Lunedì, 10 Agosto 2020

 

CRONACA NEWS

tribunale catanzaroDopo 21 giorni ha lasciato il carcere Giuseppe Cortese, 29 anni, accusato in concorso col nonno Francesco Pezziniti, di 66 anni, dell’omicidio di Stefano D’Arca, consumato dopo la mezzanotte dello scorso 7 marzo sotto i portici di viale Regina Margherita, nei pressi del bar di famiglia. La decisione del Tribunale del riesame di Catanzaro è avvenuta questa mattina. I difensori del 29enne, gli avvocati Massimiliano Bianchi e Francesco Laratta hanno fatto leva sulle testimonianze e di quanto raccolto durante le indagini della Polizia di Stato subito intervenuta dopo l’omicidio. Sul fatto che il nonno, Francesco Pezziniti, ha confessato di aver materialmente sparato sette colpi quella sera all’indirizzo D’Arca (cinque dei quali andati a segno) dopo aver tolto la pistola dalle mani del nipote Giuseppe. Nell’udienza di convalida degli arresti, avvenuta lo scorso 11 marzo, il gip di Crotone Michele Ciociola aveva deciso la misura dei domiciliari per il 73enne e quella cautelare del carcere per il 29enne. Intanto si attendono i risultati dell’esame stub effettuato su entrambi per fare maggiore chiarezza sulle indagini ancora in corso.

 

 

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iodice lelario gambino nicolettiUna lite innescata per futili motivi, rancori covati a lungo per conti non pagati, lo stato alterato della vittima che era andato in escandescenze proprio a orario di chiusura. Sono questi, con ogni probabilità, gli elementi che hanno fatto scattare, ieri notte, la furia omicida nei confronti del 54enne Stefano D’Arca, morto mentre veniva soccorso al nosocomio di Crotone dopo essere stato attinto all’addome da 5 dei 7 colpi di pistola calibro 7,65 sparati dopo la mezzanotte sotto i portici di viale Regina Margherita A Crotone, fuori dal noto Bar Moka. Dalla visione delle videocamere private della stessa attività e dall’escussione di un testimone e dai dipendenti dell'esercizio, la Polizia ha ricostruito le fasi concitate che hanno portato al delitto.

Sono finiti così in stato d’arresto (con l’accusa di concorso in omicidio e detenzione in luogo pubblico d'arma clandestina) Giuseppe Cortese, di 26 anni, figlio del gestore dell’attività commerciale, e il nonno Francesco Pezziniti, di 73 anni, titolare del centralissimo Hotel Concordia. Proprio qui, il nipote Giuseppe, sarebbe andato a prelevare l’arma, risultata poi essere con matricola abrasa, e a destare quindi l’attenzione del nonno verso quanto stava accadendo.

Al momento, gli uomini della Mobile, ritengono che a fare fuoco sia stato il nonno Francesco Pezziniti, il quale, avrebbe compiuto il gesto dopo aver strappato la pistola dalle mani del nipote Giuseppe Cortese che la brandiva verso la vittima senza però esplodere. Purtroppo, la visuale offerta dalle telecamere a circuito chiuso esaminate non riprende l’istante in cui l’autore materiale del delitto fa fuoco 7 volte all’indirizzo del 54enne D’Arca, già noto alle forze dell’ordine per reati di droga e piccoli furti.

La ricostruzione, secondo quanto riferito dal capo della Mobile di Crotone, Nicola Lelalrio, è stata fatta da quanto dichiarato dai due fermati e dalle persone presenti al momento del delitto. E forse anche da qualche parola sibilata dallo stesso 54enne che era ancora vivo quando le volanti, assieme a personale del Servizio centrale operativo, sono giunte sul posto. Ad allertare il 113, poco prima, era stato proprio uno dei due fermati, Francesco Pezziniti, che con voce agitata segnalava la presenza di una persona stesa a terra davanti all’attività commerciale in gravi condizioni.

Le telecamere hanno invece ripreso tutto quanto il resto dal principio alla fine. Da quando, passata la mezzanotte, Stefano D’Arca comincia ad assumere un atteggiamento violento all’interno del bar, rovesciando a terra la merce. Da qui l’avvio della colluttazione con Giuseppe Cortese che voleva difendere la propria attività dal danneggiamento. Quindi l’intervento del papà di Giuseppe, Luciano Cortese, a dividere i due e che conduce fuori dal locale (e forse anche malamente) la vittima.

Poi la lite che va avanti e le telecamere che mostrano Giuseppe recarsi nel vicinissimo Hotel Concordia, di proprietà del nonno e distante solo qualche centinaia di metri dal bar, per prelevare l’arma. I video mostrano quindi il ritorno di Giuseppe sul luogo dove verrà compiuto il delitto: cioè al di fuori del bar, sotto i portici di viale Regina Margherita.

Secondo quanto riferito dagli inquirenti, il nonno Francesco Pezziniti avrebbe strappato l’arma dalle mani del nipote e quindi fatto fuoco perché avrebbe carpito l’indecisione di Giuseppe nel commettere quello che sarà poi un atroce delitto. È stato il nipote stesso a riferire alla Polizia dove l’arma era stata nel frattempo riposta: nel luogo originario, ossia la residenza del nonno dove è stata rinvenuta anche un’altra arma da fuoco con matricola abrasa.

Le indagini intanto proseguono e i due saranno tradotti in mattinata in carcere. Sarà forse l’esame stub a fare poi chiarezza su chi sia stato con certezza l’esecutore materiale dell’omicidio. I particolari di questa assurda e poco edificante vicenda sono stati riferiti questa mattina nel corso di una conferenza stampa tenuta nell’ufficio del questore Massimo Gambino e a cui hanno preso parte anche il capo della mobile Nicola Lelario, il vicequestore Ugo Nicoletti, e il capo di gabinetto Paolo Iodice.

 

 

 

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