Domenica, 12 Luglio 2020

I nove consiglieri dimissionari del consiglio comunale di Cirò Marina hanno affidato a un comunicato le motivazioni della sfiducia al sindaco Roberto Siciliani. Si tratta di Francesco Ferrara, Nicodemo Parrilla, Ferdinando Amoruso, Domenico Spataro, Leonardo Gentile, Vincenzi Chiarelli, Antonio Anania, Salvatore Malena, Carluccio Dino. Il sindaco Siciliani, ieri, a "caldo" aveva parlato di motivazioni personali e non politiche dietro la scelta clamorosa dei nove consiglieri [LEGGI ARTICOLO]. «Noi crediamo - scrivono i 9 consiglieri - che da un bel po' di tempo, gran parte della cittadinanza si sia chiesta se ci fossero dei consiglieri in seno al consiglio comunale che avvertissero la necessità, il bisogno, il coraggio politico di porre fine a un modo di amministrare condotto in maniera non consona rispetto al mandato politico ricevuto dai cittadini elettori, a salvaguardia della cosa pubblica. Ebbene - riferiscono i nove -, giorno 21 ottobre scorso, mentre altri rimanevano incollati agli scranni ed agli interessi di parte, nove consiglieri di cui cinque ex maggioranza ossia il 50% e quattro su cinque della minoranza spogliandosi temporaneamente dai colori e delle appartenenze politiche, mettendoci in prima persona la faccia, abbiamo inteso dopo un lungo e travagliato percorso noto a tutti, dare quella che per noi, ed il futuro e ne darà atto, la giusta risposta. Con molta umiltà riteniamo di aver evitato che incoscientemente si continuasse a provocare ulteriori guasti e ingiuste incombenze sui cittadini, ma soprattutto abbiamo evitato che passasse il messaggio che soli e pochi, possano condizionare lo sviluppo economico culturale di un paese che la storia lo ha voluto libero ed in continuità culturale col passato. Non può, e non deve assolutamente passare, per volontà di qualche facinoroso, il messaggio che nove consiglieri si sono incontrati e per antipatia verso il gruppo che amministra, sfiduciare il sindaco. A chi cerca di aizzare o scatenare logiche - stigmatizzano i consiglieri dimissionari - che non ci appartengono ove mai ciò si verificasse, specie cercando di infierire su chi appare essere il più debole, pare ovvio e naturale rispondere, che, si porrà riparo nei modi e i metodi previsti dallo Stato italiano. E' inutile tentare di dar vita a sopraffazioni personali o collocare il tutto in caciara. Con forza, richiamiamo l'attenzione ed il buon senso di tutti, a fare uno sforzo di correttezza politica affinché il tutto rimanga nei limiti del rispetto reciproco e delle problematiche amministrative e non sfocino, specialmente da chi a perso privilegi, in illazioni e stravaganze. La ragione della sfiducia - spiegano i nove - ha motivazioni amministrative, con origine in tempi lontani e nasce quando si verificano percorsi, metodi, atti, imposti e non condivisi, cosa questa di cui il sindaco era ampiamente informato sin dal suo insediamento; non sbaglia quindi chi sostiene che il Sindaco se la sia scritta con propria volontà, forse perché insoddisfatto da come viene supportato dagli attuali amministratori.
Aldilà delle tante contumelie sulla stampa e su facebook che sono state già dette e si diranno ed a cui non risponderemo mai per scelta e per stile, va ribadito che il nostro atto è di tutela amministrativa. La situazione è esclusivamente amministrativa, non vi sono regie o registi occulti , la nostra coscienza di consiglieri comunali, il rispetto del nostro mandato e della nostra coscienza, la volontà di difendere le future generazioni ponendo un freno ad un'azione amministrazione approssimativa e ad una gestione all'acqua di rose, a farci prendere in autonomia la scelta fatta. A tutte le provocazioni noi preferiamo non rispondere, ma saremo disponibile ad ogni confronto politico e amministrativo. Alla luce di queste considerazioni , nella convinzione più sincera ed onesta, appare necessario cominciare ad intraprendere un percorso di sintesi fra tutti coloro che hanno un vicino sentire politico. La politica deve assumere su di se l'obbligo morale anzitutto di sbiadire le bandiere di partito e dare voce e forza alle idee; il compito oggi per chi fa politica deve essere quello di fare fronte comune mettendo al bando egoismi, appartenenze e logiche orami vecchie e inutili. C'è quindi bisogno - concludono - di una Cirò Marina sociale, aperta a tutti, questo è e sarà il nostro impegno presente e futuro. Tutti insieme indistintamente dobbiamo unirci per garantire un futuro migliore».

 

 

 

 

 

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ferragina candigliota demasi megnaTenere il conto esatto degli amministratori transitati nell'Amministrazione Vallone sta diventando sempre più difficile. Impresa ancora più ardua è riuscire a contabilizzare i consiglieri comunali avvicendatisi in corso d'opera per effetto della nomina di un loro collega ad assessore che impone la rinuncia allo scranno nell'assise. A meno di un anno dalla fine della normale legislatura (seconda a guida Vallone) l'ultimo cambio in giunta ha riguardato l'assessore ai Lavori pubblici, Emilio Candigliota del Movimento 139, dimessosi alle ore 17,00 del 3 agosto 2015. In sostituzione di Candigliota è stato nominato Giancarlo De Vona del Pd. Il perché di quest'ultimo cambio in Giunta l'hanno spiegato in un'apposita conferenza stampa il responsabile del Movimento 139, Emilio De Masi, e lo stesso ex assessore Emilio Candigliota. «Candigliota è stato sacrificato per l'unità del Pd – ha dichiarato De Masi – con quest'atto il Pd intende recuperare la coesione della coalizione e vivere felice fino al termine del mandato. Non c'è altro motivo giacché il lavoro svolto da Candigliota in qualità d'assessore ai lavori pubblici è stato apprezzato da tutti». Poi la precisazione da parte di De Masi a proposito di chi avrebbe dovuto lasciare la poltrona di assessore giacché, alcuni, lo accusano che avrebbe preferito la «testa del vicesindaco Mario Megna, anche lui del Movimento 139, anziché quella di Candigliota. «Quest'affermazione veicolata subito dopo il cambio dell'assessore è priva di fondamento – ha affermato De Masi – giacché in un'apposita riunione di maggioranza, in cui tutti erano presenti, si è parlato di rilancio dell'attività amministrativa e non di cambio d'assessori. Il modo com'è avvenuto il cambio mi ricorda metodi d'altri tempi». Emilio De Masi ha ha richiamato l'importanza politica del gruppo consigliare Movimento 139 nella maggioranza, soprattutto da quando il Pd è in continua lotta al proprio interno. «Adesso – continua De Masi – veniamo mortificati in nome dell'unità del Pd». Proprio mentre tutto ciò acccade, nel mezzo della conferenza stampa, il cellulare di De Masi ha preso a squillare. Dopo aver chiuso la chiamato ha riferito che era chiamato il governatore della Calabria, Mario Oliverio, per confermargli che, lui, in tutta questa storia lui non c'entra. Cosa deciderà in futuro il Movimento 139 per quanto riguarda la presenza in maggioranza si saprà – ha dichiarato De Masi – dopo la riunione che il Movimento farà a breve. Non è escluso, stando a ciò che ha fatto intendere il coordinatore del Movimento, l'uscita dalla maggioranza. Il diretto interessato, Emilio Candigliota, ha avuto momenti di rabbia durante la conferenza stampa quando ha dichiarato che ha dovuto abbandonare la carica di assessore senza alcun motivo dal versante dell'impegno amministrativo. «In poco più di un anno e mezzo sono stati iniziati e terminati molti lavori di opere pubbliche che hanno avuto il consenso della gran parte dei cittadini. Mi sono impegnato a tempo pieno come amministratore, trascurando anche la famiglia e il mio lavoro (nel pronunciare quest'ultima frase l'ingegner Candigliota si commuove fino alle lacrime, ndr) in cambio ho ricevuto l'umiliazione di lasciare per problemi interni al Pd. Una stoccata Candigliota l'ha riserva ai suoi ex colleghi assessori. «Non ho ricevuto, da parte degli assessori in carica, nessuna telefonata di solidarietà quando ho deciso di dimettermi. Hanno agito come se io ero l'unico male di quest'amministrazione che stenta a decollare nonostante manchi meno di un anno alla fine del mandato». La domanda nasce spontanea, riuscirà l'amministrazione Vallone a terminare il mandato nel caso in cui il Movimento 139 dovesse passare all'opposizione? Riteniamo di sì giacché i numeri sono favorevoli e per approvare il prossimo bilancio di previsione che dovrebbe avvenire prima della fine di agosto, e per la continuità amministrativa in quanto in consiglio comunale è nato un nuovo Gruppo, Calabria in rete – I DemoKratici, che guarda benevolmente all'attuale amministrazione.

 

 

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cotruzzola debiaseGregorio Mungari Cotruzzolà (foto di sinistra) e Salvatore De Biase (foto di destra) hanno rassegnato le dimissioni dagli incarichi di presidente e consigliere del consiglio d'amministrazione dell'Enoteca regionale "Casa dei Vini di Calabria". Lo hanno fatto attraverso una lettera indirizzata al presidente giunta regionale Mario Oliverio, al presidente del consiglio regionale Antonio Scalzo e al direttore generale del dipartimento Agricoltura della Regione Calabria Carmelo Salvino. Alla base della loro decisione, i due hanno motivato il blocco delle attività da parte del dipartimento regionale al ramo a «sospendere tutti gli adempimenti inerenti l'allestimento e l'inaugurazione delle sedi di Cirò e Lamezia, della Casa dei vini di Calabria, in particolare spese per arredi e materiali». Secondo quanto scritto da Cotruzzolà e De Biase nella lettera, l'inaugurazioni e l'avvio delle attività delle sedi di Cirò e Lamezia, è il primo passo per guardare al futuro della Casa dei Vini di Calabria.

 

Il contenuto della missiva.

«Egregi Signori - scrivono Cotruzzolà e De Biase - con la presente comunichiamo le dimissioni dalle cariche amministrative di presidente e di consigliere dell'associazione "Casa dei Vini di Calabria", cui abbiamo avuto l'onore ed il piacere di prestare la nostra opera con dedizione e passione a partire dalla nomina, avvenuta con decreto del presidente del consiglio regionale numero 7 del 16 aprile 2012. Riteniamo - premettono i due - che non vi siano le condizioni per proseguire il nostro mandato e, nel rimettere l'incarico, ringraziamo per la fiducia accordataci dall'istituzione regionale all'atto del conferimento. Nel corso della nostra esperienza amministrativa abbiamo affrontato con spirito positivo gli ostacoli che man mano si frapponevano all'azione dell'Enoteca regionale della Calabria, trovando momenti di vicinanza e sostegno da parte del dipartimento preposto, ma valutiamo che in questa fase si sia creata una stridente incompatibilità tra la natura della nostra associazione e gli ultimi accadimenti. Ci troviamo di fronte a situazioni - spiegano i firmatari - che obbligano il cda a continui fermi e da qui la mancata inaugurazione delle sedi, che di fatto è il segno concreto di avvio per guardare al futuro della Casa dei Vini di Calabria. In tale quadro non va sottaciuto il ruolo del Dipartimento quale strumento di supporto per lo sviluppo del progetto associativo, e lo testimonia la continua ricerca di momenti di condivisione delle scelte operate dal consiglio di amministrazione. Appare di tutta evidenza - rendono noto - che tale funzione sia stata travalicata con la comunicazione del 02 febbraio 2015, con cui il dirigente Giacomo Giovinazzo invita a "sospendere tutti gli adempimenti inerenti l'allestimento e l'inaugurazione delle sedi di Cirò e Lamezia, della Casa dei vini di Calabria, in particolare spese per arredi e materiali. Tutto ciò, al fine di consentire alla nuova Amministrazione di prendere cognizione e decisioni in merito alle attività svolte e alla disposizione di quelle future". Un intervento - commentano - che trascura la natura della Casa dei vini di Calabria, ossia un'associazione di diritto privato e che come tale deve fare rispondere ai suoi 46 soci. Non rinveniamo nella legge istitutiva - sottolineano - un ruolo di indirizzo e controllo, ma al Dipartimento viene affidata la sola "cura delle attività propedeutiche per la costituzione dell'Enoteca regionale, redigendo lo schema di atto costitutivo, di statuto, del regolamento di attuazione e del logo caratteristico". Ma che questa cura - proseguono - non rientrasse nelle corde della burocrazia regionale lo abbiamo rilevato sin dal principio, quando ci è stato assegnato un marchio che addirittura non poteva essere utilizzato legalmente dall'associazione. Nel definire la denominazione ed il logo dell'Enoteca nessuno si era preoccupato di fare una verifica presso l'Ufficio italiano brevetti e marchi: ben quattro anni prima della legge istitutiva, un privato aveva depositato il marchio "Enoteca regionale della Calabria". A ciò si aggiungano comunicazioni non sempre scrupolose: in settembre 2014 venivamo informati dal dipartimento Agricoltura che i ritardi nelle erogazioni dei fondi dipendevano dalla mancata riallocazione da parte della Ragioneria regionale. Siamo invece entrati in possesso del decreto con cui in luglio dello stesso anno il dipartimento Bilancio aveva già provveduto a riallocare le somme dandone notifica allo stesso dipartimento Agricoltura. Il cda - scrivono ancora - ha sempre avuto quale obiettivo l'avvio del programma concordato con la base associativa e approvato un anno addietro durante l'assemblea annuale, ed il primo tassello di questo percorso, diretto al sostegno delle produzioni vinicole regionali, è senza dubbio l'attivazione delle due sedi di Cirò e Lamezia. In tal senso abbiamo trovato grande collaborazione da parte delle due amministrazioni comunali che, avvertendone la rilevanza strategica, hanno messo a disposizione della Casa dei vini di Calabria due immobili in cui negli ultimi mesi è stata intrapresa la realizzazione delle sedi associative, considerato che soltanto in agosto 2014 sono pervenuti i fondi regionali. Abbiamo coinvolto - incalzano Cotruzzolà e De Biase - una serie di professionisti per la creazione di un percorso che guidi il visitatore attraverso la conoscenza dei vini calabresi, non trascurando la preparazione di un programma di inaugurazione che ha ricevuto la disponibilità alla presenza del direttore della guida vini del Gambero rosso, di un giornalista e di una conduttrice Rai. E adesso, lo stop imposto alle attività rischia di causare non solo ulteriori ritardi nell'avvio dell'azione associativa ma addirittura potrebbe determinare danni economici legati alle penali per il mancato rispetto degli impegni assunti nei confronti di una serie di fornitori. Non appena insediata la nuova Amministrazione regionale abbiamo ritenuto opportuno portare a conoscenza del presidente della giunta e del presidente del consiglio regionale il lavoro sin qui svolto, restando in attesa di un momento per la condivisione del programma di avvio. Durante il Vinitaly 2014 - ricordano - abbiamo dato il nostro contributo alla presenza della Regione Calabria, animando l'area degustazioni e organizzando una riuscita conferenza stampa. Quest'anno il percorso è stato interrotto. Dagli uffici regionali preposti non ci sono state date risposte, per cui prendiamo atto che non si è ritenuto opportuno coinvolgere l'Enoteca regionale nella rassegna veronese. A margine rileviamo come purtroppo si perseveri nell'operare con una programmazione carente, considerato che le imprese vinicole calabresi hanno avuto notizia dell'ammissione allo stand regionale a soli undici giorni dall'evento fieristico. Vi è una diffusa consapevolezza - sollecitano - che lo sviluppo della nostra regione debba passare attraverso la valorizzazione dei suoi prodotti, e tra questi il vino costituisce un indubbio patrimonio. Abbiamo dunque elaborato - speigano in merito - un programma promozionale che prevede il sostegno all'eccellente lavoro di un tessuto imprenditoriale che ha fatto compiere passi da giganti al vino calabrese: divulgazione presso la ristorazione regionale e non, presenza di corner espositivi negli aeroporti regionali, azioni di incoming su operatori e giornalisti del settore, presenza sul web. Con le risorse finanziarie messe a disposizione, ma con l'assenza di risorse umane, abbiamo iniziato un percorso che non riesce a concretizzarsi in risposte fattive. Ed in tale contesto valutiamo coerente rimettere il nostro incarico, augurandoci che il progetto "Casa dei vini di Calabria" possa ricevere il supporto e lo slancio che merita. Per concludere, si evidenzia che tutti gli atti concernenti l'attività svolta rimangono a disposizione degli organi preposti, unitamente all'inventario dei beni collocati nelle strutture di Cirò e Lamezia». 

 

 

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pd segreteria2«Quella di lunedì sera - commenta Sergio Contarino, segretario cittadino del Pd - è stata una partecipata e franca assemblea cittadina (foto). Oltre cinque ore di discussione e più di venti interventi hanno dimostrato, ancora una volta, che la vivacità del Partito democratico cittadino è la capacità di riuscire a fare sintesi sulle grandi questioni che investono la città. Tre - elenca Contarino - i punti salienti che sono stati al centro della discussione, ampiamente dibattuti e che sono stati anche il nucleo portante dell'intervento del segretario cittadino. Il primo, la necessità di trovare l'unità non nelle parole, ma nei fatti. Gli ultimi eventi - ricorda Contarino - tra cui l'elezione del presidente della Provincia, le dimissioni del capogruppo nel consiglio comunale e le difficoltà a dialogare tra partito, consiglieri ed amministrazione attiva, hanno messo a dura prova gli equilibri del partito cittadino senza che questo, entusiasmasse particolarmente la gente. Si è richiamato - prosegue Contarino - la necessità di ritrovare l'unità attraverso la consapevolezza del ruolo di dirigenti ed organi politici, anche mettendo in conto di fare un passo indietro, se è necessario, per ritrovare quello slancio che porti compatti alla nuova sfida elettorale del prossimo anno, il rinnovo del consiglio comunale. Alla irritualità delle dimissioni del capogruppo, deve fare riscontro una nuova indicazione che deve nascere dal partito, proprio per il ruolo strategico e anello di congiunzione, tra gruppo consiliare, amministrazione attiva e partito. Il secondo punto, si deve ritornare a parlare nel partito dei grandi temi amministrativi che interessano la città e il suo progetto futuro. Non ha molto senso - incalza Contarino - parlare di azzeramento della giunta da un lato e di rilancio amministrativo dall'altro. Occorre un patto di fine consiliatura, sui grandi temi che anche ieri sera sono stati messi sul tavolo di discussione, tra cui il piano spiagge, il piano strutturale comunale, la convenzione con Ionica Gas, l'accorpamento di fondamentali partecipate. La convocazione dell'assemblea cittadina del partito - spiega il segretario cittadino -, il massimo organismo nasce sopratutto per discutere proprio della linea politica, delle prospettive di fine legislatura e lavorare con la coalizione di centro sinistra per i prossimi cinque anni. Il terzo elemento è quello di prevedere che nel governo regionale ci sia una rappresentanza del territorio di Crotone. Alla recente competizione elettorale, il Partito democratico crotonese ha dato un grande contributo in termini di voto. Emergono tuttavia la difficoltà del non essere rappresentati, come Partito democratico crotonese, in Consiglio ed in Giunta. Per questo nella prossima assemblea provinciale - conclude - siamo convinti che il partito compatto chiederà al presidente Mario Oliverio di prevedere una giusta rappresentanza nel governo regionale».

 

 

 

 

 

 

 

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migale salvatoreIl prefetto di Crotone, Vincenzo De Vivo, ha nominato il viceprefetto vicario, Maria Carolina Ippolito, commissario del Comune di Cutro per la gestione provvisoria dell'Ente. La nomina fa seguito alle dimissioni di nove consiglieri comunali su 16, con la conseguente decadenza del sindaco, Salvatore Migale (foto). I consiglieri che il 5 marzo hanno formalizzato le dimissioni sono Rosario Mattace, Luigi Arabia e Raffaele Villirillo, del gruppo Rinnovamento; Domenico Voce, Gaetano Liperoti, Salvatore Della Rovere, Saverio Vasapollo e Salvatore Salerno, del Pd, e l'indipendente Salvatore Divuono. Migale è stato sindaco una prima volta nel 1990. Poi per due mandati consecutivi dal 1993 al 2001 e poi ancora per altre due consiliature, dal 2006 ad oggi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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gd crotone«Dimissioni di Giancarlo Devona da capogruppo in consiglio comunale? Persa l'ennesima occasione per coinvolgere gli organismi del partito democratico nelle scelte amministrative!». Così hanno commentato a "caldo" i Giovani democratici del circolo di Crotone il disimpegno del consigliere comunale del Partito democratico di porsi alla guida del gruppo nell'assise di piazza della Resistenza [LEGGI ARTICOLO]. «Si rende necessario - scrivono i Gd di Crotone - convocare le assemblee cittadina e provinciale per dare conto di quello che sta avvenendo in piazza della Resistenza, quantomeno per comprendere se dietro la scelta del capogruppo vi siano motivazioni politiche o realmente personali. Avevamo ribadito poche settimane fa - sottolineano i giovani democrat - la necessità di coinvolgere i cittadini nel processo democratico e nell'amministrazione della città, ci ritroviamo a solo un anno dalla scadenza del mandato del sindaco con l'ennesima rimodulazione dei rapporti di forza in seno all'assise comunale. Ci proponiamo come possibili mediatori - scrivono ancora - tra le istanze delle differenti aree presenti nel Partito democratico, ma al solo scopo di consentire un'attività amministrativa coerente per i prossimi dodici mesi. Del resto via Panella risulta ormai totalmente svuotata delle sue prerogative politiche e i Giovani democratici sono gli unici che si stanno occupando ancora di incontrare la cittadinanza crotonese per capire quali sono le misure necessarie ed urgenti al fine di uscire da uno stato di crisi atavica che non consente più di aspettare serenamente il futuro. Il sindaco dia finalmente risposte serie alla città - incalzano i Gd - su quello che sta succedendo, se come noi sappiamo non è l'unico responsabile della girandola a cui ogni giorno siamo costretti ad assistere da spettatori inerti, responsabilità che pagheremo nei prossimi anni, quando subiremo le conseguenze della mancata presenza di consiglieri regionali crotonesi a Palazzo Campanella: oggi è semplicemente una sconfitta politica, domani sarà da considerarsi una disfatta amministrativa. E allora - comunicano i Gd - ci appelliamo al segretario cittadino ed a quello provinciale, nonché ai rispettivi presidenti delle assemblee che statutariamente ne hanno le prerogative: convochiamo subito gli organismi decisionali di partito e riaccendiamo il dibattito in via Panella, unico luogo deputato a decidere per chi è stato eletto nelle file del Partito democratico. Se a ciò è di ostacolo - concludono - solamente l'esistenza di un doppio incarico incongruente, facciamo un passo indietro per garantire il futuro della nostra terra che, citando papa Francesco, non è un bene ereditato dai nostri genitori, ma un prestito che ci hanno fatto i nostri figli».

 

 

 

 

 

 

 

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