Crotone e Isola in trincea contro il carovita: la Calabria spinge il Sud
Camionisti, agricoltori e pescatori da cinque giorni in piazza contro i rincari d'energia e la crisi abitativa. L'attacco alle promesse del governo: «Servono fatti»
CROTONE Un grido di dolere accomuna gli europei: il costo della vita per chi vive di stipendio o pensione è diventato insostenibile. Le rivolte di questi giorni in Italia, Francia, Spagna hanno la stessa matrice anche se le modalità della protesta messe in campo non sono tutte uguali e non sono tutte condivisibili.
Senza se e senza ma si condivide la metodologia usata nel sud dell’Italia, ma non quella adottata a Milano e altri centri del nord Italia. Si possono comprendere le ragioni, ma non condividere il comportamento violento. Le ragioni sono condivisibili e hanno un legame stretto con quelle di coloro che protestano nel Sud: le scelte politiche non rispecchiano quello che si racconta ai microfoni dei mass-media e si scrive sui social.
I servizi essenziali a rischio
Il costo della vita è diventato insostenibile e non vengono più garantiti i servizi essenziali. Il servizio sanitario gratuito è scadente e chi si vuole curare deve mettere mano alla propria tasca impoverendosi sempre di più; le scuole non sono adeguate ai bisogni formativi delle nuove generazioni e solo i figli dei più ricchi riescono a frequentare le alte specializzazioni richieste dal sistema produttivo e acquisire titoli importanti per inserirsi nel mondo del lavoro (master); i costi per studiare sono arrivati alle stelle per una stanza in un centro universitario occorrono oltre 500 euro al mese e le tasse da pagare sono diventate esorbitanti; le aziende sono in crisi (acciaierie di Tarando e Genova, Connecta in Calabria e tanti altri); esiste una crisi abitativa mai vista prima e i costi degli affitti, per chi non possiede un’abitazione propria, si mangiano una buona fetta del budget familiare; l’energia, prima a basso costo, oggi è diventato un problema enorme e c’è la consapevolezza che l’aumento dei costi, ancora non percepito appieno da tutti (questo inverno sarà complicato da vivere), è stato determinato da una volontà politica per favorire chi è già ricco e impoverire ancora di più chi faticava ad arrivare alla seconda settimana del mese.
Un’Europa sull’orlo del baratro
L’elenco delle criticità sarebbe ancora molto lungo, ma queste citate danno l’idea della polveriera che sta scoppiando in Europa. Sino ad oggi chi vive di stipendio ha ignorato o fatto finta di ignorare la situazione. Oggi la crisi è esplosa sia per gli esempi arrivati dalla Francia e dalla Spagna e sia perché è determinata dal costo dei prodotti energetici diventati insostenibili.
La rivolta del Sud
Sono cinque giorni che a Crotone, Isola di Capo Rizzuto (Sant'Anna), Strongoli e ormai in tutto il Sud è scoppiata la rivolta. Idealmente al fianco di chi protesta c’è tutta la gente, perché senza questa lotta messa in campo dai camionisti, agricoltori e pescatori la crisi dei costi dei prodotti energetici sarebbe aumentata gradualmente magari «mitigata» da qualche promessa di interventi, che sarebbe durata quanto il battito d’ali di una farfalla.
Inutili le promesse della politica
Sino ad ora così è successo: le dichiarazioni di chi governa le istituzioni hanno avuto l’effetto dell’acqua fresca che si mette sull’ernia (a Crotone l’ernia la chiamiamo guallera). C’è bisogno di un cambio di passo in tutta Europa: non sarà sufficiente il cambio del nome di chi governa. Sino ad oggi questi cambi del pilota del treno non sono serviti a nulla.
Lo hanno capito bene in tanti ed è per questo che è scoppiata la protesta. Oggi il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, incontrerà a Milano una rappresentanza di camionisti e altri. Le dichiarazioni rilasciati all’Ansa dal ministro fanno sorridere: «Sui camionisti sono sicuro che riusciremo a sbloccare fondi bloccati da troppo tempo, ascoltare le richieste e avviare un dialogo positivo che tolga pressioni su strade statali e autostradali». Se erano sbloccabili fondi fermi da tempo perché l’intervento non è stato fatto prima? L’impressione è che la stagione delle promesse sia finita e che senza una prospettiva seria i blocchi continueranno.


