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'Ndrangheta, la relazione della Dia al Parlamento: «Il nuovo crimine è nel comune di Cutro»

Scritto da  Marina Vincelli Pubblicato in Cronaca Lunedì, 02 Febbraio 2015 22:52

dia relazioneSecondo il rapporto semestrale prodotto dalla Direzione investigativa antimafia la geografia criminale del territorio sarebbe in parte mutata con la nascita dell'organizzazione riconducibile alla famiglia Grande Aracri.

«Oltre a quanto già evidenziato nelle precedenti relazioni circa gli effetti prodotti sugli assetti territoriali dei sodalizi crotonesi da alcune defezioni di esponenti delle cosche Vrenna-Bonaventura- Corigliano, la geografia criminale del territorio sarebbe in parte mutata dalla nascita del nuovo crimine nel comune di Cutro, riconducibile alla famiglia Grande-Aracri che avrebbe assunto il controllo di tutte le attività illecite a nord della regione». Così si evince dalla Relazione semestrale della Dia al Parlamento, relativa al primo semestre 2014 e le ultime operazioni condotte in questi giorni lo confermano ampiamente. E anche: «Le attività di contrasto condotte nei confronti dei gruppi crotonesi hanno consentito di disarticolare il locale di Petilia Policastro, riconducibili alla famiglia Manfreda di Mesoraca». Un risultato importante evidenziato nella relazione è quello messo a punto per contrastare le ingerenze manifestate durante la processione religiosa del santo patrono di Petilia Policastro nel 2011 nel corso della quale, la statua del santo fu fatta sostare all'interno di un frantoio di proprietà di colui che era ritenuto il capocosca, poi ucciso nel mese di marzo 2012. Nella relazione ci sono poi una serie di grafici che evidenziano l'andamento dei crimini nella provincia crotonese dove si registra un grave aumento di reati connessi ad associazioni a delinquere con 6 casi riscontrati nel semestre 2014. Non si sono riscontrati reati comunque nel campo di associazioni criminali legate alla produzione, al traffico e allo spaccio di droga. Sono state 11 le estorsioni e 15 le rapine, in leggero calo rispetto al semestre precedente. Un dato positivo che emerge dal quadro della Dia è collegato alla netta diminuzione dei fenomeni di usura e riciclaggio. Vengono ricordate nella relazione anche alcune operazioni riuscite, come l'operazione Tabula Rasa che ha portato all'avvio del procedimento penale numero 452-11 tra Petilia Mesoraca, Cotronei e Cutro e il decreto di fermo per 19 indagati a vario titolo per associazione mafiosa estorsione danneggiamento e altro. Fatta luce su reati commessi dalla cosca dal 2008 ad oggi in particolare: sull'attività estorsiva nei confronti di vari imprenditori edili ed agricoli, tramite riscossione di indebite somme di danaro ed assunzioni fittizie di manodopera.

 

Il quadro generale della Dia: «Acuire vigilanza su cosche imprenditrici».

«L'interesse imprenditoriale della 'ndrangheta costituisce l'elemento caratterizzante che da tempo si è esteso dal territorio calabrese verso altre regioni, rendendo necessario acuire il livello di vigilanza». Lo ribadisce nei suoi contenuti generali sempre la Relazione semestrale della Dia al Parlamento, che riguarda il primo semestre del 2014. La Relazione conferma inoltre, come la 'ndrangheta, attraverso una «consolidata rete di relazioni», abbia «la capacità di infiltrare settori della politica, della pubblica amministrazione e dell'imprenditoria». «Il quadro della minaccia proveniente dalla criminalità calabrese - prosegue la Dia - si completa con il potenziale economico delle cosche che consente di orientare, con successo, i propri interessi verso i circuiti economici». Sequestri e confische di beni riconducibili ai clan calabresi, che hanno riguardato anche altre regioni, per la Dia «costituiscono il riscontro oggettivo sugli ormai sperimentati meccanismi che conducono, attraverso la fase di accumulazione finanziaria, a sistematiche iniziative volte al riciclaggio e al reimpiego di capitali sui circuiti economico-imprenditoriali». «Gli episodi di condizionamento che affliggono gli enti locali calabresi - scrive la Dia ricordando, ad esempio, l'operazione contro la cosca Crea grazie alla denuncia dell'ex sindaco - sono diventati una ciclica emergenza che perdura da tempo e che pone, anche nell'anno in corso, la Calabria quale regione interessata dal più alto numero di provvedimenti di scioglimento di Comuni per infiltrazione mafiosa: sono state commissariate quattro amministrazioni comunali». «Sempre in tema di irregolarità amministrativa negli enti pubblici calabresi - prosegue la Relazione - nel semestre in esame si registra la sentenza di condanna in primo grado - 6 anni di reclusione con interdizione perpetua dai pubblici uffici - del presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti, ritenuto responsabile di abuso d'ufficio e falso in bilancio durante il periodo in cui era sindaco di Reggio Calabria, nonché di tre componenti del Collegio dei revisori dei conti di quel Comune». Tuttavia, per la Dia, il dato sul numero di enti locali sciolti per infiltrazione mafiosa «non deve condurre ad affrettate conclusioni: il fenomeno non è circoscritto alle cosiddette 'regioni a rischio'". Per questo motivo, spiega la Dia, «non deve essere sottovalutata la specifica capacità della criminalità calabrese di infiltrare enti ubicati in aree anche lontane sfruttando presenze consolidatesi da decenni anche a seguito di immigrazione». La Dia, in tema di relazioni fra malavita organizzata e politica, ricorda anche l'operazione "Breakfast" che ha portato all'arresto di 7 persone tra le quali l'ex ministro Claudio Scajola, indagato per procurata inosservanza di pena nei confronti dell'armatore reggino ed ex parlamentare Amedeo Matacena, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e latitante negli Emirati Arabi. La relazione prende poi in esame la presenza 'ndranghetista nelle varie province, dividendo quella reggina nei tre "mandamenti" di cui si compone l'organo direttivo delle cosche, la "Provincia". Riguardo al mandamento Tirrenico, la Dia sottolinea come il porto di Gioia Tauro si confermi il luogo di transito della cocaina proveniente dal Sud America ed i Piromalli siano la cosca di rilievo nella Piana. Nel mandamento centro confermata la «posizione di supremazia, sulla città di Reggio Calabria, delle storiche cosche cittadine De Stefano, Condello, Libri e Tegano». Tuttavia, per la Dia «non può trascurarsi una potenziale situazione di fermento, evidenziatasi con due attentati dinamitardi che, l'11 febbraio e il 2 marzo 2014 hanno interessato un noto bar in fase di ristrutturazione con un altro analogo evento, del 3 marzo 2014, ai danni di una gastronomia ubicata in pieno centro». Nel vibonese confermato, invece, il ruolo egemone dei Mancuso di Limbadi nonostante la cosca «sia stata interessata da diverse attività investigative, con conseguente emissione di più provvedimenti di natura cautelare, che ne hanno indebolito la struttura». La Dia, infine, fa il punto delle misure di prevenzione eseguite nel primo semestre 2014. Complessivamente sono stati sequestrati beni per 37,7 milioni di euro su proposta del direttore della Dia e 117 su proposta dall'autorità giudiziaria in seguito ad indagini della Dia e sono stati confiscati beni per 61 mln in conseguenza ai sequestri proposti dal direttore della Dia e per 12,5 mln conseguenti ai sequestri proposti dall'autorità giudiziaria su indagini Dia.

 

 

 

 

Ultima modifica il Lunedì, 02 Febbraio 2015 23:37

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