Domenica, 12 Luglio 2020

ATTUALITA' NEWS

crotonecimettelafaccia internaLa donna sotto il cartellone (nella foto) è Marina, malata di tumore. Non le è stato permesso entrare all'interno dell'ospedale di Crotone perché, le hanno risposto: «l'ospedale è proprietà privata». A lei, così come a tutti i manifestanti presenti. Stanchi e provati. Marina ha fatto la chemioterapia, ma nonostante tutto, e le atroci sofferenze che si porta dietro e dentro, oggi pomeriggio, sotto un sole cocente, insieme ai suoi amici di "Crotone ci mette la faccia", protesta pacificamente in favore del diritto alla salute, e contro i tagli alla sanità crotonese. Il primo incontro del commissario regionale alla sanità Massimo Scura, infatti, è con la fondatrice di Crotone ci mette la faccia, Tina De Raffaele. «Sono stanca di viaggiare per le mie cure e sono stanca di dover chiedere soldi ai miei - ha detto Tina al commissario Scura - mi faccia una promessa, ci aiuti». Dopo di che Tina ha consegnato a Scura un cuore, simbolo del gruppo di Crotone ci mette la faccia. Visibilmente commosso, Scura ha stretto la mano di Tina e accettato il gradito dono, garantendo il suo massimo impegno per la situazione dei malati oncologici crotonesi. Mani che si stringono, cuori che si avvicinano... Che non avvenga il miracolo? Nella vita tutto è possibile.

 

 

 

 

 

 

 

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crotonecimettelafacciaHa varcato la soglia dell'ospedale San Giovanni di Dio alle 16.45, il commissario regionale alla sanità Mario Scura. Ad attenderlo, tutto lo stato maggiore del presidio crotonese: il commissario straordinario dell'Asp Sergio Arena, il direttore sanitario Angelo Carcea, e il presidente dell'Ordine dei Medici Enrico Ciliberto, ma anche una folta delegazione dell'associazione "Crotone ci mette la faccia" (foto), da diverse ore in presidio pacifico davanti l'ospedale. Scura si è immediatamente dedicato ad una visita guidata della struttura ospedaliera crotonese, dopo di che, come previsto, si è soffermato nel reparto di neonatologia. Qui, presa visione del reparto e delle attrezzature, si è soffermato con le vere eccellenze del reparto, i neonatologi: Massimo Bisceglia, Luigi Mesuraca, Vincenzo Poerio, Antonio Belcastro e con il ginecologo Tommaso De Fazio. «La Tin verrà riaperta, state tranquilli - ha subito sottolineato Scura - é solo una questione di numeri. A Crotone la Tin non potrebbe esistere in base al numero dei parti e degli abitanti del territorio crotonese, ma mi rendo conto però delle difficoltà orogeografiche che si vivono per raggiungere le Tin di Cosenza e Catanzaro. Così come mi rendo conto della grande bravura dei neonatologi di questo ospedale che rischierebbero di essere trasferiti. Voglio vedere i risultati - ha concluso Scura - cioè, i parti annuali devono salire da 1300 a 1800-2000, entro tre anni». Così parlò il commissario regionale alla Sanità Massimo Scura. Una promessa a metà ed a largo raggio, con tanto di delega. Scura infatti, ha precisato infine che tutto passa in mano al commissario straordinario dell'Asp crotonese Sergio Arena, che dovrà impegnarsi in un preciso cronoprogramma che servirà a stabilire, progressivamente, i tempi di apertura della terapia intensiva neonatale, attraverso inoltre la formazone di personale e nuovi medici.

 

 

 

 

 

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tin3Quando si parla di sanità, e soprattutto di inspiegabili tagli di reparti o servizi essenziali, e poi di improvvisi e "illuminati" passi indietro, il condizionale, permettecelo, é piu che mai indispensabile. Sembrerebbe infatti che, la Tin (Terapia intensiva neonatale) dell"ospedale San Giovanni di Dio di Crotone, repressa qualche tempo fa, con conseguenti e gravi disagi per tante mamme, sballottate e dirottate in giro per la Calabria come pacchi postali, e purtroppo anche per i nascituri, stia per "rivedere la luce". Dieci posti letto infatti, (4+6), quattro per i neonati che hanno bisogno di terapia intensiva, e sei per i neonati che restano in osservazione per almeno 48 ore dal parto, nonché anche per quelli che escono dalla terapia intensiva, dovrebbero essere consegnati al reparto di Neonatologia dell'ospedale crotonese. Non sappiamo a questo punto, se sia meglio pregare o affidarci agli scongiuri. Dunque, non ci resta che aspettare. Anche perché la necessaria visita del commissario regionale alla Sanità Massimo Scura é ormai molto vicina. Lo stesso infatti, dovrebbe essere a Crotone nella giornata di giovedì 30 luglio. L'attesa naturalmente, è interamente rivolta ad un probabile piano sanitario regionale, attraverso il quale appunto, il reparto di Neonatologia riceverebbe i suddetti 10 posti della Tin. Addirittura 6 in più rispetto al recente passato. Vedremo. Piano regionale al quale sta da tempo lavorando con attenzione e  impegno il consigliere regionale di Calabria in Rete Flora Sculco. Riapertura della Tin, che renderebbe molto soddisfatti "quasi" tutti gli operatori dei reparti di ginecologia e neonatologia, insieme ovviamente, alle tantissime donne e future mamme, già molto allarmate e impaurite dalla preoccupante precarietà della attuale situazione. Il "quasi" di cui sopra, sembrerebbe essere legato alla ostruzionistica "non volontà" in favore della Tin, da parte di qualche " Don Abbondio" di bianco vestito, che evidentemente, vede e ragiona in modo molto distaccato e limitato...e non certamente in funzione ed a beneficio della salute delle mamme e di neonati, che spesso per affacciarsi alla vita hanno assoluto bisogno di risorse: umane e strutturali. Giornata, quella che aspetta il commissario regionale Scura, sicuramente molto intensa e impegnativa. Le problematiche e le priorità sanitarie crotonesi infatti, non riguardano solo la Tin, bensì anche il Marrelli Hospital, polo oncologico oggi indispensabile ( a prescindere), in un territorio "malato" come quello crotonese, ed ancora in attesa di ricevere le autorizzazioni necessarie. E a tal proposito, ed in favore della Tin, del 118 del San Giovanni di Dio e del Marrelli Hospital, "Crotone ci mette la faccia", la faccia ce la metterà ancora una volta, invitando tutta la città a scendere in piazza per difendere a tutti i costi il diritto alla salute. Ed alla vita. Non dimentichiamolo mai.
 
 
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neonatoÈ fondamentale, innanzitutto, iniziare con lo specificare che la cosiddetta Tin, Terapia intensiva neonatale, è da considerarsi come l'emergenza ed urgenza che salva la vita a tutti i neonati che vengono alla luce. Per i non addetti ai lavori, e non solo, c'è da dire che il parto altro non è che il finale fisiologico di una gravidanza della durata di 9 mesi, o talvolta anche meno. E quando un neonato viene alla luce, si trova già, e necessariamente, a dover combattere per conservare il diritto alla vita. Ovviamente, questa capacità di sopravvivenza è tanto più spiccata, quanto più è grande di età e di peso il neonato (intesa come età gestazionale ovvero di settimane di gravidanza). E la figura del neonatologo e dell'infermiere che lavora in Tin in tal senso, diventa quindi fondamentale per garantire la vita al piccolo cucciolo di uomo, a prescindere dall'età gestazionale. Le competenze che il personale di una Tin ha raggiunto nel corso deli ultimi 15-20 anni sono elevatissime e, purtroppo, stando ai molto discutibili e disordinati tagli alla sanità crotonese, rischiano sempre più di venire accantonate. La chiusura del reparto Tin del San Giovanni di Dio di Crotone, una vera e propria eccellenza, che il politico di turno o il non addetto ai lavori "vede" soltanto come denaro pubblico, appunto, (quindi di tutti), risparmiato, in realtà è una vera e propria'invalidità. Un grave handicap per tutta la popolazione crotonese e della provincia. L'assistenza al parto, anche a termine, garantita da un personale esperto in rianimazione neonatale come quello di una Tin, ne garantisce non solo il miglior trattamento, ma la vita stessa del nascituro. Per non parlare poi dei parti a rischio, definiti pretermine, perchè espletati prima della 37 settimana. Oggi le donne incinta, prima della 34ma settimana, sono loro malgrado costrette a tristi e pericolosi viaggi della speranza, cosi come accadeva 40 anni fa. A Catanzaro o a Cosenza, se sono fortunate, nonostante anche queste strutture siano ormai ed inevitabilmente al collasso. Stiamo parlando di oltre 100 donne all'anno. Numeri inesorabili, e che parlano da soli. Assurdo davvero. E se sono sfortunate o fortunate, da partire in tempo dal nosocomio crotonese, rischiano poi di separarsi dal proprio figlio, perchè il neonato non può essere assitito da personale competente in una struttura attrezzata, per motivi che definiremmo"politico-economico- sanitari". Inverosimile. Piccoli, grandi drammi umani che si consumano quotidianamente. Molte volte in un doloroso ed assordante silenzio. Emblematica è la storia di due gemellini, di un paese tra Crotone e Cosenza, che poiché pretermine, sono stati fatti nascere nell'ospedale di Catanzaro, per mancanza di posti letto, trasferiti al nosocomio di Cosenza, ma poichè migliorati precocemente trasferiti nel vicino centro di Crotone. Non è a dir poco inspiegabile questo innaturale ed inspiegabile "viaggio" prenatale attraverso l'intera regione? Perchè continuare a rischiare con la vita dei piccoli neonati? Perchè non restiturire dignità a medici, infermieri e personale tutto, ma sopratutto perchè negare la sacrosanta possibilità di sopravvivere anche ad un solo neonato? I medici ed il personale ci sono, le strutture idem, l'eccellenza anche. E allora? I dati ufficiali degli ultimi 5 anni dicono che oltre 400 neonati assisiti, hanno evitato i cosiddetti "viaggi della fortuna". Forniteci una spiegazione chiara e plausibile, perche continuiamo a non capire. Dov'è il risparmio sulla spesa sanitaria regionale, se si trasferiscono da Crotone oltre 100 donne gravide all'anno, quando un trasferimento può costare quanto 20 ricoveri, se lo stesso viene effettuato con un elicottero? Se il diritto alla salute viene negato ancor prima di venire al mondo, allora vuol dire una sola cosa: c'è il serio e reale rischio che molto presto il dono della vita non sarà più considerato tale...
 
 
 
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grillo francoIl segretario della Funzione pubblica Cgil di Crotone Franco Grillo (foto) analizza la situazione del sistema sanitario pubblico e punta l'indice sull'influenza esercitata, a suo dire, da quelli che chiama i «signori delle case di cure». «La salvaguardia di una sanità pubblica, universale, efficiente - scrive Grillo - ma allo stesso tempo sostanzialmente gratuita per le fasce deboli e i malati cronici, è uno degli obiettivi più importanti che la Regione Calabria deve porsi in questa legislatura. Il bilancio sanitario rappresenta oltre i 2/3 del bilancio regionale. Nella Asp crotonese, ad esempio siamo sottostimati in termini di posti letto per acuti e per la riabilitazione. Va da sé che se mancano i posti letto per acuti e quelli di riabilitazione che consentono di garantire una dimissione più veloce dai reparti per quei pazienti che non possono rientrare al domicilio, si avrà da un lato un intasamento del Pronto soccorso, dall’altro dei reparti che non riusciranno più ad espletare i ricoveri programmati .La carenza di personale dovuta al blocco operato negli anni dalle leggi nazionali e dal Piano di rientro regionale, poi, determina altre criticità come ad esempio l’allungamento dei tempi di attesa per visite specialistiche e diagnostica strumentale a fronte di più snelle liste intramoenia a pagamento. Nel frattempo, dopo i numerosi tagli effettuati negli anni precedenti, tali da rendere il Presidio Crotonese alla stregua di un buon ambulatorio di periferia, si profila anche la perdita della Tin, nonostante prevista dal decreto 9 dello stesso commissario al piano, e della centrale del 118. E tutto ciò avviene in un territorio aggravato dal grande disagio per pazienti e parenti a causa di lunghi tempi di percorrenza per irrisolti problemi di viabilità, alle carenti infrastrutture e ad un trasporto pubblico locale lacunoso, inefficiente e/o addirittura assente. E’ oggettivo e non strumentale affermare che in presenza di un solo Pronto soccorso (quello dell’ospedale San Giovanni di Dio di Crotone) i cittadini, a seconda della loro dimora, non hanno uguali chances di assistenza in caso urgenza. Per tutte queste criticità l’Ospedale Crotonese, l’unico nella nostra provincia con un bacino di utenza di circa 180.000 utenti (considerando come bacino esclusivamente quello del territorio provinciale) deve rappresentare una scelta strategica nelle politiche sanitarie regionali ed una priorità capace di migliorare l’offerta di salute. Appare invece uno spreco di denaro pubblico quello effettuato con il decreto di assegnazione dei budget alle strutture private e che ha visto la spartizione in maniera molto discrezionale del “tesoretto” lasciato in eredità dalla Fondazione Campanella che, al contrario, sarebbe potuto essere destinato alla ristrutturazione degli ospedali esistenti, tra i quali quello di Crotone che, al pari di molti edifici scolastici, richiedono interventi urgenti. E’ sul “materiale “ umano , sulle apparecchiature di diagnostica che dovevano convergere quelle risorse, e non in quello strano percorso di privatizzazione del sistema sanitario calabrese che, così come affermato dal nostro segretario regionale Alfredo Iorno, ci porta ad essere la Regione più povera d’Europa, ma che allo stesso tempo vanta il numero di posti letto del privato accreditato, secondo in Italia, con Crotone in cui il privato incide sul pubblico per ben oltre il 50%. Siamo anche noi estremamente convinti che non avrebbe senso tornare a un sistema totalmente pubblico e che ci debba essere un privato che collabori e che si renda complementare al pubblico, ma correttivi al sistema in essere sono comunque necessari ed occorre ridurre lo strapotere dei pochi signori delle case di cure. Ed infine, se poi a denunciare scelte clientelari e discrezionali effettuate con quel decreto è lo stesso governo regionale che si spinge sino al punto di chiederne il ritiro, proprio per la fiducia ed il rispetto che tutti dovrebbero riporre nelle istituzioni che ci rappresentano, riteniamo che quella sia l’unica strada oggi percorribile per non lasciare tutti noi col dubbio che, anche quando si tratti di sanità privata e relativi accreditamenti, siano sempre i soliti e ben noti territori a dovere osservare regole e procedimenti e ad essere marginalizzati a scapito dei più forti».

 

 

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La consigliera comunale Michela Cortese e i dirigenti del Pd Enrico D’Ettoris e Alessandro Giancotti hanno scritto una lettera in replica alle affermazioni rilasciate l'altro ieri dai parlamentari grillini Paolo Parentela e Dalila Nesci [LEGGI ARTICOLO]. «Non serviva certo la visita dei deputati cinque stelle - scrivono i tre - per avere contezza delle criticità del sistema sanitario locale e nello specifico dell'ospedale di Crotone. Per quanto nelle loro prerogative, la visita di ieri ci è sembrata una critica più rivolta a raccogliere un immediato risultato mediatico che un confronto su come poter costruire insieme agli attori istituzionali una proposta seria sulla tutela della salute nel territorio crotonese. L'elencazione delle inefficienze e dei disservizi – ampiamente conosciuta e dibattuta - è del tutto priva di proposte concrete e a nostro avviso tiene in poco conto che in Calabria e non solo a Crotone, il problema alla base di tutto il ragionamento si chiama piano di rientro. La situazione in cui versa la sanità crotonese è drammatica, solo parzialmente afferisce alla carenza strutturale, essa è in larga parte legata alla mancanza di risorse economiche che non consente di sbloccare il turn over e le assunzioni a concorso e costringe il personale medico e infermieristico a turni pesantissimi e a lavorare con strumentazioni spesso inefficienti e datate, con un inevitabile peggioramento dei servizi erogati. È nota a tutti - ricordano - la questione afferente al laboratorio analisi ed in tal senso abbiamo accolto favorevolmente già subito dopo la sua nomina, le dichiarazioni del neocommissario Arena, nelle quali si è data priorità assoluta alla ristrutturazione e alla riorganizzazione dei locali e del personale (insufficiente ad oggi a coprire le richieste sia provenienti dal pronto soccorso che dai reparti). Sarebbe stata più utile un'interlocuzione dei deputati penta stellati con le istituzioni locali su come frenare i tagli ai posti letto oltre che in oncologia, in tutti i reparti del nosocomio ospedaliero. Su questo tema, riteniamo che vada "consegnata" al Commissario regionale Scura, una proposta nuova che nell' incertezza di salvare i posti letto in ospedale, dia maggiore spazio all'assistenza domiciliare dei malati oncologici (che come tutti gli altri, preferirebbero essere curati in un ambiente domestico e familiare e non asettico come quello di un ospedale). Un'assistenza oggi largamente diffusa in altre regioni in grado di supportare anche le famiglie la cui vita è inesorabilmente e traumaticamente modificata dalla malattia di un proprio familiare. A Parentela e Nesci - proseguono - avremmo voluto chiedere, nella loro veste di parlamentari, un aiuto fattivo per velocizzare l'iter di l'attivazione dell'emodinamica e non solo una sottolineatura del ritardo e dell'assenza. Come è facile intendere la sanità crotonese ha tante e tali questioni aperte che vi è solo l'imbarazzo della scelta. È necessario quindi rafforzare la fase della proposta istituzionale già nell'immediato attraverso la Conferenza dei sindaci sulla sanità convocata per i prossimi giorni che dovrà servire ad imprimere una velocità maggiore alle azioni messe in essere dal Commissario Arena e garantire quell'indispensabile sostegno di cui lo stesso ha bisogno e che in tempi altrettanto brevi il partito promuova una conferenza programmatica sulla sanità nel territorio crotonese, momento indispensabile per consegnare ai cittadini una proposta seria e nuova sulla sanità che sia frutto di una riflessione largamente condivisa».

 

 

 

 

 

 

 

 

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