Giovedì, 13 Agosto 2020

 

CRONACA NEWS

I Carabinieri del Ros e del comando provinciale di Modena hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro per 9 milioni di euro emesso dalla Dda di Bologna nei confronti dei fratelli Antonio e Cesare Muto.

Il primo è attualmente in carcere perché condannato in primo grado nell'ambito del processo Aemilia per associazione di tipo mafioso, truffa ed estorsione, tutti reati aggravati dalla finalità mafiosa. Entrambi imprenditori attivi nel settore della logistica e trasporti, secondo i Carabinieri i due appartengono al circuito economico-relazionale della 'Ndrangheta emiliana, alla cosca Grande Aracri di Cutro, capeggiata dall'ergastolano Nicolino Grande Aracri. L'operazione, ribattezzata 'Grimilde', ha evidenziato come i fratelli Muto, nel 2012, avessero attribuito fittiziamente la titolarità delle loro società a soggetti diversi. L'intervento dei carabinieri ha interessato le province di Reggio, Parma e Crotone su beni immobili e mobili per un valore stimato di nove milioni di euro.

Le indagini hanno evidenziato come i fratelli Muto, nel 2012, avessero attribuito fittiziamente la titolarità delle loro società a soggetti diversi e, nel 2013, dopo essere stati colpiti da interdittiva antimafia, avessero anche costituito la società Cospar srl, operativa nel campo della commercializzazione degli inerti e dei trasporti, intestandone le quote a Salvatore Nicola Pangalli. Sequestrati anche 12 immobili (tra cui 2 capannoni industriali sede delle aziende di autotrasporti, 3 abitazioni e 2 ettari e mezzo di terreno), 92 veicoli, tra cui 28 trattori stradali, 43 semirimorchi, 5 autobus, 4 furgoni, 2 autocarri, 10 autovetture tra cui una Maserati e due Volkswagen ed un motociclo, e 9 conti bancari con saldi positivi per circa 100.000 euro. Sono sei le persone indagate in questa nuova attività della Dda.

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carabinieri gazzellaCinque ordinanze di custodi cautelare sono state eseguiti questa mattina nei confronti di 5 indagati per omicidio aggravato dalle finalita’ mafiose commessi tra il 2007 e il 2008 a Cirò Marina e Legnano (Milano). Rientrano nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalle Procure di Milano (dal procuratore della repubblica Francesco Greco, dal procuratore aggiunto Alessandra Dolci e dai sostituti Alessandra Cerreti e Cecilia Vassena) e Catanzaro (dal procuratore della Repubblica Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto Vincenzo Luberto e dai sostituti Paolo Sirleo e Domenico Guarascio). I provvedimenti cautelari sono stati emessi rispettivamente dai gip di Milano e Catanzaro.
L’attivita’ di indagine, svolta in stretta sinergia e costante coordinamento dalla procure distrettuali di Milano e Catanzaro, segue l’operazione Stige condotta dai carabinieri del Ros nel gennaio del 2018 che ha disarticolato la “locale” di ‘ndrangheta di Ciro’. Essa ha consentito di dare nuovo impulso alle indagini in ordine agli omicidi di Vincenzo Pirillo e Cataldo Aloisio, verificatisi rispettivamente in data 5 agosto 2007 a Ciro’ Marina e in data 27 settembre 2008 a Legnano.
L’attivita’ investigativa condotta dal Raggruppamento operativo speciale carabinieri (nelle sue articolazioni periferiche di Milano e Catanzaro), con la collaborazione del Centro operativo Dia di Milano e del Roniv del Comando provinciale dei carabinieri di Crotone, ha consentito di accertare come i due delitti, maturati in seno al sodalizio cirotano e decisi dai vertici della locale di Ciro’ Marina (Silvio Farao e Cataldo Marincola) fossero tra loro strettamente collegati e finalizzati al mantenimento degli equilibri interni all’organizzazione.
L’esecuzione dell’omicidio in territorio lombardo affidata al capo della locale di Legnano Lonate Pozzolo (Vincenzo Rispoli) conferma che le due locali di ‘ndrangheta siano strettamente collegate ed operino in stretta sinergia, come gia’ accertato da sentenze definitive.
Dalle ordinanze dei gip di Milano e Catanzaro emerge, in particolare, che l’eliminazione di Vincenzo Pirillo (per un periodo reggente della cosca) fu stabilita da Cataldo Marincola e Giuseppe Spagnolo ed eseguita da quest’ultimo per punirne l’impropria gestione delle casse del clan, avendo Pirillo anteposto i propri interessi al mantenimento delle famiglie dei detenuti.
L’omicidio di Cataldo Aloisio (nipote di Pirillo) è stato conseguentemente deliberato da Silvio Farao e Cataldo Marincola, mentre fu eseguito Vincenzo Rispoli e Vincenzo Farao per il timore di una sua vendetta, che avrebbe inevitabilmente destabilizzato gli equilibri dell’associazione mafiosa.

 

 

 

 

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aemilia aula processo panoramicaNon ci sono solo gli oltre 1.700 anni di carcere - di cui 324 comminati agli imputati del rito abbreviato - nelle richieste di pena espresse ieri dai pm della Dda di Bologna Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, a conclusione delle requisitorie contro i 149 imputati del maxi processo Aemilia contro la 'ndrangheta (ai 147 iniziali se ne sono aggiunti successivamente 2, ndr). In caso di condanna, infatti, gli esponenti del sodalizio criminale mafioso radicato in Emilia, emanazione della cosca Grande Aracri con base a Cutro, dovranno sborsare anche 745.000 euro di multe. La sanzione piu' pesante (29.000 euro) e' assegnata - emerge dagli atti dei pubblici ministeri - a Michele Bolognino, mentre altri imputati (tutti a giudizio con rito ordinario) se la sono "cavata" con sanzioni di 1.000 euro o poco piu'. Sulle richieste di condanna espresse, il segretario del Pd modenese Davide Fava commenta: "Cio' che i pm hanno messo nero su bianco e' che in questa regione, dove pure tanto si e' fatto per contrastare la presenza delle mafie, imprenditori, giornalisti, professionisti, notai, politici (pochi in verita') sono stati accusati di aver fatto affari con la cosca Grande Aracri di Cutro, non solo perche' costretti, ma soprattutto perche' convinti dalla loro forza economica, di cui avevano bisogno per fare impresa e garantirsi guadagni facili". Fava sottolinea inoltre che "se escludiamo il lavoro di Libera che ha portato in aula centinaia di ragazze e ragazzi delle scuole, diversi amministratori Pd che fino ai giorni scorsi hanno assistito ai dibattimenti, alcuni organi di informazione regionali e locali, e pochi altri volenterosi, uno dei piu' grandi processi italiani contro la mafia e in particolare contro la 'ndrangheta e' passato nei fatti sotto una grande coltre di indifferenza".

 

 

 

 

 

 

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sacco scordioLa Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per gli indagati nella maxi inchiesta "Jonny" che svelo' le infiltrazioni dei clan crotonesi della 'ndrangheta nella gestione del centro d'accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Isola Capo Rizzuto (Crotone). Sono 108 le persone che finiranno davanti al gup distrettuale di Catanzaro. Tra loro anche l'ex governatore della Misericordia di Isola e della Confraternita Interregionale della Calabria e Basilicata Leonardo Sacco ed il parroco del paese del crotonese don Edoardo Scordio. Durante l'udienza preliminare gli indagati dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti aggravati dalla modalita' mafiose. Secondo l'accusa, il Cara di Isola era diventato il "bancomat" della cosca Arena. L'operazione Jonny scatto' all'alba del 15 maggio 2017. Un'indagine complessa quella condotta dalle squadre Mobili di Catanzaro e Crotone, dai carabinieri del Ros e del Reparto operativo di Catanzaro e dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria e della Compagnia di Crotone, con i rispettivi Comandi centrali, con il coordinamento del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, dell'aggiunto Vincenzo Luberto e dei pm Domenico Guarascio e Vincenzo Capomolla, che porto' all'esecuzione di oltre un centinaio di fermi, tra i quali Sacco e don Scordio. L'inchiesta ha evidenziato come la cosca Arena, che a Isola Capo Rizzuto ha il suo feudo, fosse riuscita ad impossessarsi, in un decennio, di 36 milioni di euro sui 105 stanziati dallo Stato per l'assistenza ai migranti. Era soprattutto il servizio catering quello su cui gli Arena lucravano. All'epoca Gratteri sintetizzo' cosi' la qualita' del servizio: "Il cibo non bastava per tutti e spesso era quello che solitamente si da' ai maiali". Secondo l'accusa, Sacco, imprenditore, in passato vicepresidente nazionale della Misericordia, e grazie a questo aveva stretto legami con vari ambienti politici. Sarebbe stato lui, secondo la Dda, a permettere agli Arena di inserirsi nell'affare, consentendo a ditte create ad hoc di aggiudicarsi gli appalti indetti dalla Prefettura. Nell'affare erano coinvolte anche altre cosche, tanto che, proprio i finanziamenti, sono alla base della pax mafiosa siglata nel 2004 dalle 'ndrine della zona che fino a poco prima si combattevano a colpi di bazooka. In questo contesto, a guadagnarci sarebbe stato anche don Scordio che, secondo l'accusa, avrebbe ricevuto, nel solo 2007, 132 mila euro. Il sacerdote, per investigatori ed inquirenti, avrebbe anche avuto la capacita' di riciclare denaro in Svizzera grazie al fratello che vi risiede. Don Scordio, indicato come gestore occulto della Misericordia, per l'accusa sarebbe stato l'organizzatore del sistema di sfruttamento delle risorse pubbliche destinate all'emergenza profughi, riuscendo ad aggregare le capacita' criminali degli Arena e quelle manageriali di Leonardo Sacco.

 

 

 

 

 

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dia logo entrataLa Direzione investigativa antimafia di Catanzaro ha eseguito due distinti provvedimenti, uno di sequestro e l'altro di confisca, emessi dai Tribunali di Catanzaro e Crotone, su proposta del direttore della Direzione investigativa antimafia, rispettivamente nei confronti del settantaduenne Pasquale Gianfranco Antonio Barberio, imprenditore con rilevanti interessi economici nel settore immobiliare turistico-alberghiero e del cinquantaduenne Salvatore Scarpino, imprenditore specializzato nella lavorazione del legname, arrestato nell'ambito dell'operazione 'Kyterion'. Entrambi gli imprenditori sono ritenuti contigui alla locale di 'ndrangheta di Cutro, facente capo al noto boss Nicolino Grande Aracri. I decreti traggono origine da accertamenti condotti dall'articolazione Dia di Catanzaro, sugli esiti di accertamenti di natura patrimoniale riguardanti un arco temporale di circa venti anni. I dettagli sono stati illustrati in una conferenza stampa che si è tenuta nella mattina di mercoledì. In particolare, il Tribunale di Catanzaro ha formulato un giudizio di pericolosità sociale su Barberio, anche alla luce dei "…rapporti di natura economica accertati come intercorrenti tra il…Barberio e Grande Aracri Nicolino…concretizzati, essenzialmente, nell'affidamento al Barberio, nell'anno 2000, di una rilevante somma (lire 1.500.000.000) da parte del Grande Aracri, prima che questi venisse arrestato…". Analogamente, il Tribunale di Crotone, a fondamento del giudizio di pericolosità sociale nei confronti di Salvatore Scarpino, a cui è stata anche applicata la misura della sorveglianza speciale di Polizia di Stato per tre anni, con l'obbligo di soggiorno nel comune di residenza, ha messo in luce il suo agire attraverso "operazioni finanziarie e bancarie e investimenti commerciali, anche [con l'ausilio di] prestanomi;…[e ha evidenziato i suoi] contatti diretti e frequenti con Grande Aracri Nicolino, [per il quale si è posto da intermediario con]…altri soggetti estranei all'associazione, al fine di consentir[gli] l'avvicinamento a settori istituzionali anche per il tramite di ordini massonici e cavalierati…". L'attività di ricostruzione contabile operata dagli investigatori della Dia, da cui è emersa una rilevante sproporzione tra beni posseduti e i redditi dichiarati da entrambi i nuclei familiari, ha permesso ai Tribunali interessati di disporre la sottrazione dei seguenti beni dalla disponibilità di Pasquale Barberio e di Salvatore Scarpino: 100% del capitale sociale ed intero compendio aziendale della società As Calabria Vacanze srl con sede legale a Roma; 100% del capitale sociale ed intero compendio aziendale della società Castella Servizi srls, con sede legale a Lamezia Terme; 100% del capitale sociale ed intero compendio aziendale della Compagnia di sviluppo turistico numero 2 srl, con sede legale a Lamezia Terme; 100% del capitale sociale ed intero compendio aziendale della Compagnia di sviluppo turistico srl, con sede legale a Lamezia Terme; 100% del capitale sociale ed intero compendio aziendale della Turchese Service di F. Rizzo & C. sas, con sede legale a Lamezia Terme; 100% del capitale sociale ed intero compendio aziendale della società Touristic Sud Service srl, con sede legale a Catanzaro; 100% del capitale sociale ed intero compendio aziendale della società snc Costruz Gener dei fratelli Barberio- geometri Paolo e Pasquale, con sede legale a Lamezia Terme; 100% del capitale sociale ed intero compendio aziendale della società Turchese srl, con sede legale a Roma, in liquidazione dal 1° aprile 2011; 100% del capitale sociale ed intero compendio aziendale della società Gb Immobiliare srl, con sede legale a Latina; 100% del capitale sociale ed intero compendio aziendale della società denominata Baia del Carmen srls, con sede legale a Isola Capo Rizzuto; 70% del capitale sociale ed intero compendio aziendale della società Carioca Resort srl, con sede legale a Roma; 70% del capitale sociale della società Ssat srl, con sede legale a Roma; 100% del capitale sociale ed intero compendio aziendale della società Iple srl, con sede legale a Cutro; 100% del capitale sociale ed intero compendio aziendale della società Iples sas di Calinciuc Gheorghe & C., con sede legale a Cutro; 100% del capitale sociale della società As Legno srl, con sede legale a Cutro; 79 tra terreni e fabbricati; 14 rapporti finanziari; 7 polizze assicurative; 1 autovettura.

 

 

 

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finanza perugiaPERUGIA - Beni per circa tre milioni di euro sono stati sequestrati dalla guardia di finanza alla criminalità organizzata nell'ambito delle operazioni Eclissi e Cleaning coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Perugia. Gli indagati sono di origini calabresi. I dettagli sono stati illustrati in una conferenza stampa. Nell'ambito dell'operazione Eclissi, ad un calabrese indagato per associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione e riciclaggio, il Gico ha sequestrato un terreno in provincia di Perugia sul quale era in corso la costruzione di un residence, una villa, 14 auto, quote societarie di sei imprese e conti correnti. Sempre il Gico, tra maggio 2016 e marzo 2017, ha sequestrato una villetta, due appartamenti e terreni tra Perugia e Crotone a due calabresi condannati nel 2009 per traffico di droga. I beni sono stati assegnati all'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

 

 

 

 

 

 

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