Astensionismo record, perde la politica: a Reggio stravince il non voto
L’affluenza crolla al 22,34% nelle suppletive. Il centrodestra elegge Roscioli, Giannetta supera il 10% per Vannacci ma il campo largo esce di nuovo sconfitto
CROTONE Alle elezioni suppletive del collegio della Camera dei deputati a Reggio Calabria, nonostante i proclami, stravince l’astensionismo con il 77,66%. Domenica e lunedì scorsi sono andati a votare solo il 22,34% degli aventi diritto. Dovrebbe significare che la stragrande maggioranza degli elettori non ha condiviso le proposte e non ha fiducia nei partiti e nei candidati che li rappresentano.
Significa che tra quel 22,34% di elettori che hanno votato ci sono anche clientele politiche, uomini di partito con le loro famiglie e, quindi, sono pochissimi gli elettori che danno ancora un significato al voto. Un dramma per la democrazia rappresentativa, ma questa è ormai la realtà. Il neoparlamentare Fabio Roscioli, candidato dal centrodestra che governa l’Italia e la Calabria, ha ottenuto il 51,02% del 22,34% degli elettori che sono andati a votare. Il suo competitor diretto, Frank Benedetto, si è fermato al 36,59%, Domenico Giannetta ha conquistato il 10,94%, mentre il candidato di Democrazia sovrana e popolare ha conquistato l’1,44%.
Se non ci fosse stato il candidato di Futuro nazionale (Giannetta) a queste elezioni non sarebbe stata data nessuna attenzione mediatica, perché l’eletto farà il parlamentare solo per alcuni mesi, considerato che, molto probabilmente, la prossima primavera si tornerà a votare per eleggere l’intero Parlamento.
Il test di Futuro nazionale e il factor Vannacci
Il test elettorale di Reggio Calabria andava al di là della competizione calabrese perché per la prima volta c’era un candidato con tanto di simbolo che rappresentava il partito del generale Roberto Vannacci. Il risultato di Vannacci può avere una diversa valutazione: buona e negativa.
La performance è stata buona perché Futuro nazionale puntava a superare il 10% e l’obiettivo è stato pienamente raggiunto, considerato che Giannetta ha ottenuto il 10,94%. Questo risultato, però, non ha condizionato il centrodestra tradizionale che ha conquistato il 51,02%.
Sarebbe stato un successo per Vannacci se il suo candidato avesse impedito l’elezione di Roscioli o quanto meno l’avesse messa a rischio. Di fronte ad una tale possibilità la coalizione del centrodestra, volenti o nolenti, avrebbe dovuto andare da Vannacci con il capo cosparso di cenere per pregarlo di entrare a fare parte della coalizione.
Vannacci, pur avendo superato l’asticella del 10%, non è elettoralmente più forte di prima, considerato che i suoi avversari-amici hanno superato il test del collegio elettorale di Reggio Calabria a testa alta.
La crisi del campo largo e l’immobilismo del Pd
Da questa elezione arriva la conferma dell’incapacità del campo largo di mettere in campo proposte vincenti. Intanto continua a presentare candidati della cosiddetta società civile che non sfondano. Candidati che non hanno appeal e vengono sistematicamente trombati da elettori del centrosinistra che magari vorrebbero un rappresentante identitario. La non partecipazione al voto si legge anche così.
C’è anche da aggiungere che la classe dirigente del Pd è inamovibile: continua a perdere, ma resta al suo posto. Gli elettori non sono più disponibili a turarsi il naso, come hanno fatto per anni, perché c’è un sistema politico che garantisce solo le classi economiche più potenti e le proposte che arrivano dal Pd e dai suoi alleati non sono credibili. Nessuna meraviglia, quindi, per il risultato del voto di Reggio Calabria.


