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Lunedì, 17 Giugno 2024

CRONACA NEWS

CROTONE Ci sono persone che lasciano una traccia profonda nel cuore delle persone. Giuseppe Cosentino è sicuramente tra queste e l'Amministrazione comunale di Crotone ha voluto onorare la sua memoria conferendogli, nel corso di una cerimonia che si è tenuta questa sera nella Casa comunale, la menzione speciale alla memoria prevista dal Regolamento comunale per la concessione delle benemerenze civiche.

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Quello che contraddistingue le società evolute da quelle imprigionate in riti e maccanismi del passato, è la capacita di saper reagire agli eventi, adattandosi rapidamente a soluzioni che superino le contingenze, avviando ed imprimendo nuove scelte e relativi obiettivi.

Questa premessa è necessaria per tutti, ma è doverosa per i pubblici amministratori che intendano contribuire alla realizzazione di una nuova dimensione della città e degli interessi che in essa dovranno coesistere;

La UE tra i punti fondamentali del prossimo sviluppo indica le citta ed il loro ammodernamento. I segnali decisivi che giungono dai contesti decisori europei, italiani, o comunque occidentali, concordano nel ritenere il nostro futuro come superamento o magari antitesi del passato trascorso. Necessariamente occorrerà mutare abitudini e comportamenti, scelte sociali ed economiche, e di conseguenza anche, governance e gestione territoriale.

Appare evidente, che lo spaccato dell’Italia pandemica ha sottolineato e verticalizzato tutte le nostre fragilità, figlie soprattutto di immobilismo e corporativismo, incapaci di generare una equilibrata reattività al corso degli eventi oltre che il cronico rifuggire da logiche di un mercato libero e non protetto.

Sotto quest’aspetto, Crotone, altro non è che la classica ipotesi di scuola: uno spaccato plastico che conferma l’assunto precedente. La comprensione della città nonché la sua funzione, di centro capo bacino territoriale e jonico, è assolutamente identica a quella che precedeva alla proclamazione dell’ente intermedio, ancorata culturalmente ad una visione curtense, il cui zenith e nadir coincidono rispettivamente con Pudano e Passovecchio.

Un sorta di isola, senza rapporti e contatti con il resto del continente. Purtroppo, anche l’attuale amministrazione dimostra di essere fedele e pedissequa interprete di cotanta filosofia, non riuscendo di fatto a mettere a fuoco obiettivi ed impostazioni operative, in grado di riuscire ad aggredire gli atavici handicap che hanno fin ora contraddistinto il nostro fare.

La progressiva decomposizione dell’impianto produttivo (dovuto non solo alla crisi industriale ma anche all’ isolamento) che contemporaneamente si accompagno’ alla sempre piu’ anacronistica pressione speculativa edilizia e commerciale, è la fotografia retrospettiva di una città, capace anche di prescindere dal manifesto arresto demografico; esatto contrario di quella Crotone isola felice della Calabria.

Una citta, incardinata su strumenti urbanistici di trentacinque anni fa, basti pensare al piano regolatore 98/99 (iperdimensionato) e privo di regolamento edilizio, e rifacentesi alla impostazione regolamentativa della variante Rossi Doria del 1976; Estesa innaturalmente su 17 km longitudinali, verticalizzata su terrazze ed attici fantasiosamente concessi e condonati, la citta oggi è un ibrido irrisolto, in cui, in parole povere si fatica a distinguere tra il capo e la coda.

Il boom edilizio generatosi tra gli anni 50 e 60, era a rimorchio delle attività produttive ed industriali che portarono sulla citta le esigenze abitative del nostro vasto entroterra che ancora contava sulle risorse delle attività agrarie; Questo fenomeno si interrompeva intorno agli anni ottanta, ma la classe dirigente crotonese non seppe e non volle prendere atto di questa nuova realta’, continuando a ignorare nonostante il passare del tempo, le nuove esigenze, e rinunziando a concepire una città moderna.

Ed ancora oggi, persistono interessi e logiche che frenano la rottura di questi schemi; basti pensare alla manifesta resistenza delle ultime tre amministrazioni , capaci di enunciare senza mai applicare e dar seguito allo strumento del Psc , già introdotto nel 2006 da normativa nazionale, , la cui essenza, indiscutibilmente tende a privilegiare l’ interesse diffuso della cittadinanza rispetto a quello dei lottizzatori di turno, titolari di quelle concessioni che, seppur datate , rappresentano ugualmente valore aggiunto su un  ipotetico mercato immobiliare.

Questa era la “Bibbia” del Frontismo ed è rimasta purtroppo ancora attuale. Ben quattro decenni, quelli trascorsi capaci di esaltare la valenza della rendita fondiaria a discapito delle produzioni e delle attività innovative, introducendo il feticcio di un presunto turismo (nato già settimino) proprio per la prevalenza dell’insano e strabico input immobiliare;

Tutto ciò in nome del popolo sovrano… Un fenomeno questo, che parallelamente, negli anni è stato accompagnato anche dal sistema del credito locale che, prima di essere svenduto, fu’ incapace di proporre indirizzi diversi;

Anche il sistema giudiziario ha tollerato abusivismi ed illegalità con la stessa bonomia con cui si tollerava negli anni 50 il contrabbando. Non è un caso che, infrastrutture quali il porto soggiacciono anch’esse ai pochi interessi esistenti, ritardando oltre misura l’adozione del piano regolatore portuale, quale strumento capace di azzerare le rendite di posizione.

Latita la funzione di indirizzo, fondamentale da parte di quel governo della città che è anche colpevolmente distratto ed inoperoso sull’ impiego di fondi comunitari, Junker oggi Van der Leier, capaci di consentire quell’ auspicato ammodernamento di reti idriche e fognarie oltre che la messa in sicurezza del territorio comunale;

Una qualunque agenzia nazionale, vista l’attuale disgrazia nella quale versa la partecipata Crotone sviluppo, potrebbe garantire progettazioni e successive cantierizzazioni, snellendo mediante l’adozione di procedure smart le fasi di bando ed assegnazione.

Questo è il sistema che oggi avvolge l’amministrazione Voce, non si sa con quanta consapevolezza, e che frena impedendo di fatto investimenti pubblici (antica Kroton in primis, piano strutturale comunale, agenda urbana) riflettendo, la tendenza padronale della classe dirigente acquisita negli anni ed impiantata sui privilegi derivati dall’impianto urbanistico imposto e che di fatto finisce con il perpetuare logiche fondiarie e riproposizioni degli “Usi civici”.

Sembra quindi del tutto fantasioso ed onirico che l’attuale sindaco e la sua maggioranza si sentano interpreti di un popolarismo che invece la realtà nega ad ogni pie’ sospinto;

Pare ovvio che per invertire la tendenza e conseguentemente il costume, si debbano pretendere l’adozione di nuovi strumenti urbanistici (Piano urbanistico di coordinamento provinciale, Psc, Rue, ecc..), e al di la di pseudo rimodulazioni , la concreta volontà di dar seguito alla adozione dello strumento rigenerativo di Antica Kroton.

La lobby piu negativa è quella dell’inazione e del tran tran quotidiano. Anche la litigiosità nel palazzo comunale è figlia di una visione non condivisa e per nulla metabolizzata del futuro della città. Tutto questo sperando che anche opinioni diverse, ma comunque innovative,  possano smuovere il fango della palude crotonese.

Peppino Cosentino

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piuma torromino consiglio«Ogni tanto, raramente per dire il vero, Forza Italia si sveglia dal letargo ed emette qualche vagito che qualcuno, pochi per dire anche questa volta il vero, scambiano per posizioni politiche». È la replica di Peppino Cosentino, in qualità di portavoce della “Prossima Crotone” all’interrogazione del gruppo di Forza Italia sull’aeroporto [LEGGI ARTICOLO]. «Ieri – scrive Cosentino –, attraverso un comunicato a firma di Torromino e Borrelli, abbiamo assistito a un nuovo pianto greco, ci sarebbe quasi da essere scaramantici e da fare i dovuti scongiuri, questa volta sull’aeroporto. Non ci sarebbe nulla di male a esprimere una posizione anche di contrarietà sul merito, se almeno si conoscesse minimamente l’argomento, così come ha fatto il consigliere regionale di Forza Italia, Mario Magno, che ha definito inutile lo scalo crotonese senza essere minimamente contraddetto dai due esponenti crotonesi. Ed invece gli esponenti di Forza Italia pitagorici ignorano totalmente il tema “aeroporto” e scrivono alcune cialtronerie che ci troviamo costretti a dover correggere. Partiamo dal ricorso al Consiglio di Stato, che non è di Sagas, né tantomeno del Comune di Crotone, bensì di Enac contro la sentenza emessa dal Tar (primo orrore), il sindaco del Comune di Crotone non ha deciso nulla in merito, visto che la rinuncia agli atti è stata deliberata da Sagas (secondo orrore), società in cui il Comune non rappresenta che un terzo del capitale sociale, quindi non ne è nemmeno socio di maggioranza. Non c’è bisogno di alcun’occasione per richiedere al sindaco Pugliese quali documenti ha fornito Oliverio o De Felice, basterebbe leggere i giornali e le dichiarazioni del presidente Sacal, l’unico titolato a parlare di contratti, compagnie e piani di volo. Ma ciò che più ci stupisce sono tutti i dubbi sollevati dagli esponenti di Forza Italia sulla credibilità o meno di Sacal, forse perché auspicano che l’aeroporto di Crotone non riapra mai più, tanto per giustificare le proprie dichiarazioni. Veri e propri uccelli del malaugurio. Dov’erano i consiglieri comunali berlusconiani quando De Felice è stato ospite nel Consiglio comunale di Crotone? Dov’erano i due consiglieri comunali quando nella stessa seduta di Consiglio comunale era presente anche il presidente Oliverio? Perché non hanno preso la parola nel Consiglio straordinario, esprimendo tutte le perplessità che invece hanno “gettato” addosso al sindaco di Crotone, come se lui fosse il gestore dell’aeroporto pitagorico? I due consiglieri, come al solito, anche quella volta, hanno fatto scena muta, nonostante abbiano chiesto ai quattro venti la presenza di Oliverio e De Felice nell’assise cittadina. Il silenzio, anzi il mutismo, di Piuma e Torromino, invece, non ci sorprende proprio, visto che nelle rare presenze in aula, quando riescono a stare seduti per più di dieci minuti nei loro banchi, non riescono mai a dire la propria. Quando, invece, abbandonano l’aula, qualche volta seguendo un consigliere di opposizione, qualche altra un consigliere di maggioranza, additano scuse campate in aria come quella, trita e ritrita, di non aver avuto i documenti in tempo per un approfondimento, documenti, però, ampiamente e precedentemente discussi in commissione. Dimenticavamo che i rappresentanti del partito del Berlusca in commissione fanno solo rare apparizioni, come se il lavoro preparatorio del Consiglio non gli appartenesse, per poi, comunque, lamentarsi lo stesso. Il gruppo di Forza Italia vive un continuo paradosso fatto di lunghi silenzi e di piccole grida di allarme, che si trasforma in comicità quando accusano questa maggioranza di “compravendita dei voti”, atto che, come racconta la storia e la cronaca giudiziaria, è, invece, tipica proprio del loro partito (per la serie: senti chi parla), tra l’altro parla per loro la lussuosa, onerosa, e sfavillante campagna elettorale fatta nelle ultime amministrative, che se dovessimo proporzionarla ai voti conseguiti sarebbe un autentico insuccesso, come tutti i cittadini hanno potuto facilmente constatare. Si può dare di più, cari Torromino, Piuma, Borrelli, basta studiare e partecipare…».

 

 

 

 

 

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cosentino sculco«Il Pd e Caiazza bocciati dai crotonesi». È la replica di Peppino Cosentino a nome della "Prossima Crotone" rispetto alla nota diramata questo pomeriggio da Manlio Caiazza (Pd) circa l'operato della giunta Pugliese a un anno dal suo insediamento [LEGGI ARTICOLO]. «Se mai avessimo avuto dubbi - scrive Cosentino - (in realtà nessuno) sulla incapacità cronica del Pd crotonese di interpretare la realtà della città di Crotone, basterebbe leggere le dichiarazioni di Manlio Caiazza. Onestamente da un “figlio” del Pd non ci potevamo aspettare di meglio. L’unica cosa su cui siamo totalmente d’accordo è sulla sonora bocciatura del suo partito da parte dell’elettorato. Caiazza sottolinea che “è ormai trascorso un anno dall’insediamento dell’attuale amministrazione comunale”... non vorremmo correggere il lessico ma ci sembra importante che per le condizioni in cui il partito di Caiazza ha ridotto questa città si dovrebbe dire che “è passato soltanto un anno”... Crotone, per poter risorgere da questo disastro, ha bisogno di tanto tempo, molto di più rispetto ad un solo anno. Ma andiamo con ordine. L’inizio della differenziata non è mai stato annunciato da questa amministrazione a differenza di ciò che hanno fatto i suoi compagni che, non solo ci hanno seppellito di annunci, ma hanno perso anche i finanziamenti per la differenziata, ed in più costretti a restituire 400.000 € per spese realizzate senza alcuna gara. Questa amministrazione, invece, ha dotato, per la prima volta, la città di Crotone del piano comunale dei rifiuti e ora sta attendendo, ormai da tanto tempo, i finanziamenti da parte di quella Regione, casualmente sempre governata dai compagni di Caiazza. L’Urbanistica non è senza guida, è un settore in capo al sindaco, l’assessore sarà nominato quando ce ne sarà bisogno. Comprendiamo che questo turbi e non poco chi vive in un partito che in dieci anni di amministrazione ha cambiato ben nove assessori all’Urbanistica fallendo clamorosamente nella definizione del PSC, anche questo più volte annunciato è mai realizzato dai compagni di Caiazza. La fontana colmata di cemento (riprendiamo le parole dell’ex giovane del Pd) è stata ridotta proprio dal Pd a pattumiera, facendo degradare il sistema di funzionamento della fontana stessa e costringendo questa amministrazione a reimmaginare quello spazio. Sulle spese pazze e le “consulenze d’oro” forse il Caiazza si è confuso con la gestione di Soakro, quando la mamma era consigliere d’amministrazione. Lì si che sono state realizzate spese pazze e consulenze d’oro che hanno portato la società al fallimento. Spendere 39.000 euro per una consulenza su bonifica e convenzione Eni è un costo irrisorio, costo, però, che andrebbe addebitato interamente al Pd crotonese che in dieci anni sulla bonifica non ha concluso nulla, e sulla convenzione ha messo il Comune in condizioni di perdere il diritto acquisito dalla transazione con Ionica Gas. Una vera vergogna, e le scuse, di cui parlava Caiazza in campagna elettorale, non bastano per ottenere il perdono per i danni provocati a questa comunità. Ci vuole coraggio o meglio ipocrisia a parlare di certi argomenti senza nutrire un sano e puro imbarazzo. Ma l’apice della ipocrisia l’ex giovane Caiazza lo raggiunge quando parla del Comune e dei suoi dirigenti. Un ente che risulta sottodimensionato di almeno duecento unità, grazie alla lungimiranza degli amministratori del Pd e della loro “cultura del lavoro”. Una struttura che è stata fatta invecchiare senza alcuna programmazione, così come mai si sono organizzati corsi di aggiornamento e di formazione per i dipendenti. Per non parlare di alcuni dirigenti che avanzavano dal Comune centinaia di giorni di ferie, come se in questi anni targati Partito Democratico, si fosse lavorato così tanto da non potersi consentire nemmeno un giorno di ferie, ed i risultati di cotanto lavoro sono sotto gli occhi di tutti. Godere le ferie non è solo un diritto del lavoratore, costituzionalmente riconosciuto, ma anche un dovere. Giusto per amore della trasparenza. Comprendiamo che Caiazza difenda il sistema creato da quel partito che ha fatto dell’occupazione sistematica del potere uno stile di vita, stile ereditato, oggi, dalle nuove generazioni nate sotto la quercia. Fare politica basandosi su indiscrezioni giornalistiche è il segno preciso della decadenza di certi gruppi di potere rimasti, oggi, per volontà del popolo, senza arte né parte. Alle illazioni, quindi, preferiamo non rispondere. Concludiamo invitando l’ex giovane Caiazza ad essere più serio, soprattutto quando parla di legalità e di G8. L’intervento fatto dai Vigili Urbani accompagnati dai Carabinieri non ha nulla a che fare con violenza e prepotenza. Gli uomini delle forze dell’ordine sono stato decisi e professionali, tutelando i pochissimi in regole e sanzionando chi invece non lo è. L'amministrazione Pugliese, anche in questo settore, sta cercando di ripristinare un semplice ed elementare sistema di regole, sistema devastato da dieci anni di Pd. Un tentativo che è partito con il dialogo con le associazioni di categorie, svolto già dal mese di maggio, con controlli pomeridiani nelle settimane precedenti ed ora con controlli serali. Crotone, caro Caiazza, ha tanti problemi creati da anni e anni di incuranza ed immobilismo, trovare soluzioni ed ottenere risultati non è un’operazione semplice né immediata. C'è bisogno di tempo e di serietà, per questo, soprattutto per l’assenza di una proposta seria, tu e il tuo partito siete stati sonoramente bocciati dai crotonesi».

 

 

 

 

 

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cosentino sculco«Come se non fosse bastato - scrive Peppino Cosentino dei Demokratici di Crotone - il deficit amministrativo degli ultimi di 10 anni, bollato e certificato dal risultato del 19 giugno, gli esponenti del Pd di Crotone non perdono l’occasione di evidenziare la propria “banalità” politica in sede di analisi del voto delle amministrative. È una continua caccia alle streghe - commenta Cosentino -, una “indagine” su chi ha tradito e chi ha disobbedito, addirittura identificando i motivi della sconfitta nella mancata continuità con l’Amministrazione precedente. È una sintesi paradossale - asserisce il demokratico - che dimostra quanto i precedenti amministratori, che per inciso erano anche dirigenti di partito (questa sì che è una delle cause del disastro!), avessero e abbiano completamente perso il contatto con la realtà. Il 19 giugno scorso - ricostruisce Cosentino - è stato solo l’ultimo atto di una lenta e progressiva frattura tra l’establishiment e i crotonesi in quanto popolo e cittadini. Il Pd di Crotone - incalza Cosentino - è come se ignorasse che dal 1994 in Italia si vota con il sistema maggioritario: questo meccanismo poggia sul presupposto dell’alternanza e assegna e separa nettamente i ruoli di maggioranza ed opposizione; loro invece in questi anni hanno ritenuto di svolgere entrambe le parti, paralizzando di fatto qualunque attività amministrativa. Il cittadino - sottolinea - valuta l’efficienza della funzione amministrativa svolta e sceglie tra la continuità, in caso di giudizio positivo, o la discontinuità se ritiene che l’attività di governo svolta sia stata deludente. Il voto di appartenenza invocato e mitizzato - stigmatizza cosentino -, in realtà ha sempre meno “cittadinanza” e la “fluidità” elettorale ha ormai ampiamente preso piede come dimostrano i risultati di tante città e Comuni d’Italia. Questa inutile e fuorviante caccia ai colpevoli - esorcizza Cosentino - non è altro che un misero tentativo di mascherare le responsabilità degli attori politici e amministrativi degli ultimi due lustri in cui si è creduto e ritenuto che bastasse legarsi e identificarsi in filiere istituzionali sempre meno attendibili e che gli unici sforzi da realizzare fossero quelli dell’autoreferenzialità e dell’arroganza governativa. Non si può ignorare per tanto tempo - lamenta Cosentino - una città sofferente, non si può interpretare un mandato amministrativo come se fosse un’investitura per “ottimati”, non si può fare strame della cosa pubblica e pretendere poi di avere l’apprezzamento della popolazione. Non bastano, anche perché non vere, le giustificazioni e le minimizzazioni che deriverebbero da situazioni esterne negative come la “crisi internazionale”; Crotone aveva ed ha tante risorse che sono state disperse, accantonate, non fruite. La candidatura della professoressa Barbieri - ripercorre ancora Cosentino - che è arrivata alla fine di un tortuoso percorso costellato da tanti tentativi falliti, è stata imposta da “prefetture” esterne anche perché quella locale non riusciva assolutamente ad abbozzare una qualunque sintesi e comunque è stata la risultante di una tradizionale “riverenza” ai livelli sopra ordinati, figlia del centralismo democratico di vecchia memoria. La verità - è il punto di vista di Cosentino - è che il Pd di Crotone in questi anni, identificandosi solo nell’amministrazione comunale, ha creato intorno al sé il vuoto politico ed umano, come dimostra tra l’altro l’aver costretto il sindaco Vallone per mancanza di alternative credibili a ricoprire lo scomodissimo ruolo di commissario-presidente della Provincia. Non hanno mai voluto prendere atto che la città reclamava ed urlava novità e modernità e che non avrebbe mai accettato che le cose procedessero come se niente fosse successo nell’ultimo decennio. L’esigenza di “autotutela” carrieristica ha cancellato qualunque barlume di autocritica e di lettura della fase politica; la presunzione “egemonica” li ha portati nel vicolo cieco da cui è derivata la bocciatura. Sarebbe stato molto più dignitoso - conclude Cosentino - ammettere di aver tradito la fiducia dei cittadini e non di bollarli come traditori dell’urna».

 

 

 

 

 

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«E' stato plasticamente esemplificativo - scrive Peppino Cosentino dei Demokratici di Crotone - e chiaramente sintomatico di una mentalità egocentrica e schematica, l'esordio del governatore Oliverio nella sua visita a Crotone per "confrontarsi" con il Pd crotonese. Ha espressamente dichiarato la sua perplessità e meraviglia - sottolinea l'ex componente del Consorio industriale - per la "dissidenza" della consigliera regionale Flora Sculco, pentendosi di averle dato troppo spazio. Come se l'unica rappresentante regionale territoriale di questa provincia non si fosse conquistata legittimamente la propria autorevolezza con il voto di novembre 2014 e con la sua successiva e prorompente attività in favore del territorio crotonese. Equivale a dire che Oliverio avrebbe tranquillamente chiuso le porte alle istanze del Crotonese e di quella parte della Calabria che, ottimisticamente, ritiene che il governo regionale possa alleviarne i disagi ed iniziare una fase di rilancio economico e sociale. E' una visione del suo ruolo - rincara Cosentino - che gli deriva dal proprio passato massimalista, tipica del "centralismo democratico", con ulteriori implicazioni quali l'abitudine a sovrapporre le funzioni di Istituzione e Partito e ritenere che società, persone ed attività siano tutte da omologare in un Partito unico come praticava l'esperienza sovietica o la tradizione islamica. La coerenza politica non può essere scambiata per "cieca obbedienza"; la coerenza comporta, comunque, un esercizio dialettico, analitico e riscontri empirici in mancanza dei quali le convinzioni si trasformano in atti fideistici e politicamente irresponsabili. Questo target del presidente è confortato, peraltro, dalle riverenze quotidiane dei "vassalli" con cui ha innervato la propria struttura di governo; qui, a Crotone, ha continuamente a disposizione una pletora di "valvassini" che lo aspettano e lo riveriscono in attesa di vedere riconosciute elargizioni e investiture che non rispecchiano meriti e, tanto meno, efficienze. Ma non è questo il metodo e la dimensione che serve a Crotone ed alla Calabria. Esiste una gran parte dei Calabresi che non si riconosce più in melasse demagogiche ed inconcludenti "slogan", ma anela scelte fondamentali e precise. Il governo regionale deve rapidamente esplicitare la propria "idea" della "Nuova Calabria" e come realizzarla con il contributo di tutte le Istituzioni e della società in tutte le sue articolazioni. In altri termini - conclude - come diventare una Regione "normale"».

 

 

 

 

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