L'arte bianca
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affidato
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CROTONE Le misure cautelari scattate nelle ultime ore con l’inchiesta della Dda di Catanzaro sul tentativo di estorsione in città fa perno su due elementi chiave: le dichiarazioni delle vittime e i riscontri oggettivi arrivati dagli impianti di videosorveglianza. 

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È proprio incrociando i verbali redatti negli uffici della Squadra mobile di Crotone con i fotogrammi delle telecamere che gli inquirenti sono riusciti a ricostruire la filiera delle pressioni illecite. 

Due misure cautelari in carcere, quattro ai domiciliari

La Polizia di Stato, nello specifico personale della squadra Mobile della Questura di Crotone, supportati in fase esecutiva da alcune pattuglie del Reparti prevenzione crimine “Calabria” e di un’unità cinofila antidroga, ha dato esecuzione all’ordinanza cautelare emessa dal gip presso il Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura della Repubblica - Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, nei confronti di 6 soggetti dimoranti a Crotone.

A carico degli indagati, il gip ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere per due soggetti e degli arresti domiciliari per i restanti quattro. Nell’ordinanza cautelare viene riconosciuta la gravità indiziaria in ordine al reato di tentata estorsione in concorso, aggravata dal metodo mafioso.Le immagini e i verbali al vaglio degli investigatori

L’attività investigativa è partita dalle sommarie informazioni rese dalle persone finite nel mirino dei presunti estorsori. A dare sostanza al quadro indiziario, però, sono stati i filmati girati nell’area in cui si sarebbero consumate le condotte contestate.

L’analisi dei fotogrammi ha consentito alla Procura distrettuale di riscontrare la presenza degli indagati e di documentare le fasi operative del tentativo di estorsione, portando così la richiesta di misure cautelari sul tavolo del Gip. 

Contestato il metodo mafioso tipico del territorio

Secondo quanto ricostruito nella fase delle indagini preliminari, le modalità con cui venivano avanzate le pretese rientrerebbero nei canoni classici dell’intimidazione 'ndranghetistica.

Un quadro che ha spinto il giudice ad applicare l’aggravante del metodo mafioso, in attesa che le contestazioni trovino la necessaria verifica processuale nel contraddittorio tra le parti.

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