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Decreto Dignita', le parlamentari Cinquestelle sul caso Abramo customer care: «Che colpa abbiamo noi se difendiamo il lavoro?» In evidenza

Scritto da  Pubblicato in Politica Mercoledì, 16 Gennaio 2019 15:41

barbuto corrado montecitorio«Ormai dovremmo essere abituate a leggere titoli ad effetto e attacchi continui al Governo, ma ogni volta restiamo stupefatte, e non già perché titoli e tanto meno contenuti più o meno offensivi e/o aggressivi ci sconvolgano, bensì perché è così evidente, nelle note pubblicate, la strategia di coloro che tentano di difendere il sistema ed i loro compagni di merenda che, alla fine, anziché arrabbiarci, ci viene da sorridere per i patetici tentativi, in extremis, di volersi accreditare ancora come i difensori dei più deboli. E, comunque, la cosa che più ci stupisce è la nostra totale incapacità di meravigliarci». È quanto scrivono le due parlamentari crotonesi Cinquestelle, Elisabetta Barbuto (Camera) e Margherita Corrado (Senato), in merito agli effetti del decreto dignità e al mancato rinnovo di circa 400 dipendenti precari dell'azienda Abramo cutomer care.
«Non ci meravigliamo, infatti, che per anni - commentano - si siano avallate azioni di precedenti governi che hanno privato i lavoratori della loro dignità condannandoli ad un precariato a vita; non ci meraviglia altresì che tutto ciò sia avvenuto sotto lo sguardo distratto di chi avrebbe dovuto difenderne gli interessi; non ci meravigliamo del sentimento di diffusa sfiducia che i lavoratori avvertono in maniera sempre più diffusa e capillare, non ci meraviglia, e oggi ne abbiamo la riprova, perché la nostra scientifica e annosa osservazione ci ha consentito di capire che non si valuta obiettivamente la bontà di un provvedimento a prescindere dalla sua paternità, ma che proprio a quest’ultima si guardi prioritariamente facendo in modo che la provenienza determini il giudizio e la decisione di avallarlo o meno. Un esempio che ancora grida vendetta? La buona, anzi la ottima scuola di renziana memoria, l’arruffato piano assunzionale, l’esilio dei docenti deciso dal mitologico quanto sconosciuto algoritmo e la condanna alla precarietà di ruolo nel silenzio assordante dei sindacati.
Ma oggi sul banco degli imputati a Crotone siede il decreto dignità cui viene attribuita la responsabilità della perdita del lavoro di circa 400 persone cui la Abramo Customer Care non rinnova o non rinnoverà i contratti ed i cui vertici attribuiscono disinvoltamente le colpe al provvedimento legislativo varato nello scorso mese di luglio. Non ci meravigliamo affatto che la Società Abramo si affranchi da ogni tipo di responsabilità in merito a tali decisioni, pur contestandone vivamente la fondatezza per le evidenti discrasie tra i proclami ed il concreto operare. Ma soprattutto non ci meraviglia affatto, perché ormai di lapalissiana evidenza da molto tempo, la posizione di coloro che dovrebbero difendere gli interessi dei lavoratori. La posizione di coloro che dovrebbero essere al fianco dei lavoratori, di coloro che avrebbero dovuto esultare per un provvedimento che mirava e mira a dare dignità ai lavoratori stabilizzandoli in quanto evidente il loro necessario contributo lavorativo nell’azienda, ed invece si schierano a sostegno dell’azienda avallandone l’operato e, coniando il terrificante slogan “Meglio precari che disoccupati”, ne strumentalizzano la legittima protesta e ne aizzano le ire contro l’attuale Governo reo di avere fortemente voluto dare un forte impulso alla loro stabilizzazione anziché contro chi, dopo averli fatti lavorare per anni come precari, se ne libera disinvoltamente provvedendo a rimpiazzarli, mediante qualche escamotage, con risorse inquadrate in figure di natura diversa (ma che svolgeranno sempre lo stesso lavoro… come dire cambia l’involucro, ma il contenuto del pacco è sempre lo stesso) mirando esclusivamente al proprio interesse e al proprio profitto. Ribadisco. Non ci meraviglia la posizione della società che, se pur disdicevole sotto ogni profilo, resta nel trend di una attività svolta a fini di lucro e certo non di beneficenza. Ma, purtroppo, non ci meraviglia nemmeno la posizione dei rappresentanti sindacali che avrebbero dovuto insorgere contro questo sistema, sostenere la dignità dei lavoratori, combattere contro gli escamotages che li penalizzano e invece si scagliano, a prescindere, contro chi ha operato contro la precarietà ritenendosi evidentemente più in sintonia con chi la precarietà ha sostenuto al punto di sacrificare giovani e meno giovani condannandoli ad un futuro incerto e senza speranze. Auspicando, pertanto, il ritorno dello spirito e l’indipendenza che animò fenomeni come quelli di Solidarnosc, ribadiamo la nostra solidarietà ai lavoratori che oggi protestano invitandoli ad una seria riflessione sulle reali responsabilità della loro attuale situazione e fin d’ora ci dichiariamo disponibili ad essere concretamente al loro fianco qualora vogliano intraprendere qualsiasi azione interlocutoria con l’Azienda, unica responsabile della situazione attuale, in tutte le sedi istituzionali competenti e/o presso il ministero del Lavoro».

 

 

 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo

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