Martedì, 22 Settembre 2020

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Cosentino (Demokratici): «Clima da caccia alle streghe nel Pd, indagine su chi ha tradito e chi ha disobbedito»

Posted On Venerdì, 24 Giugno 2016 16:26 Scritto da

cosentino sculco«Come se non fosse bastato - scrive Peppino Cosentino dei Demokratici di Crotone - il deficit amministrativo degli ultimi di 10 anni, bollato e certificato dal risultato del 19 giugno, gli esponenti del Pd di Crotone non perdono l’occasione di evidenziare la propria “banalità” politica in sede di analisi del voto delle amministrative. È una continua caccia alle streghe - commenta Cosentino -, una “indagine” su chi ha tradito e chi ha disobbedito, addirittura identificando i motivi della sconfitta nella mancata continuità con l’Amministrazione precedente. È una sintesi paradossale - asserisce il demokratico - che dimostra quanto i precedenti amministratori, che per inciso erano anche dirigenti di partito (questa sì che è una delle cause del disastro!), avessero e abbiano completamente perso il contatto con la realtà. Il 19 giugno scorso - ricostruisce Cosentino - è stato solo l’ultimo atto di una lenta e progressiva frattura tra l’establishiment e i crotonesi in quanto popolo e cittadini. Il Pd di Crotone - incalza Cosentino - è come se ignorasse che dal 1994 in Italia si vota con il sistema maggioritario: questo meccanismo poggia sul presupposto dell’alternanza e assegna e separa nettamente i ruoli di maggioranza ed opposizione; loro invece in questi anni hanno ritenuto di svolgere entrambe le parti, paralizzando di fatto qualunque attività amministrativa. Il cittadino - sottolinea - valuta l’efficienza della funzione amministrativa svolta e sceglie tra la continuità, in caso di giudizio positivo, o la discontinuità se ritiene che l’attività di governo svolta sia stata deludente. Il voto di appartenenza invocato e mitizzato - stigmatizza cosentino -, in realtà ha sempre meno “cittadinanza” e la “fluidità” elettorale ha ormai ampiamente preso piede come dimostrano i risultati di tante città e Comuni d’Italia. Questa inutile e fuorviante caccia ai colpevoli - esorcizza Cosentino - non è altro che un misero tentativo di mascherare le responsabilità degli attori politici e amministrativi degli ultimi due lustri in cui si è creduto e ritenuto che bastasse legarsi e identificarsi in filiere istituzionali sempre meno attendibili e che gli unici sforzi da realizzare fossero quelli dell’autoreferenzialità e dell’arroganza governativa. Non si può ignorare per tanto tempo - lamenta Cosentino - una città sofferente, non si può interpretare un mandato amministrativo come se fosse un’investitura per “ottimati”, non si può fare strame della cosa pubblica e pretendere poi di avere l’apprezzamento della popolazione. Non bastano, anche perché non vere, le giustificazioni e le minimizzazioni che deriverebbero da situazioni esterne negative come la “crisi internazionale”; Crotone aveva ed ha tante risorse che sono state disperse, accantonate, non fruite. La candidatura della professoressa Barbieri - ripercorre ancora Cosentino - che è arrivata alla fine di un tortuoso percorso costellato da tanti tentativi falliti, è stata imposta da “prefetture” esterne anche perché quella locale non riusciva assolutamente ad abbozzare una qualunque sintesi e comunque è stata la risultante di una tradizionale “riverenza” ai livelli sopra ordinati, figlia del centralismo democratico di vecchia memoria. La verità - è il punto di vista di Cosentino - è che il Pd di Crotone in questi anni, identificandosi solo nell’amministrazione comunale, ha creato intorno al sé il vuoto politico ed umano, come dimostra tra l’altro l’aver costretto il sindaco Vallone per mancanza di alternative credibili a ricoprire lo scomodissimo ruolo di commissario-presidente della Provincia. Non hanno mai voluto prendere atto che la città reclamava ed urlava novità e modernità e che non avrebbe mai accettato che le cose procedessero come se niente fosse successo nell’ultimo decennio. L’esigenza di “autotutela” carrieristica ha cancellato qualunque barlume di autocritica e di lettura della fase politica; la presunzione “egemonica” li ha portati nel vicolo cieco da cui è derivata la bocciatura. Sarebbe stato molto più dignitoso - conclude Cosentino - ammettere di aver tradito la fiducia dei cittadini e non di bollarli come traditori dell’urna».