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Storie e leggende sui folletti nostrani: la Calabria ha un "mondo nascosto", ricerca sulla tradizione orale calabrese In evidenza

Scritto da  Pubblicato in Cultura Krotonese Domenica, 12 Febbraio 2017 16:54
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Facendo ricerche su un aspetto del patrimonio orale e culturale calabrese, le leggende sui folletti “nostrani”, ne esce un quadro stupefacente, per la ricchezza di credenze tramandate. Se si è a caccia di folletti e creature magiche appartenenti al “piccolo mondo”, una valida alternativa alla fredda Irlanda ed al nord Europa è la Calabria, infatti per le credenze della tradizione popolare i folletti che affollano la nostra regione non sono di meno di quelli d'Oltralpe, certo non hanno nomi come elfi, goblin, troll, gnomi, ninfe (ecc.), ma, sono altrettanto bizzarri, dispettosi ed affascinanti ed inafferrabili, ospiti invisibili della natura e delle case. Di certo stiamo parlando di un aspetto culturale della nostra tradizione, di credenze e non della reale esistenza di un “piccolo mondo” fatto di esseri mitologici, eppure molti calabresi fino a qualche tempo fa ci credevano, dando talvolta a questi esseri la colpa di alcuni accaduti accidentali domestici. Nell'immaginario collettivo quindi (non solo calabrese, ma in tutta Europa), fino a qualche decennio addietro, queste creature erano particolarmente rispettate e temute, ma le leggende sono sopravvissute fino ad oggi. Nei boschi si aveva la sensazione di essere scrutati da dietro le foglie, e piccoli incidenti domestici erano attribuiti a dispetti di questi piccoli ospiti, come alla loro bontà nel caso di fortuiti e preziosi ritrovamenti. Curiosi e vispi erano presenti ovunque, in una società ancora rurale dove la natura ne faceva da padrona, ed in Calabria assumevano nomi ancora più bizzarri. Nella nostra regione troviamo “I monaci folletti” originari ed il “Monacello”, diffuso secondo l'immaginario collettivo in tutta l'Italia meridionale, quest'ultimo era un burlone dispettoso. I Monaci folletti vivrebbero nelle case delle famiglie calabresi più povere, sono raccontati in forme ed aspetti diversi, chi li vuole nani con i calzoni ed il berretto rosso, chi addirittura giura che siano animaletti antropomorfi ricoperti da peli. Sono avari e disturbano il sonno dei padroni di casa, che vengono aggrediti sul petto mentre riposano. Questi folletti possiedono ciascuno una pignatta piena d'oro, che nascondono ai piedi di un albero, può essere rubata solamente quando seguono il loro padrone verso una nuova casa. Attenzione anche al maligno “Cuscu” di cui si sa poco se non quello di essere tremendamente cattivo. Molto dispettosi, anche i folletti “Ora”, si possono allontanare dalle abitazioni, ponendo sul pavimento due oggetti incrociati, questo prima di andare a dormire. Nelle cantine e nei solai delle case di campagna calabresi possiamo trovare anche i “Fajetti”, che tra tutti i folletti sono i più dispettosi, di notte si sbizzarriscono e creerebbero molti guai, nascondendo gli oggetti. Sono famosi per i dispetti di ogni genere, che riservano alle ragazze. Con i Fajetti non bisogna arrabbiarsi, sennò continuano divertiti, l'unico rimedio è far finta di niente, così annoiati vanno via. Se incontrate invece un “Vuvitino”, rallegratevi perché siete vicino ad un tesoro, infatti questo folletto è il custode dei tesori calabresi. A Catanzaro possiamo trovare gli “Augurielli”, il folklore locale ne indica una precisa iconografia: Paffuti, capelli ricci, berretto rosso e piedi con gli zoccoli di cavallo. Gli Augurielli portano fortuna a chi si ci imbatte, da qui il loro nome che fa riferimento al buon auspicio; comunque sono gelosi delle case che infestano (preferiscono le case coloniche abitate da sette persone) e diventano molto dispettosi all'arrivo di nuovi inquilini, per farseli amici basta donargli un oggetto luccicante, un pezzo di metallo o anche un vetro, di cui sono particolarmente bramosi. I più famosi di tutti sono gli Augurielli, a Crotone chiamati i “l'agureddri”, la credenza è diffusa a Napoli e tutto il Sud, compreso la Calabria, hanno presunti parenti a Bari, infatti della stessa famiglia sarebbero considerati gli “Augurie” pugliesi. Molto simili agli Augurielli, nel resto della Calabria troviamo “i Faretti”. Poi v'è “u Monacheddru”; la sua iconografia è quella di un nanetto vestito da frate, con fibbie d'argento ai sandali e lo zucchetto rosso in testa,la credenza è diffusa a Crotone e Catanzaro ed altre zone, chi riesce ad impossessarsi del suo simpatico copricapo riesce a trovare la fine dell'arcobaleno, dove secondo una leggenda popolare vi si trova nascosta una pentola piena di monete d'oro zecchino. L'impresa, tuttavia, non è semplice, infatti se il furto del cappello dovesse fallire “u Monacheddru” si vendicherebbe. A quel che si dice, chi fosse capace di rubargli lo zucchino, potrebbe facilmente vedersi offrire quale riscatto, addirittura un tesoro. In alcune zone del crotonese regna “u Scavuseddru”, indossa un berretto ed un mantello rosso ed è naturalmente scalzo, questa creatura è di bassissima statura, tarchiato e dall'aspetto sgradevole; secondo altri versioni popolari è invece una creatura leggera ed agilissima. Le credenze vogliono che all'improvviso dia violenti scappellotti in testa a uomini burberi e rudi, e che offenda le donne esclamando “brutta!”, tuttavia è gentile e cortese e risponde se chiamato. S'incontra solo di notte, ha il dono della bilocazione ed è molto difficile acchiapparlo. Segue sempre la famiglia che lo ospita nell'eventuale cambio di residenza; come i suoi cuginetti, se gli si ruba il berretto promette oro in riscatto, ma a differenza loro, è truffaldino, e fa trovare carbone al posto dell'oro promesso, quindi attenzione. A Cutro, alcune famiglie, la prima notte trascorsa in una casa nuova, lasciavano imbandita una tavola per lo Scavuseddrru, se il mattino seguente i cibi erano intatti, voleva dire che non erano stati di suo gradimento, una vera sciagura per la casalinga, d'ora in poi sarebbe stata vittima dei dispetti. Sui monti della Sila abitano i “Marrauchini”, dalla corporatura molto gracile e dal loro vestiario composto da tunica e cappuccio nero. Non sono molto amati dagli abitanti della zona, visto che sono soliti rubare le galline nei pollai, uova e animali di piccole dimensioni. Con nome simile, invece, abitano sulla costa Jonica i “Marrauchicchi”, secondo le credenze locali alti due palmi circa, sono velocissimi, hanno piccoli occhi e mani rosso fuoco, stesso colore il berretto da cui non si separano mai, come del resto tutti i folletti. Conoscono luoghi in cui si trovano tesori segreti, per farselo nemico basta rubare loro il berretto rosso e minacciarli di non restituirglielo più. A quanto parrebbe soffrono di bipolarismo, hanno una doppia personalità, che può essere gentile e generosa, oppure, crudele e spietata. Non hanno problemi a farsi vedere dalla gente, ama servire e riverire le fanciulle di bell'aspetto, mentre è dispettoso con le donne anziane o di aspetto poco attraente. Nella tradizione di Reggio Calabria troviamo “u Fuddettu”, dalla bianca barba, usano spostarsi in groppa ad un ranocchio, importunano i neonati nel sonno, gli cambiano posizione, oppure li mettono a terra o sotto il letto. Inoltre amano scambiare il barattolo del sale con lo zucchero, l'aceto con l'olio, addirittura gli escrementi con la cioccolata; i loro dispetti avvolte sono eccessivi. Per non farli entrare in casa la tradizione reggina consiglia di lasciare una scopa all'esterno della porta, questo non potrà fare a meno di contare e ricontare le setole, in una tentazione compulsiva che lo indurrà a sbagliare e continuare a contare e ricontare fino al sorgere del sole. Anche a Crotone per non fare entrare “u l'agureddru”, essere in alcuni casi descritto terrificante che la notte aggredisce nel sonno (accostato alle smanie del dormiveglia), si consiglia di lasciare una scopa all'esterno con lo stesso intento dei reggini; questa della scopa come rimedio all'intrusione notturna di esseri sgraditi è una tradizione che era molto diffusa, si trova anche nel cosentino a Firmo, dove le “setole da contare” salvano non solo da esseri del “piccolo mondo”, ma anche da streghe, “magare” e diavoli. Nell'immaginario popolare di Campana (CS), vive una altra versione dell'augurello, detto auguriellu, che avrebbe le sembianze di una bambino con cappellino e vestiti rossi; anche in quella zona si usa lasciare una tavola imbandita per accattivarselo, ma la notte di Natale. A Vibo Valentia invece le credenze popolari volevano l'esistenza di un terrificante folletto, lo Schiavotto di Cuseju, questo folletto nero, brutto e peloso, è molto sanguinario, aggredisce le ragazze che osano uscire dopo il tramonto, dopo averne abusato le farebbe sfracellare nei burroni; rapisce bambini, scava buche che ricopre con fogliame; insomma dallo Schiavotto si ci può aspettare le cose peggiori. In fine bisogna annoverare tra gli esseri immondi che “vivono” in Calabria: Orchi, Fate e Ciclopi, che in maniera sparsa troviamo in credenze, racconti e favole di tutta la regione. E' il caso di dirlo, in Calabria la varietà di esseri “fatati” che popolano fantasie e racconti, è così vasta da poter fare invidia alle popolazioni del nord Europa.

Davide Pirillo

 

 

 

Letto 161 volte Ultima modifica il Domenica, 12 Febbraio 2017 17:02
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