Astylos di Kroton (Ἀστυλος) fu l'ultimo atleta crotoniate a vincere le Olimpiadi antiche. Nato nella città di Crotone nel V° secolo a.C., era l'atleta che concluse i mitici cent’anni di Kroton nello sport, quando la terra di Milone era la... ...Approfondisci!
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Cultura Krotonese

Astylos di Kroton (Ἀστυλος) fu l'ultimo atleta crotoniate a vincere le Olimpiadi antiche. Nato nella città di Crotone nel V° secolo a.C., era l'atleta che concluse i mitici cent’anni di Kroton nello sport, quando la terra di Milone era la prima polis della Magna Grecia di tutti tempi per vittorie sportive e nei maggiori agoni dell'epoca, in quegli anni addirittura avanti a Sparta e Atene messe insieme. Nel 488 a.C. Astylos gareggiò per la sua città natale, vincendo nell'agone dello stadio e del diaulo, tanto da essere onorato con una statua, che nelle prime intenzioni doveva immortalarlo nella storia della città, quella Kroton che ospitava una fortissima e riconosciuta scuola atletica. Dal 484 a.C. al 480 a.C., Astylos partecipò ai giochi olimpici come cittadino siracusano; consumando un tradimento che fece infuriate i crotoniati. Per conto di Siracusa, vinse invece in cinque agoni olimpici: due nella corsa dello stadio, due nel diaulo e una vittoria nella corsa con le armi. Pausania sostiene nella sua opera (VI 13, 1) che Astyilos gareggiò come cittadino siracusano per compiacere il tiranno Gerone I. Tuttavia nel 484 a.C., così come nel 480 a.C., il tiranno di Siracusa era Gelone I fino al 478 a.C., mentre Gerone I (suo fratello) era tiranno di Gela, impossibile quindi che Astylos abbia gareggiato per Ierone, la fonte può considerarsi quanto meno ambigua, Pausania confuse Gelone con Gerone. I crotonesi non accettarono giustamente questo tradimento, tanto da distruggere la statua in suo onore e sostenendo che fosse stato corrotto da Siracusa, per gareggiare per conto della città che a quei tempi rivale diretta di Kroton e non solo nello sport. Malgrado gli sforzi di Siracusa, Kroton mantenne per sempre il primato di città con più vittorie relegando di gran lunga la potente città siciliana al secondo posto. Astylos, fu il secondo degli atleti crotoniati ripudiati (sorte toccata a Philippos, seppur non per questioni sportive), era considerato un traditore per quei tempi, sicuramente fu tra i primi "mercenari" nello sport, ricordando le dinamiche moderne, specie quelle del calcio, dove si compete per denaro in club di altre città.

Davide Pirillo

Per conoscere la storia di Filippo (Philippos) di Crotone, eroe, militare e atleta crotoniate e per apprezzarne l'incredibile storia, partiamo da centinaia di chilometri di distanza dalla Magna Grecia, in una famosa ed antica polis della Grecia madre, che ha intrecciato la sua storia con quella di questo crotoniate detto "il bello", si tratta della famigerata Sparta.
Al nome di Sparta, riecheggiano le immortali gesta di Leonida e la sua eroica dipartita alle Termopili, alla guida dei celebri trecento fedelissimi opliti della guardia personale; quasi nessuno conosce però l'altrettanto eroica morte in battaglia di un altro spartano, ovvero di Dorieo, principe e fratello dello stesso Leonida.
Dorieo, alla morte del padre Anassandrida II, avanzò la pretesa di essere erede al trono in quanto figlio maggiore della prima moglie, ma gli spartiati scelsero il fratellastro Cleomene I, per quel trono che poi successivamente fu di Leonida.
Le pretese fallite, portarono il principe Dorieo a partire dalla Laconia per fondare una colonia spartana nei pressi di Cirene, nella Libia Orientale, colonia presto distrutta dalla potente Cartagine e dai suoi alleati.
Dorieo nel 510 a.C. tenta una nuova spedizione colonizzatrice verso la Sicilia, partendo dalla Calabria, dove probabilmente, col suo esercito ed alleato di Crotone aveva preso parte alla guerra contro Sibari, quindi distrutta l'opulenta polis sibaritide si mise in marcia alla volta delle terre filo-puniche di Erice, dove venne sconfitto dalle poleis di Segesta, Erice, Entella e da Cartagine, Dorieo trova quindi la morte in battaglia ed al suo fianco moriva Filippo di Crotone, da qui parte il mito del crotoniate esule.
Cerchiamo di capire adesso chi era Filippo e cosa facesse al fianco di Dorieo.
Filippo, era uomo di straordinaria bellezza e prestanza fisica, molto facoltoso e incarnava l'ideale stesso di nobiltà greca secondo la visione ellenica. Nel 520 a.C. divenne vincitore olimpionico della sessantacinquesima edizione antica dei famosi agoni, purtroppo la disciplina è sconosciuta, di sicuro non era la competizione della lotta, quello stesso anno vinta da un altro crotoniate: Milone.
Erodoto ci tramanda che, nativo di Kroton era figlio di Butacide, Filippo era fidanzato con la figlia di Telys, tiranno di Sibari e ciò gli valse l'esilio da Crotone, anche se il progettato matrimonio non ebbe luogo si recò a Cirene, da dove si unì a Dorieo con una trireme di sua proprietà ed un equipaggio mantenuto a sue spese. Anche se Erodoto non specifica luogo e modalità dell'accordo tra Filippo e Dorieo, si ritiene che il luogo fu Cirene, seppur è molto documentata la sosta del 510 a.C. di Dorieo a Crotone prima della partenza della sua ultima spedizione in Sicilia, comunque è certo che Filippo da esiliato non fu mai riabilitato dai suoi concittadini e quindi non poteva essere Crotone il luogo dell'incontro, altri ritengono che Filippo raggiunse Dorieo direttamente da Cirene in Sicilia.
Sempre Erodoto, ci consegna un dettagliato profilo postumo, che sembra voler riabilitare l'eroe agli occhi dei crotoniati stessi, esso riferisce, che Filippo era venerato dai suoi stessi uccisori, gli abitanti di Segesta, che gli tributarono onori ed eressero un monumento e che col tempo il tutto si trasformò in un vero e proprio culto eroico e di venerazione per Filippo, per via della sua bellezza e della monumentalità e possenza fisica.
Di questa versione dei fatti nell'opera di Erodoto, nel tempo si sono aperte molte discussioni e diatribe, sulla attendibilità delle fonti stesse a cui aveva avuto accesso Erodoto e sui suoi informatori magno greci.
Se Erodoto non cita fonti, quindi fa da fonte a se stesso e volendo prendere per buono quello che tramanda su Filippo, un altro storico antico Pausania, afferma che a Sparta vi era un monumento e furono tributati onori pubblici a Dorieo ed ai caduti della spedizione in Sicilia, quindi è probabile l'eroicizzazione di Filippo anche al di fuori di Segesta.
Crotone, si conferma la Patria di molti Eroi classici, dopo Milon e Phayllos, la Città da sempre fiera delle proprie origini, farebbe bene a tributare onori anche a Philippos, che poi alla fine dei conti non sposando mai la principessa di Sibari, non tradì di fatto la sua Crotone, trovando la morte eroicamente al fianco di Dorieo principe di Sparta.

Davide Pirillo

 

 

 

 

Achei: chi erano i fondatori di Kroton?

Scritto da Giovedì, 04 Gennaio 2018 18:12

ACHEI, CHI ERANO I FONDATORI DI CROTONE? La storia ed il mito ci consegnano una data ed e un nobile colonizzatore. Come risaputo, nel 710 a.C. venne fondata l'antica ed achea Kroton, l'odierna Crotone. Ma chi erano gli achei che dalla Grecia madre navigarono e misero i primi “mattoni” costitutivi della Città pitagorica? Cerchiamo di fare un quadro di questa antica stipe ellenica, tra mito e storia.
ACHEI POPOLAZIONE STORICA. Gli Achei (Αχαίϝοι), derivano dalla antica e mitica città di Argo, per questo motivo erano chiamati anche argivi, sono la più antica e nobile stirpe ellenica, che precede gli eoli e gli ioni, nella colonizzazione delle genti pre-elleniche della Grecia arcaica. La storia degli achei è difficilmente separabile dal mito, Omero li chiamava anche danai (dalla figura mitica di Danao) ed assieme al termine achei si riferiva ai greci che hanno preso parte alla Guerra di Troia, che come sappiamo seppur probabilmente esistita realmente, non ha certezze storiche. Per quanto riguarda l'età storica sono considerati achei gli abitanti della Acaia Ftiotide (di Ftia nella Tessaglia meridionale) e nell'Acaia Egialea che era parte dell'antica regione detta Arcadia nel Peloponneso. Per molti storici gli Achei sarebbero le popolazioni del Peloponneso prima della invasione dorica del dodicesimo secolo a.C., per alcuni storici la frattura storica è precedente e intorno al sedicesimo secolo.
ACHEI NELLA MITOLOGIA. Gli Achei vengono consegnati al mito eterno con la Guerra di Troia, narrata principalmente nei poemi epici composti da Omero nel nono secolo a.C., nell'Iliade, troviamo l'eroismo degli avi di Kroton. La stirpe achea era così prestigiosa nella visione epica, che induceva molti (città dell'antica Grecia e regnanti) ad inventarsi discendenze achee. “Digli di armare in fretta gli Achei dal capo chiomato, perchè potrebbe prendere ora Troia dalle ampie strade, più non dissentono ora gli dei immortali che hanno in Olimpo dimora.” (Iliade, Canto II, verso 11-14, Omero) “Su dunque, col bando gli araldi riuniscano di nave in nave l'esercito degli Achei dalle bronzee corazze...” (Iliade, Canto II, verso 437-438, Omero) “Così le fitte schiere d'Achei dalle navi e le tende nella piana sciamavano dello Scamandro e la terra, sotto, orrendamente di piedi e di zoccoli rimbombava.” (Iliade, Canto II, verso 464-466, Omero) “Ora poi dirò ch'abitavano Argo Pelasga, quelli che ad Alo e Alope vivevano e a Trachine e quelli di Ftia e dell'Ellade, terra di belle donne, che Mirmidoni erano detti ed Elleni e Achei; delle cinquanta navi di questi Achille era a capo.” (Iliade, Canto II, verso 681-685, Omero)

Davide Pirillo

 

 

 

 

«E' calcio anche il nome di un gioco, proprio e antico della città di Firenze, a guisa di battaglia ordinato, passato da’ Greci a’ Latini, e da’ Latini a noi» (Dal Vocabolario italiano degli Accademici della Crusca, 1962).


In cosa si dilettavano i ragazzi della Magna Graecia? Se teniamo conto che le colonie elleniche portarono nel Sud della penisola italica il modello socio-culturale della madre Patria e che le poleis imitavano a distanza i modelli Sparta/Atene copiandone addirittura le contese, i contrasti campanilistici e gli aspetti mitologici, se poi teniamo anche conto che gli atleti crotoniati e di tutta la Magna Graecia partecipavano regolarmente agli agoni sportivi più importanti, come le Olimpiadi, probabilmente allora i giovani di allora come quelli di oggi si dilettavano al “calcio” e ne erano influenzati. Esistevano infatti molte varianti del calcio nell'antichità, in cui affondano le radici del popolare sport odierno, tra i suoi antenati troviamo l'episkyros (episciro) e la sphairomachia (sferomachia), gioco diffuso in tutta la Grecia e soprattutto in quel Peloponneso con cui le colonie ioniche d'occidente condividono il mare. Si deve annotare che per quanto riguarda la sferomachia, esiste il dubbio che fosse in realtà una forma di pugilato e non di gioco con la palla, forse per “sphairo”, etimologicamente sfera, intendevano dei guantoni a forma sferica. Tra gli altri giochi con la palla dell'antica Grecia troviamo anche l'aporrhaxis “gioco del far rimbalzare la palla” e l'ourania "lanciare la palla in aria all'aperto". Per quanto riguarda l'episciro, era molto popolare, una sua variante la troviamo a Sparta, se teniamo conto che colonie come Locri e Taranto d'influenza spartane, ma la stessa Crotone, pur essendo achea, era culturalmente contaminata da Sparta [LEGGI ARTICOLO], allora è probabile che l'episciro era largamente diffuso anche in Magna Graecia. Secondo le fonti storiche, questi giochi non erano molto dissimili, alla forma moderna del calcio, però nelle forme antiche si usavano anche le mani, la “vivacità” delle schiere li rendevano, più che al football, simili all'odierno Calcio storico Fiorentino, da cui quest'ultimo deriverebbe, passando per la tappa intermedia dell'arpasto (harpastum) romano, erede a sua volta di altri giochi con la palla della Grecia antica. Nell'antica Roma quindi si giocava ad una variante, dell'episciro, appreso dopo le guerre di conquista romana della Grecia, si tratta dell'harpastum, latinizzazione del termine greco ἁρπαστόν (harpastón), cui significato era “strappato, portato via”, questo gioco marziale e virile venne integrato negli addestramenti dei gladiatori, da qui si può capire quanto questa versione antica del calcio era competitiva e per nulla pacifica, chi ne volesse carpire lo spirito può guardare le competizioni tra calcianti in costume dell'annuale torneo a Firenze del Calcio storico, ancora oggi durissimo e particolarmente violento. La versione fiorentina del 1500, arrivata integra fino ai nostri giorni, essendo la diretta e riconosciuta discendente dell'arpasto, può fornirci un quadro più o meno fedele di quello che era il gioco antico dei romani e dei greci, separando naturalmente gli aspetti folcloristici legati alla Città di Firenze. E' probabile che durante la guida romana della Magna Grecia l'arpasto era praticato anche nel Sud d'Italia, era infatti impensabile che questi giochi, non venissero praticati nella Magna Grecia già da epoca ellenica, quando era culla dello sport e Patria della fortissima scuola atletica crotoniate. Se poi si tiene conto come già detto che a Sparta, si giocava all'episciro durante una festività pubblica, possiamo affermare con molta probabilità che i giovani della Magna Grecia giocassero anche pallone, oppure che in epoca romana fossero emulanti dei loro beniamini, che come dimostrato in alcuni graffiti di Pompei erano i gladiatori, che a loro volta si addestravano all'arpasto. Forse il tifo odierno più esasperato e l'amore per il calcio in larga scala, non deriva da forze interiori irrazionali o da ricercare nella psicologia della massa, ma è una questione semplicemente culturale e di carattere antropologico, un bagaglio che ci portiamo da sempre. Di sicuro il tonfo rumore di una palla che rimbalza riecheggia da sempre in Magna Grecia e nel resto del mondo Greco-Romano.

Davide Pirillo

 

 

 

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