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Traffico reperti archeologici, coinvolti professionisti: ecco chi sono i destinatari delle misure cautelari

Posted On Mercoledì, 18 Gennaio 2017 12:21 Scritto da

arresti attianese carabinieri[VIDEO] Nell'operazione che questa mattina ha sgominato l'organizzazione di trafficanti di reperti archeologici, compaiono anche nomi di avvocati, giudici di pace, medici e farmacisti. Sono in tutto 35 gli indagati nell'indagine che e' stata denominata "Tempio di Hera" [LEGGI ARTICOLO], dal nome a cui e' intitolato il parco archeologico di Capo Colonna, dove l'organizzazione avrebbe rinvenuto i reperti oggetto del traffico illegale. Secondo le fonti investigative, il professore coinvolto e' Pasquale Attianese, di 70 anni, docente di materie letterarie con la passione per l'archeologia. Eseguite perquisizioni nei confronti di tutti gli indagati nei loro domicili e negli studi professionali, con la notifica delle informazioni di garanzie emesse dalla Procura della Repubblica di Crotone, che ha coordinato le indagini. I soggetti destinatari delle misure cautelari, sono ritenuti responsabili di associazione per delinquere dedita all’esecuzione di scavi clandestini, impossessamento illecito di reperti archeologici appartenenti allo Stato, con conseguente danneggiamento delle aree vincolate, e ricettazione dei beni illecitamente rinvenuti. La custodia cautelare in carcere è scatta nei confronti di: Pasquale Giuseppe Attianese, crotonese, classe 1946, professore in pensione, autore di diversi libri di numismatica, ritenuto il capo dell’ipotizzato sodalizio criminale; Vincenzo Godano, di Isola Capo Rizzuto, classe 1987, pregiudicato, operaio, tombarolo. Sono stati invece concessi gli arresti domiciliari nei confronti di un soggetto irreperibile e allo stato attivamente ricercato. Hanno il diivieto di dimora nelle province di Crotone e Catanzaro: Carmine Francesco Verterame, nato a Isola di Capo Rizzuto (KR), classe 1956; Francesco Salvatore Filoramo, nato a Isola di Capo Rizzuto (KR), classe 1949; Luca Filoramo, nato a Crotone (KR), classe 1978; Francesco Arena, nato a Crotone, classe 1979. È stato invece prescritto l'obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria per: Pasquale Antonio Fabiano, nato a Crotone, classe 1971; Giovanni Luigi Lettieri, nato a Crotone, classe 1954; Raffaele Malena, Cirò Marina (KR), classe 1947; Ernesto Palopoli, nato a Rossano(CS), classe 1935; Salvatore Rocca, nato a Cariati(CS), classe 1983.

conferenza tempio hera carabinieriCi sarebbe stata dunque la regia del settantenne crotonese Pasquale Attianese, accademico molto noto in citta' e gia' docente di lettere classiche, nel traffico di reperti archeologici smantellato stamani dai Carabinieri del comando provinciale di Crotone con l'operazione 'Tempio di Hera'. Attianese era noto come relatore in occasione di convegni e corsi di archeologia, competente numismatico e autore di alcuni volumi sulla monetazione magnogreca. Di lui si e' piu' volte avvalsa anche l'autorita' giudiziaria come perito. Le indagini, durante un anno, hanno permesso agli uomini dell'Arma di smantellare quello che è stata ritenuto un sodalizio criminale in grado di gestire tutte le fasi del traffico illecito di reperti archeologici prelevati, essenzialmente, dal sito di Capo colonna, a Crotone, simbolo della grecita' d'occidente. Le fasi dell'attivita' del sodalizio, dallo scavo clandestino alla vendita dei reperti ai collezionisti, sono state documentate dai Carabineri con intercettazioni telefoniche e ambientali, riprese video, pedinamenti, arresti in flagranza e sequestri di reperti. Attianese, grazie alle sue competenze, secondo gli inquirenti avrebbe indirizzato le squadre di tombaroli verso quelle aree del Crotonese non ancora indagate dall'archeologia ufficiale, traendo poi beneficio del saccheggio. A capo delle squadre di tombaroli ci sarebbe stato Vincenzo Godano, 29enne di Isola Capo Rizzuto (Kr), soprannominato "l'archeologo", che addestrava i suoi uomini all'uso di sofisticati metal detector. Il principale ricettatore - sempre a detta degli inquirenti - era Ernesto Palopoli, 81enne di Torretta di Crucoli, nel Crotonese, che ha accumulato negli anni quasi duemila reperti archeologici esposti nel suo museo privato. I risultati dell'operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa svoltasi al comando provinciale dell'Arma alla quale ha preso parte anche il generale Fabrizio Parulli, comandante nazinale del Nucleo tutela patrimonio culturale dei Carabinieri.

reperti tempio hera carabinieri

Nella mattinata odierna, dunque, a conclusione di una complessa e articolata attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone, militari del Comando tutela patrimonio culturale, coadiuvati dai colleghi del Comando provinciale di Crotone e dall’8° Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, con l’ausilio di unità cinofile, hanno eseguito i provvedimenti emessi dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Crotone, Michele Ciociola. Nello specifico sono state eseguite 12 misure cautelari, di cui 2 in carcere, un arresto ai domiciliari, 4 divieti di dimora nelle province di Crotone e Catanzaro e 5 obblighi di presentazione alla Polizia giudiziaria; cui vanno aggiunto 47 decreti di perquisizione locale e personale a carico di altrettanti indagati, con contestuale avviso di garanzia. L'indagine è stata originata nell’ottobre 2014, a seguito di numerosi scavi clandestini rilevati in siti archeologici del Crotonese. L'inchiesta si è poi conclusa nell’ottobre del 2015 quando ha consentito di identificare i componenti di un ramificato e ben strutturato sodalizio criminale, in grado di gestire tutte le fasi del traffico illecito di reperti archeologici. Dallo scavo clandestino alla vendita dei reperti ai collezionisti, sono state accertate e documentate grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali, riprese video e pedinamenti, arresti in flagranza di reato e sequestri. Particolarmente efficace si è dimostrata la gestione dei reperti archeologici trafugati che, attraverso una fitta e collaudata rete di contatti, senza difficoltà venivano immessi sul mercato clandestino, garantendo lauti guadagni. Nel corso delle operazioni, a riscontro dell’attività investigativa, sono stati numerosi gli arresti in flagranza di reato effettuati nei confronti dei vari gruppi di tombaroli. I video girati nel corso delle investigazioni restituiscono immagini del sito archeologico di Capo Colonna, aggredito dagli impetuosi colpi di zappa e vanga inferti all’ombra della colonna superstite, con l’esclusivo intento, incurante del danno prodotto, di sottrarre quanto di più prezioso il sottosuolo ancora custodisce.

 

 

 

 

 

 

 

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