Bonifica, il Tar rimescola le carte: sul Sin di Crotone decide il Mase
Il Tribunale amministrativo della Calabria accoglie il ricorso di Eni Rewind: spetta al ministero e non alla Regione attraverso il Paur stabilire il destino dei rifiuti radioattivi
CROTONE Dovrebbe spettare al ministero dell'Ambiente adesso decidere dove smaltire i rifiuti contenente amianto e radioattività presenti nel Sito di interesse nazionale di Crotone. Lo ha sancito, con una sentenza del 6 ottobre scorso, il Tribunale amministrativo regionale della Calabria (Sezione Prima), pronunciandosi su un ricorso presentato da Eni Rewind.
Il Tar ha dovuto valutare sia l'aspetto principale del ricorso che i motivi aggiuntivi. Il ricorso principale è stato definito «in parte inammissibile ed in parte infondato», mentre è stato accolto «il ricorso per motivi aggiunti».
La competenza sul destino dei veleni
Con i motivi aggiuntivi Eni Rewind aveva sollevato la questione di «sussistenza di una evidente contraddittorietà tra la posizione espressa dalla Regione Calabria e il Mase circa la competenza in ordine alla decisione sul destino finale dei rifiuti derivanti dalla bonifica e lamenta che l'amministrazione centrale ha completamente abdicato alla competenza e alle prerogative che la normativa primaria le attribuisce in tema di bonifica di un Sin».
In sostanza, essendo il sito di Crotone di interesse nazionale, sarebbe toccato al ministero prendere la decisione sul destino finale dei veleni presenti nell'area industriale di Crotone. Nel caso specifico, quindi, il Provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur) approvato dalla Giunta calabrese il 2 agosto del 2019, con il quale è stato sancito che tutti i veleni di Crotone dovevano essere smaltiti fuori dal territorio calabrese, avrebbe dovuto recepire antecedentemente le indicazioni del ministero dell'Ambiente in tal senso (perché ha competenza sul Sin) e non viceversa.
L'impasse tra gli enti
Il Tar usa l'espressione «reciproco rimpallo di competenze» per definire i comportamenti assunti dalla Regione Calabria e dal ministero dell'Ambiente «giacché, la prima, sostiene che la prescrizione sul destino finale dei rifiuti possa modificarsi solo in sede di conferenza di servizi da parte del Mase, quest'ultimo, all'opposto, ritiene di non poter rimuovere la prescrizione sul destino finale dei rifiuti, in quanto contenuta nel Paur, che è provvedimento di competenza esclusiva regionale».
Ciò ha comportato, sempre seconto il tribunale amministrativo, «una situazione di impasse, che ha impedito l'esame della variante proposta dalla ricorrente (Eni Rewind, ndr) e, in ogni caso, di valutare la stessa opportunità di mantenere una prescrizione rispetto alla quale questo Tribunale (Tar Calabria, ndr) ha già avuto modo di osservare.
Il Tar ricorda infatti di aver già precisato che «risulta quantomeno impropria una prescrizione sul destino finale dei rifiuti che imponga il conferimento al di fuori di un determinato territorio, ove contenuta in un provvedimento regionale con il quale si autorizza la realizzazione e l'esercizio di depositi preliminari, considerando, peraltro, che la scelta sulla sede di conferimento è rimessa, ordinariamente, al soggetto tenuto alla bonifica, il quale incontra il solo limite di individuare una discarica che sia autorizzata a ricevere la tipologia di rifiuti che devono essere smaltiti».
Le tre possibili soluzioni
A questo punto tre sono le soluzioni: gli enti (Regione, Comune e Provincia di Crotone) possono presentare un ricorso al Consiglio di Stato e, quindi, avviare un'ulteriore procedura; il ministero dell'Ambiente potrebbe con una propria decisione sostenere l'idea del Paur di trasportare fuori dal territorio calabrese i veleni di Crotone; non fare nulla e accettare che Eni Rewind realizzi il suo progetto di smaltire questi veleni nel sito dell'ex Pertusola sud, realizzando la discarica di scopo già proposta in più circostanze.
Le conseguenze per il territorio
La soluzione ideale per Crotone è quella prevista dal Paur. Altre scelte sono fortemente penalizzanti per una popolazione che ha già pagato e continua a pagare un prezzo altissimo per la presenza di veleni di ogni genere. Quelli prodotti dalle industrie in 70 anni di attività non sono gli unici veleni. A Crotone, dopo le industrie, sono state realizzati impianti di smaltimento e lavorazione dei rifiuti che hanno continuato a immettere nell'ambiente altri veleni che si sono andati a sommare a quelli già presenti. Chi doveva difendere il territorio non lo ha fatto e la situazione già grave è peggiorata. Dal canto suo l'Eni fa la voce grossa perché può mettere in campo un fuoco di sbarramento impossibile da rintuzzare.


