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Decreto Dignita', le reazioni del mondo istituzionale e politico sui mancati rinnovi di contratto alla ''Abramo cutomer care'' In evidenza

Scritto da  Pubblicato in Politica Mercoledì, 16 Gennaio 2019 16:57

abramo customer care"Come volevasi dimostrare 'la frittata è stata fatta'! Altro che 'boom economico', come annunciato dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio. Il cosiddetto 'Decreto dignità', ha prodotto i suoi effetti devastanti provocando un danno occupazionale incalcolabile che, allo stato, riguarda circa 400 lavoratori dipendenti della Abramo Customer Care di Crotone e che ora per effetto del famigerato decreto sono privi di qualunque contratto". È quanto ha dichiarato, in una nota stampa del consiglio regionale, la consigliera di Calabria in rete, Flora Sculco. "Non c'è che dire! L'osannato 'cambiamento' colpisce i più deboli che si trovano a dover interrompere un percorso lavorativo che qui nel profondo Sud, a Crotone, può essere l'unica speranza di futuro. Infatti, i lavoratori 'licenziati dal decreto', come tanti altri che già intravedono questa nefasta prospettiva, sono – aggiunge la Sculco- in grandissima parte collocati nelle aree più svantaggiate del nostro Paese. In queste realtà le opportunità di lavoro costituiscono una preziosità da difendere e tutelare e semmai da moltiplicare e sviluppare. Nel caso del decreto dignità si interrompe un percorso di stabilizzazione e di speranza che tanti uomini e donne hanno allevato giorno dopo giorno, mese dopo mese, e che oggi vedono bruscamente svanire". Conclude Flora Sculco: "Bene hanno fatto i lavoratori che, nella giornata di ieri, hanno promosso un sit-in di protesta e ai quali esprimo tutta la mia vicinanza, dichiarando la piena disponibilità a valutare ed intraprendere ogni utile iniziativa mirata a trovare le possibili soluzioni che, in questo caso, non sono e non possono essere ritenute una 'trasgressione' al decreto, bensì affermano equità e giustizia sociale, principi cardine della nostra Costituzione".

 

«La triste vicenda dei 400 addetti della Datel di Crotone che, alla scadenza dei 24 mesi dalla loro assunzione a tempo determinato, non vengono via via rinnovati i contratti di lavoro per effetto del Decreto Dignità varato dal Governo Gialloverde, è rimbalzata ormai anche sui principali Quotidiani nazionali». È il commento del consigliere comunale del Pd di Crotone Mario Galea. «Vano, come è noto, è risultato – prosegue la nota – ogni tentativo, compiuto sia dai sindacati che dalle varie forze politiche di opposizione, per cercare di far comprendere all'attuale Governo e, in modo particolare, al ministro responsabile Di Maio gli effetti disastrosi che avrebbe comportato detto decreto e che non si sono certo fatti attendere. Purtroppo, in questi governanti pentastellati e leghisti, all'incompetenza più assoluta e alla mancanza di cultura di governo, da cui dovrebbe scaturire almeno un pizzico di umiltà, si unisce invece la caparbietà più becera e tenace, che tra l'altro si esprime nel costante sorriso dagli stessi mostrato in qualunque occasione siano ripresi dalle telecamere televisive. I 36 mesi, che per il passaggio al contratto lavorativo a tempo indeterminato erano stati previsti dalla tanto criticata Legge del lavoro varata dai precedenti governi del Pd, sarebbero stati certamente più rispondenti ai bisogni sia delle aziende, come la Datel, che in questo periodo notoriamente non navigano in buone acque, sia dei lavoratori delle stesse, i quali avrebbero potuto lavorare per un altro anno ancora. Ma vai a spiegarle queste cose a governanti talebani come gli attuali, per i quali è del tutto inamovibile il forte e negativo pregiudizio da essi nutrito nei confronti di qualunque provvedimento legislativo che sia stato adottato dai precedenti governi. A pagare, tuttavia, le conseguenze del Decreto-Dignità, che si è rivelato alla prova dei fatti economicamente e socialmente sbagliato, sono in questi giorni ben quattrocento famiglie del nostro territorio, già pesantemente penalizzato proprio dal punto di vista occupazionale. L'importantissima questione del lavoro, che è stata in tempi recenti accantonata da tutte le forze politiche, per fare posto agli improduttivi ed effimeri sussidi, deve tornare al centro dell'attenzione pubblica e del dibattito politico ed economico. Per questo e alla luce dell'emergenza lavorativa, chiediamo al sindaco Pugliese di voler porre, all'ordine del giorno di un quanto più prossimo Consiglio comunale, proprio la questione del lavoro, con la partecipazione delle potavoce del M5S Elisabetta Barbuto e Margherita Corrado».


"Il futuro dei call center calabresi, ed in particolare l'attualità che ci impone le vicissitudini dei lavoratori di Crotone, merita una riflessione che vada oltre la bieca strumentalizzazione proposta da quanti, in lunghi anni di attività politica, la precarietà, invece di contrastarla, l'hanno alimentata". Lo sostengono, in una nota, i parlamentari del Movimento 5 Stelle Anna Laura Orrico, Riccardo Tucci e Fabio Auddino. "Come gli stessi lavoratori dei call center di Crotonesostengono su alcuni mezzi di informazione - aggiungono - la ratio del Decreto Dignità, che ha come obiettivo la salvaguardia dallo sfruttamento dei lavoratori del settore, è da considerarsi apprezzabile poiché pone un argine al tempo di utilizzo selvaggio dei contratti a termine. Essendo tale provvedimento l'inizio di un percorso normativo e politico che viaggia nell'ottica di favorire le stabilizzazioni, è necessario, sempre come suggeriscono gli stessi lavoratori, che questo vada integrato con soluzioni che scongiurino iniziative imprenditoriali non degne di questo nome. E qui, pensiamo sia doveroso affrontare senza ipocrisie, come omettere che i contratti in questione sarebbero comunque stati interrotti fra un anno, un dibattito che sposti l'asse del problema. Ovvero, nel rispetto della libertà d'impresa, viene, tuttavia, da domandarsi quale logica di profitto muova quegli imprenditori che preferiscono sobbarcarsi, continuamente, i costi, economici e temporali, per formare nuove risorse da assumere a tempo determinato piuttosto che stabilizzare lavoratori ormai professionalizzati. Anche perché, come riferitoci dai lavoratori del settore incontrati, il ricorso indiscriminato e reiterato al turn over, ha comportato per alcune aziende il mancato raggiungimento di determinati obiettivi concordati col committente e la conseguente perdita non solo di guadagno quanto il pagamento di sanzioni". "Ecco perché - sostengono ancora Orrico, Tucci e Auddino - ricorrere a sempre nuova forza lavoro, con retribuzioni al ribasso e intercettando magari qualche fondo qua e là, ci dice che qualcosa non torna. Ci stiamo provando ad avviare una nuova stagione di diritti e di sviluppo imprenditoriale, ma tutto questo sarà possibile soltanto se muterà l'approccio al lavoro sia di molti imprenditori che di alcuni lavoratori: precariato non vuol dire flessibilità, contratti settimanali non significano stabilità e dignità. Domani, al ministero dello Sviluppo economico, si aprirà, sul tema, un tavolo di confronto con i sindacati. Siamo fiduciosi che, come avvenuto in altre circostanze relative a crisi aziendali, Luigi Di Maio saprà porre le basi per assicurare condizioni di maggiore dignità ai lavoratori e non consentire più ad alcuni imprenditori, partiti e sigle sindacali, di strumentalizzare il dramma del precariato in una regione come la Calabria dove il 67% dei giovani è disoccupato. Su questo dato autorevoli colleghi che pontificano e che amministrano la regione da decenni cosa hanno da dire? Anche questa è dignità?".

 

"Ci aveva raccontato che col Decreto Dignità avrebbe incentivato i contratti a tempo indeterminato e posto un argine alla disoccupazione dilagante, che avrebbe stoppato l'uso improprio di contratti a termine e a progetto per organici fissi, il ministro Di Maio, ed in tanti gli hanno creduto, nonostante la ricetta fosse la stessa dal Jobs Act di Matteo Renzi ed i suoi risultati disastrosi già sotto gli occhi di tutti. L'amara realtà dei fatti è andata a bussare nei giorni scorsi al call-center crotonese Abramo Customer Care". E' quanto si afferma in una nota di Potere al Popolo Calabria. "Allo scadere del ventiquattresimo mese di contratto - è detto ancora nel comunicato - ben 400 lavoratori sono finiti in mezzo a una strada perché il decreto non prevede alcun vincolo per l'assunzione e agli imprenditori basta non rinnovare il contratto per risparmiarsi l'incomodo e la spesa di una stabilizzazione o di un licenziamento collettivo di questa portata: la soluzione è 'sostituirli' con un nuovo esercito di precari e ricominciare così il balletto dei finti contratti a tutele minime. Eppure le 400 vittime del Decreto Dignità non si danno per vinte: ieri il presidio nel piazzale adiacente al call-center è riuscito a bucare il mainstream e portare gli effetti concreti della finta-rivoluzione del mercato del lavoro firmata 5 stelle all'attenzione dell'opinione pubblica nazionale, mentre altre iniziative sono in cantiere per i prossimi giorni sul livello locale. Quanta ipocrisia c'è nello spacciare per 'cambiamento' il replicarsi di provvedimenti già attuati disastrosamente in passato, come nel caso dell'estrema flessibilizzazione del mercato del lavoro inaugurata dal PD di Matteo Renzi? Cosa ce ne facciamo di una 'dignità a scadenza', che si traduce nelle solite umiliazioni dopo soli 24 mesi di contratto? In un territorio complicatissimo come quello crotonese di certo non servono queste prese in giro: ci basta già vivere di precarietà e ricatti sul posto di lavoro, di incertezze, di sfruttamento in questo fiorire di call-center che sono le nuove fabbriche del territorio, ultima spiaggia soprattutto per quei giovani che preferiscono sbarcare il lunario con un lavoro incerto e malpagato piuttosto che scivolare nella povertà o cedere alla rassegnazione ed emigrare". "In questa terra in cui servirebbe con massima urgenza un piano per il lavoro, per i giovani, per il contrasto allo spopolamento, nell'era giallo-verde - riporta inoltre la nota di Potere al Popolo Calabria - la nostra regione ha invece un tasso di disoccupazione medio al 21,6% e di disoccupazione giovanile al 55,6%, le percentuali più alte dell'intero paese, fra le più alte d'Europa. Per non considerare quei 300 mila emigrati che negli ultimi 15 anni hanno abbandonato le proprie radici, perché fra questi 180 mila hanno meno di 35 anni e sono lo spaccato di una generazione che non ha scelta né prospettive, che paga il prezzo più alto di un decennio di crisi e misure di austerità".

 

 

Ultima modifica il Mercoledì, 16 Gennaio 2019 17:13
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