Malore per l'ex sindaco Pugliese: «Emodinamica e Utic mi hanno salvato»
L'ex primo cittadino pitagorico colpito da un infarto: la gratitudine ai sanitari del San Giovanni di Dio e della clinica Santa Rita, la riflessione sul legame con Crotone
CROTONE Un'improvvisa e difficile prova personale trasformatasi in una testimonianza pubblica di gratitudine e in una profonda riflessione sul valore della vita, della sanità locale e del legame con la propria città.
L'ex sindaco di Crotone, Ugo Pugliese, è stato colpito da un infarto che lo ha costretto a un ricovero d'urgenza. Un momento critico superato con successo grazie al tempestivo intervento dei sanitari e alle cure ricevute nelle strutture del territorio.
La lettera dell'ex sindaco Ugo Pugliese
Ci sono momenti in cui la vita ti insegna a guardare le cose con occhi diversi. Ci sono momenti nella vita in cui tutto si ferma. Momenti in cui le certezze lasciano spazio alla paura, le parole diventano superflue e si comprende, forse più che in qualsiasi altra circostanza, quanto siano preziosi la vita, il tempo e le persone che, con competenza e dedizione, si prendono cura di noi.
L'infarto che mi ha colpito mi ha costretto a confrontarmi con una realtà improvvisa e difficile. Ma mi ha anche dato l'opportunità di conoscere da vicino una sanità fatta di professionalità, preparazione, umanità e senso del dovere. Una sanità che merita di essere raccontata, riconosciuta e difesa.
Per questo desidero rivolgere un ringraziamento sincero e profondo a tutti coloro che mi sono stati accanto in queste giornate difficili, contribuendo, con il proprio lavoro e la propria umanità, ad affrontare un momento tanto delicato della mia vita.
Un grazie particolare alla dottoressa Mongiardo e a tutta la sua équipe del nuovo reparto di Emodinamica, tanto prezioso quanto vitale. Grazie e grazie ancora al Dr. Sulla e a tutto il personale dell'Utic e del reparto di cardiologia dell'ospedale San Giovanni di Dio per la professionalità, la tempestività e la competenza dimostrate in una situazione nella quale ogni minuto può fare la differenza.
La mia riconoscenza va anche a tutti gli operatori della Clinica Santa Rita di Cirò Marina, realtà nella quali ho trovato assistenza, disponibilità e professionalità.
Medici, infermieri, tecnici e operatori sanitari: persone che, con ruoli diversi ma con un unico obiettivo, hanno contribuito ad assistermi e a farmi sentire seguito in un momento di particolare fragilità.
Ho incontrato professionisti preparati, capaci di intervenire con lucidità e competenza. Ho incontrato persone che sanno quanto ogni minuto possa essere determinante, ma che non dimenticano mai che, dietro ogni cartella clinica, c'è un essere umano con le proprie paure, le proprie fragilità e il desiderio di tornare alla vita di tutti i giorni.
A tutti loro va la mia riconoscenza, non soltanto per ciò che hanno fatto sul piano sanitario, ma anche per il modo in cui lo hanno fatto: con attenzione, con rispetto e con quella sensibilità che, nei momenti più difficili, può fare davvero la differenza.
A voi va la mia stima, prima ancora che il mio ringraziamento.
Questa esperienza mi porta anche a riflettere su alcuni stereotipi che troppo spesso accompagnano il mondo della sanità. Siamo abituati a sentire parlare di disservizi, ritardi, inefficienze e difficoltà del sistema sanitario. Problemi che esistono e che non vanno negati ma non possiamo permettere che le criticità diventino un giudizio negativo generalizzato su chi, ogni giorno, lavora negli ospedali e nelle strutture sanitarie. Non è giusto che il lavoro silenzioso di tanti professionisti venga oscurato da generalizzazioni. E non è giusto dimenticare che dietro una prestazione sanitaria efficace ci sono anni di studio, di sacrifici, di aggiornamento, di turni difficili e di responsabilità enormi.
La mia esperienza personale mi ha consentito di toccare con mano una realtà che merita rispetto. Ho incontrato persone che svolgono il proprio lavoro con serietà, che affrontano situazioni complesse senza perdere di vista l'obiettivo fondamentale: tutelare la salute e la vita dei cittadini.
Raccontarlo significa voler riconoscere il valore di chi quei problemi li affronta ogni giorno, spesso in condizioni difficili. Significa restituire dignità a una professione che richiede competenza, equilibrio e una straordinaria forza umana. E se oggi sento il dovere di esprimere pubblicamente questa gratitudine, è perché credo che riconoscere il merito sia un atto di giustizia. Ringraziare non è una formalità, né un gesto di circostanza. È il modo più semplice e autentico per dire a queste donne e a questi uomini che il loro lavoro conta, che il loro impegno lascia un segno e che il bene che fanno non passa inosservato. Riconoscere il valore delle persone, soprattutto quando ci hanno aiutato nei momenti più difficili, è un dovere morale prima ancora che un gesto di gratitudine.
Ma questa esperienza mi induce anche a un'altra riflessione, più personale e intima, che riguarda il mio rapporto con Crotone, la mia città, la comunità alla quale ho dedicato una parte importante della mia vita e del mio impegno pubblico. C'è una frase che oggi più che mai sento particolarmente mia: Crotone mi ha tolto tanto ma oggi mi ha restituito la vita.
Nel corso della vita pubblica si attraversano stagioni diverse. Ci sono momenti in cui si avverte il sostegno della propria comunità e altri in cui si sperimentano la distanza, l'incomprensione, il silenzio e l'amarezza e oggi, proprio mentre affronto una prova personale che mi ha ricordato quanto la vita sia fragile e preziosa, sento che questa stessa città mi restituisce uno sguardo più autentico sulle persone e sulle cose.
Forse mi aiuta a distinguere ciò che passa da ciò che resta.
L'appartenenza a una città si misura soprattutto nella capacità di non rinnegare le proprie radici, di non lasciarsi vincere dal risentimento e di continuare a guardare alla propria comunità con lo stesso sentimento di sempre. Io non ho mai smesso di farlo e non lo farò mai, perché quando la vita ti mette alla prova, comprendi che, al di là delle appartenenze, delle polemiche e delle distanze, ciò che conta davvero è il valore delle relazioni umane.
Per questo il mio ringraziamento al personale sanitario va oltre la riconoscenza personale e vuole essere anche un messaggio alla comunità: impariamo a riconoscere ciò che funziona, a valorizzare le competenze, a sostenere chi opera con serietà e a non lasciare che i pregiudizi prevalgano sui fatti.
La sanità ha bisogno di risorse, organizzazione e strutture adeguate, ma ha anche bisogno della fiducia dei cittadini. E la fiducia si costruisce riconoscendo il lavoro di chi, ogni giorno, si prende cura degli altri.
Personalmente porterò con me e condividerò con chiunque mi è vicino il ricordo della professionalità, della disponibilità e dell'umanità con cui medici e operatori sanitari mi hanno accompagnato in un momento difficile della mia vita.
Ci sono gesti che non si dimenticano, professionalità che meritano di essere raccontate e persone alle quali è giusto dire, pubblicamente, grazie.
Ugo Pugliese


