Sabato, 06 Giugno 2020

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L'EDITORIALE│Il suicidio della sinistra calabrese provocato da una classe dirigente ottusa ed egoista: dopo Oliverio il nulla

Posted On Lunedì, 31 Dicembre 2018 10:17 Scritto da

pd spaccatoIl suicidio della sinistra calabrese. La sinistra in Calabria non è morta a causa delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto il governatore Mario Oliverio. La sinistra, infatti, si è suicidata già da molti anni. Si tratta di un suicidio provocato da una classe dirigente ottusa ed egoista. Lo dimostra il fatto che Oliverio non ha sostituti. Non c’è un nome spendibile per sostituirlo nella fase transitoria alla Regione e non c’è un nome spendibile per candidarlo alla guida dell’ente per i prossimi cinque anni. Non è stato così per il centrodestra quando scattarono le manette per il presidente Peppe Scopelliti. E’ stato Scopelliti a continuare a sbagliare indicando un non politico alla guida temporanea della Regione, ma il centrodestra aveva ed ha più nomi da candidare. Non è, purtroppo, così per il centrosinistra. Al momento nell’area di tutto il centrosinistra non c’è un nome che possa intercettare i consensi dei cittadini. A questo centrosinistra non resta altra soluzione se non quella di avviare un processo di ricostruzione che passa attraverso l’individuazione e la crescita di una classe dirigente che possa essere credibile. Al momento c’è solo un gruppo dirigente erede del vecchio Partito comunista italiano, che ha fatto terra bruciata intorno a sé. Nel Pd e nel resto della sinistra non ci sono cresciute le nuove generazioni. I giovani ci sono, ma sono “figli” di Matteo Renzi, che continua a fare danni proprio perché deve perseguire obiettivi di potere, che il popolo italiano non intende più attribuirgli. La ricostruzione della sinistra, soprattutto in Calabria, dovrà essere realizzata con pazienza ed umiltà e potrà avvenire se finalmente si faranno da parte i vecchi arnesi, che hanno avuto tantissimo a livello personale e continuano a chiedere. I vecchi arnesi si facciano da parte o ci penserà il procuratore Nicola Gratteri, che da tempo “ha il fiato” sul collo degli affaristi.