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CROTONE Un quadro di profonda diseguaglianza strutturale divide l’Italia sul fronte del lavoro, con la Calabria collocata all’ultimo posto della graduatoria nazionale per retribuzione media annua. Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi Cgia su dati Inps e Istat relativi al 2024, un lavoratore dipendente del settore privato in Calabria percepisce mediamente 15.880 euro all’anno, contro una media nazionale di 24.486 euro e il dato della Lombardia, prima in classifica con 30.384 euro.

CALABRIA VERDE ANTINCENDIO 2026
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La retribuzione media giornaliera in regione si attesta su 72,33 euro, a fronte dei 108 euro registrati al Nord. A condizionare il dato complessivo è anche il numero di giornate retribuite durante l’anno: la media calabrese si ferma a 219,5 giorni, contro i 255 giorni delle regioni settentrionali, registrando un divario di quasi un mese lavorativo.

Crotone ai minimi nazionali per retribuzione annua

All’interno del contesto regionale, la provincia di Crotone figura tra le realtà territoriali più svantaggiate del Paese. Con una retribuzione media annua lorda di 15.326 euro, Crotone si posiziona al 104° posto su 107 province italiane.

Il valore medio delle giornate lavorate nell’arco dei dodici mesi nel territorio crotonese è pari a 215,9 giorni, mentre la paga media giornaliera si attesta sui 71,00 euro. I dati evidenziano una marcata discontinuità occupazionale e una forte incidenza di rapporti di lavoro a termine o a tempo parziale.

Il confronto dettagliato tra le province della regione

Provincia Posizione nazionale Retribuzione media annua Giorni retribuiti all’anno Paga media giornaliera
📍 Reggio Calabria 83° 17.042 € 229,3 74,32 €
📍 Catanzaro 96° 16.633 € 225,5 73,76 €
📍 Crotone 104° 15.326 € 215,9 71,00 €
📍 Cosenza 105° 15.263 € 216,1 70,62 €
📍 Vibo Valentia 107° 13.885 € 195,0 71,19 €

La mappa della crisi nelle restanti province

Il panorama complessivo del territorio calabrese rivela un quadro di fragilità uniforme lungo l’intero territorio regionale. La provincia di Vibo Valentia si attesta all’ultimo posto assoluto della graduatoria nazionale, occupando la posizione numero 107, con la quota retributiva più bassa del Paese pari a 13.885 euro annui e un totale medio di appena 195,0 giornate retribuite.

Poco più in alto si trova la provincia di Cosenza, collocata al 105° posto con un reddito medio lordo di 15.263 euro distribuiti su 216,1 giorni di lavoro. La provincia di Catanzaro registra invece il 96° posto in Italia, riportando un valore di 16.633 euro annui a fronte di 225,5 giornate lavorate. Infine, il territorio di Reggio Calabria si attesta all’83° posto con 17.042 euro annui e 229,3 giornate retribuite, mettendo in luce un divario significativo nel raffronto con le metropoli del Nord, dove ad esempio Milano raggiunge una media di 35.670 euro.

I fattori strutturali del divario Nord-Sud

L’analisi della Cgia di Mestre sottolinea come la differenza nel numero di giornate lavorate tra Settentrione e Mezzogiorno non dipenda da una minore propensione al lavoro, bensì dalle differenti condizioni del mercato del lavoro. Nel Mezzogiorno incidono maggiormente la precarietà contrattuale, il part-time involontario, la forte presenza di lavoro stagionale nei settori del turismo e dell’intrattenimento, oltre alla presenza del lavoro nero, il quale non compare nelle rilevazioni ufficiali.

Un ulteriore elemento determinante riguarda la produttività (misurata come valore aggiunto per ora lavorata), che al Nord supera del 36 per cento quella del Mezzogiorno. Nelle regioni settentrionali si concentra infatti la maggior parte delle grandi imprese, delle multinazionali e dei settori finanziari e manifatturieri ad alto valore aggiunto, capaci di garantire retribuzioni medie più elevate.

Per affrontare il fenomeno del lavoro povero, il report suggerisce interventi orientati alla stabilizzazione dei contratti, alla trasformazione del part-time involontario e all’estensione della contrattazione di secondo livello, piuttosto che il solo intervento sul salario minimo orario.

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