L'arte bianca
L'arte bianca
affidato
affidato

CROTONE A settantasette anni di distanza, il 29 ottobre non è soltanto una ricorrenza da consegnare ai libri di storia. Il 29 ottobre 1949, nel territorio di Melissa, in provincia di Crotone, si consumò l'eccidio di Fragalà, dove tre braccianti vennero uccisi dalle forze dell'ordine mentre rivendicavano il diritto alla terra e al lavoro. Un triste fato che però cambiò il volto del Mezzogiorno e la cui eredità lancia interrogativi ancora irrisolti nel nostro presente.

CALABRIA VERDE ANTINCENDIO 2026
CALABRIA VERDE ANTINCENDIO 2026

Il contesto: la fame di terra e la repressione di Fragalà

All'indomani della Seconda guerra mondiale, la Calabria e gran parte del Sud versavano in condizioni di estrema miseria. Un latifondo retrivo e immobilista manteneva migliaia di braccianti in uno stato di perenne sottooccupazione. La mattina del 29 ottobre 1949, centinaia di contadini partirono da Melissa verso il fondo demaniale di Fragalà, proprietà del barone Berlingieri, armati solo di zappe e speranza.

L'intervento della Celere per sgomberare l'area degenerò nel sangue: i proiettili sparati ad altezza d'uomo uccisero il ventinovenne Francesco Nigro, il quindicenne Giovanni Zito e la ventiquattrenne Angelina Mauro, morta due giorni dopo per le ferite. 

Quel dramma costrinse l'allora governo guidato da Alcide De Gasperi ad approvare, nel 1950, la «Legge Sila» e la «Legge Stralcio», dando il via così di fatto alla Riforma agraria, alla Cassa per il Mezzogiorno, al Piano casa con Fanfani e alla creazione delle prime cooperative. Due riforme di portata epocale, sul piano civile e sociale, che si muovevano sui binari universali del progresso (al contrario delle mire individualiste approntate dalla corsa allo sviluppo) in modo da non lasciare indietro nessuno. 

La sproporzione del lavoro e le nuove povertà

Mettere oggi in relazione i fatti di Melissa con quanto si consuma nei tempi moderni significa riconoscere che, sebbene le forme siano cambiate, le dinamiche di fondo sul valore del lavoro permangono. Ieri c'era la fame di terra contro il latifondo; oggi c'è la precarizzazione strutturale, il lavoro sottopagato (caporalato) e la contestuale perdita di centralità della dignità lavorativa. Il lavoratore è sempre in debito con chi gli dà o procura lavoro, sia questo un privato, lo Stato, un politico o un faccendiere.

Nel Crotonese e in ampie aree della Calabria, la mancanza di opportunità stabili continua a spingere migliaia di giovani all'emigrazione, creando un vero e proprio «spopolamento sociale» che impoverisce il territorio esattamente come accadeva nel Dopoguerra.

Dal bracciantato storico alle nuove forme di sfruttamento

Il sacrificio di Angelina Mauro, Francesco Nigro e Giovanni Zito parla direttamente anche ai drammi contemporanei dei campi. Nelle stesse campagne del Mezzogiorno, il fenomeno del caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori migranti rappresentano la prosecuzione ideale di quella vulnerabilità che caratterizzava i braccianti del 1949. 

I fatti di cronaca recenti, con casi cruenti di cittadini stranieri in guerra tra loro nei campi della Calabria, ci riportano alla necessità di una nuova stagione di lotta di piazza: la battaglia per una paga equa, per la sicurezza sul posto di lavoro e per il rispetto dei diritti umani elementari resta una trincea aperta.

La terra come risorsa di riscatto e le proteste di oggi

C'è infine un legame profondo tra la rivendicazione della terra di settantasette anni fa e le sfide ambientali ed economiche del XXI secolo. 

La terra, che allora rappresentava l'unica fonte di sostentamento primario, oggi chiede di essere tutelata dall'inquinamento, dal dissesto idrogeologico, dall'abbandono e dalle speculazioni.

A questo quadro si aggiunge il dramma vivo degli agricoltori crotonesi e calabresi, da più settimane in forte protesta contro il caro carburanti e il caro vita. 

Una sofferenza economica asfissiante che ha spinto i lavoratori della terra ad alzare la voce fino ai palazzi del potere, arrivando a invadere Montecitorio a Roma per pretendere rispetto e garanzie per il futuro del settore. Il riscatto delle aree interne passa ancora una volta dalla capacità di restituire valore all'agricoltura sostenibile, alla sovranità alimentare e al presidio del territorio. 

Un memoriale per il domani

Ricordare i caduti di Fragalà non significa soltanto rendere omaggio a una pagina di storia locale, ma rinnovare un impegno civile. Il monumento di Melissa ricorda a tutti che i diritti non sono concessioni calate dall'alto, ma il frutto di battaglie collettive per la giustizia sociale. Una lezione d'attualità straordinaria per un Mezzogiorno che continua a cercare la propria strada per il futuro.

Divergenze sul "crustolo d'oro": vivace battibecco tra le due assessore