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Ritratti di uomini illustri a Crotone: Filolao

Scritto da  Murizio Fazzolari Pubblicato in Cultura Krotonese Mercoledì, 10 Dicembre 2014 21:17
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Filolao in un disegno del fumettiista Marco Antonio Imbrauglio Filolao in un disegno del fumettiista Marco Antonio Imbrauglio

Si racconta che Filolao vendette a Platone un opera in tre libri svelando così i segreti iniziatici dei Pitagorici

L'internazionale pitagorica
Il 500 a.C. fu l'anno in cui a Crotone un moto insurrezionale democratico capeggiato da un tal Cilone provocò la morte del fior fiore dei pitagorici crotoniati e la fuga precipitosa dello stesso Pitagora, prima a Locri, da dove venne subito allontanato come indesiderato, poi a Metaponto, dove si sarebbe spento nel 493 o nel 492 a.C. Il pitagorismo, però, sopravvisse alla morte del suo fondatore, non solo come movimento filosofico e scientifico, quanto anche come forza politica organizzata. Ed a Crotone ritornò in auge non molto tempo dopo la cruenta rivolta ciloniana. Numerose monete risalenti al periodo compreso tra il 480 ed il 450 a.C. e recanti su di un lato la legenda KRO(ton), sull'altro SI(barys),PANDO(sia) o TE(mesa), attesterebbero, infatti, che le confraternite pitagoriche al potere in alcune poleis italiote avessero dato vita a vere e proprie "federazioni di Stati". Lo stesso Giamblico, uno dei tre biografi dello scienziato samiota, scrisse che i pitagorici "governarono alcune città italiche prendendo decisioni e consultandosi su quello che sembrava loro meglio, senza mettere le mani sui fondi dello Stato". Fonti numismatiche e tradizione letteraria sembrano, dunque, suggerire che i partiti pitagorici, sostenuti dalle aristocrazie locali e riuniti in una sorta di "internazionale pitagorica", esercitarono nella prima metà del V sec. a.C. il controllo della vita politica in numerose poleis italiote, e che il loro centro organizzativo fu Crotone.

 

Conflitti sociali
I regimi pitagorici, espressione del dominio dei grandi proprietari terrieri e dei ricchi mercanti italioti, non potevano, però, non incontrare la resistenza delle fazioni democratiche, alle quali andava il consenso del misero contadiname e del proletariato urbano sfruttato ed angariato. L'esiguità delle fonti non ci consente di cogliere i particolari della situazione interna delle poleis italiote dal 500 al 450 a.C.; un passo delle "Storie" di Polibio ci fa intuire una accanita e sanguinosa lotta di classe, i cui effetti dovettero essere spaventosi massacri, terribili persecuzioni, disordini di ogni genere. Le sette pitagoriche furono dovunque travolte; i loro militanti furono o uccisi o costretti alla fuga e perseguitati con grosse taglie; la "federazione" egemonizzata da Crotone si sciolse; i Sibariti, appoggiati da Pericle, poterono ricostruire la loro città sulle rive del fiume Traente.

 

La diaspora
La diaspora dei pitagorici si mosse in diverse direzioni: alcuni si stabilirono a Taranto, dove il pitagorismo sopravvisse come organizzazione politica sino alla metà del IV sec. a.C. e trovò un leader autorevole in Archita, con il quale ebbe contatti, in uno dei suoi viaggi, il filosofo Platone ; altri fuggirono in Grecia, a Fliunte, dove Echecrate, amico di Fedone, fondò un nuovo centro pitagorico; Timeo si insediò a Locri; Ecfanto ed Iceta se ne andarono a Siracusa; altri ancora, come Simmia, Cebete e FILOLAO, si trasferirono in Beozia, nella città di Tebe.

 

Profughi a Tebe
Diogene Laerzio afferma che Filolao era crotoniate, mentre tutte le altre fonti lo dicono originario di Taranto. Un commentatore di Platone racconta che al tempo della sommossa ciloniana del 500 a.C. Filolao si trovava nella casa del pluriolimpionico Milone e che, scampato fortunosamente all'incendio insieme ad Archippo, si rifugiò a Tebe. La notizia è completamente inattendibile, perché Filolao fu contemporaneo di Socrate; è, invece, probabile che Filolao facesse parte di un gruppo di emigrati sfuggiti alla persecuzione antipitagorica di epoca più tarda. La fuga di Filolao a Tebe è facilmente spiegabile: Tebe era diventata nella prima metà del V sec. a.C. il principale centro di raccolta di profughi pitagorici nell'Ellade; la città beotica era abitata da un popolo di stirpe affine a quella che aveva fondato Crotone, ed era governata da un ceto aristocratico formato da famiglie ricche ed amanti dello sport, dalle cui file proveniva il celebre poeta Pindaro, l'ideologo dell'aristocrazia panellenica del V sec. a.C.; Tebe offrì a Filolao e compagni solidarietà di classe ed un ambiente culturale favorevole all'apertura di una scuola, alla quale si iscrissero discepoli provenienti anche da altre città.

 

Gli scritti
Le fonti attribuiscono a Filolao un libro diviso in tre parti, che Platone avrebbe comprato per una grossa somma di denaro e poi copiato di sana pianta nel dialogo intitolato "Timeo". Sembra che la notizia risalga al musicologo pitagorico Aristosseno di Taranto, che in tal modo si sarebbe procurato il piacere della vendetta personale contro il celebre filosofo, a lui cordialmente antipatico, facendolo passare per un volgare plagiario. La questione è poco chiara; resta il fatto che dell'opera di Filolao noi possediamo soltanto pochi frammenti, i quali insieme con alcune notizie più tarde ci consentono di riconoscere a questo pensatore crotoniate il merito di avere divulgato per primo gli scritti dei pitagorici, sino ad allora tenuti segreti come patrimonio esclusivo degli iniziati, e di avere rappresentato un momento importante nella storia del movimento pitagorico, le cui dottrine egli organizzò in modo sistematico.

 

Finito ed infinito
Pitagora ed i suoi discepoli asserirono che nell'universo esistono l'interminato, e cioè la materia, ciò che sta all'interno del cosmo,ed il terminato, e cioè il vuoto, ciò che sta all'esterno del cosmo; che tutte le sostanze sensibili ed ogni stato o mutamento fisico hanno numero, e cioè sono esprimibili o in numero o in formule matematiche; che ciascuna cosa reca in sé rapporti numerici tra gli elementi che la costituiscono; che le cose hanno tra loro somiglianze e differenze perfettamente numerabili. Ben presto sorse un problema, perché fu scoperto che gli elementi delle figure geometriche più semplici hanno tra loro dei rapporti non esprimibili in numeri razionali: per esempio, la diagonale ed il lato nel quadrato, la circonferenza ed il diametro nel cerchio. I pitagorici dell'ultima generazione non si persero d'animo: affrontarono la questione con impegno; e scoprirono che esistono i numeri irrazionali (sono i numeri che non possono essere scritti sotto forma di frazione), che il numero irrazionale si trova in mezzo a due numeri razionali, che un intervallo molto piccolo lo separa da essi, che questo intervallo può essere rimpicciolito all'infinito. Il metodo di approssimazione sostituì la perduta armonia pitagorica ed i pitagorici conclusero che la vera realtà non sono le grandezze numeriche, ma i loro rapporti. La scoperta dei numeri irrazionali fu tenuta gelosamente segreta sino a che non fu rivelata da Ippaso di Metaponto. In questo processo si inserì Filolao con la sua revisione delle relazioni tra l'interminato ed il terminato nella struttura del cosmo: e sostenne che il terminato non sta all'esterno del cosmo, da esso separato con netti confini, ma penetra al suo interno ed interagisce con esso in un rapporto che si può rappresentare con numeri, che sono razionali ed irrazionali.

 

La musica
La teoria pitagorica delle proporzioni trovò feconda applicazione nel campo della teoria musicale. Pitagora ed i suoi discepoli, attraverso una serie di esperimenti su corde di diversa lunghezza e grossezza, le quali variavano tensione con il girare delle viti cui erano fissate, scopersero tre accordi (l'ottava, la quinta e la quarta) ed i relativi rapporti di lunghezza (rispettivamente 1:2, 2:3, 3:4). Anche in questo campo Filolao fu un innovatore, poiché definì la scala diatonica ed approfondì la ricerca di nuovi intervalli.

 

Nel solco tracciato da Alcmeone
L'attività di Filolao medico si inserì nel solco della tradizione medica crotoniate, in cui giganteggiò Alcmeone. A differenza di Alcmeone, Filolao affermò che il corpo umano è costituito di solo caldo, e che i principi attivi del freddo, dell'umido, del secco non coesistono nell'organismo, ma vi si introducono dall'esterno per creare con il caldo, in una perenne dialettica, l'equilibrio vitale; diversamente da Alcmeone, sostenne che l'eziologia delle malattie va ricercata nella bile, nel sangue e nel catarro; come Alcmeone e a differenza di Pitagora, Filolao disse che l'anima e il corpo sono legati indissolubilmente, come l'armonia e le corde della lira, e che se il corpo muore succede inevitabilmente che l'anima subito si annienta, così come si annienta l'armonia se la lira si spezza o le corde si tagliano.

 

Battistrada di Copernico
Filolao è, però, ricordato nella storia del pensiero scientifico per avere sottoposto a profonda revisione la concezione cosmologica pitagorica, fondata sulla sfericità della Terra e sul geocentrismo, e per avere avanzato una ipotesi ardita per i suoi tempi, e cioè che al centro dell'universo sta un fuoco, principio motore, e che intorno ad esso ruotano un primo pianeta, detto Anti-Terra, la Terra, la Luna, il Sole, i 5 pianeti e le stelle fisse. Fu il primo passo verso la formulazione della ipotesi eliocentrica fatta nel III sec. a.C. da uno scienziato greco di nome ARISTARCO ( III sec. a.C.), originario di Samo, come Pitagora. L'eliocentrismo fu ben presto abbandonato per motivi religiosi, se è vera la notizia di Plutarco che Aristarco fu sul punto di fare la stessa fine di Anassagora, il filosofo amico di Pericle, il quale era stato condannato a morte per empietà e costretto a fuggire da Atene perché insegnava che le stelle non erano divinità (come credette anche Alcmeone), ma pietre infuocate. L'ipotesi geocentrica, sostenuta con argomenti di natura scientifica prima dal filosofo ARISTOTELE (IV sec. a.C.), poi dagli astronomi IPPARCO DI NICEA (II sec. a.C.) e TOLOMEO DI TOLEMAIDE (II sec. d.C.), divenne più tardi un granitico dogma della Chiesa cattolica, sulla base di un passo biblico in cui Giosuè ritarda il tramonto dicendo: "Fermati, Sole". Per 18 secoli gli uomini furono obbligati a credere che la Terra fosse il centro dell'universo e che il Sole girasse intorno ad essa. Nel 1543 l'astronomo polacco NICCOLO' COPERNICO diede alle stampe un'opera intitolata "DE REVOLUTIONIBUS ORBIUM COELESTIUM", in cui, riprendendo l'intuizione di Filolao e l'ipotesi eliocentrica di Aristarco, inferse un primo mortale colpo al millenario sistema astronomico tolemaico. Fu, però, il grande pisano, GALILEO GALILEI, a dimostrare, grazie ad attente osservazioni astronomiche fatte con il cannocchiale e ad accurate misurazioni matematiche, l'esattezza della teoria eliocentrica. La reazione della Chiesa cattolica contro il tentativo di liberare la scienza dai ceppi della teologia e del dogmatismo fu violenta: la teoria copernicana venne condannata come eresia; Galileo, ormai quasi ottantenne e cieco, fu umiliato ad abiurare davanti al tribunale dell'Inquisizione; il frate domenicano GIORDANO BRUNO da Nola, che aveva entusiasticamente accettato e divulgato l'eliocentrismo, fu accusato di eresia, gettato in carcere per otto anni ed infine arso vivo in Campo dei Fiori, a Roma. Ciò che accadde alla teoria cosmologica di Filolao è l'ennesima dimostrazione che il pensiero razionale non è una conquista irreversibile degli uomini. Ed il trattamento riservato ad Anassagora, a Galileo Galieli ed a Giordano Bruno servono a rammentarci che i mostri dell'impostura organizzata e dell'ignoranza sono sempre in agguato, pronti ad imbavagliare il pensiero razionale, ad ammanettarlo, carcerarlo e mandarlo sul rogo. tc "Ritratti di uomini illustri di Crotone\:"

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