Martedì, 22 Settembre 2020

CRONACA NEWS

Riscontrate irregolarità su due di sette aziende controllate nell’attività di lotta al fenomeno del “Caporalato” nel territorio di Crotone.

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COSENZA - È scattata all'alba di oggi la maxi operazione anticaporalato condotta dalla Guardia di finanza di Cosenza, che ha interessato la Calabria e la Basilicata. I militari hanno arrestato 52 persone, 14 in carcere e 38 ai domiciliari, tra Cosenza e Matera. Per altre otto persone e' stato disposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Sequestrate 14 aziende agricole di cui 12 si trovano in Basilicata e due in provincia di Cosenza.

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sindacati prefetturaInnalzare il livello di prevenzione del contrasto al caporalato e al lavoro sommerso e irregolare: e' questo l'oggetto del protocollo di legalita' sottoscritto oggi presso la Prefettura di Crotone tra le parti sociali e gli uffici competenti per il contrasto al caporalato e lo sfruttamento del lavoro nero in agricoltura. Presenti i rappresentanti dell'Ispettorato territoriale del lavoro, Inps, Inail, Asp, Confagricoltura, Flai Cgil, Fai Cisl. Il documento e' stato condiviso, inoltre da Coldiretti e Uila Uil. Tutti i firmatari del protocollo ritengono che al di la' dell'indiscutibile e fondamentale ruolo repressivo svolto dalle forze di polizia, sia opportuno promuovere il confronto fra gli uffici ispettivi, i sindacati e le associazioni di categoria per auspicare anche un diverso approccio culturale al fenomeno, che responsabilizzi da un lato i titolari delle attivita' produttive e, dall'altro, gli stessi lavoratori per l'acquisizione di consapevolezza di diritti e gestione delle risorse. Il coordinamento ed il monitoraggio dell'attuazione del protocollo sara' effettuato dalla Prefettura con cadenza semestrale, anche mediante incontri specifici con i sindacati, le organizzazioni professionali agricole e gli organismi ispettivi, anche al fine di apportare le eventuali modifiche ed integrazioni per renderlo uno strumento sempre piu' efficace ed attuale.

 

 

 

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caporalatoCgil e Flai-Cgil Crotone chiedono più controlli nel settore agricolo e la sottoscrizione del Protocollo sperimentale contro il caporalato e lo sfruttamento in agricoltura. Scrive il segretario generale di Crotone Raffaele Falbo in una nota: «Qualche giorno fa una importante emittente televisiva regionale, in un servizio durante il Tg, ha raccontato le disavventure di alcuni immigrati ospiti del Cara di S.Anna caduti nella rete dello sfruttamento in agricoltura, ritornando a bomba sul fenomeno del lavoro nero in agricoltura nella nostra provincia, aggravato dallo sfruttamento dei migranti ospitati nel centro di accoglienza Sant'Anna di Isola di Capo Rizzuto. Lavoratori impegnati - sottolinea Falbo - nelle aziende agricole del nostro territorio pagati a pochi euro e organizzati da caporali che molto probabilmente portano a casa più degli stessi lavoratori. Il sindacato - ricorda Falbo - proprio sabato 25 giugno a Bari in una grande manifestazione dei lavorati agricoli, ha denunciato con forza il fenomeno del caporalato in agricoltura e sollecitato l’approvazione del ddl 2217. Una legge di civiltà - commenta Falbo - che fermi lo sfruttamento sistematico e organizzato in agricoltura, che lucra sulle braccia di chi lavora nei campi. Sul lavoro agricolo ci guadagnano tutti - aggiunge - tranne chi si alza la mattina all’alba e lavora per 12 ore sotto il sole. I dati dell’Istat ci dicono che il settore agricolo nel 2015 ha segnato una ripresa del 2,3% del valore aggiunto nazionale. Non sono numeri al lotto, ma sono concretamente la ricchezza che i lavoratori agricoli contribuiscono a produrre. Ma questa ricchezza - incalza il segretario genrale della Cgil - non va nelle tasche di chi è costretto a vivere nei ghetti, nei campi o prelevato all’uscita del centro di accoglienza dove viene ospitato. Il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento in agricoltura - dice Falbo - non è qualcosa di residuale, ha numeri spaventosi nel 2015 nel nostro Paese su 8.862 aziende agricole ispezionate sono stati trovati 6.153 lavoratori irregolari e 713 episodi di caporalato, purtroppo la nostra province contribuisce a questi numeri. Chiediamo - conclude Falbo -, come già fatto in passato, un'attenzione particolare nel contrasto a questi fenomeni e l’avvio anche sul nostro territorio del Protocollo sperimentale contro il caporalato e lo sfruttamento in agricoltura (Cura-legalità-uscita dal ghetto), sottoscritto il 27 Maggio 2016 da Cgil, Cisl e Uil – Ispettorato nazionale del lavoro – Acli terra-Caritas italiana – Croce rossa italiana – Libera – Alleanza delle cooperative – Coldiretti – Confagricoltura – Cia».

 

 

 

 

 

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«Come fatto nei giorni scorsi - scrivono la Cgil di Crotone e la sigla di categoria Flai - torniamo a sollecitare una rinnovata attenzione sul fronte del "caporalato" in agricoltura nella nostra provincia come in tutta la Calabria [LEGGI ARTICOLO]. La presa di posizione dei giorni scorsi dei ministri Maurizio Martina e Andrea Orlando è un fatto importante. L'incontro dell'altro ieri dei ministri Poletti e Martina con le Associazioni di categoria e il sindacato - commenta il sindacato - dimostrano che il fenomeno del caporalato in agricoltura nel nostro Paese ha raggiunto limiti non più sopportabili. È per queste ragioni che nei prossimi gironi la Cgil e la Flai di Crotone invieranno una richiesta d'incontro al prefetto di Crotone per sollecitare, anche a livello territoriale, una task forse che impegni tutti i soggetti interessati per guardare con più attenzione al nascente Ispettorato nazionale del lavoro e così puntare a un modello organizzativo in grado di attivare azioni locali immediate. Inoltre noi come sindacato provinciale diamo, come fatto a livello nazionale, tutta la nostra disponibilità a costutire gruppi di lavoro che possano collaborare con le istituzioni preposte al controllo del territorio rispetto al lavoro nero e al fenomeno del caporalato. Ormai - commentano Cgil e Flai -, da diverse settimane, si sta consumando nelle nostre campagne la raccolta dei pomodori e delle angurie. Tra settembre e ottobre ci sarà la vendemmia. Si tratta - spiega la nota - di attività che necessitano di un maggiore controllo e che vedono impeganti decine e decine di lavoratori spesso non italiani. Inoltre, riteniamo non più rinviabile una reale presa di posizione della politica calabrese rispetto ad una legge regionale che potrebbe introdurre scelte utili sui requisiti di accesso ai fondi europei dello sviluppo rurale incentivando proprio chi aderisce alla "Rete del lavoro di qualità" . Infine, sempre la Regione Calabria, come del resto hanno già fatto altre regioni (in particolare la Puglia), potrebbe introdurre una normativa stringete per tutte quelle aziende che approfittano del fenomeno caporalato e che non rispettano le leggi in materia di sicurezza sul lavoro. Noi ci crediamo - conclude il comunicato - e pensiamo che intervenire in questa direzione possa dare più dignità ai lavoratori e ridurre le infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore delle produzioni agricole».

 

 

 

 

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