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L'EDITORIALE│Crotone scopre il politico del ''ghe pensi mi''... ma il ''lumbard'' nostrano viene pero' snobbato dai ministri leghisti In evidenza

Scritto da  Pubblicato in Politica Venerdì, 22 Febbraio 2019 10:17

giancarlo cerrelli allevatoriAnche Crotone ha trovato “l’omino del ghe pensi mi”. E’ il leader pitagorico della Lega, Giancarlo Cerrelli. Ogni volta che scoppia un problema interviene e annuncia che la soluzione la solleciterà al ministro competente. E’ successo al tempo in cui si dibatteva del futuro dell’aeroporto e succede oggi con la vicenda del prezzo del latte. Quando scoppiò la questione del futuro dell’aeroporto, messo in forse dalla mancanza di finanziamenti il “lumbard nostrano” annunciò che avrebbe posto il problema al ministro. Probabilmente lo avrà pure fatto, ma se non ci fossero stati i soldi delle royalties di otto Comuni della provincia di Crotone, l’aeroporto Sant’Anna sarebbe stato chiuso definitivamente. L’aeroporto è aperto soprattutto grazie al sacrificio del Comune di Crotone, che messo mano al portafoglio e i benefici di questa scelta non ce l’hanno solo i Crotonesi o gli abitanti degli altri 26 comuni della sua provincia. Con i soldi delle royalties volano anche i lombardi, i cosentini e gli altri italiani che decidono di venire in questa parte della Calabria. Oggi il “ghe pensi mi” nostrano ha deciso di sostenere la lotta degli allevatori della provincia di Crotone e ha annunciato che “informerà subito il ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio dei gravi disagi che vivono gli allevatori della provincia di Crotone”. Così come è successo per l’aeroporto il nostro “lumbard” batte i pugni per difendere il nostro territorio. Meno male che c’è lui, perché altrimenti le nostre aziende rischiavano di fallire. In questa complicata vicenda qualcuno sta dimenticando i motivi che l’hanno originata. I grandi allevatori hanno deciso di abbandonare le regioni italiane (anche la Sardegna) per andare a produrre latte in Romania, Bulgaria e altre realtà nazionali che fanno pagare meno tasse e dove il costo del lavoro è inferiore. Fare concorrenza a questi produttori italiani che operano in altri stati è una impresa impossibile, a meno che il governo nazionale non decida di impedire, a chi produce all’estero, l’utilizzo dei marchi italiani. I grandi produttori che operano all’estero hanno impiantato, nei luoghi degli allevamenti, anche caseifici che trasformano il latte in formaggi. A questi formaggi viene assegnato il marchio di pecorino sardo o crotonese. Questo è uno dei problemi da sollevare al governo nazionale per impedire la concorrenza sleale che ha portato all’abbattimento dei prezzi. Sino ad una decina di anni fa il costo di un litro di latte di pecora era superiore ad un euro, oggi nel Crotonese viene pagato tra i 65 e i 70 centesimi. La colpa è del sistema e la soluzione non si può pensare di risolverla con l’aumento del pagamento del latte deciso con un decreto del Governo. L’Europa non ce lo consentirebbe e comunque questa scelta dovrebbe essere garantita con nuove entrate per le casse dello Stato. Nuove tasse. Gli interventi a sostegno di chi sta chiedendo giustizia e aiuto, se non si tiene conto degli aspetti che hanno provocato la crisi, è solo propaganda elettorale.

 

 

 

 

Gaetano Megna

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