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Pitagora: viaggio nell'antico mondo della musica e la scoperta del monocordo

Scritto da  Luisella Criniti Pubblicato in Cultura Krotonese Mercoledì, 10 Dicembre 2014 20:24
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Pitagora e il monocordo Pitagora e il monocordo

La scoperta di questo strumento ha fatto sì che la musica occidentale nascesse a Crotone

Premessa
Questa piccola opera, attraverso il viaggio nel tempo, vuol essere un approfondimento sulle origini della musica e delle sue evoluzioni. Si discute degli studi di Pitagora, del monocordo, dell'armonia delle sfere celesti, della concezione cosmologica della musica e della relazione fra la musica e la matematica. Tale opera, è anche un omaggio dedicato al famoso matematico e filosofo Pitagora, che stabilitosi a Crotone, fondò la nota Scuola Pitagorica istituita per gli studi della matematica, della filosofia, dell'astronomia e della musica.


Le origini della musica

 

La musica dei popoli primitivi.
Prima che l'uomo venisse sulla terra, esisteva già la musica; i molteplici suoni erano prodotti dal canto degli uccelli, era la musica della natura. Poi l'uomo, con la sua intelligenza, si procurò i mezzi per la sua sopravvivenza: imitava i versi degli animali per catturarli, studiava l'alternarsi delle stagioni per coltivare la terra e fortificare i ripari dalle intemperie, accompagnava con il canto i lavori quotidiani e col passare del tempo alla voce umana, aggiunse il battito dei piedi e delle mani. Fu proprio per tale motivo che iniziarono a costruire i primi strumenti a percussione con gli elementi che forniva la natura; nacquero così i primi "tamburi": i tronchi degli alberi venivano aperti e scavati e poi distesi sul terreno per essere percossi con i piedi. Un altro tipo di tamburo, era quello a fessura, costruito con un tronco d'albero tagliato a cilindro, con una fessura lungo la superficie esterna e veniva percosso con le mani o con una mazza. Inoltre gli uomini primitivi tendevano le pelli di animali su dei vasi di argilla o su dei telai in legno e poi li percuotevano con le mani o con dei bastoni, oppure riempivano dei piccoli recipienti di argilla con dei sassolini o semi di zucca essiccati dando origine ai primi sonagli. Il sibilare del vento tra le canne, ispirò la creazione dei primi strumenti a fiato; infatti utilizzarono le ossa di animali che venivano scavate e forate lateralmente per produrre un suono. In seguito crearono i flauti di argilla e di legno, e la siringa (un tipo di flauto a più canne). Un altro congegno particolare che nacque nel Nord dell'Australia, non per mano dell'uomo ma per mano della natura fu il Didjeridoo: uno strumento a fiato sacro agli aborigeni australiani, costituito da un ramo di eucalipto con una lunghezza che varia da uno a quattro metri, scavato all'interno dalle termiti (animali che divorano il legno) che veniva rifinito, scortecciato, e decorato con delle pitture che richiamavano la mitologia aborigena. Tale strumento, risale a più di 2000 anni fa, infatti è raffigurato in diversi graffiti anche come strumento a percussione. Altri materiali forniti dalla natura ed utilizzati dagli uomini primitivi per realizzare strumenti musicali a fiato furono: le canne vuote, le corna degli animali uccisi e le grosse conchiglie marine, mentre con la scoperta e la lavorazione dei metalli vennero ideate le prime trombe. Gli strumenti musicali ad arco, nacquero grazie all'utilizzo degli archi dei cacciatori e dei guerrieri, i quali si accorsero che nel momento in cui scagliavano le frecce, la corda in trazione dell'arco, produceva una vibrazione simile ad un suono. Di conseguenza, si diede origine alle prime forme arcaiche di cetra, costituite da un arco flessibile con una corda elastica fissata alle due estremità. Con lo stesso principio, furono aggiunte altre corde, dando origine alle prime cetre e lire.

 

La musica in Egitto e in Mesopotamia
Pur non essendoci pervenuto il minimo documento musicale utile alla ricostruzione della tradizione musicale delle due civiltà, si è riusciti a ricavare qualche notizia da alcune testimonianze iconografiche come rilievi, ceramiche dipinte o papiri disegnati. Infatti, studiando le raffigurazioni sui rilievi mesopotamici si evince la funzione della musica durante le celebrazioni religiose nel tempio, ma anche durante i riti festivi, le ricorrenze ed i festeggiamenti dopo una guerra vittoriosa. E' probabile che la musica avesse anche un ruolo educativo visto che, sempre dalle raffigurazioni iconografiche, risultano raffigurate orchestre e cori di donne e bambini. In Egitto il tempio era il centro musicale per eccellenza, la scuola di musica e la sede dei musicisti professionisti. La musica del tempio, era considerata espressione di gioia, persino quando aveva una funzione funebre, similmente a ciò che accade ancora oggi nelle comunità nere d'America. Nelle tombe dei Re e dei Faraoni venivano posti degli strumenti musicali per permettere ai defunti di far risuonare la propria anima all'infinito. Dai resti archeologici furono ritrovate arpe, sistri, flauti, oboi, trombe, corni, lire, liuti e quantità di percussioni. Le arpe, le percussioni e i flauti erano diffusi sin dagli inizi di queste civiltà; le trombe metalliche, i liuti o i corni appartenevano invece alle fasi più avanzate. Le musiche che suonavano erano costruite sulle scale pentafoniche composte da cinque note: Fa – Sol – La – Do - Re. In conclusione, sia per i mesopotamici che per gli egizi la musica era qualcosa di soprannaturale, che riassumeva in se tutte le magie dell'universo, essendo diffusa nell' aria e nel cosmo e perciò capace di espandersi all'infinito.

 

La musica in Israele
Per ciò che riguarda la musica ebraica, la Bibbia ci dà una limitata testimonianza. In molti versi biblici si parla di canti e danze accompagnati da strumenti. Inoltre, ci sono diversi salmi, circa 150 che furono scritti e cantati dal re Davide che si dilettava nel suono dell'arpa. Dopo di lui il re Salomone istituì nel tempio una scuola di canto. Gli strumenti che suonavano gli ebrei furono: il kinnor (strumento a 10 corde), lo sciofar (corno di capra) e l'ugab (zampogna o flauto diritto). Alcuni elementi che caratterizzavano la musica ebraica furono: la cantillazione, cioè la recitazione intonata dei testi sacri con una melodia con poche note, ed il jubilus (vocalizzo svolto su alcune parole rituali come l'alleluja). Pertanto la musica ebraica, influenzò la nascita del canto cristiano, infatti dagli studi effettuati dal musicologo Idelsohn, emerse che il canto gregoriano aveva molti punti in comune con la musica ebraica.

 

La musica in Cina
La musica in Cina, era utilizzata durante le cerimonie religiose relative alla natura ed alle tappe fondamentali della vita umana. Non veniva considerata solo sotto l'aspetto didattico e formativo dei giovani, ma soprattutto come elemento del cosmo. A ciascun suono veniva attribuito un elemento della natura e del cosmo: la nota "fa" chiamata "gong" era considerata il suono fondamentale e corrispondeva al colore giallo, alla terra, al cuore, alle viscere, al punto cardinale ed al sapore dolce; la nota "sol" denominata "shang", rappresentava i ministri, mentre la presenza della nota "do", dominante in una composizione, indicava che questa era stata scritta per le cerimonie sacrificali. La nota "re" veniva impiegata nei riti riguardanti gli antenati o la primavera; il "la" celebrava l'equinozio d'autunno e di primavera, la luna e l'imperatrice, mentre il "sol" esprimeva solo avvenimenti relativi alla terra. Secondo i trattati di musica cinese come il "Liilii Xinshuo, esiste un suono fondamentale dal quale derivano tutti gli altri suoni. Tale suono fondamentale è dato da una specie di flauto, costruito con una canna di bambù e secondo alcuni teorici, è costituito dalla nota "mi" o "fa". Da questo suono, emergono tutti gli altri suoni detti "lii" che sono 12 come le ore del giorno e 12 come i mesi dell'anno. Da tali suoni ha origine la scala pentatonica a cui si aggiunsero in seguito, altri due suoni ottenendo la scala di sette suoni. I cinesi, suonavano diversi tipi di strumenti musicali tra cui il King, costituito da lastre di pietra che venivano appese ad un telaio e percosse con una mazza, e poi flauti traversi, doppi flauti, siringhe, campane, salteri,e i "pipar"(liuto con manico corto).

 

La musica dei popoli dell'Asia orientale
La musica dei popoli dell'Asia orientale come Giappone, Mongolia, Corea, Giava, Tibet e Bali, era costruita su scale pentafoniche di vario genere, ma anche su scale simili alle nostre (cioè costruite col temperamento equabile). Questi popoli impiegavano la musica durante le cerimonie religiose e nelle occasioni festive. Nelle corti e nei villaggi erano diffuse orchestre che suonavano con pietre sonore, carillon di pietre, campane, carillon di campane, salteri, tamburi, arpe, xlofoni, e flauti diritti. Infatti nel 1889 a Parigi, fu presentata l'orchestra di Bali, che suscitò molta curiosità per la varietà di strumenti che utilizzava come gong, xilofoni, tamburi di svariate dimensioni, che svolgono melodie di quattro suoni come (sol-la-si-re).

 

La musica greca
Nella storia della nostra cultura, la Grecia è stata la culla della nostra civiltà in diversi ambiti come nelle arti, nel pensiero filosofico, nella matematica nella letteratura ecc.. La musica in Grecia ebbe molta importanza nella vita socio-culturale, anche se ci sono pervenuti solo pochi frammenti di difficile interpretazione. Comunque una delle cose importanti che abbiamo ereditato dall'antica Grecia è il suo sistema teorico musicale, utilizzato dai Romani e durante il Medio-Evo cristiano. Infatti l'attuale sistema musicale e le scale di sette suoni derivano proprio dalla musica greca. Nel prossimo capitolo tratteremo più dettagliatamente i vari aspetti della musica greca ed i suoi diversi periodi.

 

La musica nell'antica Grecia ed i tre grandi periodi

 

Le caratteristiche della musica greca.
Nell'antica Grecia, in assenza dei valori musicali, per ottenere il ritmo della musica veniva impiegata la metrica della poesia che utilizzava" i piedi" costituiti da sillabe lunghe e brevi cosicché l'insieme di due o più note brevi e lunghe produceva il ritmo. La scrittura musicale era impiegata solo dai musicisti professionisti per usi personali; Per la musica vocale venivano usati i segni dell'alfabeto greco maiuscolo, mentre per la musica strumentale venivano utilizzati i segni dell'alfabeto fenicio sia diritti che inclinati o capovolti. Per ciò che riguarda l'armonia, le scale, venivano costruite con i tetracordi; il tetracordo era formato da quattro suoni discendenti, nell'intervallo di una quarta giusta. Esistevano tre tipi di tetracordo: il dorico, il frigio ed il lidio; il dorico aveva il semitono al grave (mi-re-do-si), il frigio al centro (re-do-si-la) mentre quello lidio all'acuto (do-si-la-sol). I tetracordi venivano accoppiati a due e dall'unione di questi ne derivava la scala discendente. Il punto di congiunzione fra i due tetracordi era chiamato sinafè, mentre quello di disgiunzione era detto dia zeusi. I tetracordi erano disgiunti se fra il primo ed il secondo passava la distanza di un tono, congiunti quando l'ultimo suono del primo tetracordo era comune al secondo. In tal modo si ottenne la scala dorica mi-re-do-si-la-sol-fa-mi e la scala lidia do-si-la-sol-fa-mi-re-do e la scala frigia re-do-si-la-sol-fa-mi. Abbassando di un'ottava il tetracordo superiore si ottenevano gli ipomodi: ipodorico la-sol-fa-mi-re-do-si-la, ipofrigio sol-fa-mi-re-do-si-la-sol, ipolidio fa-mi-re-do-si-la-sol-fa.

 

Periodo arcaico
Nel periodo arcaico, in Grecia la musica, aveva un significato "magico". Attraverso la magia si cercava di controllare le forze naturali, che minacciavano violentemente, la vita dell'uomo primitivo. Proprio in questo periodo, nacquero tanti racconti mitologici, in cui è evidenziato il potere magico della musica: la musica e gli strumenti erano considerati dono degli dei. Il famoso flauto di Pan, nacque dal mito della ninfa Siringa, che innamorata di Pan, per sfuggire a quest'ultimo fu trasformata in canna. A sua volta Pan per avere un legame continuativo con Siringa tagliò le canne per fare lo strumento. Altri strumenti furono il diaulos e l'aulos strumento sacro al dio Dionisio o Bacco, dio del vino e dell'ebbrezza. Altro strumento importante fu la cetra, utilizzata per il culto del dio Apollo e per accompagnare i canti monodici, i quali narravano le gesta di guerra degli eroi e le leggende degli dei. Apollo era considerato il dio della musica e della bellezza; a ciò è collegata un'importante leggenda: il sistema solare è dunque << visto come una lira a sette corde>> suonate da Apollo. I pianeti, considerati corde, producono i suoni, che nel loro insieme, originano l'armonia delle sfere celesti (Pitagora e ripresa da Platone nel "Timeo"). La lira-cetra, era ritenuta lo strumento sacro al dio, era formata da una cassa di risonanza dove alle due estremità vi erano due bracci collegati da due barre. Tra la cassa e le barre erano tese le corde, lo strumento si suonava pizzicando quest'ultime con un plettro d'avorio. Varietà della lira erano la forminx degli aedi, la pectis lidia e la grande magadis. Altri strumenti furono la siringa simile al flauto dolce, la tromba, i tamburi, i sistri, i crotali e i cimbali (gli attuali piatti). Della musica dell'antica Grecia, ci sono pervenute brevissime melodie, tra queste: un frammento della tragedia "Oreste" di Euripide, scritto su papiro, due inni delfici in onore di Apollo e tre inni di Mesomede, al Sole, a Nemesi e alla Musa Calliope, pubblicati da Vincenzo Galilei nel 500. Alla fine del periodo arcaico si sviluppò la lirica monodica: con la lira veniva accompagnato il canto dei poemi omerici. Nelle città greche, come ad esempio Sparta si sviluppò la musica corale impiegata sia nelle cerimonie pubbliche che religiose. Le forme della lirica corale furono: il Peana in onore di Apollo, il Ditirambo in onore di Dioniso, l'Imeneo (canto nuziale), il Threnos (canto funebre) e il Partenio (canto delle fanciulle) in onore degli dei e degli uomini. Alla lirica corale, si aggiunse la danza, il coro durante l'esecuzione dei canti realizzava delle coreografie. Dall'unione delle tre arti (poesia, musica e danza) nacque il mousikè.

 

Periodo classico
Il periodo classico va dal VI al IV secolo a.C., è il periodo fiorente del pensiero filosofico greco, delle arti e della musica. In questo periodo nasce e si sviluppa la tragedia, come evoluzione del ditirambo (canto religioso in onore di Dioniso). Nella poetica di Aristotele si parla della tragedia greca: Aristotele dal punto di vista artistico, attribuisce alla tragedia due funzioni quella della catarsi e della nimesi. La nimesi è l'imitazione della realtà e della natura, la catarsi è la purificazione effettuata durante i riti magici e le cerimonie religiose, di solito si svolgeva con il sacrificio di un "capro espiatorio". Aristotele modifica il concetto pitagorico di catarsi, la purificazione avviene attraverso la liberazione dalle passioni che vengono imitate dal musicista. La musica è la cura dell'anima, soltanto imitando con l'arte le passioni o emozioni liberiamo il nostro essere. Pitagora invece, (vedi par.2 cap.3) attraverso la melodia curava la salute e l'animo: in primavera effettuava un esercizio musicale, faceva sedere un suonatore di lira intorno ai cantori, questi intonavano i Peana, considerati canti, che procuravano, gioia, armonia e pace interiore. Ma anche in altri periodi dell'anno i pitagorici utilizzavano la musica come mezzo di cura. La tragedia greca era costituita in quattro parti : prologo, parodos, alternanza e exdos. Il prologo era recitato da un personaggio, il quale, raccontava l'argomento della tragedia, parodos il coro entrava danzando e cantando, l'alternanza era data dalla successione di parti cantati dal coro (stasimi) e parti recitate ed exdos scioglimento della vicenda, ossia la fine che poteva essere cantata e recitata. Importante era anche il coro, che aveva una disposizione circolare, successivamente da questo si separò il corifeo, che cantava tutte le gesta di Dioniso e degli altri dei. Il coro era formato da dodici cantori che cantavano e ballavano i ditirambi; con Sofocle, da 12 cantori, fu portato a 15. Per opera di Tespi, si passò alla rappresentazione del testo cioè al dramma, il corifeo, in questo caso, divenne attore inpersonificando Dioniso o un altro Dio. Tra i piu' importanti tragediografi greci ricordiamo Eschilo, Sofocle ed Euripide. Eschilo aveva composto 90 opere, ma ce ne sono pervenute solo 7: i Persiani, Sette contro Tebe, Etnee ( la scrisse per celebrare la fondazione della città di Enna), Orestea, Supplici, Coefore, Prometeo incatenato, Agamennone. Sofocle invece aveva composto 130 tragedie ma ce ne sono pervenute solo 7: Antigone, Aiace, Edipo re, Elettra, Filottete, Edipo re a Colono e a Trachinie. Di Euripide anche molto poco ci è pervenuto tra cui: Ciclope, le baccanti, Fenicie, Eracle, gli Eraclidi, Ippolito, Oreste, Elettra, Elena, Ecuba, le Troiane, Supplici, Ifigenia in Taurine, Ifigenia in Aulide e Medea.

 

Periodo ellenistico-romano
Per i greci la musica aveva un ruolo educativo poiché arricchiva l'animo umano. Nel periodo ellenistico, la musica greca va in crisi, la data che segnò tale declino fu l'anno 146 a.C., tutto questo avvenne, per il fatto che la Grecia venne conquistata dai Romani. Tale declino, fu causato anche dal fatto, che a Roma vi era la presenza di musiche di origine etrusche ed italiche, abbinate a spettacoli del luogo come l'Atellana (spettacolo teatrale giocoso che nacque ad Atella, una città della Campania tra Afragola ed Aversa) e il Fescennino (il fescennio era una specie di commedia dove i contadini si lanciavano battute feroci, non esistevano copioni). In quest'ultima gli attori recitavano prendendo spesso in giro gli spettatori, cosicchè delle volte le rappresentazioni finivano in vere e proprie liti. Nel periodo ellenistico-romano le indicazioni teoriche di Pitagora, vennero seguite dai teorici musicali che furono portati a Roma insieme a filosofi artisti e musicisti: ecco che la musica greca influenzò quella romana. Tragedie e commedie furono scritte utilizzando modelli greci e venivano definite Cothurnatae (gli attori greci indossavano i calzoni che in latino si chiamavano coturni). Le musiche corali e monodiche, essenziali durante feste, cerimonie pubbliche e religiose vennero scritte sul modello greco. Mla raffinatezza e l'originalità della musica greca, si perse, infatti non vienne piu' eseguita con pochi strumenti e fu unita ad elementi di origine italica. Veniva eseguita da orchestre, dove erano presenti in modo massiccio, strumenti a fiato, come la tibia (tipo di flauto d'osso), la buccina (strumento a fiato a forma circolare predecessore della tromba), la tuba, il lituus, a questi si univano anche molti e rumorosi strumenti a percussione e organo. La musica a Roma aveva un carattere popolare ed era impiegata nelle manifestazioni pubbliche, feste e spettacoli dei gladiatori, insomma era puro divertimento e svago. Per i greci, al contrario, la musica era elemento fondamentale nell'educazione e nella formazione dei giovani. I latini, al pari degli altri popoli italici, erano pastori e contadini, molto religiosi e superstiziosi; adoravano gli dei protettori della terra, dei campi, dell'agricoltura, della pastorizia e della fertilità. Nacque cosi', il collegio dei sacerdoti Arvali, che in tutto erano 12, e quello dei Sali; in questo periodo si svilupparono i "carmina" recitati e intonati sia nei momenti importanti della vita che durante le cerimonie religiose. A Roma, durante il mese di Maggio, nelle processioni religiose, i sacerdoti Arvali dediti al culto della dea Dia, offrivano un sacrificio animale alla stessa, intonando i canti. Questi erano definiti "Carmina Arvali", si trattava di canti di implorazione alla dea Dia o Cerere, affinché assicurasse la produttività e la fertilità dei campi. Inoltre i sacerdoti Arvali, intonavano canti d'implorazione e di preghiera ai Larii gli dei protettori del focolare domestico e a Marte affinché proteggesse gli uomini. I carmina saliari, erano cantati dai sacerdoti Sali, in onore di Marte, degli altri Dei e di Ercole. Sia i carmina saliari che quelli arvali, erano accompagnati dal flauto, si alternavano con le danze fatte dagli stessi sacerdoti. Altre forme erano: "carmina triumphalia", questi venivano intonati dai soldati che celebravano la vittoria del loro generale: si trattava di canti molto rozzi. Infine i "carmina conviviali", erano canti intonati dai giovani, durante i banchetti funebri; in questi si ricordano le virtu' del defunto e tutto quello che in vita aveva fatto; erano sempre impiegati i flauti per accompagnare la melodia. Spesso, per piangere il defunto, le famiglie piu' abbienti, pagavano le prefiche!

Pitagora e l'armonia delle "Sfere celesti"

 

Pitagora a Crotone
Pitagora, nacque a Samo nella prima metà del VI secolo a.C., qui vi rimase finchè non sali' al potere il tiranno Policrate. Fu allievo di Anassimandro e Ferecide, ma intorno al 530 a.C., si trasferi' a Crotone, dove fondò la sua celebre scuola di pensiero: qui si studiava filosofia e le materie del quadrivium (astrologia, matematica, geometria e musica). Prima di giungere a Crotone, era stato in Oriente: da Creta andò in Egitto e nel Tibet. A Crotone portò il suo sapere, i manoscritti orientali provenienti dal Tibet e gli scritti ebraici del "Re Salomone" (Clavicole). Dal punto di vista politico, in città ebbe molto successo, in quanto era sostenitore del partito conservatore. Quando Crotone passò al partito democratico fuggi' recandosi a Metaponto dove qui mori' nel 497 a.C. Pitagora sosteneva la dottrina della "metempsicosi" (trasmigrazione delle anime), ripresa dalla religione indiana, secondo la quale, l'anima è immortale: le anime dei defunti trasmigrano in altri corpi. Questo fu il motivo per cui i pitagorici erano molto vegetariani, per loro mangiare carne significava nutrirsi di un animale, in cui si fosse reincarnato un amico, un parente o un conoscente. Pitagora, dei suoi insegnamenti non ha lasciato nulla di scritto, a quei tempi l'insegnamento era tramandato oralmente, per cui la conoscenza avveniva come una << consegna>> vera e propria al discepolo. Da discepolo a discepolo furono tramandati gli insegnamenti pitagorici.

 

"La musicoterapia Pitagorica"
La musica è un valido aiuto e sostegno alla medicina tradizionale, per arrivare nella persona malata, allorquando i farmaci e le tecnologie, non riescono: i Greci consideravano la musica cura dell'anima. Nell'opera di Giamblico "Vita pitagorica" in modo molto semplice è scritto: <>. Da tutto ciò si comprende che la musicoterapica è una scienza non nata oggi, ma esisteva gia da prima, fin dai tempi di Pitagora, il quale se ne avvaleva, per curare l'animo, i mali fisici e morali e per calmare lievi attacchi di follia.

 

La magia della musica
Nel capitolo precedente, si è parlato del significato magico della musica, che aveva sia per i popoli primitivi che per i greci. La musica e gli strumenti erano considerati dono degli dei. A riguardo, ci sono tante leggende: Mercurio inventò la lira, Apollo la cetra, Atena il flauto. Da alcune fonti, si apprende che i fedeli di Dionisio entravano in contatto col sovrumano, con la divinità, che penetrava nelle loro anime, attraverso il suono di flauti e tamburelli. I confini tra il mondo umano e quello divino, non esistevano piu'; ciò era comune ai popoli antichi: la musica, i suoni, l'armonia, facevano parte degli esseri sovrannaturali. Da tutto questo si deduce che la musica, divenne un mezzo per comunicare con gli spiriti e con gli dei. Ci sono pervenuti tanti miti: Mercurio aveva costruito la lira, con nervi di pecora e un guscio di tartaruga, in seguito gli fu sottratta dal fratello il dio Apollo, protettore della musica. Il dio Apollo, essendo invidioso, uccise il cantore Lino, in quanto perfezionò la lira rendendo piu' bello il suono. Il Dio donò la cetra ad Orfeo, le Muse gli insegnavano a suonarla; il poeta Orfeo, col suono della cetra, riusciva a calmare le belve feroci e incantava tutti gli elementi della natura. La dea Atena un giorno, costrui' un doppio flauto con ossa di cervo, e in occasione di un banchetto, lo suonò in presenza di tutti gli dei. Nonostante riuscisse a suonare bene lo strumento, la Dea venne derisa da Era e Afrodite. Allora Atena si appartò nel bosco e si mise a suonare vicino ad un ruscello; a questo punto, vide il suo viso riflesso nell'acqua color paonazzo e le gote gonfie. Capi' subito il perché le dee stavano ridendo di lei. Allora gettò subito il flauto e lanciò una maledizione su chiunque l'avesse trovato e raccolto. Il malcapitato fu Marsia, ignaro di tutto, prese il flauto e si mise a suonarlo. Marsia col suono del flauto, allietava i contadini, i quali, ritenevano che nemmeno Apollo con la sua lira riuscisse a far di meglio. Marsia stesso fu tanto sciocco da non contraddirli. Dopo tutto questo, il dio Apollo, si adirò contro Marsia e allora decise di gareggiare per sfidarlo; le Muse avrebbero giudicato chi dei due fosse il migliore e il vincitore avrebbe inflitto al vinto, la punizione che più gli sarebbe piaciuta. Apollo e Marsia finirono la gara alla pari, le Muse avevano giudicato ottime entrambe le melodie. Il Dio adirato, propose a Marsia di suonare e cantare con lo strumento rovesciato, cosa che con il flauto non si poteva fare, allora Apollo rovesciò la sua lira e cantò inni dolci in onore degli dei dell'Olimpo. Suonò e cantò cosi' bene , che le Muse, lo dichiararono vincitore della gara, cosicché il dio si vendico di Marsia in modo crudele: lo scorticò vivo e appese la sua pelle ad un pino, presso una sorgente che porta il suo nome. Apollo partecipò ad una seconda gara di musica, questa volta invece sconfisse Pan; cosi' divenne ufficialmente il Dio della musica e suonò sempre la sua lira a 7corde durante i banchetti degli dei. Questo fu il motivo che i pitagorici al flauto preferirono la lira, considerato strumento razionale <>, mentre il flauto, era impiegato per il culto di Dionisio, il dio dell'ebbrezza.

 

L'esoterismo pitagorico
Pitagora insegnava al nuovo discepolo, nella sua casa. Si diceva, che quando, il discepolo era immesso ad entrare nella casa di Pitagora era per lui il giorno fortunato. Egli trasmetteva il suo sapere nel cortile della sua casa riservato agli allievi dell'interno: da qui il termine esoterico: qui svelava, la scienza misteriosa del "numero", chiamata con diversi nomi, nei templi d'Asia e di Egitto. Il numero, la matematica, la geometria, l'astrologia, la musica erano compresi solo dall'0iniziato. Tutte le sue dottrine si trovano formulate nel libro " Hieros logos", la parola sacra, il quale non ci è pervenuto. Gli scritti pitagorici ci sono stati tramandati da Ieracle, Archita, Porfirio; Filolao, Platone e Giamblico. Gli allievi venivano chiamati dal maestro "matematici"; per Pitagora la matematica era "sacra" in quanto trascendentale, ossia piu' viva e complessa di quella profana. Il numero, non aveva un significato astratto, ma era fonte dell'armonia cosmica, dunque i numeri sono le forze divine del modo e di tutte le cose. Pitagora e i suoi seguaci, ritenevano, che l'essenza dell'universo fosse la matematica, in quanto l'universo intero è numero e armonia: le note, gli accordi musicali erano numeri! Egli insegnava nel tempio delle Muse, vicino alla sua dimora, in un giardino chiuso: l'aveva fatto costruire dando precise indicazioni. Il tempio era a forma circolare, all'interno vi erano le "9 Muse esoteriche" di marmo, al centro di questa la "Scienza divina" o "la Teogonia". Le Muse non solo portavano il loro nome ma anche quello delle scienze occulte e arti sacre che loro rappresentavano. Urania la Musa dell'astronomia e dell'astrologia; Polimia la scienza della anime dell'altra vita (metempsicosi) e l'arte della divinazione; Melopene la scienza della vita e della morte queste erano considerate le Muse superiori e costituivano la fisica celeste e l'armonia cosmica. Clio, Calliope ed Euterpe, rappresentavano la scienza e la psicologia derll'uomo, magia, morale e medicina. Infine Talia, Erato e Tersicore, rappresentavano la scienza delle pietre, degli elementi, delle piante e degli animali. Questo cerchio "vivente" delle Muse, illuminato dalla "divina fiamma", per l'allievo rappresentava il cielo e i misteri dell'universo. In questo contesto, Pitagora iniziava il suo <>, dicendo << queste Muse non sono0 che le effigi terrestri delle potenze divine, di cui voi, contemplate, in voi stessi l'immateriale e sublime bellezza. Come esse sorvegliano il fuoco di Vesta, da cui emanano e che conferisce loro il movimento, il ritmo, la melodia, cosi' voi dovete tuffarvi nel fuoco centrale dell'universo, nello spirito divino, per diffondervi insieme, nelle sue manifestazioni visibili>>.

 

L'armonia delle sfere celesti
Secondo Porfidio, "Pitagora, udiva, l'armonia dell'universo, cioè percepiva l'universale armonia delle sfere e degli astri muoventesi con quelle, la quale noi non udiamo, per la limitatezza della nostra natura", ma cos'è l'armonia delle sfere celesti? I popoli antichi pensando all'universo, ritenevano, che ogni suo componente, fosse una sfera concentrica e all'interno di essa, si trovasse il pianeta; l'insieme di questi pianeti costituivano il cosmo. Durante il movimento di rotazione dei pianeti, ciascuna sfera emetteva un suono che nell'insieme, generava una "celeste sinfonia" di sovrumana bellezza. Questa teoria fu sostenuta da Pitagora e dai suoi seguaci, ma soltanto lui era in grado di ascoltarla "riproducendo i suoni sul monocordo". Secondo alcuni, si tratta di musica razionale e metafisica, secondo altri noi non la udiamo, in quanto l'ascoltiamo dalla nascita, il nostro udito si è abituato per cui non la riconosce più. Secondo Aristotele, non esiste in quanto egli stesso affermò:"se esistesse, un suono prodotto dal movimento degli astri, sarebbe cosi' assordante e intenso da distruggere la vita sulla terra, cosa che non è". Attraverso la "Summa o Divina proporzione", Pitagora calcolò le distanze fra i pianeti dal centro dell'universo: a quei tempi era impossibile fare questi calcoli. Egli riteneva che l'universo, fosse simile al monocordo, i rapporti di distanza dei suoni generati dal monocordo, erano uguali a quelli delle sfere celesti! Attraverso il monocordo rese possibile lo studio dell'armonia, di conseguenza l'unità tra musica, matematica e astrologia. Poiché Pitagora credeva che l'universo fosse un immenso monocordo, la cui corda era tirata tra cielo e terra, disse ai suoi discepoli "studiate il monocordo e scoprirete i segreti dell'universo", la matematica regola il cosmo, come regola le distanze dei suoni. Anche i Greci credevano nell'armonia delle sfere celesti, infatti assimilavano il cosmo ad una scala musicale, i suoni più acuti erano dati da Saturno e dalle stelle fisse, invece il sole corrispondeva alla nota centrale, che univa i due tetracordi discendenti. L'universo intero, veniva immaginato come una lira a 7 corde suonate da Apollo, che governava l'intero sistema planetario: e Apollo, che suonando la grande lira dell'universo, crea l'armonia delle sfere celesti. Anche nel Paradiso di Dante, troviamo dei versi in cui si fa riferimento all'armonia generata dal moto planetario; in particolare nel canto I: "la gloria di colui che tutto muove per l'universo penetra e risplende", vuol dire che Dio è il motore supremo dell'universo e penetra e risplende in tutte le creature, più in quelle perfette e meno in quelle che sono più lontane dalla perfezione; nel par.1-76-81- "quando la rota che tu sempiterni, desiderato a sé mi feci atteso con l'armonia che temperi e discerni, parvemi tanto allor, dal cielo acceso, de la fiamma del sol, che pioggia o fiume lago non fece mai tanto disteso", Dante nel suo viaggio nel paradiso fu attratto dall'armonia e dal suono delle sfere celesti, che Dio fa muovere; ancora nel canto XXXII "l'amor che move il sol e le altre stelle", l'amore di Dio che fa muovere gli astri, secondo la perfezione del moto circolare divino, è lo stesso che spinge Dante a giungere verso la sua meta: le stelle. Anche Platone riprese il concetto pitagorico dell'armonia delle sfere celesti, ogni sfera nel suo movimento circolare attorno alla terra, produce un suono che non è udibile dall'orecchio umano perché troppo profondo. L'insieme di questi genera una sinfonia di "sovrumana bellezza", che l'uomo cerca di riprodurre, ma per la sua limitatezza, non riesce, attraverso la musica l'uomo si eleva spiritualmente. Platone nel Timeo ci spiega il perché si realizza tutto questo: l'universo è modellato da una mente creatrice che è quella di Dio. Vi era anche un'interpretazione medievale dell'armonia cosmica, dovuta ad una citazione della Bibbia " i cieli cantano la gloria di Dio. Dio creò l'universo attendendosi al numero, pertanto fu considerato geometra e "Musico supremo". Nella cattedrale di Anagni si trova raffigurato l'ordine armonico del cosmo: i due estremi sono terra e fuoco proporzionati da acqua e aria. Le antiche culture, indicavano un suono, un canto, una parola all'origine dell'universo; a riguardo vi erano molte leggende. Secondo gli Egizi, all'origine del mondo vi era il grido di Toth, per gli Indiani la parola di Veda, per la cultura cristiana il vangelo di Giovanni che inizia "il principio era il verbo". Anche Keplero si occupò dell'armonia delle sfere: egli attribui' ad ogni pianeta, non un singolo suono, ma un intervallo, dove la nota grave era data dalla velocità minima di rotazione, mentre quella più acuta, dalla velocità massima; di conseguenza le altezze dei suoni sono direttamente proporzionali alla velocità di rotazione del pianeta.

 

Pitagora nell'officina del fabbro
Pitagora, non riusciva a ricavare la grandezza degli intervalli, ma un giorno, mentre passeggiava assorto nei suoi pensieri, si trovò vicino all'officina di un fabbro. La sua attenzione all'officina, era data dal fatto che, sentiva provenire dei suoni in parte gradevoli e in parte sgradevoli. Quattro fabbri, in quel momento, stavano battendo quattro martelli su quattro incudini, spinto dalla curiosità entrò nella bottega del fabbro e si fece mostrare i martelli. Scoprì che le diverse altezze dei suoni, non erano dovute alla forza del percuotere, ma dal diverso peso dei martelli. Se un martello pesava il doppio dell'altro questo produceva il suono distante di un'ottava, se pesava una volta e mezzo dell'altro produceva l'intervallo di quinta (do- sol). Ciò stava a significare che il fabbro col martello che pesa 5 kg e quello col martello che ne pesa 12, nel battere l'incudine, producevano suoni all'ottava. Subito, Pitagora tornò a casa, prese dei nervi di bue in tensione, e sperimentò che la regola era la stessa: se una delle corde era il doppio dell'altra produceva l'intervallo di ottava, se invece era lunga una volta e mezza, produceva l'intervallo di quinta, così egli ideò il monocordo.

 

Il monocordo
Il monocordo fu lo strumento utilizzato da Pitagora, per effettuare gli studi sui rapporti matematici fra i vari suoni, per il tentativo di costruire la scala musicale e per capire i metodi utilizzati dai costruttori di strumenti dell'epoca. Tale strumento, era costituito da una sola corda (da cui il nome) di budello o metallo, tesa fra due ponti all'estremità appoggiati su una cassa di risonanza; poi vi era un terzo ponte che divideva la corda in vari segmenti. Fu utilizzato per tutto il medioevo, per l'insegnamento della musica e per accompagnare il canto. Tra l'800 e il 1200 d.C., senza portare alcuna modifica, fu aggiunta al monocordo una semplice tastiera primitiva gia usata per l'organo. Verso la fine del XV secolo il monocordo si trasformò in clavicordo, alla corda iniziale se ne aggiunsero altre nove. La scala musicale, fu costruita da Pitagora secondo il principio del numero come "essenza di tutte le cose", avvalendosi del monocordo.

 

La divisione del monocordo e la scala
Partendo dal principio, che "tutto ciò che vibra genera armonici", Pitagora iniziò i suoi esperimenti sul monocordo: mise una corda tesa in vibrazione, questa dava il suono fondamentale. Utilizzando un ponticello mobile, divise la corda a metà, scoprendo, che il suono ottenuto (dalla vibrazione di metà corda) era il secondo armonico o intervallo di ottava (do-do): tale intervallo veniva indicato con il rapporto 2/1; allo stesso modo, divise la metà corda, la vibrazione di questa, dava il terzo armonico, ossia l'intervallo di quinta (do-sol) indicato con 3/2. procedendo con rigore matematico

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