Domenica, 12 Luglio 2020

ATTUALITA' NEWS

«La Regione Calabria - informa una nota del Movimento per la difesa dei diritti dei cittadini (Mddc) - lo scorso marzo ha pubblicato la rideterminazione dei posti letto ospedalieri per l'ospedale di Crotone e per la rete dei privati. Dalla disamina dei dati - scrive ancora il movimento - emerge che finalmente la Nefrologia dovrebbe avere 8 posti letto (pur rimanendo una struttura semplice cioe' senza primario) e che la neonatologia e' ritornata ad avere una propria dignita'e autonomia (struttura complessa con 4 posti letto di terapia intensiva neonatale). Per il resto? Area chirurgica (comprende ortopedia-chirurgia-oculistica otorino-urologia) mantiene 70 posti letto, mentre da 10 strutture semplici siamo passati a 4. Beninteso Otorino ed Oculistica posti letto zero. Urologia esiste solo sulla carta. Area materno-infantile da 50 a 48 posti letto, mentre da 7 strutture semplici siamo passati a 3. Area emergenza i posti letto aumentano di 4 unita' diminuiscono di 1 le strutture complesse e di 5 le semplici. Nell'area definita post acuzie (dove sono inglobate i day hospital e day surgery) si perdono 5 posti letto, 3 strutture complesse (laboratorio analisi-servizio trasfuzionale-emodialisi). Area medica da 100 posti letto a 103 con la perdita di 6 strutture semplici (l'oncologia perde i posti letto di ricovero). Il Suem 118 perde la sua centrale operativa accorpata con quella di Catanzaro e Vibo. I privati - rende ancora noto Mddc - la casa di cura S. Rita conferma i 30 posti letto (+3 di day hospital) di chirurgia generale (la chirurgia di Crotone con la gestione delle urgenze 30 posti letto); Romolo hospital 30 posti letto(+3 di D.H.) di urologia(L'urologia fantasma di Crotone 10 posti letto ). La Calabrodental 6 posti letto di chirurgia Maxillo Facciale +2 di odontoiatria e stomatologia. La casa di cura Madonna dello scoglio 33 posti letto di Reumatologia».

 

Il commento di Mddc.

«Un vecchio politico sosteneva che quando lo stato deve fare cassa preleva di solito dalla scuola, dai dipendenti statali e dai servizi sanitari. Naturalmente l'unica logica sono i tagli. Oltre al danno civile ed economico prodotto dalla politica e falsi amministratori della cosa pubblica c'e' la beffa di prospettare nei tagli, di solito definiti ristrutturazioni, un miglioramento del benessere sociale. Lanostra Sanità degli ultimi 3-4 anni e' l'emblema di tutto questo.
Il Piano di rientro dai debiti sanitari (prodotti non certo dai cittadini calabresi ed a maggior motivo da quelli crotonesi). Ha avuto varie fasi di taglio: la prima a carico dei posti letto ospedalieri beninteso soprattutto quelli pubblici,poi un taglio netto sull'operatività di quello che era rimasto dei vari servizi (leggi taglio di primari e di responsabili di servizi), siamo certi che il prossimo passo sarà il taglio del personale (leggi esubero di personale sanitario e messa in mobilita degli stessi e/o taglio ai contratti al personale precario ). L'aspetto più grave di tutto questo e' l'idea che il popolo calabrese e ancora di più quello crotonese debba essere trattato da idiota. Ma veramente la classe dirigente pensa che alla pazienza non ci sia mai fine? Sono veramente convinti che il governare la cosa pubblica debba essere sempre nell'interesse dei soliti e pochi noti piuttosto che nell'interesse della collettività? Nel corso degli ultimi 3-4 anni non un amministratore della Salute crotonese ha dimostrato di avere una visione complessiva della gestione della salute, non un direttore generale e/o sindaco ha mai dimostrato di avere a cuore la salute del popolo crotonese. I fatti sono sotto gli occhi di tutti: posti letto dimezzati-strutture complesse e semplici sparite nel corso dei vari decreti regionali,liste d'attesa chilometriche. Migrazione sanitaria e trasferimenti presso altri ospedali decuplicati-pronto soccorso sommerso da richieste inappropriate, Sanità del territorio a dir poco scadente. Questo e' il risultato di programmazioni sanitarie già vecchie quando pubblicate (leggi nuovo patto salute 2014/2016).di tagli lineari e non meritocratici, della mancanza di concertazione con associazioni, enti e altro. Ma quali sono stati i progetti messi in campo per sanare queste criticità? Quali le idee per mettere fine a questo scempio? Siamo comunque convinti che il problema dei problemi sia la scelta dei vari Amministratori che non rispondono più all'interesse della collettività, che dovrebbero rappresentare ,ma solo a logiche di potere .
Restiamo a disposizione di quanti volessero condividere il desiderio di ribadire che ancora a Crotone sono vigenti le stesse norme costituzionali in essere nel resto d'Italia (Per gli smemorati art. 1-art.4-art.9-art.28-art.30-art.32-art. 54)».

 

 

 

 

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ospedale2Non si fermano i tagli alla sanità per la provincia di Crotone. Il nuovo atto aziendale predisposto dal direttore generale facente funzioni dell’Azienda provinciale di Crotone, Domenico Fratto, prevede per l’ospedale crotonese una sostanziale diminuzione dei posti letto che passano da 307 a 286. Si perdono, rispetto a qualche mese fa, ben 21 posti letto a cui vanno aggiunti quattro strutture complesse in meno (da 24 passano a 20) e 20 strutture semplici (da 49 passano a 20). Arrivano, comunque, otto strutture semplici dipartimentali. Quest’ultima operazione fa presagire che forse si doveva accontentare qualche dirigente medico che non aveva i requisiti per avere altro. La diminuzione delle strutture complesse e semplici si traducono in tagli alla sanità perché, se vengono meno i “primari” e i posti letto, di fatto, si riduce la quantità dell'offerta sanitaria e, ovviamente, anche la qualità. Nel nuovo strumento predisposto nella fase che precede la nomina di commissario all’Asp crotonese di Sergio Arena è sparita, poi, anche la casa della salute di Mesoraca. Prevista, al tempo, dal direttore generale Rocco Antonio Nostro, che fine abbia fatto adesso nessuno lo sa. Eppure la case della salute realizzate in altre realtà territoriali della Calabria avevano ed hanno la funzione di attuare il progetto di garantire la sanità territoriale e sgravare l’ospedale dall’assalto quotidiano di migliaia di utenti. Nel nuovo piano sono previste strutture complesse, sia per Pediatria, che per Neonatologia e una struttura semplice con otto posti letto per Nefrologia. Tra l'altro, i posti letto per le strutture semplici non sono previsti e non è detto che il tavolo del ministero della Salute (che dovrà approvare l’atto) darà il via libera senza prescrizioni, o interventi di modifica. Mentre si declassa Nefrologia, si promuove il reparto di Urologia che, al momento, all’ospedale di Crotone non esiste. Urologia è indicato come struttura complessa con dieci posti letto. Per quanto riguarda, invece, le strutture sanitarie private convenzionate non c’è nessun taglio perché avevano 297 posti letto e 297 ne continueranno ad avere. I numeri dicono che, per la prima volta nella storia, il numero dei posti letto delle strutture private della provincia di Crotone superano quelle pubbliche. Eppure le strutture convenzionate private vanno avanti grazie ai finanziamenti pubblici. Non bisogna demonizzare la sanità privata, ma è inconcepibile che da supplementare all’attività pubblica quale dovrebbe essere diventi l’attività principale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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CATANZARO - E' durato circa due ore l'incontro, a porte chiuse, tra il commissario straordinario per il Piano di rientro dal deficit sanitario Massimo Scura e i commissari delle aziende sanitarie e ospedaliere della nominati lo scorso venerdì dal presidente della Regione, Mario Oliverio. All'incontro, convocato da Scura hanno partecipato Giuseppe Perri (Asp Catanzaro); Domenico Pingitore (Azienda Pugliese Ciaccio), Rosalba De Filippo (Ao Mater Domini), Gianfranco Filippelli (Asp Cosenza), Santo Gioffrè (Asp Reggio); Sergio Arena (Crotone); Ao di Cosenza William Auteri (Ao Cosenza) e Frank Benedetto (Ao di Reggio). «Il commissario Scura - ha detto, al termine della riunione, Domenico Pingitore - ha illustrato il metodo di lavoro che intende portare avanti. Un metodo che ha raccolto consenso. Si è trattato solo di una riunione interlocutoria, indetta per un primo contatto. Ognuno di noi, comunque, ha avuto la possibilità di esporre i problemi per quel poco che ci è stato possibile capire, dal momento che abbiamo preso servizio solo da qualche giorno. E' stato un momento importante ed abbiamo avuto modo di convenire sul metodo attraverso il quale il commissario intende impostare il lavoro e i rapporti che vuole intrattenere con le nostre strutture». Commento positivo a fine riunione anche dal commissario dell'Asp del capoluogo, Giuseppe Perri. «E' stata soprattutto - ha detto - una riunione importante ai fini della conoscenza reciproca. Il commissario si è riservato di studiare bene la situazione, ma sarebbe prematuro aggiungere qualsiasi altra cosa».

 

 

 

 

 

 

 

 

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massimo scuraPochi medici destinati alle unita' di emergenza-urgenza dei tre piu' grandi ospedali calabresi e tra questi non figurano né l'Asp di Crotone, che quella di Vibo. La delibera della giunta regionale che, lo scorso 2 marzo, ha dato il via libera ai concorsi per 107 tra medici, infermieri e tecnici, prevede soltanto cinque nuove unita' su 38, pari al 13%, per i reparti di emergenza-urgenza dell'ospedale Bianchi-Melacrino-Morelli di Reggio Calabria. All'"Annunziata" di Cosenza, su 37 nuovi posti, 22 (il 59%) saranno destinati ai reparti piu' in crisi. A Catanzaro saranno 18 su 32 (il 56%). In totale, su 107 posti, 45 (il 42%) saranno assegnati ai reparti di emergenza-urgenza. Nella delibera numero 48 la giunta invita «i sub-commissari per l'attuazione del Piano di rientro, con il supporto del dipartimento Tutela della salute, a dar corso alle procedure di copertura dei posti nell'area dell'emergenza-urgenza delle Aziende ospedaliere hub». Intanto, questa mattina, Massimo Scura (foto), neo commissario straordinario per il Piano di rientro dal deficit sanitario, ha incontrato i giornalisti nel suo ufficio a Catanzaro in occasione del suo insediamento. Sul piano assunzioni voluto dal presidente della Regione Oliverio per far fronte alla carenza di personale nella rete dell'emergenza-urgenza, il commissario ha dichiarato che «uno dei problemi fondamentali, che prescinde dalle organizzazioni, e' quello delle competenze. Esistono tante eccellenze nella sanita' calabrese - ha commentato - ma molti servizi sono all'osso perche' mancano medici, infermieri e tecnici. C'e' stata un'apertura generale da parte del governo nazionale all'assunzione di nuovi operatori a tutti i livelli, ora vanno prese in considerazione le priorita' e le necessita' per poter dare delle risposte concrete». Sull'ipotesi avanzata dal ministro alla sanita' Lorenzin secondo cui la Calabria avrebbe bisogno di alcuni anni per uscire dal commissariamento, Scura ha sottolineato che «non si possono mettere termini temporali, ma e' certo che lavoreremo duro e sodo affinche' la qualita' della sanita' calabrese raggiunga i livelli migliori. Vengo dalla Toscana che di recente e' stata giudicata la migliore realta' italiana dopo aver confrontato le performance sanitarie raggiunte rispetto a quelle di regioni come Basilicata, Veneto, Umbria, Marche e la provincia di Trento e Bolzano».

 

 

 

 

 

 

 

 

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«La sanita' e' un bene comune che va considerato nella sua fondamentale importanza per la vita delle persone». Lo sostiene la capogruppo di "Calabria in Rete" Flora Sculco, che aggiunge: «La decisione del presidente Oliverio di indicare i commissari nelle aziende sanitarie ed ospedaliere e' perfettamente coerente con il progetto di rinnovamento piu' complessivo della Calabria che i cittadini hanno premiato il 23 novembre. Quando si discute di sanita' - commenta - occorrerebbe sempre ricordare che si discute di sofferenza umana. Per cui, e' indispensabile che le scelte concernenti la sua organizzazione ed il suo funzionamento, siano compiute all'interno di una logica di pianificazione che miri a garantire merito, qualita' ed efficienza delle prestazioni. I commissari appena nominati, a cui la Giunta regionale ha affidato responsabilita' delicate, sono sicura - spiega Flora Sculco - che sapranno con immediatezza fronteggiare i bisogni dell'utenza sanitaria in ogni singola realtà». Conclude poi la consigliera regionale: «Un buon lavoro particolare, da parte mia e del movimento politico che rappresento, va al dottor Sergio Arena, commissario dell'Asp di Crotone. Si tratta di una personalita' dalle spiccate competenze professionali ed umane che sapra' svolgere, con l'attenzione che la situazione esige, una ricognizione puntuale dei tanti problemi che affliggono da tempo l'Azienda sanitaria di Crotone ed individuarne le soluzioni».

 

 

 

 

 

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«Ieri sera il Consiglio dei ministri - scrive l'assemblea territoriale di Crotone - ha nominato il commissario alla Sanità della Regione Calabria nella persona dell'ingegner Scura, già direttore generale nelle Asl di Livorno e di Siena. Si conclude così una vicenda che aveva assunto i contorni di una telenovela. Sulla persona dell'ingegner Scura - precisa il Tdm - nessun problema a riconoscere le indubbie capacità, la necessaria preparazione e la competenza professionale. Non è certo in discussione questo aspetto. Ma ci sono molte ombre su quanto accaduto. Se vogliamo fare alcune analisi di contesto - sottolinea la nota - non possiamo che rilevare, con molta franchezza, che la scelta è stata difficile a causa della situazione politica, principalmente del partito di maggioranza di governo nazionale e della contestuale affermazione del presidente Oliverio alle primarie. Oliverio infatti non era il candidato di Renzi, ma nelle primarie calabresi ha ottenuto un'indubbia vittoria su Callipo, sostenuto invece da Renzi. Tale situazione non può essere dimenticata. Nelle elezioni regionali Oliverio sostanzialmente ha trionfato senza particolari patemi. Da quel momento, novembre 2014, si è avviata una trattativa per la nomina del xommissario alla Sanità nella Regione Calabria. Qui sarebbe tedioso ricordare tutti i passaggi, ma basta sapere, come tutti i calabresi sanno, che si sono confrontati partiti (Pd, Ncd e Forza Italia), correnti all'interno dei partiti e gruppi di interesse per poter avere voce in capitolo sulla scelta del nome del futuro commissario. E così - ricorda il Tdm - sono passati quasi 120 giorni senza che la Calabria avesse il commissario alla sanità. Questo il livello politico che la dice lunga su come si è messi in questo Paese. Sul fronte sanitario le cose però sono andate avanti in modo drammatico. La Fondazione Campanella, polo oncologico calabrese, è stata sciolta, i lavoratori sono sottoposti a pratica di licenziamento (e in Calabria perdere oggi il lavoro è ancora più drammatico); a Cosenza si è arrivati ad un clamoroso sciopero del personale medico e infermieristico; sono venuti alla luce scandali su sprechi di strutture pronte e mai aperte (vedi Cardiochirurgia a Reggio Calabria); chiusure di reparti (pediatria a Lametia Terme, Tin a Crotone , spostamento reparti da Cosenza a Rogliano causa insicurezza della struttura e molti altri nosocomi in piena sofferenza e via dicendo). Insomma - sintetizza il Tdm - una lenta eutanasia della sanità pubblica calabrese frutto di anni di clientelismo, di malapolitica e di pessima gestione aziendale che non poteva che portare al commissariamento di qualche anno fa. Oggi i conti sembrano sotto controllo. Ma a quale prezzo? Come cittadini non possiamo accettare - stigmatizza la nota - un'impostazione centrata sull'economia, sul pareggio di bilancio, sui tagli (lineari o meno sempre di tagli si tratta) che impongono ai cittadini una duplice beffa: pagare più tasse regionali per avere meno servizi pubblici e essere costretti, per chi ne ha la disponibilità economica, a emigrare fuori regione per curarsi o accedere al privato. Chi non ha soldi semplicemente non accede al servizio sanitario pubblico. Sappiamo bene - scrive ancora il Tdm - che la sanità nella gestione di un bilancio regionale è la voce più rilevante (mediamente copre il 70% dei bilanci regionali), ma questo non può giustificare in alcun modo una visione economicista. La sanità è un bene costituzionalmente garantito e necessita di una cura in tutti gli aspetti: finanziamento, controllo della spesa e rimozione degli sprechi, armonizzazione dei bisogni dei cittadini prima che dei lavoratori con scelte mirate a creare percorsi chiari, trasparenti e efficienti (ancora non esiste un Centro unico di prenotazione regionale ad esempio). Uso intensivo delle strutture e dei macchinari (perché le analisi di laboratorio si fanno solo in determinati giorni e ore mentre macchinari costosi non lavorano 24 ore su 24?), creazione di rete emergenza-urgenza, creazione della rete oncologica regionale etc etc. Ma di fronte allo sfascio della rete ospedaliera - rimarca il Tdm - manca del tutto una organizzazione capace di prendersi cura delle persone sul territorio. La medicina del territorio in Calabria semplicemente non è percepita come centrale. Forse perché gli interessi di chi ci lavora - chiede il comunicato - non sono forti abbastanza? Mentre un ospedale, piccolo o grande che sia, è pur sempre un simbolo per la comunità locale e tutti sono pronti a scendere in piazza per difenderlo. Una riflessione va fatta però, a onor del vero, anche sui cittadini calabresi e sulle organizzazioni civiche. Dobbiamo riconoscere - commenta la nota - di avere fallito in questi anni, magari non tutti ma la maggior parte si, il compito principale delle organizzazioni civiche che la Costituzione ci "riserva" da un lato ma dall'altro ci chiede: essere protagonisti attivi nella vita pubblica e prendersi cura dei beni comuni. Molti di voi conoscono l'art.118 ulitmo comma della Costituzione: "Stato, regioni, province, città metropolitane e comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio della sussidiarietà". Ecco questo compito, questo potere e responsabilità in questi anni non è stato pienamente agito dalle organizzazioni civiche calabresi. Bisogna prenderne atto se vogliamo cambiare le cose prima che le cose cambino noi stessi e soprattutto i nostri figli. Fare i cittadini attivi - ricorda il Tdm - significa interessarsi della comunità dove si vive, mettere a disposizione competenze, passioni, conoscenze, agire collettivamente per cambiare la realtà nella quale si vive per renderla più giusta, solidale, vicina ai bisogni delle persone. E' un impegno non facile, non scontato, non semplice. Questo impegno in Calabria è mancato perché ha vinto la logica della delega. Delegare ad altri, chiedere favori, pensare al proprio orticello senza avere una visione più ampia produce esattamente i risultati che abbiamo sotto gli occhi oggi in Calabria. Assenza di visione del futuro analizza il Tdm -, mancanza della speranza, sfiducia verso tutte le istituzioni. Ma, grazie all'articolo 118 della Costituzione, dobbiamo capire che i cittadini attivi che si prendono cura dei beni comuni sono classe dirigente di questo paese, sono responsabili come le istituzioni democraticamente elette di governo del paese, sono i primi sindaci delle proprie comunità. E non è un sogno o un'utopia. In Italia questo tipo di cittadino fa la differenza ogni giorno nella qualità della vita delle comunità locali. Esserci o non esserci fa una grande differenza. In Calabria oggi, anche per cambiare la politica, anche per cambiare il mondo del lavoro e delle sue relazioni sindacali, c'è più bisogno di cittadini attivi disposti a scommettere su qualcosa di intangibile e di estremamente concreto come la cittadinanza attiva. Anni fa un medico che fu chiamato a dirigere una Asl di Roma, Andrea Alesini, in un convegno ebbe a dire "Sembra assurdo che i servizi nati per l'uomo debbano essere ricondotti ad una dimensione umana perché l'hanno persa o mai l'hanno avuta. Eppure è questo l'unico obiettivo concreto rimettere gli uomini e le donne al centro del sistema." Ecco - conclude la nota - questo deve essere il compito di ogni cittadino calabrese oggi».

 

 

 

 

 

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