che nel
gruppo ENI presente a Crotone esiste un grande patrimonio di
capacità tecniche a tutti i livelli, che non dovrebbe essere
disperso. Quale migliore occasione per deindustrializzare l’area
crotonese, se non quella di ripartire dalla ristrutturazione di
Pertusola, accertato che l’Italia è importatrice netta di 60 mila
tonnellate di zinco rispetto al fabbisogno nazionale?”
Il 4 ottobre viene siglato il protocollo d’intesa sull’area di crisi
di Crotone. Il documento prevede, tra l’altro, una verifica sulla
prospettiva produttiva del piombo e dello zinco in Italia.
Altro documento d’interesse è quello scritto dal presidente Regione
Calabria, on. Rhodio al direttore generale dr. Ammassari del
Ministero dell’Industria e all’on. Gianfranco Borghini responsabile
della Task Force. In esso si fa riferimento alle riunioni del 26
ottobre e del 2 novembre presso il Ministero dell’Industria e alle
critiche nei confronti di due ipotesi di ristrutturazioni (C3 e C4).
In particolare, si contesta la disomogeneità dei livelli
produttivi:”Non si capisce, infatti, perché nell’ipotesi C3, che
prevede la fermata di Portovesme, i livelli produttivi di zinco a
Crotone si limitino a 140.000 tonnellate/anno, mentre nell’ipotesi
C4 che prevede la fermata di Crotone, i livelli produttivi a
Portovesme si situano a 195.000 tonnelate/anno.”
La proposta della Regione era quella di non prendere in
considerazione le ipotesi C3 e C4 o, in alternativa, riallineare la
ipotesi C3, esaminando per essa livelli produttivi omogenei alla
ipotesi C4 e ridimensionare a livelli realizzabili i risultati
dell’ipotesi C4.
Inoltre, venivano forniti tre scenari possibili, con relativi
assetti e livelli produttivi, per rendere compatibili le realtà
produttive di Portovesme e Crotone.
E così giungiamo al 1994. Anno in cui, per un certo verso,
cominciano a delinearsi le sorti della Pertusola. È, infatti, il
periodo in cui si istituisce la commissione di verifica, si
predispone un programma di pensionamenti anticipati, si avvia la
mobilità (commi 6/7 art.7 della legge 223/91) e si chiede
un’indagine sulla gestione aziendale di Giovanni Parillo, presidente
di Enirisorse. Fatta questa breve considerazione procediamo adesso
con ordine.
Gennaio 1994: si istituisce la commissione di verifica per
l’esame del settore produttivo zinco
La prima data fondamentale è il 12 gennaio. È, infatti, in tale
occasione che si svolge la riunione, tenuta presso la Presidenza del
Consiglio (Comitato per l’occupazione), tra le amministrazioni
interessate (Ministero dell’Industria, il Ministero del Bilancio, l’ENIRISORSE,
l’ENISUD) in cui si decide di istituire dopo l’incontro del 19
gennaio presso Palazzo Chigi una commissione di verifica sui
seguenti argomenti: analisi di mercato; prospettive di settore;
possibili assetti produttivi. La verifica è ritenuta necessaria
anche per l’aggiornamento del Contratto di Programma Mism/ENI in
scadenza entro 1994. La commissione coordinata dalla Presidenza del
Consiglio dei Ministri “Comitato per l’Occupazione” comprende i
rappresentanti del Ministero del Bilancio, del Ministero
dell’Industria, delle regioni Calabria e Sardegna, dell’Enirisorse.
L’accordo prevedeva, inoltre, che durante i lavori della
commissione, l’Enirisorse assicurasse la manutenzione ordinaria e
gli interventi ecologici a Crotone, perché l’attività degli impianti
proseguisse.
Come si evince dal comunicato del 17, si conviene sui seguenti
punti: “1) il Ministero dell’Industria ritiene che nel settore zinco
è necessario giungere ad una riduzione delle capacità produttive
nazionali; questo per tener conto del mercato e delle armonizzazione
a livello di Unione Europea; 2) l’ENIRISORSE a conclusione delle sue
analisi di mercato ritiene che la soluzione aziendale più
conveniente risulta la chiusura della Pertusola di Crotone; questa
chiusura avverrebbe però fra due anni, alla fine del 1995; fino a
tale data continuerebbe l’attività normale della fabbrica senza
riduzione di addetti; 3) Presso il Ministero dell’Industria si sono
svolte alcune riunioni tra le parti interessate al futuro della
Pertusola: il sindacato, la Regione Calabria, l’ENIRISORSE; in tale
sede sono emerse divergenze di valutazioni su alcuni aspetti
importanti quali “il mercato nazionale ed internazionale dello
zinco”; in particolare, la Regione ha obiettato su molti punti
dell’analisi fatta dall’azienda sull’andamento futuro del mercato,
evidenziando anche la possibilità di permanenza dell’impianto
stesso; le osservazioni del sindacato contestano anch’esse tali
analisi e le diverse ipotesi di investimento prospettate
dall’azienda; 4) il Ministero del Bilancio, con approvazione CIPI
dicembre 1993, ha provveduto a far prorogare i termini del Contratto
di Programma ENI-Mism del 2/5/89; una parte di tale contratto
destina fondi alla ristrutturazione della Pertusola di Crotone; si
prospetta quindi l’esigenza di rivedere tale contratto ove vengano a
cadere le ipotesi originarie che vedevano un incremento della
produzione di settore e comunque una ristrutturazione del sito.”
Naturalmente, con l’istituzione della commissione di verifica,
cresce l’attenzione e il confronto tra le parti sociali, politiche e
aziendali ed in particolare si cerca un punto d’accordo comune.
Intanto, passano i mesi ed arriviamo al 20 luglio, data in cui vi è
un incontro di verifica sullo stato di attuazione del Protocollo di
Intesa di Crotone. All’appuntamento partecipano: il prefetto di
Catanzaro, le OO.SS. nazionali, regionali e locali, le
amministrazioni locali (Regione e Comune), i ministeri interessati.
Nella discussione si conviene per quanto riguarda la Pertusola Sud
che “a breve si concluderanno i lavori della commissione di studio
specificamente istituita; l’obiettivo della commissione è quello di
confermare il sito produttivo di Crotone, e le risorse del contratto
di programma previste per la ristrutturazione dell’impianto; tali
ipotesi saranno verificate anche da una merchant-Banc e le
conclusioni saranno presentate al Governo entro settembre ’94.”
È tempo di pensionamento anticipato!
Altra data importante è il 27 luglio. In tale giorno viene
divulgato dall’azienda un comunicato, fatto il 22 luglio, avente ad
oggetto: “Modalità del pensionamento anticipato - settore
siderurgico – D.L. 16 maggio 1994 n°299 art. 8 convertito nella
legge 19 luglio 1994 n°451”. Tale provvedimento legislativo consente
al comparto siderurgico del settore Enirisorse di predisporre un
programma di pensionamenti anticipati per il triennio 1994-1996.
Quali le condizioni per l’esodo? Il documento ci fornisce alcune
chiare indicazioni: “Fino al 18 agosto i dipendenti del settore
Enirisorse, in attività al 1° gennaio 1994, possono presentare
domanda irrevocabile di pensionamento anticipato; la domanda può
essere presentata dai lavoratori che entro il 31 dicembre 1996
compiano i cinquanta anni di età se uomini o quarantasette anni di
età se donne e che abbiano maturato una anzianità contributiva
minima di sedici anni per 1994 e di diciassette anni per il biennio
1995-1996. A tal fine, ai dipendenti medesimi, è concesso un aumento
dell’anzianità contributiva per un periodo massimo di dieci anni e
comunque non superiore alla differenza tra la data di risoluzione
del rapporto di lavoro e quella del raggiungimento del sessantesimo
anno di età ovvero del periodo necessario al conseguimento di 35
anni di anzianità contributiva.” A tale comunicato ci fu
un’immediata risposta da parte delle organizzazioni sindacali CGIL,
CISL e UIL regionali e territoriali, che, sentitesi scavalcate
dall’azienda, inviarono il 29 luglio una comunicazione al
responsabile risorse umane e organizzazione ing. Ettore Benedetti,
al direttore di stabilimento dr. Alfredo Patrizi e al responsabile
del personale dr. Franco Micilotta. In tale documento si evince
infatti quanto segue: “Le scriventi OO.SS. chiedono un incontro
urgente in merito al piano di riorganizzazione e ristrutturazione o
altro che ha determinato l’azienda a produrre il comunicato del 22
luglio. Le scriventi OO.SS. ritengono che detto incontro debba
tenersi prima dell’avvio di ogni procedura.” Il 3 agosto arriva la
risposta da parte della Pertusola alle OO.SS.; in essa è contenuta
la disponibilità ad incontrare i sindacati nel mese di settembre.
A tale risposta, segue nella stessa giornata del 3 un ulteriore
comunicato a firma delle OO.SS. regionali e territoriali (per le
organizzazioni sindacali regionali firmano: Viafora per la CGIL,
Damiano per la CISL, Cirasa per la UIL; mentre per quelle
territoriali: F. Mungari per la CGIL, A.Venneri per la CISL, D.
Tomaino per la UIL) indirizzato al direttore di stabilimento dr. A.
Patrizi e al responsabile di personale d. F. Micilotta in cui si
scrive: “Le scriventi OO.SS. intendono: che le volontà manifestate
dai lavoratori debbano ritenersi liberi da vincoli che possono
rappresentare atti irreversibili nei riguardi degli stessi.”
Intanto il 12 settembre s’incontrano a Roma il gruppo Enirisorse e
le segreterie nazionali di FIOM CGIL, FIM CISL, UILM UIL. In tale
occasione, nell’esaminare la situazione occupazionale del gruppo
Enirisorse, si prende atto della sua grave crisi strutturale. Le
parti convengono così che è indispensabile un intervento di natura
non ordinaria. A tal proposito, ritengono necessario procedere
utilizzando lo strumento (pensionamenti anticipati) previsto
dall’art. 8 del D.L. 16 maggio 1994 n. 299, convertito in legge 19
luglio 1994 n. 451. Nello stesso periodo le RSU della Pertusola Sud
scrivono al prefetto di Catanzaro, confermando quanto contenuto nel
verbale d’incontro stilato a Roma il 12 settembre.
C’è chi propone asta internazionale per la cessione!
Il
10 ottobre, presso il Ministero dell’Industria, si svolge una
riunione presieduta dal capo di Gabinetto del Ministro, a cui hanno
partecipato rappresentanti del ministero del Bilancio e della
Presidenza del Consiglio, Comitato per il coordinamento delle
iniziative sull’occupazione, i rappresentanti delle OO.SS. nazionali
e locali. In tale occasione, viene presa in considerazione
l’indicazione del ministro Gnutti di imprimere un’accelerazione al
processo di privatizzazione del settore dello zinco e di aprire
un’asta internazionale per la cessione, prevedendo come criterio
preferenziale soluzioni che consentano di mantenere, per un congruo
periodo di tempo, i due siti di Crotone e Porto Vesme.
Poco più di un mese dopo, il 15 novembre presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri si riuniscono, per fare una verifica sul
protocollo di intesa di Crotone del 4/10/1993, il Presidente della
Giunta della Regione Calabra, il prefetto di Catanzaro, i
rappresentanti del Ministero dell’Industria, dell’Enisud, della
società Crotone Sviluppo, il sindaco di Crotone e i rappresentanti
delle OO.SS: nazionali e locali. Tale incontro è presieduto dall’on.
Borghini del Comitato per il coordinamento delle iniziative per
l’occupazione. In tale avvenimento viene comunicato che la
commissione tecnica incaricata di individuare soluzioni idonee a
garantire la salvaguardia dei siti produttivi di Crotone e Porto
Vesme ha concluso i lavori ed i risultati sono stati inviati al
Ministro dell’Industria.
Il mese dicembre è denso di riunioni. Giorno 1 si riuniscono presso
i locali dello stabilimento Pertusola le RSA di CGIL (Drago,
Bertilorenzi, Frazzetto, Scida), CISL (Donnici), UIL (Proietto,
Zappia) con la direzione nei panni del dr. Micilotta. Argomento
della discussione è l’avvio della procedura di mobilità ex artt. 4 e
24 legge 23.07.91 e successive modifiche, tenuto conto della
comunicazione fatta dalla Pertusola Sud il 13.10.1994.
Nella seduta della Camera dei deputati del 12 dicembre, attraverso
un atto a firma di Berlinguer, Sitra, Carli, Rebecchi, Soriero,
Bova, Dalla Chiesa, De Julio, Lombardo, Oliverio, Olivo, Reale,
Saraceni, dopo essere state descritte le tappe che dal 1993 in poi
hanno caratterizzato la storia ed il mercato della Pertusola, si
chiede l’impegno del Governo su questi 5 punti: “1) sostenere e
rilanciare una strategia nazionale di politica industriale della
metallurgia non ferrosa partendo dalla valorizzazione degli impianti
produttivi esistenti e rigettando le politiche industriali nel
settore dell’Enirisorse, animate non da interessi di carattere
generale, ma dalla strategia aziendale volta al proprio disimpegno
alla produzione di zinco; 2) intraprendere ogni opportuna iniziativa
per impedire che la questione Pertusola possa discendere od essere
influenzata dalla impostazione di Enirisorse, la cui indagine di
mercato presenta evidenti errori di valutazione ed il cui
comportamento esprime la negazione preconcetta di ogni possibile
soluzione; 3) intervenire per tutelare il potenziamento ed il
rilancio dello stabilimento di Crotone, il quale, con o senza
Enirisorse, punta ad una sua soluzione ed al suo ammodernamento per
assumere una adeguata posizione competitiva nel mercato; 4) evitare
il rischio di distruggere ciò che per Crotone e la Calabria, può
ancora rappresentare una speranza di lavoro e di reddito per le
nuove generazioni; adoperarsi con tempestività per attivare le
procedure necessarie a riaggiornare il contratto di programma
Mism-Eni, in scadenza entro il 1994.”
In data 14 dicembre il comitato per il coordinamento delle
iniziative per l’occupazione comunica la relazione sull’attività
svolta dalla commissione per l’esame del settore produttivo dello
zinco nei siti di Crotone e Porto Vesme. In essa emergono le due
diverse valutazioni quella di Enirisorse e quella della Regione
Calabria. È importante ricordare come la commissione in tale
documento non proporrà una soluzione definitiva ma riterrà utile,
invece, prospettare un supplemento di verifica e valutazione da
affidare ad un soggetto esterno (società di ricerca e/o merchant
bank).
Intanto, giorno 28 si riuniscono presso la sala riunioni dello
stabilimento i dirigenti della Pertusola dr. Patrizi e dr. Micilotta,
le RSA Drago, Donnici, Proietto, Scida e le OO.SS. territoriali CGIL
(Mungari), CISL (Venneri), UIL (Tomaino), FIOM (Pignataro), FIM (Zurzolo)
e UILM (Proietto). L’argomento della discussione è la definizione
della richiesta di mobilità del 13 ottobre. Dall’incontro si
converrà di collocare 61 lavoratori in mobilità entro il 30
dicembre.
28 dicembre: qualcuno pensa di chiedere un’indagine sull’operato
di Giovanni Parillo
Nella stessa giornata del 28 alle ore 17.28 viene spedito un fax
dal segretario della CGIL di Crotone Franco Mungari all’on.
Giancarlo Sitra. Nel documento c’è scritto: “appreso che il
presidente di Enirisorse, Giovanni Parillo, indipendentemente dalle
valutazioni di merito sta svolgendo azioni di pressione sul CIPE
alfine di dirottare i finanziamenti destinati all’attività di
Crotone. Gli interroganti chiedono di sapere: 1) se il Governo non
ritenga necessario promuovere un’indagine conoscitiva sui fatti e
misfatti industriali compiuti dal suddetto personaggio (vedi anche
caso Enichem e successivi fallimenti delle società Carbon Valley e
Selenia); 2) se nel caso specifico dei finanziamenti della Pertusola,
per i quali Parillo sarebbe intervenuto allo scopo di influenzare
gli orientamenti del CIPE, non ritenga vi siano gli estremi di
corruzione verso gli organi di Governo; 3) se a fronte del suddetto
reato non consideri l’opportunità di procedere con tutti gli
adempimenti e con gli eventuali provvedimenti che il caso richiede.”
Tale documento diventerà giorno 3 gennaio 1995 una vera e propria
interrogazione con risposta in commissione al Ministro
dell’Industria da parte degli on.li Sitra, Carli, Innocenti, Bova,
Olivo, Oliverio, Dalla Chiesa, Soriero, Saraceni, Reale.
Intanto giorno 24 gennaio viene comunicato dalle tre confederazioni
nazionali CGIL, CISL, UIL alle segreterie regionali, provinciali e
alle federazioni nazionali di categoria che giorno 1 febbraio è
indetta una riunione unitaria su: negoziato con la Commissione
europea sul nuovo regime di aiuti alle imprese nelle aree depresse.
Attraverso il comunicato 27 gennaio, fatto dalle segreterie
regionali di CGIL, CISL, UIL si denota la necessità di convocare
quanto prima un’assemblea di tutti i quadri dirigenti delle tre
sigle sulla Pertusola Sud. Il sindacato ritiene Crotone realtà
fondamentale nella produzione del piombo-zinco in Italia.
Cresce nel mondo il fabbisogno e il prezzo dei metalli associati
allo zinco
Occorre a questo punto ricordare che proprio in questi giorni,
sia il Sole 24 (15/2) sia il Metal bulletin (2/2 e 6/2) pubblicano i
dati inerenti le quotazioni dei metalli associati allo zinco
(germanio e indio). Da tali proiezioni si può facilmente constatare
rispetto al 1993 un aumento sia del prezzo (la quotazione dell’indio
ha, infatti, raggiunto i 320 dollari per chilo, pari a 510 mila
lire, mentre in giugno del 1993 era intorno alle 170 mila lire; il
biossido di germanio si attesta sui 230 dollari al chilo, pari a 370
mila lire, con un incremento di circa 150 mila lire rispetto a
giugno 1993) sia del fabbisogno mondiale. Tutto ciò smentisce le
strategie di Enirisorse che avevano portato l’azienda a chiudere nel
giugno 1993 l’impianto Cubilot. Inoltre, ulteriori errori vengono
commessi dalla società nello stimare i consumi dello zinco. Infatti
i mercati mondiali fanno registrare una crescita del 2,4% nel 1993 e
del 3,5% nel 1994, superiore all’incremento del PIL (Prodotto
interno lordo). La strategia dell’ENI fa acqua anche perché si
basava sul consolidamento dell’importazione dai Paesi dell’Est, che,
invece, andò via via diminuendo. Infatti a fronte di 550 mila tn del
1993 nel 1994 l’offerta dai paesi dell’ex URSS si riduce a 350 mila
tn fino ad ottobre, per poi portarsi ad un livello di poco più di 30
mila tn al mese. Inoltre in ottobre e novembre 1994 si registrò un
deficit tra produzione e consumo, compresi i paesi dell’Est, di 12
mila tn al mese; malgrado tutto ciò gli indicatori internazionali
segnalarono che la produzione era scesa dell’1%, mentre i consumi
erano destinati a salire. Per quanto riguarda le quotazioni dello
zinco, nonostante le riduzioni registratasi nelle scorte, furono in
ribasso. Il metallo era, infatti, quotato a 950 dollari per tn
contro le 1200 del periodo precedente; l’Italia ricordiamo, si
avvantaggia di un premio che era dell’ordine di 100/150 dollari per
tn.
Il leader della CGIL Sergio Cofferati ribadisce il suo impegno
per la Pertusola
A Roma, martedì 14 febbraio, s’incontrano presso la CGIL Nazionale
il segretario generale della CGIL, Sergio Cofferati, il
segretariogenerale della FIOM, Claudio Sabatini e la segreteria
regionale e territoriale con Emilio Viafora, Franco Mungari e
Antonio Drago. In tale occasione la CGIL ribadisce la sua posizione
a difesa della fabbrica crotonese.
Giorno 2 marzo si tiene presso il Ministero dell’Industria del
Commercio e dell’Artigianato una riunione presieduta dal
sottosegretario prof. Zanetti, con la partecipazione dell’on.
Borghini per la Task Force della Presidenza del Consiglio, dei
rappresentanti delle Regioni Calabria (on. Franco Politano,
Assessore al’Industria) e Sardegna, dell’ENI, della Pertusola di
Crotone e delle OO.SS. nazionali, regionali e territoriali. In tale
incontro si conviene che “la commissione istituita a suo tempo,
presso la Presidenza del Consiglio, dia incarico a una merchant bank,
od altri istituti specializzati, di indicare le vie da percorrere
per una privatizzazione del settore garante della continuità
produttiva dei due siti: di Crotone e Porto Vesme. Il tutto deve
avvenire in tempi brevi (4 mesi) e nel contempo si conferma la
decisione del CIPE, per il rispetto dell’accordo di programma
sottoscritto dal Ministero del Bilancio e dall’ENI, con i relativi
investimenti previsti per Crotone e Porto Vesme.”
Il 7 marzo la giunta della Regione Calabria prende atto di quanto
stabilito nella riunione del 2, e nomina l’ing. Antonio Ferreri
quale consulente della Regione nell’apposita commissione costituita
presso la Task Force della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Marzo è anche il mese in cui si vota per le RSU. Risultano eletti:
Drago, Papa, Frazzetto, Carlo Cimino, Scida, Leto, Proietto,
Carbone, Luigi Corigliano, Stefanizzi, M. Donnici.
Il 27 ottobre a Roma si incontrano l’ENI e le Segreterie Nazionali
di FILCEA-CGIL, FLERICA-CISL, UILCER-UIL, per esaminare le
problematiche connesse alle eccedenze occupazionali delle Società
del gruppo che hanno presentato istanza al Ministero del Lavoro per
essere ammessi all’istituto della mobilità lunga, come previsto
dall’art.6 commi 25 e 26 del DL 2 ottobre 1995 n. 416. Per tal
motivo, dopo aver preso atto che il DM del 19 ottobre attribuisce al
gruppo ENI n. 885 unità in mobilità lunga, si conviene che per
quanto riguarda il settore ENIRISORSE le unità sono 198 da dividere
tra le seguenti società: Società Enirisorse sedi di Roma, Paterno
Dugnano, Marcianise, Porto Vesme, S. Gavino; Società GTS sede di
Nocera Inferiore; Società Nuova Solvine sede di Scarlino; Società
Pertusola Sud sede di Crotone.
Altro documento ricco d’importanza è il comunicato redatto dalle RSU
e dalle tre sigle sindacali di categoria. In esso è contenuta la
rivendicazione fatta dagli scriventi di ridurre i costi energetici
mediante l’utilizzo del gas metano estratto a Crotone; infatti, tale
gas può essere ceduto al prezzo cosiddetto “a bocca di pozzo” senza
alcun costo aggiuntivo per le società di estrazione e di vendita. A
tal proposito, ricordiamo che l’AGIP e SNAM rifiutarono sin
dall’inizio di cedere il metano allo stabilimento.
Dicembre ’95: si costituisce la ZINKRO srl
Intanto, il 14 dicembre i dipendenti della Pertusola
costituiscono a Crotone la società di capitale ZINKRO srl.
L’obiettivo è quello di partecipare, anche con ruolo economico, ad
un progetto di rilancio dello stabilimento. Il presidente della
società è Mario Donnici.
1996: la verifica
Il 1 febbraio si svolge presso la presidenza del Consiglio dei
Ministri un incontro di verifica sull’area di Crotone a cui hanno
partecipato il prefetto di Crotone, rappresentanti del Ministero del
Bilancio, del Ministero dei Trasporti, del Ministero del Lavoro, del
Ministero dell’Industria, del Comune di Crotone, della Provincia di
Crotone, della Regione Calabria, del Consorzio Nucleo Industriale,
dell’Aviazione Civile, dell’ENISUD, dell’Enichem e Enirisorse, di
Crotone Sviluppo, dell’Aeroporto S.Anna e delle organizzazioni
sindacali nazionali e locali.
In tale incontro si discute del processo di deindustrializzazione
ed, in particolare, vengono determinati i tempi (2 mesi) entro i
quali svincolare i finanziamenti pubblici e nazionali necessari per
la nascita della Stoppani.Vengono previsti, inoltre, interventi
sull’aeroporto (riapertura entro l’estate) e per il porto (stabilità
banchina industriale). Per quanto riguarda la Pertusola (nel
documento viene menzionata al punto 3 con il termine “ex-Pertusola”),
si prende atto che è stato completato e che verrà presto consegnata
l’indagine di prima fase da parte del consulente della commissione
istituita presso il Comitato di coordinamento delle iniziative per
l’occupazione. Tale rapporto di studio, ricordiamo, risponde ai
quesiti posti circa la privatizzazione del mantenimento dei siti
Porto Vesme e Crotone. Per quanto riguarda l’espletamento della gara
internazionale per la privatizzazione dello zinco, viene demandata
la competenza al Ministero dell’Industria. Inoltre, i soggetti
interessati hanno richiesto un incontro entro il mese di febbraio
con Enirisorse. Infine nel documento il sindacato sottolinea
l’esigenza che nella fase transitoria siano attuati miglioramenti ed
investimenti nel ciclo produttivo, anche con riferimento ad alcuni
prodotti intermedi come le “ferriti di zinco”.
Marzo: si parla di nuovo dell’asta pubblica internazionale
Intanto, un altro incontro, datato 4 marzo, presieduto dall’on.
Borghini si tiene presso la sede del Comitato per il coordinamento
delle iniziative per l’occupazione con i rappresentanti di
Enirisorse, della società Pertusola, del Ministero dell’Industria e
delle OO.SS. (organizzazioni sindacali).
I punti sui quali si conviene, dopo un’ampia discussione, sono i
seguenti: “1) la prossima settimana presso il Ministero
dell’Industria ci sarà un incontro con Enirisorse per stabilire le
condizioni (tempi e modi) della privatizzazione del settore mediante
un bando di gara che preveda la salvaguardia dei due siti produttivi
di Crotone e Porto Vesme; nella stessa sede saranno convocate le
OO.SS. in merito a tale bando; 2) l’Enirisorse si impegna a mettere
in opera gli interventi necessari alla sicurezza ambientale;
Enirisorse si impegna a far svolgere, a proprio carico, e dopo che
sia stata avviata la procedura di privatizzazione, gli studi di
fattibilità sul futuro produttivo dello stabilimento; lo studio
terrà conto con priorità della “sala cella elettrolitica.”
Successivamente, la riunione fu oggetto di dure critiche da parte
degli esponenti (assessore regionale all’industria Roberto Caruso e
il dirigente del settore Pecoraro) della Regione Calabria, ente
escluso dall’incontro, i quali la considerarono una sorta di
regresso rispetto alle posizioni precedenti sostenute dal sindacato
locale e condivise dal governo regionale.
Errore della RAI, i sindacati fanno un esposto presso la
magistratura
Il 16 aprile viene diffuso da parte della Segreteria Nazionale e
Regionale CGIL un comunicato stampa, nel quale si rassicuravano i
lavoratori su un allarmante episodio avvenuto il giorno 15 aprile
presso lo stabilimento Pertusola Sud e veniva, inoltre, avviato un
esposto giorno 17 aprile presso la Procura della Repubblica. Cosa
era accaduto? Riportiamo il fatto: “il capo struttura regionale RAI,
proprio in tale giorno, stava preparando, nell’ambito dello
stabilimento, un collegamento diretto dalla città di Crotone per la
trasmissione televisione “L’Italia in diretta”. In particolare, il
giornalista aveva comunicato ai lavoratori che, nel corso della
trasmissione, avrebbe dato notizia del sequestro dello stabilimento
disposto dalla magistratura di Crotone. Soltanto di fronte allo
sconcerto degli operai, il giornalista provvedeva alla verifica
della fondatezza della notizia, che non veniva confermata dalle
fonti diverse e più autorevoli consultate e che quindi risultava
essere falsa e tendenziosa. La diffusione di tale informazione era,
intanto, già avvenuta creando un fortissimo allarme fra i
lavoratori, le loro famiglie, nonché le organizzazioni sindacali.
Tutto ciò descrive chiaramente quanto fosse tesa la situazione. Il
23 aprile CGIL, CISL, UIL territoriali chiedono un incontro alla
regione guidata da Giuseppe Nisticò. Il motivo era la necessità di
vigilanza e informazione connessa alle operazioni di asta pubblica
internazionale. Un giorno dopo presso o stabilimento della Pertusola
si incontravano le OO.SS. , le RSU, il vertice aziendale di
Enirisorse e Pertusola Sud , dott. Giovanni Parillo, In tale
occasione il dott. Parillo comunicò l’avvio dello studio di
fattibilità sull’impianto elettrolisi e di interventi manutentivi
conservativi immediati del trattamento residui, con contestuale
studio degli adeguamenti necessari per un suo eventuale avvio.
Adesso qualche dato sulla produzione e vendita dello stabilimento
Per quanto riguarda la produzione dal 1990 al 1996 apprendiamo dai
registri che si producevano le seguenti quantità di materiali: 1990
- zinco 97.732 tn.; cadmio 411 tn.; acido solforico 155.000; indio
11 tn.; germanio 9tn.; metalline crude 9.178 tn.; solfato di piombo
6.149 tn.; 1991 - zinco 102.882 tn.; cadmio 352 tn.; acido solforico
148.815; indio 11 tn.; germanio 1 tn.; metalline crude 13.580 tn.;
solfato di piombo 8.126 tn.; 1992 - zinco 98.571 tn.; cadmio 366 tn.;
acido solforico 144.083; indio 18,5 tn.; germanio 8,5 tn.; metalline
crude 11.500 tn.; solfato di piombo 7.584 tn.;1993 - zinco 100.350
tn.; cadmio 287 tn.; acido solforico 145.050; indio 14,5 tn.;
germanio 6,5 tn.; metalline crude 5.525 tn.; solfato di piombo 3.757
tn.; 1994 - zinco 107.753 tn.; cadmio 198 tn.; acido solforico
148.316; indio 0 tn.; germanio 3,5 tn.; metalline crude 0 tn.;
solfato di piombo 0 tn.; 1995 - zinco 108.123 tn.; cadmio 165 tn.;
acido solforico 148.316; indio 0 tn.; germanio 3,5 tn.; metalline
crude 0 tn.; solfato di piombo 0 tn.; 1996 - zinco 99.261 tn.;
cadmio 122 tn.; acido solforico 152.297; indio 0 tn.; germanio 0 tn.;
metalline crude 0 tn.; solfato di piombo 0 tn.;
Invece, il dato sull’attività di vendita era il seguente: 1990 –
zinco 93.157 tn.; cadmio 233 tn.; acido solforico 70.096; indio 9,5
tn.; germanio 8 tn.; metalline crude 9.164 tn.; solfato di piombo
5.866 tn.; 1991 - zinco 96.775 tn.; cadmio 288 tn.; acido solforico
96.708; indio 18,5 tn.; germanio 8,5 tn.; metalline crude 11.500 tn.;
solfato di piombo 7.584 tn.; 1992 - zinco 104.508 tn.; cadmio 244 tn.;
acido solforico 89.186 tn.; indio 20 tn.; germanio 8 tn.; metalline
crude 15.337 tn.; solfato di piombo 0 tn.; 1993 - zinco 101.763 tn.;
cadmio 388 tn.; acido solforico 95.168 tn.; indio 17,5 tn.; germanio
9 tn.; metalline crude 8.134 tn.; solfato di piombo 0 tn.; 1994 -
zinco 110.746 tn.; cadmio 266 tn.; acido solforico 133.892 tn.;
indio 6 tn.; germanio 5 tn.; metalline crude 1.464 tn.; solfato di
piombo 0 tn.; 1995 – zinco 106.267 tn.; cadmio 111 tn.; acido
solforico 115.883 tn.; indio 0 tn.; germanio 0 tn.; metalline crude
0 tn.; solfato di piombo 0 tn.; 1996 - zinco 102.113 tn.; cadmio 46
tn.; acido solforico 182.558 tn.; indio 0 tn.; germanio 0 tn.;
metalline crude 0 tn.; solfato di piombo 0 tn.;
Ulteriore dato di una certa importanza è quello sui vettori
utilizzati dalla Pertusola per trasportare il prodotto: 1990 – zinco
(via mare estero) 29.646 tn.; zinco (via rotaia Italia) 0 tn.; zinco
(via strada Italia) 63.511 tn.; acido solforico (via mare estero)
40.450 tn.; acido solforico (via mare Italia) 29.646 tn.; acido
solforico (via strada estero) 0 tn.; cadmio (via strada Italia) 130
tn.; cadmio (via strada estero) 103 tn.; germanio (via strada
estero) 8 tn.; indio (via strada estero) 9,5 tn.; metalline crude
(via mare estero) 9.164 tn.; solfato di piombo (via mare estero)
5.866 tn.; 1991 – zinco (via mare estero) 28.726 tn.; zinco (via
rotaia Italia) 49 tn.; zinco (via strada Italia) 68.000 tn.; acido
solforico (via mare estero) 59.762 tn.; acido solforico (via mare
Italia) 36.946 tn.; acido solforico (via strada estero/Italia) 0 tn.;
cadmio (via strada Italia) 158 tn.; cadmio (via strada estero) 130
tn.; germanio (via strada estero) 8,5 tn.; indio (via strada estero)
18,5 tn.; metalline crude (via mare estero) 11.500 tn.; solfato di
piombo (via mare estero) 7.584 tn.; 1992 – zinco (via mare estero)
35.854 tn.; zinco (via rotaia Italia) 0 tn.; zinco (via strada
Italia) 68.654 tn.; acido solforico (via mare estero) 58.438 tn.;
acido solforico (via mare Italia) 30.748 tn.; acido solforico (via
strada estero) 0 tn.; cadmio (via strada Italia) 85 tn.; cadmio (via
strada estero) 159 tn.; germanio (via strada estero) 8 tn.; indio
(via strada estero) 20 tn.; metalline crude (via mare estero) 15.337
tn.; solfato di piombo (via mare estero) 0 tn.; 1993 – zinco (via
mare estero) 27.920 tn.; zinco (via rotaia Italia) 0 tn.; zinco (via
strada Italia) 73.843 tn.; acido solforico (via mare estero) 74.668
tn.; acido solforico (via mare Italia) 20.500 tn.; acido solforico
(via strada estero) 0 tn.; cadmio (via strada Italia) 27 tn.; cadmio
(via strada estero) 361 tn.; germanio (via strada estero) 9 tn.;
indio (via strada estero) 17,5 tn.; metalline crude (via mare
estero) 8.134 tn.; solfato di piombo (via mare estero) 0 tn.; 1994 –
zinco (via mare estero) 8.009 tn.; zinco (via rotaia Italia) 0 tn.;
zinco (via strada Italia) 102.737 tn.; acido solforico (via mare
estero) 51.334 tn.; acido solforico (via mare Italia) 37.211 tn.;
acido solforico (via strada estero) 45.347 tn.; cadmio (via strada
Italia) 7 tn.; cadmio (via strada estero) 261 tn.; germanio (via
strada estero) 5 tn.; indio (via strada estero) 6 tn.; metalline
crude (via mare estero) 0 tn.; solfato di piombo (via mare estero)
1.464 tn.; 1995 – zinco (via mare estero) 4.087 tn.; zinco (via
rotaia Italia) 0 tn.; zinco (via strada Italia) 102.180 tn.; acido
solforico (via mare estero) 0 tn.; acido solforico (via mare Italia)
47.988 tn.; acido solforico (via strada estero) 67.895 tn.; cadmio
(via strada Italia) 5 tn.; cadmio (via strada estero) 106 tn.;
germanio (via strada estero) 0 tn.; indio (via strada estero) 0 tn.;
metalline crude (via mare estero) 0 tn.; solfato di piombo (via mare
estero) 0 tn.; 1996 – zinco (via mare estero) 12.605 tn.; zinco (via
rotaia Italia) 0 tn.; zinco (via strada Italia) 89.508 tn.; acido
solforico (via mare estero) 17.904 tn.; acido solforico (via mare
Italia) 69.625 tn.; acido solforico (via strada estero) 75.030 tn.;
cadmio (via strada Italia) 5 tn.; cadmio (via strada estero) 41 tn.;
germanio (via strada estero) 0 tn.; indio (via strada estero) 0 tn.;
metalline crude (via mare estero) 0 tn.; solfato di piombo (via mare
estero) 0 tn.;
Il 18 aprile del 1996 è una data importante e significativa nel
calendario della vertenza Pertusola. Infatti, questo giorno
rappresenta l’inizio della procedura di vendita, a mezzo asta
internazionale, dello stabilimento di Crotone e Porto Vesme. Prima
d’iniziare a parlare delle fasi che contraddistinsero codesto
percorso, mi preme fare alcune considerazioni. La prima è di natura
prettamente politica: voglio, infatti, ricordare come in tanti erano
convinti che attraverso la fase di privatizzazione, si sarebbe
arrivati alla soluzione del problema. Invece, come si vedrà in
seguito, si giunse solamente ad una dismissione definitiva dello
stabilimento. La seconda, invece, riguarda l’aspetto finanziario:
credere che, attraverso la massa operaia, si potesse riuscire a
forzare alcuni meccanismi speculativi insiti nei mercati finanziari,
fu e rimase un’utopia di pochi.
Ritorniamo adesso alla nostra data. È, come abbiamo già accennato,
proprio in questo momento che l’ENIRISORSE spa, società caposettore
del gruppo ENI, emette un invito a presentare offerte per
l’acquisto, entro le ore 12.00 del 20 maggio 1996, da parte di un
unico soggetto, del 100% delle azioni rappresentative del capitale
della Pertusola Sud presso la Bain, Cuneo e Associati. In tale
documento si evidenzia che “il Governo Italiano ha previsto
l’utilizzo di contributi sino a 158 miliardi di lire non
rivalutabili, anche mediante un contratto di Programma da stipulare,
ricorrendo le condizioni, con il Ministero del Bilancio e della
Programmazione Economica a valere sulla legge 19 dicembre 1992
n.488.” In risposta alle comunicazioni arrivarono 12 manifestazioni
di interesse, delle quali due da operatori italiani, due da consorzi
ed otto da operatori stranieri. A costoro viene inviato un documento
informativo sintetico, unitamente all’accordo di riservatezza sulle
informazioni, la cui sottoscrizione da parte dell’eventuale
offerente era necessaria per essere ammessi alla continuazione della
procedura. Durante il mese di giugno 8 operatori, a valle della
firma dell’accordo di riservatezza, ricevono il memorandum
informativo completo, sulla cui base sono stati richiesti di
formulare un’offerta non vincolante entro la fine del mese di
luglio.
A settembre i due soli operatori che hanno confermato il loro
interesse hanno svolto la fase della procedura che prevedeva la
visita agli impianti e l’accesso, presso la sede Enirisorse di Roma,
ad un data room contenente tutte le informazioni ulteriori
necessarie ai possibili compratori.
A tal proposito, ricordiamo che la data entro cui bisognava fare la
presentazione dell’offerta vincolante era il 15 ottobre.
Intanto, in data 8 ottobre, la società Osmium Holding SpA fa
pervenire un’offerta vincolante. Il rapporto della Bain riferisce
come, malgrado il prolungamento della procedura sino al 30 di
ottobre, non siano pervenute altre offerte. Pertanto, durante i mesi
di novembre e dicembre, si tengono presso la sede di Enirisorse
alcuni incontri per giungere a maggiori chiarimenti in merito ai
contenuti dell’offerta e del piano industriale presentato
contestualmente. Tali incontri si sono concretizzati nella
concessione ad Osmium di un diritto di esclusività alla negoziazione
della cessione.
Nel frattempo, mentre la società Osmium effettua presso lo
stabilimento le verifiche tecniche, l’Enirisorse richiede alla
società le garanzie sia di carattere finanziario che collegate alla
realizzazione del piano industriale. In relazione a ciò, i dati
riguardanti la conoscenza della società Osmium sono forniti dalla
Bain Cuneo, che così la descrive in un rapporto del 14 febbraio
1997: “È stata costituita da un gruppo di imprenditori e manager
conosciuti nel settore e provenienti da società minerarie
internazionali di primaria importanza, con sede legale a Lussemburgo
e direzione operativa a Londra. I suoi azionisti attuali sono
costituiti sia da imprenditori privati europei sia da fondi di
investimento interessati al settore minerario e metallurgico. Nel
corso del 1997 la società ha pianificato la propria quotazione
presso una o più borse europee, prevedendo di raccogliere ulteriore
capitale per un ammontare stimato di 80-100 milioni di dollari.
Osmium si avvale per la realizzazione del proprio piano finanziario
della banca SBC Warburg, la più attiva nel settore minerario e
metallurgico. SBC Warburg è azionista di Osmium.”
Interessanti risultano essere gli elementi fondamentali che
caratterizzano il piano industriale della società. Tra questi
abbiamo: 1) mantenimento dell’attività metallurgica da destinarsi
alla produzione di nickel, rame e metalli preziosi; 2) utilizzo di
tecnologie collaudate, a basso rischio e a basso impatto ambientale;
3) previsioni effettuate sulla produzione che sfioravano le 25,000
tons di nickel, rame e metalli preziosi (platino, argento, oro ed
altri metalli associati al platino) con lo stabilimento a regime; 4)
l’alimentazione della produzione attraverso la disponibilità di una
quantità di concentrati di provenienza russa. Per quanto concerne
gli investimenti previsti ammontavano ad oltre 300 miliardi di lire.
Ultimi due punti del piano erano l’occupazione e l’ambiente. In
merito all’occupazione, il piano garantiva l’impiego di circa 450
addetti. Inoltre, prevedeva un periodo transitorio intercorrente fra
la cessazione della produzione di zinco e l’avvio della produzione
di nickel, necessario per le opere di riconversione. Durante questo
periodo si profilava: il mantenimento dei livelli occupazionali e la
massimizzazione dell’utilizzo del personale di Pertusola
nell’attività di riconversione; la riqualificazione e
l’addestramento del personale all’utilizzo delle nuove tecnologie.
Infine gli impegni sull’occupazione venivano garantiti all’interno
del Contratto di Programma.
In conclusione, abbiamo i provvedimenti stipulati sulle
problematiche ambientali. A tal proposito, troviamo: “le scorie di
ogni tipo attualmente stoccate all’interno del sito saranno rimosse
da Enirisorse e destinate al riciclo, altrimenti avviate a
discarica; le scorie generate dalla nuova produzione di nickel sono
previste essere inerti dagli studi tecnici e dalle analisi
effettuate su campioni. È previsto il riutilizzo di queste scorie
nel settore della pavimentazione stradale, o altrimenti la
collocazione in discarica. È in corso uno studio per lo smaltimento
complessivo delle scorie; non sono previsti effluenti liquidi
inquinanti o altra sorta di residui tossici.”
L’8 aprile, l’amministratore delegato ENI, Franco Bernabè, risponde
alle preoccupazioni, giunte giorno 11 marzo a mezzo lettera, sulle
operazioni di vendita del presidente della Commissione Industria del
Senato Leonardo Caponi e del presidente Commissione Attività
produttive commercio e turismo Nerio Nesi. In essa c’è scritto:
“Tale procedura, in linea con le indicazioni della Commissione
zinco, incaricata, nell’ambito della Task Force Borghini, di
verificare le condizioni di sopravvivenza e le possibilità di
privatizzazione degli stabilimenti di Crotone e Porto Vesme, si
svolge in conformità con i criteri di trasparenza applicati a tutte
le dismissioni del gruppo. L’offerta vincolante presentata all’Enirisorse
è tuttora in fase di approfondimento.”
Intanto il 14 aprile giunge la notizia che la commissione europea ha
chiuso positivamente la procedura di infrazione aperta nel febbraio
’96, contro gli aiuti di stato versati a Enirisorse per un importo
di 1.800 miliardi.
Giorno 8 maggio, appare sul Sole 24 Ore un articolo di Massimo
Cavalli, che porta ad una reazione delle OO.SS. territoriali e delle
RSU e costringe ENIRISORSE, nello stesso giorno, a rispondere per
mezzo di un comunicato. Nello stesso c’era scritto: “L’articolo in
questione riprende, in gran parte, notizie già conosciute relative
alle dismissioni ENIRISORSE e apparse su diversi quotidiani nei
giorni scorsi; 2) non esistono fatti nuovi riguardanti la trattativa
in corso con la Osmium; 3) si conferma, come già comunicatovi nella
riunione tenuta a Crotone il 14 febbraio 1997, che la validità di un
eventuale accordo con la Osmium, sarà subordinata all’assenso delle
OO.SS.; si ribadisce che la cessione di Portovesme non è in alcun
modo influenzata dai piani di privatizzazione previsti per la
Pertusola Sud di Crotone”.
Che cosa c’era scritto nell’articolo? In realtà il giornalista parla
della possibilità che la siberiana Norilsk possa essere tra gli
artefici del salvataggio dei 450 posti di lavoro di Pertusola Sud e
delle dismissioni aziendali dell’Enirisorse. Il collegamento fatto
dall’articolo era chiaro e già trapelava nel rapporto della Bain
Cuneo: la Osmium aveva avviato una joint venture con i russi, la
Normet-Osmium, che era da tempo alla ricerca di un sito in Europa
Occidentale dove trasferire per la raffinazione le enormi
disponibilità delle miniere siberiane. Per tal motivo si faceva
riferimento alla Norilsk Nickel, azienda controllata per il 55%
dalla banca di mosca Uneximbank ed in via di ristrutturazine,
produttrice del 20% del nickel mondiale. Inoltre, l’articolo faceva
riferimento alla dismissione della Nuova Solvine di Grosseto ed ad
un possibile acquisto degli impianti da parte della Solmar, società
legata ai dirigenti del gruppo Osmium.
Intanto, mentre si discute dell’affare Osmium, il 9 maggio del 1997,
in un articolo del Sole 24 Ore, si scrive sul sorprendente trend in
crescita della quotazione dello zinco.
È, infatti, questo il periodo in cui il prezzo del metallo, presso
la London Metal Exchange (Lme), sale a 1.305,5 dollari per
tonnellata, il 3,4% in più rispetto alla giornata precedente, ed il
26% rispetto all’inizio dell’anno. Il perché del fenomeno veniva
chiaramente descritto attraverso le stime dell’International lead
and zinc study group (Ilzsg) e le analisi dei broker della Billiton.
In sintesi il concetto poteva essere così descritto: la carenza di
disponibilità e il crescente interesse verso il settore da parte dei
fondi di investimento avevano spinto verso l’alto le quotazioni.
Le alte richieste del metallo nel mondo occidentale, nel ’96,
superarono di circa 200 mila tonnellate l’offerta, e il progressivo
calo delle scorte, che, a livello complessivo, erano scese attorno a
otto settimane di consumo (contro le 14 del 1994), avevano fatto
diminuire, così, fino ad un valore di 430.250 tonnellate (550
tonnellate in meno nei confronti del giorno precedente e oltre 76
mila in meno rispetto all’inizio dell’anno), gli stock di metallo
nei magazzini autorizzati Lme.
Tutto ciò faceva, naturalmente, gola ai gestori dei fondi di
investimento e agli speculatori, che, prevedendo un aggravio della
carenza, avevano iniziato a investire massicciamente nel settore.
Certamente, tale situazione è ad ulteriore conferma del ruolo
passivo giocato dalla classe manageriale e istituzionale nella
gestione strategica della politica industriale italiana.
Luglio ’97: addio affare Osmium
Giungiamo adesso al mese di luglio: periodo che è una vera e propria
doccia fredda per il prosieguo della vertenza Pertusola. Arriva,
infatti, in questo mese la comunicazione del ritiro dalla trattativa
della Osmium.
A questo punto ci viene spontaneo chiederci che cosa aveva condotto
tale società a mollare tutto. La risposta ci viene fornita da due
lettere. La prima, datata 2 luglio, è scritta dalla Norilsk Nickel
alla Osmium Holding, in cui si comunica la rinuncia della società
russa a proseguire nel progetto finanziario. In essa, infatti,
troviamo scritto: “Purtroppo oggi non siamo nella posizione di
firmare un Accordo che ci impegni a vendere Pyrrotene Concentrate
che si trova nel deposito 1 e deposito 2, e dare un diritto di
prelazione per il deposito 3. Siamo in un processo di revisione
della nostra strategia industriale e stiamo procedendo
all’accertamento del costo reale della nostra struttura. Abbiamo
bisogno di portare a termine questo compito prima di poterci
assicurare che non siamo vendendo oggetti che potrebbero essere
lavorati in Norilsk in condizioni più vantaggiose.” La seconda
lettera, datata 11 luglio, è la comunicazione di rinuncia fatta
dalla Osmium Holding a Enirisorse. Particolare significato assume la
seguente parte: “Dobbiamo informarvi che Norilsk Nickel ha deciso di
non partecipare attualmente con Osmium al progetto di conversione di
Pertusola. Il Consiglio di Amministrazione di RAO Norlisk Nickel si
è riunito ed abbiamo ricevuto la lettera allegata nella quale ci
informano di non poter sottoscrivere l’Accordo necessario con noi, a
causa del loro nuovo bisogno di rivedere il loro sistema ed ancora i
costi con il nuovo gruppo di persone che sono state introdotte
nell’azienda circa dieci settimane fa. Dobbiamo sottolineare che,
negli ultimi 18 mesi, abbiamo avuto particolari difficoltà nel
portare avanti il negoziato a causa dei continui cambiamenti delle
controparti nel RAO Norilsk Nickel e l’arrivo della Uneximbank come
azionista maggioritario che ha sostenuto il progetto. Tuttavia, i
limiti di tempo che hanno condizionato tutte le parti, hanno portato
al rifiuto di Norilsk del progetto nella sua forma attuale. Non è
necessario dire che in questa situazione è impossibile per Osmium
prendere alcun impegno sull’acquisto di Pertusola, nell’ambito del
tempo atteso.”
Saltata la trattativa con il gruppo Osmium, si riapre l’asta e si
cercano nuove società interessate allo stabilimento.
1998: il grande tifo è per i finlandesi del Outokumpu
Giorno 8 aprile del ‘98 si svolge, presso il Ministero
dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato, una riunione a cui
partecipano: Enirisorse, Pertusola Sud, nelle persone dei
liquidatori, OO.SS. Nazionali, Regionali, Territoriali, le RSU
aziendali e la Task Force, a presiederla è il dr. Umberto Minopoli.
La seduta porta le parti a convergere su alcuni punti qui di seguito
riportati: “1) Enirisorse SpA si impegna a terminare entro fine
aprile ’98/primi maggio ’98 le valutazioni delle offerte dei
potenziali acquisitori, rivolte all’assegnazione della esclusiva ad
uno di essi. Enirisorse e le OO.SS. RSU si incontreranno prima
dell’assegnazione di detta esclusiva per un’informativa di massima
sul piano industriale; 2) Enirisorse conferma che lo stabilimento di
Crotone continuerà a rimanere in marcia superando anche il problema
dei ferriti; 3) il Governo assicura il proprio impegno nei confronti
dell’UE ed a superare, congiuntamente alla Regione, Provincia,
Comune, tutti i problemi inerenti le infrastrutture necessarie a
supportare i nuovi impianti; 4) il Governo conferma il proprio
impegno in merito all’attivazione dell’accordo di programma, per
attuare la privatizzazione dello stabilimento di Crotone.”
Successivamente, spuntano sugli scenari della vertenza due nuovi
potenziali acquirenti: Outokumpu e Colombo. Inizia a Crotone il
dibattito tra le associazioni e le istituzioni su quale dei due
gruppi preferire nella privatizzazione. Nei primi giorni di ottobre,
si tiene proprio su tale tema, presso la sede della Camera di
Commercio, una riunione a cui partecipano: i rappresentanti di
Assindustria, dell’Api, della Confartigianato, della Lega delle
Cooperative, della Confcommercio e del CNA. Il coro è unanime:
avanti con la soluzione finlandese. Il perché di tanto entusiasmo
risiedeva anche nel fatto che il coinvolgimento della multinazionale
finlandese era anche il frutto dell’impegno di un gruppo di
imprenditori “nostrani”, noto con la sigla della “Fin.Per”. Nel
comunicato, infatti, c’era scritto: “L’auspicio è che il governo,
nel rimodulare il contratto di programma, e la stessa Enirisorse
operino le loro scelte valutando prioritariamente gli interessi del
territorio, dei lavoratori e di una imprenditoria locale sempre più
attiva e protagonista del proprio destino.” Ma più che formulare un
semplice augurio le organizzazioni avevano espresso un giudizio
anche sui contenuti della proposta formulata dalla finlandese
Outokumpu: “Il progetto prevede a regime, l’impiego di 500 unità
lavorative ed investimenti per 700 miliardi, solo in minima parte
derivanti da fonti pubblici. Inoltre, ben si inserisce nell’ambito
del processo di sviluppo locale in atto nel territorio. A questo
punto, occorre ricordare che sulla vicenda i sindacati non
espressero nessuna preferenza.
Giorno 24 ottobre si svolge, presso il Ministero dell’Industria, del
Commercio e dell’Artigianato, una riunione a cui partecipano:
Enirisorse, Pertusola Sud, nelle persone dei liquidatori, OO.SS.
Nazionali, Regionali, Territoriali, le RSU aziendali a presiederla
è, nuovamente, il dr. Umberto Minopoli. Dal confronto emerge che:
“1) esistono due potenziali acquirenti con due progetti industriali
che sono in corso di reciproco approfondimento tecnico/economico,
che si concluderà entro il 20/11/1998; 2) Nel frattempo il Ministero
dell’Industria organizzerà alcune riunioni tecniche con le
Amministrazioni interessate e le istituzioni locali, per rivisitare
il contratto di programma; viene fissata per il 24/11/1998 ore 16 la
data di incontro presso il Ministero dell’Industria con tutte le
parti interessate alla definizione della privatizzazione dello
stabilimento di Crotone”.
Novembre ’98: arriva un’ansa targata Bruxelles ed è subito
agitazione
Intanto, un’ansa del 21 novembre mette in grave agitazione tutti gli
attori coinvolti nella vertenza; si apprende che la Commissione
europea avrebbe dichiarato illegale un’iniezione di capitale pari a
133 miliardi di lire, effettuata nel 1997 dall’ENI, a favore della
sub-holding Enirisorse. Pertanto, si obbligava lo Stato italiano
(titolare, all’epoca della ricapitalizzazione contestata, di quasi
il 100% dell’ENI) a recuperare gli aiuti da Enirisorse.
Il fatto contestato dalla Commissione europa
Nell’aprile 1997, la Commissione aveva dato via libera a
ricapitalizzazioni per complessivi 1.819 miliardi, effettuate
dall’ENI nel 1992-1996, a favore dell’Enirisorse. Fra le condizioni
fissate da Bruxelles per dare luce verde, figuravano la
privatizzazione della società e degli impianti produttivi, seguite
dalla liquidazione di Enirisorse entro la fine 1998. Ma nel corso
del 1997, l’ENI ha conferito nuovo capitale per 133 miliardi ad
Enirisorse: 34 miliardi per la Pertusola Sud e 99 miliardi per la
liquidazione della sub-holding. Tali somme sono considerate veri e
propri aiuti di Stato. Apportando questi capitali ad Enirisorse,
l’ENI non ha agito come un vero e proprio investitore privato, che
avrebbe liquidato Enirisorse limitando al massimo i costi di
liquidazione ed intervenendo eventualmente, solo, laddove un suo
preciso obbligo giuridico glielo avesse imposto.
Febbraio ’99: si ferma la produzione della Pertusola
Il 9 dicembre, nel corso di un incontro presso il Ministero
dell’Industria, l’Enrisorse ha comunicato la sussistenza delle
condizioni, per aprire una trattativa esclusiva, condivisa dal
ministero, con uno dei due operatori che hanno presentato offerte
per il rilancio di Pertusola ed indicato con B. L’11 febbraio,
intanto, cessa la produzione della Pertusola. Inoltre, nella stessa
data si svolge presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri una
riunione tra Governo e parti interessate. In questo incontro si
sottoscrive l’accordo in base al quale il Governo si impegna a
garantire i finanziamenti previsti dal progetto COGEFIN presentato
all’Enirisorse ed acquisito dal Governo, utilizzando a tal fine gli
strumenti della programmazione negoziata entro il 30 aprile 1999. Se
febbraio è sia il mese del fermo produzione sia quello in cui prende
forma il progetto industriale della società COGEFIN, luglio è il
tempo in cui si cominciano a delineare le sorti della Pertusola. È,
infatti, proprio in questo periodo che s’inaspriscono i rapporti tra
ENI e sindacati e sui tavoli romani compare il fantasma della cassa
integrazione.
Luglio ’99: aleggia il fantasma della cassa integrazione ed è
subito tensione tra Enirisorse e sindacato
Il 21 luglio, difatti, si tiene presso il Ministero
dell’Industria una riunione tra rappresentanti del Governo,
Enirisorse e OO.SS.. In tale incontro si discute del progetto
industriale della Cogefin, dei finanziamenti aggiuntivi (120
miliardi di lire) e delle problematiche connesse alla cassa
integrazione. Per quanto riguarda il reperimento dei finanziamenti,
i rappresentanti del Governo pensano al secondo protocollo
aggiuntivo sul contatto d’area e alla legge finanziaria, mentre
sulla cassa integrazione si apre un duro braccio di ferro tra
sindacati e Enirisorse.
Frattanto, il 26 agosto, presso la sede dell’Assindustria di
Crotone, si incontrano le segreterie provinciali di CGIL, CISL e
UIL, la RSU, il procuratore delegato dal liquidatore di Pertusola
Sud e il direttore e il responsabile del personale dello
stabilimento. Durante il colloquio, si stabilisce un incontro per il
mese di dicembre nel quale si esaminerà la procedura di mobilità
lunga per ulteriori 40 unità lavorative.
Nel mese di settembre, in una riunione tenutasi presso la sala della
società Pertusola Sud tra la direzione aziendale, le segreterie
provinciali di CGIL, CISL,UIL e le RSU, si esprime parere favorevole
affinché 40 unità vengano avviate in mobilità lunga a partire dal
mese di ottobre.
Il 18 novembre, mentre cresce nello stabilimento lo stato di
agitazione sindacale per l’avvicinarsi della scadenza dell’esclusiva
tra ENI e COGEFIN e delle tante incertezze ad essa ancorata, le tre
sigle confederali nazionali (per la CGIL Walter Cerfeda, per la CISL
Giovanni Guerisoli, per la UIL Luigi Angeletti) chiedono, attraverso
un comunicato, un incontro all’on. Marco Minniti, sottosegretario
Presidenza del Consiglio dei Ministri, all’on. Pierluigi Bersani,
Ministro dell’Industria, e all’on. Giuliano Amato, Ministro del
Bilancio.
2000 si discute di bonifica del sito e di ristrutturazione
Giungiamo così all’anno 2000 ed in particolare al 23 febbraio.
In tale giorno si riuniscono, presso l’Ufficio del Commissario
Delegato per l’emergenza nel settore dello smaltimento rifiuti nella
regione Calabria, i seguenti soggetti: on. Italo Reale, sub
commissario, dott. Saverio De Santis, assessore regionale
all’industria, dott. Carmine Malarico, presidente della Provincia di
Crotone, dott. Giuliano Lalli, prefetto di Crotone, dott. Pala ed
ing. Calogero, liquidatore Pertusola, dott. Macasso, Merloni
Progetti, ing. De Sandre, COGEFIN, ing. Raccosta, consulente
Pertusola. Naturalmente, si discute dei tempi e dei piani legati
alla bonifica dell’area industriale. A questo punto, occorre fare
qualche considerazioni sul nostro sito: la dimensione complessiva,
da quanto si apprende dai documenti, è pari a circa 50 ha ed è
suddivisa in due settori: a) settore sud occupato da impianti
(fermati nel 1999) e servizi; b) settore nord occupato da lagunaggi
e stoccaggi rifiuti. Per quanto riguarda l’inquinamento, invece, è
costituito da metalli pesanti.
Fatte queste precisazioni, ritorniamo al nostro incontro. Di
particolare interesse risultano essere le posizioni dell’ing.
Calogero e del on. Reale. Per quanto riguarda il primo, dal verbale,
risulta che “dopo aver riassunto lo stato dell’arte in ordine
all’attività delle procedure di liquidazione, anticipa che sta
provvedendo ad un’autodenuncia ai sensi dell’art. 9 del D.M. 471/99
contenente le informazioni raccolte dall’analisi dello Stato di
inquinamento del sito effettuata dall’ADL (società incaricata dello
studio) e le proposte sia del piano di caratterizzazione che di un
progetto di massima per la messa in sicurezza del sito. Comunica,
inoltre, che entro la fine del mese di agosto sarà pronto il piano
esecutivo della messa in sicurezza e, acquisito il piano degli
investimenti della società subentrante, l’analisi del rischio di
compatibilità tra detta messa in sicurezza e lo stesso programma di
investimenti. Accoglie anche i suggerimenti dell’on. Reale di
anticipare la predisposizione dello studio VIA in modo da accelerare
i tempi”.
Per il secondo, invece, si trova scritto che “l’on Reale dando atto
che l’effettuazione dell’intervento di bonifica ex D.M. 471/99 e
l’attività sospesa compromette fortemente il corso del programma di
investimento predisposto dalla società subentrante, suggerisce, e
dichiara l’impegno dell’ufficio in tal senso di richiedere ai
Ministeri dell’Ambiente e dell’Interno la previsione, nella
redigente O.P.C.M. di proroga dell’attività dell’Ufficio, di una
specifica deroga che consenta la prosecuzione dell’attività della
bonifica al termine dell’attività del titolare dell’impianto.
Richiede pure alla liquidazione e alla società subentrante l’impegno
che viene dato a fornire tutto il supporto tecnico necessario a
rappresentare l’opportunità di intervenire unitariamente sia per la
bonifica che per il rilancio della produzione con il nuovo piano di
investimenti.”
28 febbraio: i lavoratori contestano il segretario provinciale
della UIL Domenico Tomaino
Intanto giorno 28 febbraio si riuniscono, presso la sala del
consiglio del Palazzo del Comune, in seduta comune il consiglio
provinciale e quello comunale. Scopo della seduta è rilanciare la
discussione sulla vertenza sui tavoli romani. All’incontro
relazionano i tre segretari provinciali confederali CGIL, CISL e
UIL. A tal proposito, dure critiche vengono condotte dai lavoratori
nei confronti del segretario Domenico Tomaino della UIL, che, più
volte, viene interrotto durante il suo discorso. Il 6 marzo si
svolge presso il Ministero dell’Ambiente un incontro presieduto dal
direttore generale del Ministero dell’Ambiente dott. Gianfranco
Mascazzini, a cui partecipano il prefetto di Crotone dott. Giuliano
Lalli, il sindaco di Crotone e i tecnici della Provincia di Crotone,
di Enirisorse e Cogefin. Scopo della riunione è quello di
determinare una calendarizzazione degli interventi necessari per la
bonifica del sito. Qualche giorno più tardi e precisamente il 9
marzo, il Mascazzini scrive al prefetto.
La lettera fa riferimento sia alla nuova ordinanza di protezione
civile sullo stato di emergenza ambientale, documento in cui si
delinea meglio il ruolo del Commissario per l’emergenza nel settore
dello smaltimento rifiuti e si inseriscono elementi che dovrebbero
velocizzare lo sviluppo dei processi di bonifica e di
reindustrializzazione, sia alla eventuale possibilità di inserire il
sito di Crotone tra quelli nazionali, evento che consentirebbe anche
il reperimento di risorse aggiuntive per gli interventi alle
imprese.
Nel frattempo il prefetto, dopo aver reperito i dati sulle scadenze
previste per Pertusola, scrive al sottosegretario on. Marco Minniti.
Ricordiamo che le principali date erano: “1) entro il 16 marzo sarà
presentato il progetto di caratterizzazione; 2) l’approvazione del
progetto interverrà entro 5 gg. lavorativi; 3) l’esecuzione della
caratterizzazione dei suoli, delle falde e delle discariche, dovrà
essere completata e presentata entro il 16 giugno; 4) entro il 30
giugno sarà presentato il progetto preliminare di bonifica; 4) entro
il 30 giugno sarà presentato anche il progetto relativo alle
demolizioni, alle ristrutturazioni e alla nuova edificazione; 5) la
verifica del piano di caratterizzazione e dei progetti avverrà entro
10 gg. lavorativi; 6) la presentazione del progetto definitivo
avverrà entro 30 gg. lavorativi successivi alla verifica; 7) la
verifica del progetto definitivo avverrà entro 10 gg. lavorativi; 8)
l’iter deve essere completato in relazione al termine della cassa
integrazione.”
Sull’argomento troviamo due documenti, datati 21 e 22 marzo. I due
documenti presi nel loro insieme ci forniscono dati e informazioni
molto importanti sul percorso che dovrà avere la bonifica. Nel
primo, infatti, sono contenute alcune osservazioni fatte
dall’ufficio del commissario inerenti il piano di caratterizzazione.
In particolare troviamo scritto: “1) complessivamente il piano
risulta essere adeguato agli obiettivi di caratterizzazione della
contaminazione per stabilire gli interventi atti a proteggere
l’ambiente e la salute pubblica; 2) occorrerebbe integrare il piano
con uno studio delle componenti ambientali anche al fine di
stabilire la possibilità di migrazione delle contaminazioni e
l’urgenza degli interventi di bonifica; 3) sulla base
dell’approfondimento di cui al precedente punto è necessario
formulare un modello concettuale più completo individuando anche le
caratteristiche dominanti dell’ambiente con cui il sito interagisce
gli elementi territoriali rilevanti quali distribuzione, densità
della popolazione, etc.; 4) nel piano di investigazione iniziale,
occorrerebbe comprendere oltre al sito inquinato una porzione di
territorio esterna definita sulla base del modello concettuale del
sito; 5) tutte le attività previste dovranno essere rispondenti alle
specifiche del D.M. 471/99 e quindi anche il piano in oggetto deve
essere integrato con i seguenti elaborati: a) planimetria
preferibilmente in scala 1:5.000 dell’area dl sito e dell’ambiente
circostante; b) individuazione preliminare dell’estensione della
contaminazione e dell’inquinamento; c) risultati delle analisi
chimiche già effettuate sul sito e sulle componenti ambientali
circostanti e relativa mappatura; d) cartografa tematica relativa ad
idrologia dell’area; e) cartografia relativa a pozzi e piezometri
presenti nel sito (pref. 1:500/1:1.000) e nell’rea (pref. 1:5000);
f) risultati delle eventuali indagini geognostiche e geofisiche già
attuate; g) schema delle azioni di messa in sicurezza e/o emergenza
da utilizzare nel corso delle attività di campionamento.” Il secondo
documento è un fax spedito, giorno 22 marzo, al Ministero
dell’Ambiente contenente le osservazioni sul piano di
caratterizzazione. Prima di avviarci alle conclusioni di questa
complessa storia durata quasi un secolo, occorre, come d’altronde
abbiamo iniziato a fare nella puntata precedente, approfondire la
problematica della bonifica.
Adesso qualche notizia sul piano di caratterizzazione
In particolare è necessaria un’analisi del piano di
caratterizzazione. Alcuni dati e osservazioni sul piano li abbiamo
reperiti dal documento spedito al Ministero dell’Ambiente il 22
marzo. In esso troviamo scritto: “Il piano di caratterizzazione è
basato su una maglia dichiarata 50x50 m. In realtà, il numero dei
sondaggi è circa equivalente a una maglia 100x100 m, senza
previsione di infittimento in caso di hot spots. Deve essere
eseguito, entro quattro mesi, un piano di caratterizzazione su
maglia 25x25 m, con restituzione progressiva dei dati su sistema
informativo territoriale. Il numero di sondaggio previsto (67) è
quindi insufficiente e deve essere aumentato di conseguenza. Non è
possibile valutare l’adeguatezza della profondità dei sondaggi, non
essendo state fornite sufficienti informazioni sulla stratigrafia e
in particolare sugli spessori del terreno di riporto e del livello
argilloso – limoso. In funzione della nuova maglia di indagine
(25x25) anche il numero dei piezometri (23) è inadeguato e deve
essere aumentato in ragione di un piezometro ogni 10 sondaggi.
L’aliquota di controllo dei campioni deve essere aumentata dal 2% al
10%. Per quanto riguarda la zona stoccaggi devono essere previste
procedure di prelievo ed analisi dei rifiuti; si dovrà adottare una
procedura basata più che sul contenuto totale di sostanze chimiche,
sulla eluibilità di alcune sostanze, ritenute traccianti di
contaminazione (Ph, fenoli, metalli pesanti, oli/idrocarburi, IPA).
L’elenco degli analiti ricercati nei suoli è insufficiente; in
particolare, oltre il contenuto d’acqua, mancano almeno CrVI, Va,
benzene, organo alogenati totali; IPA, fenoli. Quanto riportato al
punto precedente è valido anche per le analisi sulle acque
sotterranee. Appare singolare che esista una rete fognaria unica per
il coinvolgimento delle acque bianche, nere e industriali. È quindi
necessario acquisire ulteriori informazioni su tale argomento,
compreso il layout della rete, nonché valutazioni sulla necessità di
separazione delle diverse linee. Le informazioni fornite
sull’impianto di pretrattamento delle acque prima dell’invio al
depuratore consortile di Crotone sono scarse. È quindi necessario
integrare la documentazione relativa a tale impianto.”
28 marzo si firma protocollo d’intesa, l’on. Minniti ottimista!
Intanto arriva il 4 aprile ed in un convegno organizzato dalla
Provincia di Crotone sulla legalità sembra aprirsi uno spiraglio di
luce sulla critica situazione dello stabilimento. A dare fiducia ai
tanti lavoratori della Pertusola presenti è l’on. Marco Minniti,
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che in
un passaggio del suo discorso dice: “Oggi l’obiettivo è a portata di
mano. Il 28 marzo abbiamo firmato un importante protocollo di
intesa. Prevede l’ingresso di un nuovo socio, che ha un programma
industriale, ambizioso, importante.”
Nella mattinata dell’11 aprile si svolgono due importanti
avvenimenti: la serrata dei commercianti a sostegno della vertenza e
una riunione romana, presso il comitato di coordinamento delle
iniziative per l’occupazione della presidenza del Consiglio dei
Ministri, a cui partecipano il dr. Cingari e Cinquepalmi della
Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’ing. Di Loreto della
Presidenza del Consiglio dei Ministri e direttore del comitato per
l’occupazione, il rag. Fiorillo, liquidatore di Enirisorse ed il dr.
Colombo in rappresentanza dei soci della cordata acquirente (Cogefin).
Dal verbale si apprende che: “Al termine dell’incontro, è stato
raggiunto, fra Enirisorse e la cordata dei privati, un accordo
sull’insieme delle questioni ancora in sospeso sia di carattere
economico che di carattere procedurale. Preliminare all’avvio del
piano d’investimenti è l’approvazione del piano di recupero e di
messa in sicurezza dell’impianto nell’ottica della continuità
operativa cui la bonifica è finalizzata. Tale piano dovrà essere
oggetto di un apposito accordo di programma fra e amministrazioni
interessate promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
L’accordo, che si colloca nell’ambito delle procedure amministrative
previste dal Contratto d’Area di Crotone, sarà vincolante per tutti
e definirà gli impegni ed i rispettivi limiti di responsabilità di
ciascuno dei soggetti coinvolti. L’accordo fra le parti diventerà
operativo all’esito positivo dell’iter sopra delineato”.
Il 14 aprile giunge a Crotone pure il presidente del Consiglio dei
Ministri on. Massimo D’Alema. Ad accoglierlo sono le RSU della
Pertusola e il presidente della Provincia Carmine Talarico.
Naturalmente, molti si aspettano rassicurazioni e conferme anche da
parte del presidente del Consiglio. Simbolica e ricca di contenuto è
la lettera scritta dagli operai cassa integrati per l’occasione e
consegnata a D’Alema da Talarico in cui c’è scritto: “La salutiamo e
la ringraziamo per l’impegno del Governo..; tuttavia, riteniamo che
molto dovrà essere ancora fatto, pertanto nell’esprimerle il nostro
sostegno le richiediamo che il Governo continui a vigilare perché
questa vicenda possa concludersi positivamente.”
I turbamenti sociali preoccupano il conservatore Senatore,
sindaco di Crotone
Arriviamo a Maggio, à proprio in questo mese che iniziano a
crescere le preoccupazioni e i turbamenti dei lavoratori. A
testimoniarlo è la lettera scritta giorno 10 maggio dal sindaco
Pasquale Senatore all’amministratore delegato dell’ENI rag. Vittorio
Mincato. Le conclusioni del documento rafforzano maggiormente quanto
detto: “Ciò premesso, Le rivolgo cortese, ma pressante, invito ad
intervenire personalmente, nella Sua qualità di Amministratore
Delegato, onde svolgere un’azione di coordinamento e coagulo delle
iniziative in corso, perché si giunga, in tempi brevi, alla
conclusione della trattativa tra ENI e parte privata, per il
trasferimento della proprietà societaria.” La risposta arriva giorno
24 maggio. In essa oltre a ricordare gli esiti della riunione
dell’11 aprile si sottolinea l’importanza dell’accordo di programma
in materia ambientale, infatti troviamo scritto: “Ritengo, tuttavia,
necessario rappresentarLe che l’esecuzione del contratto sarà
condizionata, fra l’altro, alla definizione, come concordato nel
verbale dalla succitata riunione dell’11 aprile 2000, di specifico
“Accordo di Programma” in materia ambientale da parte della Società
venditrice, degli acquirenti e delle competenti Amministrazioni
pubbliche, accordo che, all’atto dell’approvazione del piano di
bonifica del sito industriale, dovrà contenere “gli impegni e i
rispettivi limiti di responsabilità di ciascuno dei soggetti
coinvolti. Colgo l’occasione per assicurarle che Enirisorse in
liquidazione continua a essere impegnata a raggiungere in tempi
brevi l’auspicata positiva conclusione del negoziato in atto, tenuto
anche conto della scadenza al 31 agosto p.v. della CIGS (cassa
integrazione guadagni straordinaria) dei lavoratori della Pertusola
Sud in liquidazione.”
Ben quattordici giorni dopo, il 7 giugno, il capo di gabinetto del
comune di Crotone Gaetano Puma scrive un comunicato stampa nel quale
viene reso noto la relazione epistolare tra sindaco e amministratore
delegato Eni. Intanto giorno 6 giugno, presso la sede della
Prefettura di Crotone, si incontrano i rappresentanti della regione
Calabria, della provincia e del comune di Crotone, i segretari
provinciali di CGIL, CISL e UIL ed i componenti della RSU. La
riunione è convocata da prefetto su richiesta straordinaria ed
urgente delle tre sigle sindacali. Durante l’incontro, si prende
atto della grave situazione creatasi dalla mancata conclusione
dell’iter di privatizzazione con la firma del preliminare d’intesa
sul progetto di cessione dell’azienda. A tal proposito, le parti
convenute chiedono la convocazione urgentissima di una riunione
presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Comitato per il
coordinamento per le iniziative sull’occupazione. Il tempo passa e
la vertenza Pertusola sembra, a questo punto, aver preso una china
quanto mai critica; a segnalarlo è, d’altronde, sia l’ormai incerto
accordo tra Enirisorse e cordata Colombo, giunto alla quarta
stesura, sia la scadenza della cassa integrazione di 246 lavoratori
con le ipotesi prospettate da Enirisorse ai sindacati di apertura
delle liste di mobilità.
Giugno: i sindacati scrivono al Presidente del Consilio dei
Ministri e affilano i coltelli
Naturalmente, tutto ciò fa sì che il clima sociale diventi
sempre più caldo e turbolento: infatti, una lettera scritta il 7
giugno dai tre segretari provinciali di CGIL, CISL e UIL al
Presidente del Consiglio dei Ministri on. Giuliano Amato evidenzia
tutto il turbamento e l’amarezza della trattativa Pertusola. In una
sua parte troviamo scritto: “Adesso, però, è in gioco la credibilità
e la onorabilità degli attori che in questi anni si sono
generosamente spesi nella cosiddetta concertazione finalizzata alla
programmazione ed alla realizzazione di un nuovo modello di
sviluppo.
Un esempio su tutti, Signor Presidente: una delle nostre più
importanti vertenze industriali, la Pertusola Sud, interessata da
un’interminabile ed estenuante processo di privatizzazione, continua
a subire una sorte di ingessatura: qualche volta di natura
economica, qualche altra ambientale, qualche altra ancora
normo-legislativa. E dobbiamo finalmente riconoscere che
l’abilissima regia di Enirisorse ha saputo delineare un percorso
che, allo stato attuale, si presenta probabilmente senza sbocchi, ma
che alla fine riuscirà a tutelare i propri interessi, che
sicuramente nulla hanno a che spartire con quelli delle popolazioni
di questo territorio. La dice sufficientemente lunga la strategia
dilatatoria di Enirisorse, in questa parte conclusiva della fase di
privatizzazione, nei rapporti con il possibile acquirente.
L’altissima posta in gioco avrebbe meritato diversi e più saggi
comportamenti. Altro che privatizzazione, questi sono atti di
responsabilità che finiranno per determinare gravissime tensioni
sociali, perché la misura è colma e la pazienza, i cittadini, non
sanno più dove prenderla. A questo punto, da parte nostra, non
esiste più nessuna condizione di agibilità che possa convincerci a
rimanere ad un tavolo del confronto che ha scientemente sperperato
ogni possibile principio di credibilità.”
Inoltre, a rincarare la dose con ulteriori perplessità sul futuro
della trattativa, qualche giorno dopo, è il segretario della CGIL
Franco Mungari, che, in un intervista, così si esprimeva: “Se
l’interesse di Enirisorse è privatizzare, siamo vicini, vicinissimi
alla conclusione. Altrimenti, vuol dire che c’è qualcosa sotto,
qualcosa che non sappiamo, né riusciamo a capire”.
19 giugno: è accordo tra Enirisorse e Cogefin!
Intanto, il 19 giugno si riuniscono a Roma, presso il comitato
per il coordinamento delle iniziative per l’occupazione, l’on.
Borghini, coordinatore del Comitato per l’occupazione, l’ing. Di
Loreto, Presidenza del Consiglio dei Ministri, il dr. Civitate, Capo
di Gabinetto del Ministero per gli Affari Regionali, i
rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, il dr. Donati, Ministero
del Tesoro e P.E., la regione Calabria (assessore al bilancio dr.
Bagarini e assessore all’ambente dr. Gallo), la provincia di
Crotone, il prefetto di Crotone dr. Lalli, il comune di Crotone
assessori Praticò e Leto, l’associazione industriali di Crotone, la
società Pertusola (dr. Calogero), la COGEFIN (dr. Colombo), l’ENIRISORSE
(dr. Fiorillo), il responsabile unico del Contratto d’Area di
Crotone (dr. Talarico) e i rappresentanti di CGIL, CISL, UIL
Nazionali, Regionali e territoriali ed infine le RSU.
Nell’incontro viene comunicato l’avvenuto accordo tra Enirisorse e
Cogefin. Il progetto industriale prevede la produzione di zinco e
leghe speciali con sistemi tecnologicamente nuovi e un’occupazione
di 412 unità. Alla base dell’accordo troviamo le seguenti
condizioni: “1) Precisazione dello strumento di aiuto all’azienda e
delle risorse pubbliche nazionali e regionali; 2) Approvazione del
progetto da parte UE; 3) Risoluzione positiva tramite accordo di
Programma riguardo le problematiche ambientali esistenti all’interno
ed all’esterno del sito industriale nonché individuazione autonoma
della nuova discarica. La soluzione di questi tre punti è a carico
prevalentemente delle amministrazioni pubbliche nazionali e locali
che si impegnano secondo competenza ad attuarli nel più breve tempo
possibile.” Nel verbale, inoltre, si riscontra altri tre punti
fondamentali sui quali le parti convengono e sono: “1) Il 22 giugno
2000 avrà luogo presso la presidenza del Consiglio dei Ministri
(PCM) un incontro per definire gli strumenti e le procedure di
aiuto, per verificare le risorse già individuate di cui al verbale
del 26 gennaio 2000 ove le risorse sono definite rinvenienti: a) dal
contratto di programma già approvato con delibera CIPE del
20.11.1995; b) dal contratto di programma “Stoppani” approvato con
delibera CIPE del 26 gennaio 1996; c) con parte delle risorse
assegnate dalla Regione Calabria in base alla legge 488/92 per
l’anno 2000. A tale incontro prenderanno parte il Ministero del
Tesoro, la regione Calabria e la banca istitutrice. 2)
Successivamente e sulla base di quanto definito al punto 1
l’acquirente di Pertusola invierà il progetto alla UE con il
supporto della PCM, Ministero per le Politiche Comunitarie; 3) Sarà
sottoscritto un Accordo di Programma per la messa in sicurezza e
bonifica finalizzate alla continuità produttiva del sito. L’Accordo
definirà tempi, risorse, responsabilità e soggetti e perciò avrà un
carattere liberatorio per l’impegno delle parti una volta attuati
gli interventi. Questo Accordo sarà predisposto entro il 31 luglio
2000; la prima riunione avrà luogo il 29 giugno 2000 presso il
prefetto di Crotone e coinvolgerà i soggetti locali (Regione,
Provincia, Comune). La bozza dell’Accordo di Programma sarà
predisposta a cura della PCM Comitato occupazione di intesa con le
altre Amministrazioni centrali e locali. L’acquirente di Pertusola
chiede una discarica in autonomia gestionale per 2 milioni di mc.
categoria 2B. Questa richiesta sarà valutata all’interno
dell’Accordo di Programma”.
Verbale datato 29 giugno: si parla di discarica a mare!!
Giorno 29 giugno, presso la sede del commissario delegato per
l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani,
si riuniscono il prefetto di Crotone, rappresentanti l’ufficio del
commissario ed il sub commissario, rappresentanti del comune di
Crotone, dell’ASL di Crotone, della società Pertusola e della
Provincia, oggetto dell’incontro è un’analisi idrogeologica,
geologica e chimica dell’area interna allo stabilimento. Dai dati
illustrati si evidenzia una situazione alquanto nociva e pericolosa
tanto è che nel verbale troviamo scritto: “Si rileva una situazione
di contaminazione generalizzata con zone d’inquinamento molto
elevato legate alla mancanza di argilla che si presenta non compatta
e assente in alcuni punti in cui la presenza di strati di tipo
sabbioso e limosi accentuano la ritenzione di contaminanti. È stata
rilevata una presenza di solfati e di Manganese in quantità più
elevata nelle aree di maggiore attività industriale.” Infine la
riunione si conclude prendendo in esame la discarica privata e la
responsabilità patrimoniale ambientale. Per quanto riguarda la
discarica si apprende che la realizzazione sarà a carico della nuova
società Pertusola e sorgerà su un sito già individuato dal comune di
Crotone. A proposito della responsabilità patrimoniale ambientale si
evince dal verbale che: “la società Pertusola si obbliga
all’esecuzione di tutti i lavori di demolizione, messa in sicurezza
e bonifica previsti nel relativo progetto mentre Enirisorse
acquisisce alla propria sfera giuridica la proprietà della discarica
a mare.”
Occorre a questo punto ricordare che mentre in data 28 agosto viene
firmato l’atto conclusivo con il quale il pacchetto azionario della
Pertusola Sud viene ceduto alla società Zincocalabra che fa
riferimento all’imprenditore Felice Colombo, il 31 agosto, dopo una
riunione presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale
tra Pertusola Sud, Enirisorse e le OO.SS., si concorda di prorogare
la cassa integrazione per i 220 lavoratori per il periodo compreso
tra 1 settembre e il 31 dicembre. Ad anticipare il trattamento di
integrazione salariale previsto dalla legge è la società Pertusola.
Il 7 settembre il segretario provinciale della CGIL Franco Mungari
lancia a mezzo stampa attraverso un’intervista un grido d’allarme:
“Mancano all’appello i 70 miliardi della Regione”. Inoltre Mungari
nel raccontare tale questione dice: “ Se la regione Calabria non
approverà subito la delibera per destinare i finanziamenti al
progetto Zincocalabra, il progetto non potrà essere inviato alla
Commissione dell’UE a cui spetta il compito di scrivere la parola
fine all’iter di privatizzazione”. Siamo, così, giunti alla
conclusione di questa vertenza che ha tenuto tante famiglie
crotonesi appese ad una notizia o ad un evento, quasi mai arrivato,
che potesse porre la parola fine ad un vero e proprio calvario.
Ne è conferma, per esempio, l’ennesima richiesta d’incontro scritta
in data 4 settembre (qualche giorno prima del grido d’allarme
lanciato dalla CGIL), dalle RSU a Enirisorse, Pertusola Sud e al dr.
Felice Colombo della CO.GE.FIN.. In essa troviamo: “La presente per
esprimere la nostra soddisfazione, per le notizie relative alla
firma del contratto di cessione della società Pertusola Sud SpA alla
Zinco Calabria, avvenuta il 28 agosto u.s., con le relative
sospensive.
Nel contempo, con riferimento al verbale d’accordo sottoscritto il
19 giugno 2000 c/o la Task Force a Roma e alle nostre in oggetto,
formuliamo ulteriore richiesta per l’effettuazione dell’incontro
congiunto e ribadiamo l’importanza che l’effettuazione di tale
incontro riveste per noi RSU che di continuo dobbiamo affrontare
tutte le problematiche inerenti la privatizzazione ed in particolare
quella legata alla gestione del personale. Precisiamo, inoltre, che
nel corso della riunione intendiamo discutere dei seguenti
argomenti: 1) Informativa sull’accordo tra le parti che prevede la
cessione della Società alla Zincocalabra; 2) Iter procedurale per il
completamento della privatizzazione; 3) Informazione sul progetto
industriale dell’acquirente e discussione su come il nuovo
acquirente intende gestire il periodo transitorio, dal momento in
cui l’accordo diventa esecutivo, in particolare per quanto riguarda
la gestione del personale.”
Settembre: l’ANSA e l’investimento CO.GE.FIN. da 500 miliardi!
Intanto, in un’ansa datata 12 settembre si rafforzano le notizie
sull’investimento e sull’impegno della CO.GE.FIN.. In particolare in
tale documento si afferma come tale società “è pronta a investire
500 miliardi di lire in due anni nella Pertusola, non appena l’UE
darà il proprio via libera all’acquisizione. Metà della cifra
comunque, ha detto Felice Colombo dovrebbe essere a carico dello
Stato. L’intenzione di Zinco Calabra, la società usata come veicolo
per l’operazione, cui partecipano anche Merloni Progetti, Finper,
Forriere Valsabbia e la tedesca Bus, è di portare la capacità
produttiva della fabbrica a 180.000 tonnellate di materiale annue,
contro le 100.000 che ne uscivano al momento della chiusura. I
dipendenti dovrebbero, invece, attestarsi a 400 unità, contro le 500
passate.”
Il 7 dicembre si incontrano, presso il Ministero del Lavoro,
Enirisorse spa, Pertusola sud, le segreterie nazionali e
territoriali di FIOM CGIL, FIM CISL, UILM UIL e si stabilisce la
proroga della CIGS.
Ben tredici giorni dopo su invito del sottosegretario Raffaele
Morese, supportato dal dr. Angelo Venturini e dall’ing. Di Loreto
del Comitato di Coordinamento per le iniziative dell’occupazione
presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, si riuniscono a
Roma il prefetto di Crotone, i rappresentanti di Pertusola Sud, di
Enirisorse, le segreterie nazionali e territoriali di FIOM CGIL, FIM
CISL, UILM UIL e le RSU.
Tale iniziativa è anche il risultato dello stato di agitazione
portato avanti dai lavoratori in Cigs. A tal proposito, i
rappresentanti di Pertusola Sud comunicano che “in occasione del
passaggio del pacchetto azionario da Enirisorse in liquidazione a
Zincocalabra, la Pertusola Sud erogherà a titolo di liberalità
unilaterale un importo di £. 4.000.000 ai lavoratori interessati
(cioè quelli in Cigs).” Ulteriori notizie sul personale le troviamo
nella parte conclusiva del verbale d’accordo e cioè tra i comandi e
gli esodi incentivati. In particolare, nel primo si prende atto che
la Pertusola sud è disponibile ad esaminare la possibilità di
comandare ad altre società del Gruppo ENI i propri dipendenti,
mentre nel secondo caso la medesima società esaminerà entro il 31
gennaio 2001 le richieste dei lavoratori per agevolarne l’esodo, per
un massimo di 20 lavoratori ai quali saranno erogate 30 mensilità.
Le agitazioni dei lavoratori e le speranze nel contratto d’area
Passano, così, i mesi, gli anni ma le condizioni sullo stato
della forza lavoro e della fabbrica non mutano, anzi si
affievoliscono sempre più le speranze di salvezza e di risoluzione
della vertenza. Per tal motivo si rinnova di anno in anno il
trattamento di mobilità agli ex dipendenti, cade nell’oblio il dr.
Felice Colombo e la Zincocalabra, mentre la classe politica cerca
nella programmazione negoziata e nel contratto d’area (la legge
662/96 all’art. 2 c.203 lo definisce come: “lo strumento operativo,
concordato tra amministrazioni anche locali, rappresentanze di
lavoratori e dei datori di lavoro, nonché eventuali altri soggetti
interessati, per la realizzazione delle azioni finalizzate ad
accelerare lo sviluppo e la creazione di una nuova occupazione in
determinate aree..”) la possibile soluzione. A questo punto occorre
ricordare che nel contratto d’area firmato a Crotone il 3 marzo 1998
erano previsti 14 interventi da realizzare (finanziati da
Sovvenzione Globale ed 11 dalla 488/92, avendo come obiettivo il
riavvio di un permanente sviluppo industriale mediante un programma
fondato sul sostegno al mercato del lavoro (277 posti di lavoro), di
rafforzamento del comparto infrastrutturale, di avvio della
deindustrializzazione dell’area con nuove iniziative, con un
investimento complessivo di 35,9385 miliardi di lire. Il 17 marzo è
stato, inoltre, il primo protocollo aggiuntivo prevedendo la
realizzazione di 48 iniziative, di cui 2 infrastrutturali, che
condividendo gli obiettivi suddetti avrebbe dovuto contribuire
all’occupazione nell’area con 1.644 nuovi occupati a regime, per un
investimento complessivo di 583,164 miliardi di vecchie lire. Nel
verbale d’intesa del 15 gennaio 2004 stilato, presso il Ministero
del Lavoro e delle Politiche Sociali, alla presenza del
sottosegretario al Lavoro on. Pasquale Viespoli, del soggetto unico
del Contratto d’Area di Crotone e presidente della Provincia Carmine
Talarico, il segretario della CGIL Pasquale Appigliano, il
segretario della CISL Antonio Venneri, per la CISL Nazionale Primo
Antonimi e per la UIL Massimo Zappia si legge, infatti: “nel corso
dei prossimi mesi, così come stabilito dalla strumentazione del
contratto d’area, entreranno a regime 36 iniziative produttive che
daranno occupazione anche agli ex dipendenti Pertusola-Sud;
conseguentemente, la Regione organizzerà i corsi di formazione
professionale, previsti per il 2003 e rinviati a causa del
rallentamento del Contratto d’Area, al fine di qualificare
manodopera idonea alle nuove iniziative industriali.” Infine,
l’accordo si conclude segnando la seguente linea: “in previsione di
detti posti di lavoro, al fine di non far disperdere manodopera
qualificata e che sarà riqualificata appositamente in funzione delle
nuove attività, è necessario: 1) prorogare l’indennità di mobilità,
fino al 31.12.2004, per i lavoratori che l’anno usufruita fino al
31.12.2003 ai sensi dell’art. 41 della legge finanziaria 2003; 2)
concedere una proroga della mobilità ordinaria, fino al 31.12.2004,
ai lavoratori la cui mobilità scadrà nel corso dell’anno 2004”.
Unica salvezza l’amianto!!!
Detto ciò siamo, davvero, arrivati alla fine del nostro
percorso. Siamo, infatti, approdati al 2005, anno in cui si parla di
amianto come soluzione possibile per quella parte di ex-dipendenti
che sono, ormai, prossimi all’età pensionabile (la legge 257/92
all’art. 13 la legge 273/93, il decreto legge 269/03 art. 47, il
decreto interministeriale 17 dicembre 2004. La normativa, oltre ad
ampliare i soggetti beneficiari (ad esempio i manutentori della
Pertusola) del requisito a fini previdenziali, ha previsto che chi è
stato esposto all’amianto per un periodo superiore a 10 ed è
assicurato presso l’INAIL ha la possibilità di moltiplicare tale
periodo lavorativo per il coefficiente 1,5 per fini pensionistici),
mentre per altri si cerca un’allocazione presso le aziende addette
ai lavori di bonifica del sito. Intanto, più volte gli ex-dipendenti
manifestano durante l’anno davanti ai palazzi istituzionali cercando
ancora una volta interlocutori e politici che possano trasmettere
fiducia e serenità sul loro futuro.
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Pubblicato su La Provincia KR, settimanale di informazione e
cultura, Anno XII dal n. 48 al n.52,
Anno XIII dal n. 01 al n.08.
Pubblicato da Pesavento Romano a
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