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Artisti crotonesi: Sfortuniano "Un posto per ogni cosa ed ogni cosa al suo posto"

Scritto da  Silvana Marra Pubblicato in Cultura Krotonese Sabato, 03 Ottobre 2015 19:45
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Sfortuniano giovani davanti al Comune Sfortuniano giovani davanti al Comune

Lui è un ordinato trasgressivo. Si percepisce, nell'opera, la vecchia scuola, quella della tecnica e solo dopo, della ricerca.

All'epoca in cui andavano di moda i motti, lì, sul muro della scuola d'avviamento, c'era scritto: "Un posto per ogni cosa ed ogni cosa al suo posto".Antonio Sfortuniano cita la frase a proposito della sua tendenza all'ordine. Il ricordarsene vuole proprio dire che l'ha fatta sua perché non è un tipo che va avanti a citazioni dei tempi andati. Anzi, non è di molte parole, se non quando decide di esserlo. Soprattutto, fa una bella distinzione fra nostalgia e memoria. Lui è un ordinato trasgressivo, molto più avanti di tanti finti giovani e molto più artista degli svariati creativi a trucco che ogni giorno s'incontrano.Si percepisce, nell'opera, la vecchia scuola, quella della tecnica e solo dopo, della ricerca. L'impegno, lo studio, in altri termini, la preparazione. Dopodichè, se questo scritto può avere un senso, è solo nell'indagine di quello che è un artista. Non c'entra nessun intento critico, si tratta solo di leggere la cifra dell'uomo. Sfortuniano, pittore della scorsa generazione, è uno che ascolta le voci di dentro, proprie ed altrui. Ed un artista è solo questo. Il resto è cliché.Di Piero Manzoni che ha, notoriamente, inscatolato i propri escrementi, ce n'è stato uno, gli altri, sono infelici clonazioni. Volgari. E poi, ogni cosa a suo tempo:in un'epoca che ha macinato ogni emozione, il vero artista è quello che ti saluta per strada e sa rinunciare alle pose da individualista nichilista. Sfortuniano conduce oggi, ma a quanto pare , sempre, una vita"igienica", senza i fasti e nefasti del genio. Lo si vede spesso per strada,parla con tanta gente, non c'è appuntamento culturale che diserti.E' un lettore attento ed un crotonese dalla sfacciata coscienza civica. Autodidatta, dopo una lunga esperienza in fabbrica, giunge, ormai uomo, alla maturità presso il liceo artistico di Roma. Uno dei pochi allora esistenti.Da lì, la lunga carriera d'insegnante. Forte,nel suo percorso artistico, il ricordo e la lezione di due grandi vecchi, Giovanni Scalise e Nandino Mori.Il curriculum è nutritissimo,importanti e numerosi i riconoscimenti, i "books", una variopinta carrellata su buona parte del secolo scorso. Le fotografie partono dal bianco e nero, abiti grigi, cravatte e capelli corti da bravi giovani di una volta. Riconoscibili i suoi amici pittori, qualcuno, più in là negli anni, non c'è più. Poi, si passa per gli anni settanta ed ottanta: basette lunghe e, per le signore,trucco tragico e zeppe alle scarpe. Fino all'oggi, con qualche personaggio locale, inossidabile frequentatore di mostre. Una, più di tutte, è emblematica della "weltanschauung" del pittore dei tempi andati. E' quella che lo ritrae con altri due colleghi ed altrettanti cavalletti, in Sila, a dipingere il paesaggio. Dal vivo, come da manuale. Del resto, nei racconti di Sfortuniano, viene spesso ricordato Anselmo Perri, suo grande amico e collega, ora gesuita. Con lui, da giovane, partiva da casa in tempo, per fermare sulla tela l'alba e le sue sfumature. Artigianato allo stato puro, quello mentale, da predisposizione dello spirito. Quello di chi si è procurato i primi colori vendendo ferro vecchio o mischiando le terre negli astucci delle cromatine, secondo le direttive di un suo amico puparo. Altra presenza di fascino nella sua giovinezza. Geniale e "di strada", gli ha insegnato a modellare il cuoio, bagnandolo, ed a tirarne fuori la maschera di Pulcinella. Quella col nasone, tragicomica, alla Petito.Non esiste l'ispirazione di per sè, niente sacro fuoco. Esiste l'idea, come per ogni processo creativo. Logicamente, ammonisce il Pittore, Guttuso asseriva che, "se l'idea ti trova sulla sdraio, come arriva se ne va, ma se ti sorprende nello studio, l'afferri". E così, Sfortuniano ha escogitato il sistema per fermarla, prende appunti scritti: c'è grand'affinità fra colori, parole e note, sono lì, nel vocabolario o nella scala, basta saperli far vibrare. E' per questo che ascolta tanta musica classica ed ama la poesia più della narrativa: è più immediata, è uno schizzo di colore. Come le fiabe di Andersen, fantastiche ma palpitanti d'umanità. Sfortuniano è un uomo –bambino. Le tele, nel tempo, scandiscono le fasi esistenziali del Pittore.Sono individuabili gli influssi, ha esplorato tutto il '900, da Carrà a Morandi, da De Chirico a Gentilini. Il periodo in fabbrica gli ha suggerito opere sofferte, indicatrici drammatiche di un'epoca di miseria. Operai in sciopero ed "il crumiro", l'antieroe. Colui che può diventare protagonista di una tela per paura ed indigenza. Perché non può permettersi di rischiare. Una voce fuori del coro come lo è Sfortuniano. Nature morte minimali, colori e pennello od un barattolo ammaccato per strada. Ulisse piccolo e drammatico con la sua barchetta di carta. Gomiti spigolosi in donne dalla bellezza astratta, ombreggiature da pathos.Dai paesaggi promana solitudine, silenzio ed una solarità bruciante dal sapore guttusiano.Con oli trattati in modo d'avere la resa polverosa del pastello. Un'enorme tela raffigura i visitatori di un museo assorti nella contemplazione di un'opera di Treccani sui fatti di Melissa. Un modo per augurarsi che storia e tragedie non vadano a finire solo nei musei.Denuncia sottile ed ironia tagliente fatta sottovoce, così com'è la persona. Ancora, in una vita artistica cominciata prestissimo, non potevano mancare anfore e "gummule", rese con la mano da cesellatore di un Morandi. Oggetti che campeggiano sulla tela in un protagonismo che per chi sa leggerli, ne fa delle architetture.Ma una più di tutte, è l'opera che racconta l'Artista.E' una tela che ritrae i genitori da giovani, a figura intera, con le mani che si sfiorano appena, come si conveniva ad inizio secolo. I volti sono in bianco e nero, quasi fotografici, i corpi vanno a sfumare lentamente, indistinti, a perdersi nell'eternità. Perché le radici d'ogni uomo non si sa fin dove arrivano. L'ultima mostra risale a qualche anno fa, il catalogo s'intitola "Sul filo della memoria", ma andrebbe bene anche "vestivamo alla marinara". I fondali sono sempre azzurri, declinati in tutte le tonalità.Quelle del nostro cielo di giorno e di notte. L'ambientazione è retrò, lo sono i vestiti ed i personaggi. Una bambina col cerchio, un ragazzo col libro "cult" dei tempi andati: "Cuore".Poi, pianini, giocolieri, mangiatori di fuoco, carrettino dei gelati e "L'otto marzo 1832". Al proposito, vale la pena spiegare qualcosa, io non la sapevo, i giovani, la ignorano. Il dipinto ricorda un grave episodio sismico di due secoli fa e, tradizione vuole, che ancora, la notte dell'8 marzo le donne crotonesi si affaccino alla finestra con un lume in mano. A far luce su una notte di paura.Come facevano la nonna e la mamma di Sfortuniano. Campeggiano, sul fondo di ogni tela, le icone dell'architettura locale, il duomo, i palazzi gentilizi, le case del centro storico. Le figure sono decontestualizzate, quasi un pretesto per enfatizzare il contesto urbano di una volta. La memoria. Il riviversi da ragazzo è sì, una rivisitazione esistenziale ma è anche un modo di captare l'immaginario collettivo.Le opere sono"intelligenti", guardano, scrutano, denunciano e ricordano. Col distacco dell'età e l'ironia di una facoltà critica alimentata."Single", vitale e conciliato, tranquillo ma mai noioso, Sfortuniano si propone come una persona realizzata, senz'acidità. E' appagato, saggio e divertente, perché ancora tanto darà all'arte e tanto ha già regalato. E' una persona piena dentro, poche cose non gli sono riuscite ma sa riderne. Tra queste, il suonare il violino, troppo difficile.Lo ha fatto da ragazzo, per tre anni ed ancora se ne ricorda, in un modo tutto suo: " Dio ti scansi e liberi da un mal vicino e da un principiante di violino".

Silvana Marra

Letto 2602 volte Ultima modifica il Sabato, 03 Ottobre 2015 20:09

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