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''Stige'', rimesso in liberta' l'imprenditore Luigi Caputo: la Cassazione ha annullato senza rinvio la custodia cautelare in carcere In evidenza

Scritto da  Pubblicato in Cronaca Giovedì, 05 Luglio 2018 19:40

toga riesameÈ tornato quest’oggi in libertà l’imprenditore 62enne Luigi Caputo detenuto dallo scorso 9 gennaio nel carcere di Siano a Catanzaro dopo essere stato raggiunto da misura cautelare nell’ambito dell’operazione Stige. Così come era avvenuto per il figlio Amodio lo scorso 9 giugno, la Procura generale della Corte di cassazione ha emesso oggi anche per il 62enne un dispositivo d’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere senza rinvio. La Cassazione ha quindi accolto quanto sostenuto dal collegio difensivo dell’imprenditore composto dagli avvocati Francesco e Giuseppe Barbuto, Vincenzo Maiello e Vincenzo Ioppoli che nel ricorso avevano tra l’altro sostenuto come il fatturato dell’azienda per la commercializzazione dei prodotti in Germania rappresentasse solo lo 0,5% di quello totale e come, questo, fosse documentato attraverso bolle di spedizioneri, autorità doganali, distributori e rivenditori, dunque non riconducibile ad attività in ''nero''. La decisone odierna della Cassazione annulla i pronunciamenti sulla custodia cautelare espressi in precedenza dal gip di Catanzaro, prima, e dal Tribunale della libertà dello stesso capoluogo, poi. L’imprenditore originario di Strongoli, assieme al figlio Amodio, erano stati colpiti da provvedimento perché accusati dalla Dda di Catanzaro di associazione mafiosa in quanto ritenuti gestori, per conto della cosca Farao-Mariconcola, di imprese che avrebbero monopolizzato il mercato dei prodotti semilavorati per pizza in Calabria ed in Germania con metodi mafiosi. L’avvocato Barbuto a nome del collegio difensivo ha commentato: «Con questo dispositivo, che rimette Luigi Caputo in libertà senza rinvio alcuno, viene restituita l’onorabilità delle aziende e dell’imprenditore che è riabilitato come ‘’sano’’ e non più come colluso. Inoltre – ha aggiunto il legale – la notifica del dispositivo cade in una data molto sofferta per la famiglia Caputo: fu proprio il 5 luglio del 1990, infatti, che un 16enne loro congiunto venne innocentemente trucidato a Strongoli durante la furia di un agguato mafioso. Questo viene a testimonianza anche del fatto che l’imprenditore, proprio in ragione di questo grave e inaccettabile lutto, ha da allora sempre ripudiato le logiche di questi ambienti».

 

 

Ultima modifica il Giovedì, 05 Luglio 2018 20:34
Giuliano Carella

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