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La Prossima Crotone non ci sta e rispedisce al mittente le accuse: «È il Pd la longa manus sullo sfacelo delle partecipate» In evidenza

Scritto da  Pubblicato in Politica Mercoledì, 09 Agosto 2017 15:41

consiglio comunale votazione«Riteniamo non sia utile e nemmeno granché interessante tornare a parlare di questo Pd e della sua ormai e per fortuna defunta gestione amministrativa della città e della Provincia di Crotone». È la replica della Prossima Crotone alla nota diramata dal Pd in settimana in cui aveva etichettato il modello politico e amministrativo della maggioranza come «fallimentare». «Tuttavia – proseguono quelli della Prossima Crotone – non vorremmo che, ancora una volta, la “storica” ed ormai acclarata verità venisse continuamente stravolta e capovolta, tanto da poter immaginare nuovamente di gabbare i cittadini, addebitando responsabilità a chi non ne ha, ma soprattutto autoassolvendosi. Ci riferiamo alla dolorosa vicenda delle società partecipate, una storia che, evidentemente, necessita di un ennesimo momento di verità, e ci promettiamo di fare più interventi per dare notizie certificate e dettagliate, sulla base delle quali i cittadini avranno la possibilità di tornare ad esprimere i propri giudizi e le proprie valutazioni, serenamente. L’esigenza di questo intervento nasce dal fatto che sulle travagliate vicende che hanno riguardato le società partecipate di Comune e Provincia, questo Pd continua a raccontare favole invece della verità. Partiamo da Soakro (società interamente pensata, progettata e realizzata negli anni 2005/08, dall’allora Provincia di Crotone interamente e solitariamente gestita da un presidente del Partito democratico). Nessuna Provincia della Calabria ha avuto identica e “catastrofica genialità”, e tutti gli altri territori calabresi si sono accorti in tempo della impossibilità di mettere in piedi un “baraccone fallimentare” che avrebbe provocato tanti guasti pari a circa 60 milioni di euro di debiti in soli 9 anni, come certificato dalla magistratura. Gli effetti di questo autentico disastro non si sono circoscritti alla sola Soakro, fallita nel 2016, ma hanno avuto conseguenze gravissime sull’intero sistema delle piccole e medie imprese locali e sull’occupazione diretta e indiretta, soprattutto quest’ultima ha subito un duro contraccolpo da anni di mancati pagamenti. Questa folle gestione ha prodotto la perdita di oltre cinquanta posti di lavoro, tra le aziende fornitrici di Soakro, oltre chiaramente alle conseguenze sui lavoratori diretti che negli anni sono cresciuti a dismisura senza alcun criterio economico, ma solo quello tipicamente clientelare. Altro che chiacchiere. Per non dimenticare facilmente questa storia, gli attuali dirigenti crotonesi del Pd farebbero bene a tenerla in mente, e magari annotarla su un quadernino, storia che tutt’oggi pesa enormemente sulle spalle dei cittadini.vAltro che chiacchiere. Rimaniamo sempre in Provincia ma cambiamo partecipata e passiamo a Gestione servizi. Anche questa è una genialità di quell’epoca e rientra nelle degenerate tendenze mirate alla “esternalizzazione di servizi” e alla creazione di un “malsano capitalismo” degli enti locali, che ha prodotto solo e soltanto danni all’economia e soprattutto ai lavoratori e alle loro famiglie. Anche questa vicenda ha una storia dolorosa e lunga, che ha avuto il suo epilogo con la presidenza del sindaco Peppino Vallone che, imperterrito, ha tenuto a “pane e acqua” tutti i lavoratori di Gestione servizi con il non dichiarato obiettivo di prenderli per sfinimento, pensando di risolvere in questo modo il problema. Un’ottima linea e una straordinaria strategia di rinvio! Il colpo finale è stato inferto dalla legge Delrio (personaggio di loro conoscenza), che ha strozzato finanziariamente le Province, mettendole nella impossibilità non solo di poter provvedere al mantenimento di alcuni servizi essenziali, che l’ente intermedio deve erogare per legge, ma anche agli stessi dipendenti pubblici. Quanto poi al recente, e richiamato, incontro che si è svolto alla “cittadella” con il vicepresidente della Giunta regionale, Antonio Viscomi, vorremmo ricordare agli sprovveduti dirigenti crotonesi del Pd che la Regione è in lunghissimo ritardo, per non dire letargo, rispetto alle norme della “Legge Madia” sulle partecipate, che prevede la creazione di un “albo regionale”, nel quale collocare tutti i lavoratori delle società partecipate in esubero delle partecipate, per provvedere alla loro ricollocazione. La Regione, ad oggi, non ha combinato nulla e non ha adempiuto alle disposizioni della legislazione nazionale. Che ora, il vicepresidente della Regione dichiari di interessarsi del problema, anche se tardivamente, non può che farci piacere e seguiremo con attenzione che quanto dichiarato venga puntualmente mantenuto per evitare che, ancora una volta, ci sia il solito “panegirico” nei confronti dei lavoratori interessati. Per quanto riguarda l’attuale presidente della Provincia di Crotone, Nicodemo Parrilla, eletto a gennaio 2017, fin da subito e con diverso e più responsabile atteggiamento, ha messo a disposizione dei lavoratori tutte le somme disponibili che non sono sufficienti a risolvere il problema. Adesso tocca alla Regione mettere in campo le proprie iniziative. Altro che chiacchiere. Per non parlare poi della “perla” delle società partecipate: Akros. Altra “genialità” sempre dagli stessi costruita in consorzio e connubio con il gruppo Vrenna, con l’intento di gestire il sistema dei rifiuti dell’intero territorio della Provincia di Crotone, comprendente tutti i ventisette Comuni. L’esito di questo scellerato disegno è sotto gli occhi di tutti e non ci sono parole e frasi per commentarlo. La società è fallita nell’aprile 2016, anch’essa ha prodotto debiti che si sono scaricati sul sistema “economico e sociale” del territorio, provocando la perdita di un centinaio di posti di lavoro diretti e indiretti. Il bello della storia è costituito anche dal fatto che i Comuni che hanno abbandonato Akros, affidando il servizio ad altre società, non hanno applicato, se non in minima parte, la clausola sociale per la salvaguardia dei posti di lavoro, con il silenzio complice di chi avrebbe dovuto controllare e tutelare i lavoratori, scaricando di fatto un fardello economicamente insostenibile, composto da 64 unità lavorative, sulla sola città di Crotone. A proposito, ma gli attuali dirigenti del Pd amano Crotone? Il dubbio è lecito!Altro che chiacchiere...».

 

 

 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo

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