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Lunedì, 15 Aprile 2024

CULTURA E SPETTACOLI NEWS

«Un nuovo pericolo incombe su tre Zone speciali di conservazione in provincia di Crotone. Si tratta di Monte Fuscaldo, il Fiume Lese e Murge di Strongoli». È l'allarme lanciato dal presidente del Circolo Ibis per l'ambiente Odv di Crotone, Girolamo Parretta. Nell'ultimo Calendario venatorio per la stagione 2023-2024, infatti, la Regione Calabria ha inserito le Zsc in questione tra le aree dove si potrà esercitare l'attività venatoria.

 

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Eletti gli organismi della Consulta comunale per l'ambiente. «Nel corso della riunione che si è tenuta ieri pomeriggio nella sala "Falcone e Borsellino" della Casa comunale - riferisce una nota - sono risultati eletti presidente Sandro Tricoli (Wwf) e vicepresidente il capitano Girolamo Paretta (Circolo per l'ambiente Ibis)».

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«Si sono concluse – informa una nota – le tre serate di "Stelle e miti" che hanno consentito di far conoscere a tutti i partecipanti le costellazioni di luglio visibili nel cielo del promontorio lacinio, raccontando i miti ad esse collegate ed insegnando l'uso del telescopio galileiano nel naturale silenzio dell'Oasi, lontani da luci e rumori, accompagnati da Girolamo Parretta, presidente del Circolo, e Letizia Patané, esperte guide di stelle e di miti».

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gatto selvatico europeoImmortalato rarissimo esemplare di gatto selvatico europeo (Felis silvestris silvestris) nei meandri della macchia mediterranea del Marchesato, a pochi chilometri dal capoluogo Crotone. A effettuare lo splendido scatto sono state le fototrappole installate dai volontari del Circolo “Ibis” sotto il cordinamento del presidente Girolamo Parretta. «Le fototrappole – spiega lo stesso presidente – sono degli strumenti fondamentali nello studio della fauna, della maggior parte di specie dalle abitudini notturne molto difficili da incontrare alla luce del sole, in poche parole i nostri mammiferi predatori». Questi, già nascono come animali adattati alla vita notturna, cacciano nell’oscurità sfruttando i loro sensi, molto più sviluppati dei nostri. La persecuzione operata dall’uomo in tanti secoli li ha trasformati in esseri ancora più schivi e notturni. Fitte coperture arbustive di macchia mediterranea, una copertura rocciosa, zone di nebbia ma illuminate dal sole di primo mattino: questi sono i luoghi frequentati dal gatto selvatico che ama scaldarsi ai primi raggi mattutini».

Il presidente Parretta spiega poi che: «La sua tana è sempre posizionata in luoghi difficilmente accessibili, dove il maschio e la femmina si ritirano conducendo però una vita totalmente separata. Il maschio possiede un territorio all’interno del quale ci sono più tane di femmine con le quali si accoppiano nella stagione degli amori, le femmine portano avanti la cucciolata in modo assolutamente in modo autonomo, come leonesse con i cuccioli in un branco. Vanno a caccia di prede, tornano alla loro tana nascosta, dove intanto i cuccioli aspettano il ritorno della madre per essere allattati e, in seguito, quando sono più grandi, nutriti con le prime piccole prede che servono come esempio di predazione. Sublimi cacciatori come i nostri gatti domestici, se già un gatto domestico può mietere molte vittime, è facile immaginare cosa può fare un gatto selvatico in natura. Cacciatore di piccola-media taglia, ma con un’altissima capacità offensiva verso roditori, lepri, uccelli e rettili. In grado di arrampicarsi sugli alberi, riesce a uccidere uccelli di grossa taglia, tortore, colombacci, fagiani, rappresentano le sue prede abituali. Difficilissimo da vedere, l’osservazione diretta del gatto selvatico è da considerarsi un fatto puramente fortuito».

gatto selvatico europeo natturna«Lo studio - entra nel merito Parretta - avviene spesso su animale vittime di incidenti stradali che testimoniano e fanno da punti di partenza per zone dove sistemare le fototrappole. La coda larga con una serie di anelli neri, è la caratteristica più evidente che lo contraddistingue da un gatto domestico. La sua elusività è data dalle abitudini notturne, dall’essere estremamente silenzioso e attento a non farsi notare al pari della lince, forse anche meglio. Non esiste mammifero europeo così sfuggente e così complesso, difficile da classificare anche sotto l’aspetto genetico. Nel Dna del gatto selvatico europeo (felis silvestris silvestris) non è raro riscontrare la presenza di geni del gatto domestico, il cui addomesticamento, non è iniziato nel continente europeo, ma in Africa, con esattezza in Egitto 10mila anni fa, partire dal locale gatto selvatico (felis libica)».

«Attraverso i gatti randagi - riferisce quindi Parretta - il Dna si è contaminato. Quando un maschio di domestico sfugge dal territorio urbanizzato, incontra popolazioni di selvatico e nel periodo dell’estro può capitare che si accoppiano, generando ibridi fertili, che hanno caratteristiche morfologiche simili. I gatti selvatici difendono una loro riserva di caccia che a volte può arrivare anche a mille ettari, i cui confini sono marcati con urina, escrementi e l’odore delle ghiandole facciali. Il gatto selvatico occupa una posizione di nicchia negli ecosistemi naturali, inoltre lo si può classificare ai primi posti tra tutti i cacciatori della foresta. E se purtroppo ormai, nell’esame del Dna si scopre che qualcuno di questi gatti selvatici è imparentato con i nostri “mici” non resta che farcene una ragione. I maggiori pericoli che corre il gatto selvatico oltre l’ibridazione, sono il bracconaggio e gli incidenti stradali, nonché gli incendi boschivi che distruggono totalmente il loro habitat», conclude il presidente del Circolo "Ibis" di Crotone.

 

 

 

 

 

 

 

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oasi martin pescatore circolo ibis crotone«Il “Circolo Ibis per l’ambiente Odv” rinnovato nella forma, come prevede la legge di riforma del Terzo settore, è così ritornato a “volare” a Crotone». Lo rende noto il presidente dell’associazione Girolamo Parretta che annuncia l’addio alla storica adesione a Legambiente. «Dal 9 luglio scorso – informa Parretta –, vecchi e nuovi soci proseguono nell’opera di gestione dell’oasi naturalistica di Capo colonna e nelle diverse attività che hanno da sempre caratterizzato e caratterizzano l’associazione. Il Circolo Ibis Legambiente di Crotone ha abbandonato – specifica Parretta – il suo pluridecennale accompagnamento legambientino per ricostituirsi, riappropriandosi di quella forte identità che ha sempre caratterizzato l’associazione sui temi dell’ambiente naturale, del paesaggio, del patrimonio culturale e dell’inquinamento, riprendendo nel suo emblema la figura dell’ibis eremita. L’ibis – commenta ancora Parretta – è tornato a popolare Palmira. C’è infatti una analogia tra il ritorno del mitico uccello, celebrato dagli egizi e ritenuto estinto, con l’ibis che ha caratterizzato fin dal 1981 la denominazione di una associazione ambientalista di Crotone. E’ una storia straordinaria quella dell’ibis eremita per reintrodurre la specie dichiarata estinta nel 1989 da tutto il Medio Oriente, durata nove anni, che ci viene raccontata da Gianluca Serra, biologo, in Salam è tornata in un volume da poco uscito per Exòrma. L’italiano, esperto di ecologia comportamentale, racconta la scoperta, nella Palmira liberata, dell’ultima colonia di ibis, creduti ormai estinti».

 

 

 

 

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lupo silano(Foto Facebook: Girolamo Parretta)

Immortalato nel weekend un raro esemplare di “Canis lupus italicus” (erroneamente definito lupo silano) tra i boschi innevati del Parco nazionale della Sila, in una zona di confine tra il Cosentino e il Crotonese. A immortalare questa immagine è stato Girolamo Parretta che, assieme al gruppo di snow tracking del Circolo “Ibis” di Crotone, ha avvistato l’esemplare alle prime ore del giorno dello scorso weekend. «Lontano e non tanto a fuoco – ha scritto Parretta nel post di Facebook -: Canis lupus italicus "Silano"» fotografato con «Nikon D90 500 millimetri Zenith f8». L’ambientalista crotonese ha anche tenuto a sottolineare nello stesso post: «Non chiedetemi il posto!». L’eccezionalità dell’immagine è data dal fotto che è davvero difficile immortalare questi esemplari per i boschi della Sila per la loro notoria propensione a essere schivi e per l’olfatto sensibilissimo che può avvertire presenze fino a distanze considerevoli. Il Canis lupus italicus, inoltre, è una specie protetta e in via d’estinzione: si stima ve ne siano meno di 100 esemplari in Calabria, vivono in branco e si cibano principalmente di cinghiali, lepri e caprioli.

 

 

 

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