Affondo di Confcommercio Crotone: «Attività chiuse, giunta Voce silente»
La presidente Noce attacca l’Amministrazione comunale per il declino dei negozi e le proposte ignorate sul centro storico: «Servono fatti, programmazione e visione»
CROTONE Una presa di posizione netta, che non nasconde l’amarezza, anzi rilancia con forza la necessità di un cambio di rotta immediato. Confcommercio Calabria Centrale – Crotone, per bocca della sua presidente Emilia Noce, solleva un grido d’allarme sulla progressiva scomparsa dei negozi di vicinato nel capoluogo e nell’intero territorio provinciale, puntando il dito contro l’assenza di risposte da parte dell’Amministrazione comunale di Crotone.
Al centro della contestazione c’è il palese stallo nei rapporti con Palazzo di piazza della Resistenza. L’associazione di categoria lamenta una totale mancanza di riscontro alle sollecitazioni e alle proposte avanzate nel tempo per la salvaguardia e il rilancio delle attività economiche, in particolare per quanto riguarda il centro storico cittadino.
Le proposte ignorate sul centro storico
«Nel corso del tempo abbiamo manifestato la nostra disponibilità a contribuire in maniera concreta e propositiva alla definizione di iniziative per il rilancio del centro storico», evidenzia con fermezza la presidente Noce. «Lo abbiamo fatto anche insieme al comitato costituito da cittadini residenti. Tuttavia, dobbiamo rilevare con rammarico che, a fronte delle sollecitazioni e delle proposte avanzate, non abbiamo ricevuto i riscontri auspicati da parte dell'Amministrazione comunale».
Tra le questioni rimaste senza un concreto seguito figura anche la richiesta formale di istituire un’apposita Consulta dedicata al centro storico: uno strumento di partecipazione e ascolto stabile che avrebbe dovuto mettere intorno allo stesso tavolo istituzioni, residenti e operatori economici. Un silenzio, quello dell’esecutivo cittadino, che Confcommercio definisce motivo di profondo rammarico, pur ribadendo la propria disponibilità a un dialogo costruttivo che superi la logica delle polemiche ed entri nel merito dei problemi.
La desertificazione del tessuto urbano
Il quadro tracciato dall’organizzazione di categoria è severo. La chiusura delle attività, esasperata dai cambiamenti nelle abitudini di consumo, dalla crescita del commercio elettronico e dalle dinamiche demografiche, non rappresenta soltanto un danno economico e occupazionale, ma una vera e propria ferita per la tenuta sociale della comunità. Ogni negozio, pubblico esercizio o presidio di servizio che scompare nei quartieri o nei piccoli comuni equivale alla perdita di un punto di riferimento fondamentale per la sicurezza, la vivibilità e la legalità del territorio.
Per contrastare questo declino, Confcommercio boccia la logica degli interventi occasionali o emergenziali, chiedendo a gran voce una strategia provinciale per l’attrattività che sappia coordinare commercio, turismo, cultura, servizi, mobilità, rigenerazione urbana ed eventi.
Formazione e sviluppo per far ripartire le imprese
Accanto alle politiche di contesto, viene sottolineata l’esigenza di accompagnare il tessuto imprenditoriale nei processi di trasformazione digitale e innovazione dei servizi, valorizzando le competenze professionali e facilitando l’accesso agli strumenti di sostegno per rafforzare le attività esistenti e favorire la nascita di nuove iniziative.
«La sfida non è soltanto evitare che un'altra serranda si abbassi», rimarca Noce. «La vera sfida è creare le condizioni perché una nuova serranda possa alzarsi. Per raggiungere questo obiettivo occorrono programmazione, investimenti, collaborazione istituzionale e la capacità di guardare oltre le singole emergenze».
La chiamata a raccolta per una visione d’insieme
Da queste considerazioni nasce la volontà di rilanciare un confronto su scala territoriale aperto quindi alla Provincia, alla Camera di Commercio, ai Comuni del territorio, alle istituzioni e alle rappresentanze economiche e sociali. Il messaggio rivolto a Palazzo di Città e agli attori locali è chiaro: la valorizzazione del territorio, delle sue risorse archeologiche, culturali e paesaggistiche, richiede una responsabilità condivisa e impegni concreti, affinché il commercio torni a essere il motore trainante delle comunità locali.


