Zagor 785, “Wolfingham!”: tra i segreti degli abissi emerge una minaccia inarrestabile
Misteri, colpi di scena e antichi poteri accompagnano Zagor nel cuore di Y’ha-nthlei, mentre il piano di Wolfingham prende forma.
Con “Wolfingham!”, Zagor approda al terzo capitolo della lunga avventura firmata dal lucchese Giorgio Giusfredi e disegnata da Marco Villa, che conduce lo Spirito con la Scure sempre più a fondo nei misteri del regno sommerso. In edicola dal 1° settembre, il n. 785 della serie mensile edita da Sergio Bonelli Editore presenta ancora una volta la copertina di Alessandro Piccinelli.
La lunga e avvincente discesa nel regno degli abissi entra ormai nel vivo: emozioni e colpi di scena si susseguono a ritmo serrato, quasi cinematografico, mentre Giusfredi orchestra diversi filoni narrativi destinati progressivamente a convergere. Nonostante la ricchezza di personaggi, situazioni, citazioni e riferimenti culturali, la trama mantiene una notevole compattezza e riesce a ricondurre i suoi molteplici elementi verso il cuore della vicenda.
Ed è proprio sotto la superficie dell’avventura che emerge uno degli aspetti più interessanti dell’albo: la riflessione sul rapporto tra conoscenza, potere ed etica. Il potere senza controllo può rivelarsi rovinoso per l’umanità, ma il controllo esercitato senza alcun principio etico rischia di trasformarsi in una catastrofe per il mondo intero. In questo senso, la componente fantastica non costituisce soltanto lo spettacolare scenario dell’avventura, ma diventa anche uno strumento attraverso il quale interrogarsi sui limiti dell’ambizione umana.

Come già rilevato negli albi precedenti, l’apertura della storia affidata ai versi di Edgar Allan Poe conferma una tradizione tipicamente bonelliana: quella di contaminare il fumetto popolare d’avventura con suggestioni letterarie e riferimenti culturali di più ampio respiro. Una scelta che si accorda bene con la cifra narrativa di Giusfredi, capace di inserire tali richiami all’interno del racconto senza sacrificarne l’immediatezza né rallentarne il ritmo.
In questo articolato contesto Zagor, pur conservando saldamente il proprio ruolo di leader e protagonista, non fagocita la scena. Al contrario, la condivide con figure di notevole spessore, nel bene e nel male, capaci di incuriosire il lettore e di alimentare continuamente il confronto. È proprio questa coralità a rappresentare uno dei punti di forza della saga: ciascun personaggio sembra avere qualcosa da perseguire, qualcosa da nascondere o un conto ancora aperto con il proprio passato.
Particolarmente significativo è il tema della conoscenza, che nell’albo assume contorni sempre più inquietanti. “Tremila anni di conoscenza” e di coscienza possono forse essere oscurati e neutralizzati da un unico punto debole, come il ghignante Wolfingham ricorda al suo attonito ex pupillo. Ma se esiste un terreno sul quale Zagor ha sempre dimostrato di essere un autentico fuoriclasse, è proprio quello della capacità di individuare il punto debole dei propri avversari. Anche di quelli apparentemente invincibili.

Sul versante grafico, Marco Villa offre ancora una volta una prova convincente. Il mondo sommerso acquista consistenza attraverso tavole capaci di restituire profondità, mistero e atmosfera, mentre le sequenze più adrenaliniche sprigionano energia e dinamismo. L’azione risulta sempre leggibile e il movimento dei personaggi conserva quella fisicità indispensabile in un’avventura zagoriana.
Particolarmente riuscita è la rappresentazione delle numerose creature che popolano questo universo, marine e non solo. Villa non si limita a renderle mostruose attraverso le loro caratteristiche fisiche, ma riesce a trasmetterne l’inquietudine soprattutto attraverso gli sguardi, nei quali sembrano accendersi autentici bagliori di follia. È un dettaglio che contribuisce efficacemente alla componente più cupa e perturbante della storia.
Una menzione particolare merita infine la copertina di Alessandro Piccinelli, costruita intorno alla presenza dominante di Wolfingham. Il suo volto occupa il centro della composizione e sembra quasi uscire dalla pagina, mentre lo sguardo penetrante e il ghigno appena accennato ne restituiscono immediatamente la natura minacciosa.
Alle sue spalle, Zagor e Andrew Cain, entrambi segnati dallo scontro, sembrano stringere il villain in una sorta di triangolo visivo. L’enorme massa d’acqua che incombe sullo sfondo avvolge invece l’intera scena, conferendole movimento e ricordandoci immediatamente la dimensione abissale dell’avventura. Efficace anche il contrasto cromatico: il nero che domina la figura di Wolfingham si confronta con il rosso acceso della casacca di Zagor e del titolo, mentre le tonalità fredde dell’acqua incorniciano i personaggi e accentuano l’atmosfera inquietante.
Piccinelli realizza così una cover potente e immediata, dal gusto classico ma fortemente spettacolare, capace di sintetizzare in una sola immagine protagonisti, antagonista, mistero e minaccia.
“Wolfingham!” alza dunque ulteriormente la posta in gioco e accompagna la saga verso il suo epilogo senza concedere tregua al lettore. Giusfredi continua a intrecciare avventura, suggestioni letterarie e riflessioni sul potere e sulla conoscenza, mentre Villa traduce questo universo in immagini dinamiche e ricche di atmosfera. Restano ancora interrogativi, conflitti e minacce da risolvere: a questo punto non resta che attendere con impazienza l’atto finale.


