Sei qui: HomeCRONACAUn odio covato da anni per il furto di un attrezzo agricolo: l'assurdo movente dietro l'omicidio di padre e figlio allevatori a Pallagorio

Un odio covato da anni per il furto di un attrezzo agricolo: l'assurdo movente dietro l'omicidio di padre e figlio allevatori a Pallagorio In evidenza

Scritto da  Pubblicato in Cronaca Mercoledì, 24 Luglio 2019 12:26

omicidio raffa conferenza carabinieriIl rancore per un frangizolle rubatogli anni addietro e l’assurda avversione verso le due vittime per non averlo stato aiutato a ritrovare il “prezioso” attrezzo, poi i classici dissidi tra confinanti di terreno, ma anche l’insofferenza verso una possibile frequentazione tra figli. Sono queste le illogiche, quanto ingiustificate e quindi incomprensibili motivazioni che avrebbero spinto Annunziato Lerose, 61enne bracciante di San Nicola dell’Alto, a freddare nelle campagne di località “Fulci” Francesco e Severino Raffa nel primo pomeriggio del 22 dicembre del 2018. Lo hanno reso noto i carabinieri del Comando provinciale di Crotone nel corso di una conferenza stampa tenuta questa mattina cui ha preso parte il procuratore della Repubblica Giovanni Capoccia.
Nella serata di ieri (23 luglio), il nucleo investigativo Carabinieri di Crotone, al termine di serrate indagini condotte con la collaborazione del nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Cirò Marina e della Stazione di San Nicola dell’Alto, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Crotone, su richiesta della locale Procura della Repubblica, a carico di Annunziato Lerose, ritenuto dunque l’unico responsabile del duplice omicidio consumato nell’agro di Pallagorio in danno di Francesco Raffa e del figlio Saverino, entrambi allevatori di San Nicola dell’Alto.
Lerose, tipo schivo e temuto in ragione del suo temperamento in paese, conosceva le abitudini delle vittime, visto che aveva un terreno confinante con il loro. Da anni covava un odio represso verso padre e figlio Raffa con ragioni che solo uno stato psicologico alienato poteva motivare fino a premeditarne poi l’omicidio. Quel 22 dicembre, Lerose aveva infatti predisposto all’uso un fucile calibro 12 (ancora non ritrovato) e lo aveva sistemato all’interno della propria autovettura. Tramite una strada isolata, è giunto nei pressi dell’azienda agricola dei Raffa. Una volta nascosto il proprio veicolo, si è portato a piedi nel luogo dove i due allevatori, a bordo della loro Suzuki Samurai, stavano risalendo la stradina che, dalla loro azienda, porta al cancello d’accesso. È stato durante questo tragitto che alla vista di Francesco Raffa si è materializzato Lerose.

annunziato leroseLa vittima, secondo le ricostruzioni, avrà quindi arrestato il proprio veicolo, abbassando il finestrino (verosimilmente per chiedergli cosa volesse). Lerose avrà, dapprima, puntato il fucile contro di lui esplodendo tre colpi e, successivamente, quando il figlio Saverino Raffa, già ferito da uno dei tre colpi già esplosi, era sceso dal mezzo di trasporto per cercare di guadagnare la fuga, lo ha freddato esplodendogli contro altri due colpi mortali. Deve essere stato di una freddezza unica Lerose nel compiere il secondo omicidio visto l’ultimo e accorato grido di Severino che, prima di morire, gli ha urlato contro: «Annunziato mi stai ammazzando». Un grido straziante udito da due cacciatori appostati in zona per una battuta di cinghiali che hanno poi udito gli spari e quindi hanno subito avvertito il 112 dei carabinieri.
Proprio quel nome, “Annunziato”, che non trova omonimi in paese e nel circondario ha portato i carabinieri che hanno raggiunto il luogo del delitto circa mezzora dopo a concentrare subito i primi sospetti verso il 61enne di San Nicola dell’Alto. Lui nel frattempo era tornato a casa, aveva lavato i propri vestiti e si era quindi cambiato, raggiungendo la via centrale del paese per crearsi un alibi. Qui ha salutato gente del luogo, cosa insolita per un tipo schivo come lui, e si è recato in un tabacchino dove, coincidenza, non entrava da tre anni secondo quanto appreso dagli inquirenti. Tanti troppi, elementi anomali.
L’attività investigativa, nel frattempo, è stata sviluppata eseguendo scrupolosi rilievi sulla scena del crimine e, solo cinque ore dopo, a casa dell’autore. I rilievi hanno permesso di ottenere importanti riscontri tecnico-scientifici a seguito di esami di laboratorio effettuati presso il Ris di Messina. L’autore era stato sottoposto infatti tempestivamente dai carabinieri a prelievi per la ricerca di residui dall’esplosione di colpi di arma da fuoco (Stub) su superfici cutanee e indumenti: gli esiti hanno evidenziato la presenza di particelle che per composizione e disposizione possono essere classificate come derivanti da colpi d’arma da fuoco. Anche i prelievi eseguiti all’interno dell’abitacolo della sua autovettura hanno evidenziato la presenza di particelle derivanti da colpi d’arma da fuoco.
A completare il quadro indiziario: importanti testimonianze, il racconto ricco di contraddizioni dell’autore dell’efferato delitto e della moglie, l’analisi dei tabulati telefonici delle vittime e di numerose immagini acquisite da molteplici sistemi di videosorveglianza pubblici e privati e un’efficace attività informativa a livello locale. Tutto ciò ha consentito di individuare il responsabile del gravissimo episodio delittuoso ed il movente, da ricondurre a dissidi tra confinanti di terreno.

 

 

 

Ultima modifica il Mercoledì, 24 Luglio 2019 15:53
Giuliano Carella

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