L'arte bianca
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MILANO È stata vandalizzata a Milano la scritta dedicata a Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa dalla ’Ndrangheta nel 2009. Il messaggio si trova sui muri di piazza Prealpi, davanti al luogo in cui la donna venne assassinata, e ricordava la sua scelta di rompere il silenzio sulla criminalità organizzata.

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L’atto vandalico in piazza Prealpi

La frase originaria, «Vedo, sento, parlo come Lea», è stata modificata con una bomboletta spray. Al posto del testo iniziale è comparsa la scritta «Non vedo, non sento, non parlo come Leao». Non è ancora stato identificato il responsabile dell’imbrattamento e non sono stati forniti elementi sulle modalità dell’azione oltre all’uso della vernice.

La segnalazione del consigliere comunale

A rendere noto l’episodio è stato su Facebook il consigliere comunale Alessandro Giungi, esponente del Pd. Nel suo intervento ha ricordato che Lea Garofalo fu uccisa in un appartamento con affaccio proprio su piazza Prealpi, sottolineando il particolare significato del luogo e della scritta.

Giungi ha collegato l’episodio anche alla recente morte della figlia di Lea, Denise Cosco, che si è tolta la vita quasi un mese fa all’età di 35 anni. La stessa età che aveva la madre quando venne uccisa. Il riferimento ha aggiunto un ulteriore elemento di dolore alla modifica del messaggio, già legato alla memoria di una vicenda segnata dalla violenza mafiosa.

La storia di Lea Garofalo

Lea Garofalo era nata in una famiglia legata ai clan di Petilia Policastro, nel Crotonese. Nel 2002 aveva deciso di collaborare con la magistratura, fornendo informazioni sugli affari criminali e sulle faide interne alla ’Ndrangheta. Le sue dichiarazioni riguardavano anche il suo ex compagno, Carlo Cosco, dal quale aveva avuto la figlia Denise.

Il 24 novembre 2009, Lea Garofalo venne chiamata a Milano dallo stesso Cosco con il pretesto di discutere del futuro della figlia. Secondo la ricostruzione riportata nel testo, fu rapita, interrogata e uccisa. La sua storia è diventata un riferimento nella lotta contro l’omertà e per la tutela di chi collabora con la giustizia. La scritta di piazza Prealpi ne manteneva vivo il ricordo prima dell’ultimo atto vandalico.

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