ACHEI, CHI ERANO I FONDATORI DI CROTONE? La storia ed il mito ci consegnano una data ed e un nobile colonizzatore. Come risaputo, nel 710 a.C. venne fondata l'antica ed achea Kroton, l'odierna Crotone. Ma chi erano gli achei che dalla Grecia madre navigarono e misero i primi “mattoni”... ...Approfondisci!
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Poco si sente parlare del rapporto che l'antica Crotone aveva col mare, del suo porto e della sua... ...Approfondisci!
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Cultura Krotonese

Achei: chi erano i fondatori di Kroton?

Scritto da Giovedì, 04 Gennaio 2018 18:12

ACHEI, CHI ERANO I FONDATORI DI CROTONE? La storia ed il mito ci consegnano una data ed e un nobile colonizzatore. Come risaputo, nel 710 a.C. venne fondata l'antica ed achea Kroton, l'odierna Crotone. Ma chi erano gli achei che dalla Grecia madre navigarono e misero i primi “mattoni” costitutivi della Città pitagorica? Cerchiamo di fare un quadro di questa antica stipe ellenica, tra mito e storia.
ACHEI POPOLAZIONE STORICA. Gli Achei (Αχαίϝοι), derivano dalla antica e mitica città di Argo, per questo motivo erano chiamati anche argivi, sono la più antica e nobile stirpe ellenica, che precede gli eoli e gli ioni, nella colonizzazione delle genti pre-elleniche della Grecia arcaica. La storia degli achei è difficilmente separabile dal mito, Omero li chiamava anche danai (dalla figura mitica di Danao) ed assieme al termine achei si riferiva ai greci che hanno preso parte alla Guerra di Troia, che come sappiamo seppur probabilmente esistita realmente, non ha certezze storiche. Per quanto riguarda l'età storica sono considerati achei gli abitanti della Acaia Ftiotide (di Ftia nella Tessaglia meridionale) e nell'Acaia Egialea che era parte dell'antica regione detta Arcadia nel Peloponneso. Per molti storici gli Achei sarebbero le popolazioni del Peloponneso prima della invasione dorica del dodicesimo secolo a.C., per alcuni storici la frattura storica è precedente e intorno al sedicesimo secolo.
ACHEI NELLA MITOLOGIA. Gli Achei vengono consegnati al mito eterno con la Guerra di Troia, narrata principalmente nei poemi epici composti da Omero nel nono secolo a.C., nell'Iliade, troviamo l'eroismo degli avi di Kroton. La stirpe achea era così prestigiosa nella visione epica, che induceva molti (città dell'antica Grecia e regnanti) ad inventarsi discendenze achee. “Digli di armare in fretta gli Achei dal capo chiomato, perchè potrebbe prendere ora Troia dalle ampie strade, più non dissentono ora gli dei immortali che hanno in Olimpo dimora.” (Iliade, Canto II, verso 11-14, Omero) “Su dunque, col bando gli araldi riuniscano di nave in nave l'esercito degli Achei dalle bronzee corazze...” (Iliade, Canto II, verso 437-438, Omero) “Così le fitte schiere d'Achei dalle navi e le tende nella piana sciamavano dello Scamandro e la terra, sotto, orrendamente di piedi e di zoccoli rimbombava.” (Iliade, Canto II, verso 464-466, Omero) “Ora poi dirò ch'abitavano Argo Pelasga, quelli che ad Alo e Alope vivevano e a Trachine e quelli di Ftia e dell'Ellade, terra di belle donne, che Mirmidoni erano detti ed Elleni e Achei; delle cinquanta navi di questi Achille era a capo.” (Iliade, Canto II, verso 681-685, Omero)

Davide Pirillo

 

 

 

 

«E' calcio anche il nome di un gioco, proprio e antico della città di Firenze, a guisa di battaglia ordinato, passato da’ Greci a’ Latini, e da’ Latini a noi» (Dal Vocabolario italiano degli Accademici della Crusca, 1962).


In cosa si dilettavano i ragazzi della Magna Graecia? Se teniamo conto che le colonie elleniche portarono nel Sud della penisola italica il modello socio-culturale della madre Patria e che le poleis imitavano a distanza i modelli Sparta/Atene copiandone addirittura le contese, i contrasti campanilistici e gli aspetti mitologici, se poi teniamo anche conto che gli atleti crotoniati e di tutta la Magna Graecia partecipavano regolarmente agli agoni sportivi più importanti, come le Olimpiadi, probabilmente allora i giovani di allora come quelli di oggi si dilettavano al “calcio” e ne erano influenzati. Esistevano infatti molte varianti del calcio nell'antichità, in cui affondano le radici del popolare sport odierno, tra i suoi antenati troviamo l'episkyros (episciro) e la sphairomachia (sferomachia), gioco diffuso in tutta la Grecia e soprattutto in quel Peloponneso con cui le colonie ioniche d'occidente condividono il mare. Si deve annotare che per quanto riguarda la sferomachia, esiste il dubbio che fosse in realtà una forma di pugilato e non di gioco con la palla, forse per “sphairo”, etimologicamente sfera, intendevano dei guantoni a forma sferica. Tra gli altri giochi con la palla dell'antica Grecia troviamo anche l'aporrhaxis “gioco del far rimbalzare la palla” e l'ourania "lanciare la palla in aria all'aperto". Per quanto riguarda l'episciro, era molto popolare, una sua variante la troviamo a Sparta, se teniamo conto che colonie come Locri e Taranto d'influenza spartane, ma la stessa Crotone, pur essendo achea, era culturalmente contaminata da Sparta [LEGGI ARTICOLO], allora è probabile che l'episciro era largamente diffuso anche in Magna Graecia. Secondo le fonti storiche, questi giochi non erano molto dissimili, alla forma moderna del calcio, però nelle forme antiche si usavano anche le mani, la “vivacità” delle schiere li rendevano, più che al football, simili all'odierno Calcio storico Fiorentino, da cui quest'ultimo deriverebbe, passando per la tappa intermedia dell'arpasto (harpastum) romano, erede a sua volta di altri giochi con la palla della Grecia antica. Nell'antica Roma quindi si giocava ad una variante, dell'episciro, appreso dopo le guerre di conquista romana della Grecia, si tratta dell'harpastum, latinizzazione del termine greco ἁρπαστόν (harpastón), cui significato era “strappato, portato via”, questo gioco marziale e virile venne integrato negli addestramenti dei gladiatori, da qui si può capire quanto questa versione antica del calcio era competitiva e per nulla pacifica, chi ne volesse carpire lo spirito può guardare le competizioni tra calcianti in costume dell'annuale torneo a Firenze del Calcio storico, ancora oggi durissimo e particolarmente violento. La versione fiorentina del 1500, arrivata integra fino ai nostri giorni, essendo la diretta e riconosciuta discendente dell'arpasto, può fornirci un quadro più o meno fedele di quello che era il gioco antico dei romani e dei greci, separando naturalmente gli aspetti folcloristici legati alla Città di Firenze. E' probabile che durante la guida romana della Magna Grecia l'arpasto era praticato anche nel Sud d'Italia, era infatti impensabile che questi giochi, non venissero praticati nella Magna Grecia già da epoca ellenica, quando era culla dello sport e Patria della fortissima scuola atletica crotoniate. Se poi si tiene conto come già detto che a Sparta, si giocava all'episciro durante una festività pubblica, possiamo affermare con molta probabilità che i giovani della Magna Grecia giocassero anche pallone, oppure che in epoca romana fossero emulanti dei loro beniamini, che come dimostrato in alcuni graffiti di Pompei erano i gladiatori, che a loro volta si addestravano all'arpasto. Forse il tifo odierno più esasperato e l'amore per il calcio in larga scala, non deriva da forze interiori irrazionali o da ricercare nella psicologia della massa, ma è una questione semplicemente culturale e di carattere antropologico, un bagaglio che ci portiamo da sempre. Di sicuro il tonfo rumore di una palla che rimbalza riecheggia da sempre in Magna Grecia e nel resto del mondo Greco-Romano.

Davide Pirillo

 

 

 

Ciò che restituisce immediatamente una visione corretta, della reale importanza storica di una antica polis è sicuramente l'influenza, questa si può misurare su diversi parametri, come il parametro culturale che per l'antica Kroton è indubbiamente primario ed immenso, la sua influenza culturale infatti era notevole, specie nel periodo pitagorico, così grande da divenire universale nel mondo antico, cementandosi come parte costituente della primigenia civiltà. Tralasciando questo straordinario aspetto, altro parametro è sicuramente l'influenza militare, politica e coloniale che ha esercitato, infatti voglio focalizzare l'articolo su questo ultimo e poco dibattuto aspetto, cercando di delineare effettive aree di dominio crotoniate. Dopo la battaglia e la distruzione della potente ed opulenta Sibari, Crotone diviene capitale d'Impero, vi sono molti ritrovamenti numismatici, con monetazione che provano la forte influenza che aveva sulle città conquistate, a tal proposito, sono molto significative e belle alcune monete con doppia legenda, il tripode delfico crotoniate e l'elmo corinzio di Temesa, oppure col toro di Sibari. La territorialità di Crotone si espande dunque, su quello che antecedentemente era di Sibari e per comprendere meglio il potenziamento crotoniate avvenuto a seguito della battaglia di Nika del 510 a.C., basta vedere quale era il patrimonio ereditato, che Strabone nel suo trattato storico “La Geografia” (VI, 1, 13) ci quantifica in venticinque poleis, non solo, riporta che Sibari schierò trecentomila soldati contro Crotone. La nascente potenza aveva esteso influenza, su molti di quei territori che prima erano sotto Sibari, direttamente o indirettamente, la Città distrutta aveva una influenza vasta, che si può riassumere così: Nell’entroterra della odierna Sila Greca, che comprendeva l’altro corso del Crati, facente capo a Pandosia; su tutta la sua Piana, la foce del Crati comprensiva dei centri collinari minori; su tutti i territori settentrionali dell’ex impero conquistato dal golfo di Policastro alla foce del Sele, dell’area di Poseidonia; sull'area tirrenica meridionale, la fascia montuosa alla foce del fiume Lao fino a quella del Savuto, con la sua polis principale Temesa; su Siritide, il corridoio tra Ionio e Tirreno, al confine tra Basilicata e Calabria e la polis di Laos. Sempre verso ed approssimativamente alla fine del VI secolo a.C. Crotone fonda Terina (Τερῖνμα), allo scopo di controllare l'istmo di Marcellinara, cioè quella strozzatura di terra a sud di Catanzaro che va strategicamente dal Mar Tirreno al Mar Ionio, questo ultimo versante già controllato tramite la polis di Skylletion e più a sud da Kaulon. Di Terina si conosce poco ancora, incerta anche l'esatta ubicazione, che per l'archeologo francese François Lenormant e più recentemente secondo Paolo Orsi, sorgeva nei pressi di Sant'Eufemia a Lamezia Terme, dove nono stati condotti scavi con ritrovamenti archeologici che sembrano accreditare l'ipotesi. Le monete ritrovate risalgono probabilmente all'inizio del V secolo, quando ebbe per tutto questo secolo grande floridezza; le monete con la testa della ninfa Terina sono considerate di eleganza pari alle più belle monete greche. Terina è il simbolo di una Crotone che da colonia achea ora s'impone essa stessa come potenza coloniale, divenendo ampiamente egemone su vasti spazi che vanno quindi dall'istmo di Marcellinara fino a nord, nei territori della sibaritide sopracitati, una Crotone completamente ripresa dallo shock causato dalla sconfitta nella battaglia della Sagra, contro i locresi, che sono stati comunque bloccati nell'espansione a nord. Altra probabile polis a fondazione crotoniate è Skylletion che di sicuro era sotto il controllo politico di Crotone, Skylletion nata ben prima di Terina, insieme con questa ultima chiudeva la linea di difesa dal versante Ionico fino sul Tirreno, il suo mito la vuole di fondazione molto più arcaica, infatti secondo la tradizione sarebbe stata fondata da Ulisse oppure da Menestreo al ritorno dalla guerra di Troia, miti a parte, di sicuro Skylletion nelle sue vicende del periodo magno greco era legata al destino di Kroton e sorgeva come avamposto militare, oggi i suoi resti con evidente e successiva stratificazione romana sorgono nel comune di Roccelletta di Borgia, resti sono stati individuati anche nei quartieri Germaneto e Lido di Catanzaro. Nel calderone delle dibattute poleis a probabile fondazione crotoniate è da annoverare Kaulon, che sorgeva nell'odierno territorio di Monasterace (RC), di sicuro anche essa in orbita politica crotoniate, in un certo periodo era il suo confine più a sud, vicino al teatro della battaglia del fiume Sagra. Curioso come le leggende di Kaulon si fondono, con quelle di Cleto (altra città conquistata dai crotoniati), entrambe vedono al centro le vicende mitologiche di Cleta, nutritrice della regina delle amazzoni Pantesilea, uccisa da Achille nella guerra di Troia. Cleta, secondo la mitologia dopo la morte della regina, sbarcò nell'odierna Cleto per fondare la polis antica, Cleta ebbe un figlio Caulone, fondatore a sua volta di Kaulon, esso morì durante la battaglia contro Crotone. Quindi vediamo come l'apparato mitologico lega due poleis ed entrambe sotto l'influenza crotoniate. Se il VI secolo è il momento di massimo splendore imperiale, Crotone vede una sua ultima guida ed influenza politico-militare nel V° secolo quando divenne la sede della Lega Italiota, fondata da diverse poleis magno greche, per difendersi dalle mire espansionistiche siracusane, ma dopo la sconfitta, la “capitale” della Magna Grecia venne spostata diverse volte. Sicuramente, più importante ed oggettivamente più influente della forza politico-militare, Crotone la esprimeva nella sua egemonia culturale che si è impressa nella storia della Civiltà stessa, basta prendere ad esame solo il periodo pitagorico.

Davide Pirillo

 

 

 

Poco si sente parlare del rapporto che l'antica Crotone aveva col mare, del suo porto e della sua flotta. Eppure i coloni achei arrivarono con l'ausilio di navi ed è certo che, fino alla conquista romana, l'antica polis, aveva un porto geograficamente strategico per le rotte commerciali, vista la posizione tra Taranto e lo stretto di Messina. Il mare rappresentava quell'elemento che per Crotone, come del resto per tutta la civiltà ellenica, era fattore di prim'ordine, inscindibile sia dal mito che dalla vita reale. «Attraversate il vasto mare e accanto all'Esaro fonderete Kroton» ordinò la pizia dell'oracolo di Delfi a Miscello: la vastità marina, quindi, presente a partire dai miti più arcaici. Pensare a una antica Kroton, come città dedita solo a quegli aspetti più conosciuti e celebrati, sradicata dal contesto marinaresco, è una distorsione immaginifica e irreale. Infatti Crotone doveva per forza di cose avere un forte legame con i flutti e avere una flotta navale potente, specie nell'ambito militare, visto che come ci ricordava Strabone, era fortemente dedita alle arti militari insieme alle gare di atletica. Una delle vicende storiche, relativamente più conosciute, che ci restituisce una prima idea dei rapporti tra Kroton e la marineria da combattimento, l'ho già riportata in un articolo precedente pubblicato da La Provincia KR, dove mi sono occupato della figura del comandante (e atleta) Faillo di Crotone, mitico eroe protagonista della partecipazione crotoniate nella battaglia navale di Salamina [LEGGI ARTICOLO]. Faillo, infatti, armò a sue spese una trireme di guerrieri crotoniati distinguendosi e combattendo con ardore, fatto poi celebrato nell'antica Grecia e che ebbe dopo centocinquanta anni dal suo svolgimento, l'onore di attirare l'attenzione di Alessandro Magno in persona, che volle mandare in dono a Crotone, una cospicua parte del bottino di guerra sottratto ai Persiani per ringraziarla della partecipazione navale a Salamina. Della flotta navale crotoniate, e più in specifico di un altro suo comandante eroico e stratega militare, Formione di Crotone, si trova riferimento in alcune fonti antiche, raccolte e riportate in “Cronica dell'antichissima e nobilissima città di Crotone e della Magna Grecia”, dove l'autore e storico Giovani Battista di Nola Molise, nella metà del 1600, scriveva tra la pagina 154 e 156, le vicende mitologiche di Formione. Mi sono dedicato a trascrivere il passaggio del testo per sottoporlo alla vostra lettura e che anche se redatto in italiano seicentesco, tranne per qualche esse lunga (ſ) e qualche u (v) risulta abbastanza comprensibile: «Formíone Crotoniata famoſiſſmo & inuitto Capitano generale de Crotoneſi per mare, e per terra, dello quale ſi mentione Teopompo nelli Filippici, e ne tratta Nicolao Leonico nel suo libro de varía Hstoria: lib. 3, cap. 22, Diogene, & altri coſì dicono, che queſto Formione nella guerra de’ Crotoneſi, de' quali egli fu Capitan generale contro Locreſi, fu gravemente ferito, perchè la piaga era difficile à curarſi, andò andò all'ora, colo in Delfo, dal quale hebbe rispoſta, che andaſſe in Lacedemonia, & lui ritrouarebbe ‘il medico, che lo ſanarebbe , e queſto ſarà colui , che primo l'inuitarà a mangiare ſeco, gionto che fù Formione in Sparta , appena era ſmontato dalla lettica che fù inuitato da vn certo giouanetto à cena, e mentre ſtauano cenando,fù dimandato Formione dal giouanetto , qual’era ſtata la cauſa della ſua venuta in quella città, & egli riſpoſe nel modo, che l'haueua detto l’oracolo, la quale coſa inteſa dal giouanetto, raſe vn pcco della punta della ſua lancia , e quella raſura applicò alla piaga, e fatto queſto medicameto, Formione fu licentiato dal gíouanetto; e volendo ponere il piede dentro la lettica per ritornare à ſua caſa, nell’iſteſſo punto ſi ritrouò merauiglioſamete innanzi la porta della caſa ſua in Crotone, e come voleua ſalire alla lettica ,reſtò in piede come foſſe da quello ſmontato; e riconoſciuta la piaga, trouò quella ſanata (tanto adopraua il demonio in quei tempi) Licofrone dice che fù ferito quando andò Capitan generale detto Formione contro la città di Tenſa: queſta Hiſtoria ſtà cpiata ad literam da Suida, il qual dice hauerlo ìletto in Teopompo, come ſtà detto, & io così l’hò letto nella varia Hiſtoria di Leonico, come di ſopra.. Queſto Formione vinſe la detta città di Tenſa, e poi lacitrà di Cleta, come ſi diſſe a ſuo luogo. Vinſe anco due volte l’armate navali de Lacedemonij come ſtà detto nel trattato del porto di queſta città, e nella ſeconda battaglia di ottantacinque naui de Lacedemonij ſolo tre ne ritornato à loro mari, l'altre reſtaro parte ſommerſe, e parte ſe le conduſſe Formione ſeco, trionfando in Crotone, perloche la Repubblica lo fece trionfare per tutta la Città». In un altro libro del 1872, troviamo cenni sul porto ed i cantieri navali antichi, dove era costruita anche la famosa trireme, si tratta di “Storia crotoniata preceduta da un cenno sulla Magna Grecia” del linguista e scrittore Felice Caivano-Schipani, (fondatore di un'accademia ed un giornale dedicati a Pitagora) a pagina 43 e 44, leggiamo: «(Porto) – Pari alla magnificenza del Castello era quella dello spazioso e sicuro porto, dove costruivansì triremi, navi, ed altri vascelli. Per ciò fare non poco influiva ed era di portentoso aiuto il comodo della Sila , che, vicino alla Città , lo forniva d'ogni sorta di legname. – In questo porto poi stava sempre in piede una formidabile armata che serviva di difesa e alla Città e alle terre alla stessa suggette. E Formione, valoroso Capitano Crotoniata, ce lo attestata colla battaglia navale impegnata contro i Lacedemoni, i quali, di 85 navi, appena ne riportarono tre; sendo state tutte le altre quali prese e quali distrutte dai Crotonesi.». Bisogna dire sulle vicende mitologiche e della figura leggendaria di Formione, che aleggiano sin dall'immediato dopo battaglia della Sagra, c'è una diatriba non risolta sulla sua esistenza che sembra secondo alcuni sovrapporsi con quella di Leonimo, altro mitico stratega e militare crotoniate; ma questa è un'altra storia.

Davide Pirillo

 

 

 

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