Cultura

 

 

 

 

Home

Primo Piano

Politica Cronaca Attualità Economia Sport Bandi Salute Infrastrutture
Editoriale Società Satira Cultura Krotonese Vernacolo Lavoro Fotografia Annunci Ambiente PKRTV

I Frati Umili Francescani

nel Crotonese

 

Rosario Bevilacqua 

 

 

Probabilmente dei Francescani del Poverello d’Assisi, nessun luogo della Calabria ha avuto il privilegio riservato alla terra crotonese. Si ricordano con frequenza i tanti episodi della Magna Grecia pitagorica e di Hera Lacinia, ma si trascurano i frati Umili ed il loro lascito di fede particolarmente a Cutro ed a Filippa di Mesoraca. Per fortuna soccorre la pietà popolare, ancora intatta, se pure paganizzata e secolarizzata da concerti numerosi, incursioni consumistiche, esibizioni pubblicitarie, invece di preghiera e solennità liturgica. Arrivò a Cutro, intorno al 1526, frate Umile da Petralia Soprana, il quale, così volle chiamarsi per restare solo servo del Signore, senza accedere al sacerdozio.

 

Dal padre aveva appreso nella sua Sicilia l’arte della scultura del legno, soprattutto per costruire crocifissi. Era stato chiamato dal padre Priore di Cutro per scolpire il Crocifisso da inalzare sull’altare della chiesa madre. Si mise a lavoro, con ogni impegno (vale la pena di leggere a questo proposito il racconto di Francesco Grisi, poeta e scrittore nato a Vittorio Veneto, da genitori cutresi), per giorni e giorni. Terminata la struttura del corpo, però, non riusciva a dare un volto al suo Cristo. Una notte, mentre era intento a contemplare le stelle, fu scosso da un grido “Aiuto, aiuto, aiuto, frate”. Uscì fuori e trovò un uomo, conosciuto come mite e buono, sanguinante, ferito a morte. Lo portò in chiesa e lo sdraiò ai piedi dell’altare, accese le candele e si sedette accanto a lui. Nel guardarlo quel viso straziato le apparve in maniera la più significativa a dare il volto al Nazareno di Cutro. Iniziò a lavorare di lena, prima che l’uomo spirasse ed il sole dell’alba, togliesse l’atmosfera mistica che aleggiava intorno. Terminò in tempo.

 

Il suo crocifisso era pronto. Aveva di certo nostalgia per il suo mare, il profuma di zagara, il pennacchio perenne dell’Etna, ma la sua missione non era ancora conclusa. Infatti lo aspettavano i francescani dell’Osservanza, i Quali fin dal 1419 si erano stabiliti a Filippa di Mesoraca, guidati dal B. Tommaso da Firenze, fondatore del movimento. Su quella collina, tra pini e cipressi, oasi di silenzio sereno di pace, i francescani eressero il loro convento, laddove i monaci basiliani si erano soffermati per lungo tempo, per poi trasferirsi in altro luogo. Consolidata la loro permanenza il movimento degli osservanti, divenne movimento riformato, si accorsero che non era presente un’immagine che fosse espressione delle sofferenze del Cristo, il punto di forza, del meraviglioso cammino francescano. E così ricorsero alle doti d’arte del “frate dei crocifissi”, per un’opera diversa da quella di Cutro, ma comunque nel quadro della passione e morte di Gesù narrata dai Vangeli.

 

Non poteva che essere l’Ecce Homo, il Cristo legato e flagellato dagli scherri di Pilato. Frate Umile si mise subito a lavoro, ma anche qui, quando ormai il legno scalpellato aveva preso forma, il disegno delle sembianze del Cristo diventava sempre più difficile. Ogni tentativo andava a monte. Lasciava e ricominciava. La sua mano si arrestava, il suo scalpello sembrava spuntato, il legno indurito, non rispondeva alla spinte del martello. Frate Umile chiese, allora, di restare isolato con il suo legno nel sotterraneo del convento e fu accontentato. Rimase in preghiera, dopo essersi comunicato, giorno e notte, invocando l’ispirazione  a Dio ed alla Madre del Figlio di Dio. Si era quasi assopito vinto dalla stanchezza e dalla disperazione, quando una stuolo di angeli gli apparve in uno splendore di cielo calato in quel sotterraneo. Lo sollecitò a riprendere il lavoro e diede alla sua mano la giusta misura perché Il suo Ecce Homo fosse simbolo della sofferenza reale del Cristo di Nazaret. Da quell’immagine ha preso il nome il Santuario dell’Ecce Homo di Filippa di Mesoraca. Frate Umile tornò alla sua Sicilia per morire a Palermo nel 1639.

 

L’altro Frate Umile è, invece calabrese di bisignano. Rimase oltre due anni nel convento di Filippa, ed ogni suo atto d’amore risulta dettato dal continuo colloquio con la Madre di Dio, S. Maria delle Grazie, e dalla costante comunione di preghiera e sacrificio con l’Ecce Homo. Riconosciuto Beato per i prodigi compiuti nel 1881 da Papa Leone XIII, il 28 febbraio prossimo, riceverà il crisma della santificazione da Giovanni Paolo II, in S. Pietro. Circa 350 anni di attesa per un santo calabrese, vissuto tra Filippa di Mesoraca e Bisignano, in un intreccio, che, oggi, si dimostra provvidenziale, dato che un Vescovo, già Pastore della Diocesi di Crotone- S. Severina, Mons. Giuseppe Agostino per 24 anni, sarà accanto al S. Padre, nella veste di Metropolita della Diocesi di Cosenza – Bisignano, dove nacque e morì, Luca Antonio Pizzorno, il P. Umile santo (25 agosto 1582-26 novembre 1637). Due esempi che c’inseguono, specie se, nella sua permanenza nel crotonese, frate Umile da Petralia Soprana, potrebbe avere costruito il famoso Crocifisso conservato nella Chiesa dell’Immacolata di Crotone. C’è una differenza nelle date riportate, che comunque nella maggior parte dei casi, essendo tramandate più a voce, che per iscritto, non sono del tutto certe. Oltre a ciò, il crocifisso di Crotone, ci mostra Gesù che non ha ancora reclinato il capo. I suoi occhi sono aperti verso il cielo e le sue labbra appaiono atteggiate nella domanda di perdono con coloro che sanno quel che fanno. Forse unico al mondo, e là in attesa di risposte alla sua misericordia infinita. Due esempi, mi ripeto, per scuoterci dall’incertezza, specie quando i crocifissi si trasformano in oggetti di baratto coi musulmani. Due esempi soprattutto per noi calabresi e siciliani, il cosiddetto Sud del Sud, restio ad assumersi le responsabilità necessarie per recuperare, il meglio delle sue tradizioni, ed andare oltre, in onestà e moralità politica, sociale, culturale.