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Gioco d’azzardo in Europa: il confronto tra il modello spagnolo e il modello italiano

Posted On Mercoledì, 19 Febbraio 2020 08:22 Scritto da Redazione

Il gioco d’azzardo è un fenomeno in forte crescita in tutto il globo, soprattutto per quel che riguarda la filiera online. In Europa per il gioco è un momento florido, nonostante situazioni che, in molti casi, vanno a mettere i bastoni tra le ruote alle società di gaming. Il caso dell’Italia, col Decreto Dignità e il PREU alle stelle, è emblematico. Ma anche in Spagna di recente è stato dato l’ok al Regio Decreto che introduce il blocco sulla pubblicità nel gioco e nelle scommesse.

 

Ecco, proprio i casi di Italia e Spagna possono essere comparati soprattutto per quel che riguarda la tipologia di giocatore medio, laddove è possibile rintracciare analogie ma anche tante differenze.

Che tipo di giocatore c’è in Spagna? La DGOJ, l’ente regolatore per il gioco iberico, dal 2015 elabora ogni anno un report in cui disegna letteralmente il profilo degli utenti di gioco online, per offrire una visione integrata e globale delle attività di gioco, abitudini, gusti e via dicendo. L’obiettivo è tracciare un identikit del giocatore a trecentosessanta gradi, basando l’analisi su una serie di parametri da incrociare.

Per esempio, nel report 2018 sul profilo medio del giocatore di casinò online, sono venute fuori notizie molto, molto interessanti. In linea generale i dati pubblicati hanno evidenziato un aumento dei depositi del 27% e numero di transizioni, da dividere tra entrate e spese, del 26,7%. Il numero di giocatori attivi è pari a 1.476.385: anche qui l’incremento è considerevole, del 5,84%.

Infine il 27% dei nuovi giocatori non rimane attivo dopo i primi 30 giorni. Nello specifico l’84% dei giocatori è di sesso maschile, il 16% di sesso femminile. La fascia di età più rappresentata alla popolazione è di età compresa tra i 18 e 45 anni. I nuovi utenti registrati nel 2018 sono stati 300.655. Al mese giocano circa 606.736 persone, di cui il 27,6% disattiva il proprio account dopo un mese.

Per quel che riguarda la spesa, questa è annualmente di 449 euro, tradotti in 37,4 euro al mese, 8,64 a settimana, 1,20 centesimi al gioco. I metodi di pagamento preferiti restano la carta di debito-credito (utilizzata nel 71% dei casi), il portafoglio elettronico (MoneyBookers, Neteller …) con il 18%. Le altre opzioni sono risultate appena significative nel volume.

Il giocatore online iberico predilige le scommesse sportive (48% del totale). Seguono poker, casinò e bingo. E in Italia? La situazione è inversa per quel che riguarda i gusti, avendo, nelle preferenze italiane, predominanza i casinò online. Secondo il Libro Blu 2018, crescono anche le scommesse, il poker cash e il bingo.

Invece, stando ai dati resi noti dall’Istituto Superiore di Sanità, i giocatori in Italia sono circa 18 milioni e mezzo, quasi la metà del totale della popolazione: 36,4%, di cui il 43,7% di sesso maschile e il 29,8% di sesso femminile.

 Il 26,5% del campione, pari a circa 13 milioni, fa parte della categoria del cosiddetto “giocatore sociale”, con differenze significative tra maschi e femmine (rispettivamente 30,2% vs 23,1%), ovvero un cittadino che gioca in maniera saltuaria per puro divertimento.

I giocatori a basso rischio sono circa il 4,1% (2.000.000 di residenti), i giocatori a rischio moderato sono il 2,8% (circa 1.400.000 residenti) ed i giocatori problematici sono il 3% (circa 1.500.000 residenti). Tra i giocatori problematici la fascia di età più rappresentata è quella 50-64 anni (35,5%).

Occorre precisare che l’area dei giocatori problematici non coincide con quella dei giocatori patologici così definibili solo a seguito di una diagnosi medica. Dati, questi, che confermano l’inefficienza di alcuni strumenti che, come nel caso dell’Italia, dovrebbero costituire un mezzo di contrasto al gioco compulsivo: su tutti il distanziometro.