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MUSICA│''Un po’ d’amore, un po’ di rivoluzione (Male la prima)'': il cantautore crotonese Eliseo Chiarelli racconta del suo album d'esordio In evidenza

Scritto da  Alberto Fauci Pubblicato in Cultura e spettacoli Martedì, 19 Marzo 2019 16:30

«Penso che in un romanzo ci siano molte più cose da imparare, penso che un manuale universitario sia solo da bruciare». Recita così l’incipit di “Penso”, opening track del disco di Eliseo Chiarelli, giovane cantautore crotonese che è alle prese col suo primo album “Un po’ d’amore un po’ di rivoluzione (Male la prima)”.
Verrebbe subito da pensare a un bel sintetico e conciso modo di presentarsi a chi ascolta, mettendo immediatamente in chiaro che tutto si basi su questa coesistenza tra la figura di un piccolo sognatore, costantemente alla ricerca del romanticismo in ogni sua sfumatura, e di un ragazzo ribelle che darebbe alle fiamme un mucchio di pagine su cui sono scritte nozioni troppo aride e prive di sentimento per prestar loro attenzione. Verrebbe da pensare senza dubbio tutto e solo questo, eppure sarebbe una conclusione troppo affrettata e forse un po’ banale per dare un giudizio su un giovane cantautore che ha appena dato le sue prime bracciate nell’oceano della musica in streaming, sbarcando su Spotify con questa sua prima opera e dando vita a un percorso che tutti ci auguriamo sempre possa essere lungo e non privo di soddisfazioni. Lo abbiamo visto esibirsi dal vivo più volte, come ad esempio lo scorso 22 febbraio, in occasione della rassegna “Km Zero” presso il circolo Arci di Crotone, su un palco dove una formazione molto minimal, composta da basso e batteria, accompagnava la sua voce e la sua chitarra. Ed è così che qualche giorno dopo il suo concerto siamo andati a trovarlo, con l’intento di farci raccontare il suo progetto, la sua idea musicale e qualche suo pensiero che spinge la sua penna a buttar giù i suoi testi.

eliseo chiarelli2Iniziamo dal titolo, Un po’ d’amore e un po’ di rivoluzione e soprattutto... perché male la prima?

Sono i due temi fondamentali che accompagnano tutto l’album, l’amore, di cui fondamentalmente parla gran parte della musica Italiana e non, e poi la rivoluzione, di cui invece adesso ci sarebbe forse un po’ bisogno, se ne sente quasi la mancanza. Il male la prima (lo afferma sorridendo, ndr) credimi ha generato tante interpretazioni diverse, per lo più ricollegandolo spesso alla prima parte del titolo, ossia l’amore. In realtà è perché il disco è composto quasi interamente dalle prime registrazioni della sessione.. e anziché dire buona..

Nel brano “La nostra umanità” sembra tu voglia parlare della società odierna, fai riferimento ai rapporti umani e alla convenienza, e a un certo punto dici che “il potere prima o poi crollerà”. Racconta un po'...

Questa canzone rappresenta più che altro una critica al mondo contemporaneo con la speranza che un giorno tutto ciò possa cambiare in meglio, e ho voluto condannare determinati modi di fare per i quali magari se oggi chiamiamo qualcuno è perché pensiamo ci possa convenire, pensiamo a quello che ne possiamo ottenere, anziché rispondere alla reale volontà di sentire qualcuno. Adesso questi modi di fare sembrano governarci, ma prima o poi questo potere crollerà appunto, o almeno lo spero.

Perché pensi che un romanzo sia meglio di un manuale universitario?

Perché in un manuale universitario non c’è sentimento. In un certo senso purtroppo oggi a scuola non ci insegnano come vivere. Sia chiaro a me piace studiare, per questo vado all’università, però ognuno di noi poi vive nel modo che gli è stato insegnato, vive un po’ come può. La scuola è rimasta ferma a qualche tempo fa purtroppo, anche se come una volta mi disse la mia professoressa di storia studiamo il passato per capire il presente.. e forse anche questo è vero.

Quanto del tuo storytelling è autobiografico e quanto invece rappresenta storie e vite altrui?

Bella domanda! Direi un cinquanta e cinquanta. C’è una parte in cui essenzialmente rifletto i miei pensieri e i miei sentimenti, forse per la gran parte nei brani più “sociali”. Il resto rientra in quello che i cantautori solitamente fanno quando inventano storie o raccontano di terze persone nelle quali provano a immedesimarsi. Che poi a volte succede che ti immedesimi così tanto in un’altra persona che è come se parlassi di te stesso. Però una parte di me è anche nei brani d’amore devo dire.

eliseo chiarelli3Durante la tua ultima esibizione sei sembrato a un certo punto molto emozionato durante l’esecuzione di un brano...

Sì assolutamente.. era durante “Non l’hai deciso te”, brano per il quale mi vien sempre la pelle d’oca. Ed è una storia che sento completamente mia sebbene non sia stato io ad averla vissuta.

In “Dio non esiste” regali un’immagine molto bella quando canti nel ritornello “ e morirò con lui nella testa, che è l’unico uomo che mentre va qui resta”. La puoi descrivere ?

Ho pensato all’amore di una volta, che penso fosse molto vero, come ad esempio nella storia di una donna che sposa un militare, o qualsiasi altra persona che dovrà inevitabilmente allontanarsi, consapevole che forse non ritornerà mai più. Eppure ciò non impediva nulla. Penso però che oggi sia più difficile che avvenga una cosa del genere, o quasi impossibile. Quindi credo che possiamo definirlo amore di altri tempi.

Infatti l’aspetto nostalgico e anche un po’ malinconico sembra essere molto evidente per tutto l’album...

Un po’ tutti noi spesso diciamo che ci sarebbe piaciuto vivere tempi passati, quindi è come se ci fosse comunque un legame con un passato che non hai vissuto, ed è anche la volontà di mettersi a confronto con una realtà così diversa se solo fosse possibile. Capire com’era prima e com’è adesso.

In che periodo vorresti provare a vivere?

Gli anni in cui esplodevano Lucio Dalla, De Gregori e Rino Gaetano... sicuramente periodo d’oro per i cantautori.

Questi che hai citato rientrano tra le tue influenze musicali?

Ho ascoltato e ascolto tanto di quel cantautorato anni ’70, quindi senz’altro rientrano tra le mie ispirazioni. Ma ascolto anche molto Indie Italiano dei giorni nostri, da Coez a Frah Quintale, musica diversa da quella citata prima. Trovo molta ispirazione anche in Brunori a essere sincero, anche se presto sempre tanta attenzione nell’avvicinarmi agli artisti ai quali mi ispiro. Nel mio processo di scrittura sono i testi che influenzano e dettano molto di quelle che saranno poi le scelte melodiche. In futuro mi piacerebbe dedicare più tempo alla ricerca musicale, e lasciare magari lo spazio necessario per qualche sperimentazione più complessa.

Questo album infatti si lascia andare a sonorità per lo più acustiche, anche se dal vivo abbiamo visto che si è ampliata la formazione di chi ti accompagna. C’è stata o è in corso un’evoluzione del progetto?

Non durante le registrazioni, però subito dopo è nata una voglia di iniziare a ricercare qualcosa di musicalmente diverso. E credo quindi che per il futuro le cose cambieranno molto, e la scrittura musicale probabilmente sarà molto più corale, coinvolgendo gli altri membri della band che sapranno darmi tanto in questo processo.

eliseo chiarelliTornando su ciò che hai scritto, nel pezzo “La pioggia che ci bagna gli occhi” cerchi “un motivo per andare avanti”. Quale pensi che sia questo motivo?

Lo sto ancora cercando!!! Magari lo saprò dire nel prossimo album..

In “Catene da neve” l’attenzione cade quasi inevitabilmente su quel "perdo la testa per te che somigli a me". Pensi che sia vero?

Non credo molto al concetto di opposti che si attraggono, almeno per quello che ho vissuto sulla mia pelle finora. In questa canzone c’è molto di mio lo ammetto, non tutto ma quasi. Perciò quando troviamo qualcuno che ci somiglia, non completamente magari, credo che scatta dentro qualcosa di particolare. La canzone è nata dalla voglia di trovare qualcosa che possa prendere le sembianze di tutto ciò, e dunque ho pensato alle catene da neve che devono necessariamente stare sempre insieme, non possono essere separate.

Città in cui abiti, mondo musicale in cui vivi. Com’è questo mondo e come ti stai muovendo?

Purtroppo non è facile, in questa città gli spazi per i materiali inediti sono davvero pochi, fortunatamente quelli a disposizione però sono ottimi. Certo il panorama in cui ci muoviamo è difficile, le cover band hanno molto più spazio e questo complica le cose. Ritengo molto importante provare a creare una scena partendo dall’unità tra gli artisti locali. Se facessimo gruppo costantemente sarebbe ancora più semplice avere una scena musicale stabile e produttiva.

Tremendamente vero.. Ti salutiamo chiedendoti un consiglio, ossia un disco da ascoltare.
“Per cercare Il Ritmo” di Germanò. Semplicità di testo mista a sonorità particolari e ricercate. Potrebbe essere un punto di riferimento e fonte di ispirazione per il futuro magari.

 

 

 

 

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