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L'EDITORIALE│Ecco perche' Graziano avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni dopo il ritiro del commissariamento del circolo Pd di Crotone In evidenza

Scritto da  Pubblicato in Politica Venerdì, 26 Luglio 2019 11:57

graziano commissario pdGli scontri tra bande dell’armata Brancaleone non aiutano il Partito democratico. La decisione del commissario regionale dem, Stefano Graziano, di ritirare il commissariamento del circolo cittadino del suo partito lascia adito a molte perplessità. Prima di tutto Graziano avrebbe dovuto avere il buon gusto di rassegnare subito le dimissioni se non altro per salvare la sua immagine e in rispetto a Franco Iacucci che ha trascinato in questa vicenda. Non è stato, infatti, Iacucci a chiedere di fare il commissario del circolo cittadino di Crotone. A Iacucci ha anche dato rassicurazioni che la questione era stata concordata con la segreteria nazionale del partito. L’accettazione, quindi, è avvenuta nella convinzione che la scelta era in linea con l’interesse del partito. Trascinare il dirigente cosentino i questa brutta vicenda non è stato un comportamento corretto. L’idea che se ne ricava da Graziano, invece, è quella di un don Abbondio che ha fatto marcia indietro quando si è accorto di trovarsi davanti un gruppo di dirigenti potenti. Il personaggio di manzoniana memoria, quando doveva fare una scelta, si schierava sempre con i potenti di turno. Da questa vicenda non esce bene né Graziano, né il Pd regionale e nemmeno quello nazionale, che si è prestato ai giochetti delle bande che si combattono senza esclusioni di colpi. Esce malissimo il Pd, che a Crotone e in Calabria merita di essere rilegato nella posizione marginale che gli elettori gli hanno dato a partire dalle elezioni del 4 aprile 2018. A Crotone meno del dieci per cento. Non si illudano i vincitori del braccio di ferro, perché questa vittoria potrebbe avere la stessa sorte di Pirro, che ha vinto contro Roma ma sul campo il numero di morti del suo esercito erano più numerosi degli sconfitti. Senza una ripresa elettorale del Pd, la vittoria di chi ha voluto il ritiro del commissariamento del circolo di Crotone rischia di trasformarsi in una vittoria di Pirro. Prima di tutto perché si registrano malumori che potrebbero sfociare nell’abbandono del Pd. Non sono i mitici 300, che sotto il sole cocente di luglio hanno fatto la fila in via Panella per consegnare la tessera. Ovviamente quella fila non l’ha mai fatto nessuno. La fila non si è nemmeno fatta alle ultime primarie. Non dappertutto la gente è andata a votare e in alcune realtà sono stati copiati gli elenchi di altre primarie e così è anche successo che tra i votanti ci sono stati dei morti. I morti che avevano votato, quando erano vivi, si sono indignati e hanno fatto la fila sotto il cocente sole di luglio per restituire la tessera. Il Pd complessivamente perde, ma ci sono dei vincitori. Hanno vinto i dirigenti di Crotone che hanno fatto ingoiare il rospo, con la pelle coperta di fango, al commissario regionale. Sarà una vittoria di Pirro, ma è pur sempre una vittoria quando lo scontro avviene senza esclusioni di colpi e chi perde resta per terra e chi vince continua a vivere. Ha vinto il “reuccio” Enzo Sculco, che continua a fare tutto quello che gli passa per la mente, perché trova sempre qualcuno disponibile a comportarsi da suddito. Sculco è intelligente e conosce bene l’animo umano e le sue debolezze. E’ un politico da alti scenari. Ha vinto Mario Oliverio che era dato in caduta e, invece, ha dimostrato di avere la forza di far recedere anche la segretaria nazionale e rimangiarsi le scelte fatte. Era stato così anche al tempo di Matteo Renzi. Anche allora in Calabria si raccontava la storiella che il Pd nazionale non voleva candidarlo. Ha vinto alla grande le primarie ed è stato candidato. Oliverio continua ad essere forte anche se il Pd non è più quello di cinque anni fa. Il Pd di oggi fa acqua da tutte le parti: prima commissaria e poi ritira il commissariamento, come se fosse una scelta di normalità. Mai nella storia si era verificata una circostanza simile. Sono cambiati i tempi? Non c’è dubbio, ma sono cambiati anche gli elettori. Non c’è più il voto di appartenenza. Ci fa politica e si candida non può non tenere conto di questo aspetto, altrimenti rischia di restare fuori dalla giostra per sempre.

 

 

 

Gaetano Megna

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