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Rete Sprar di Crotone contro dl Sicurezza: «Produrra' solo maggiore insicurezza sociale per gli italiani e piu' costi per lo Stato» In evidenza

Scritto da  Pubblicato in Politica Giovedì, 08 Novembre 2018 17:36

rete sprar crotone«Si è svolto questa mattina, alla presenza di Angela Robbe (assessore alle Politiche sociali della Regione Calabria), Alessia Romano (assessore alle Politiche sociali del Comune di Crotone) e Carmine Maio (sindaco di Carfizzi), un incontro tra le organizzazioni del terzo settore della provincia di Crotone che operano nell’ambito del sistema Sprar». Lo rende noto il Comitato Reti Sprar della Provincia di Crotone (Cooperativa Agape Cooperativa Agorà Kroton, Cooperativa Baobab Cooperativa Kroton Community e Prociv ARCI Isola Capo Rizzuto) cui aderiscono anche l’Arci Provinciale Legacoop Sociale, l’associazione I Sentinelli di Crotone, Mga, Associazione Forense Nazionale e Associazione Terra e libertà Associazione Volontari di Strada. «A seguito dell’approvazione – spiegano nella nota – del Decreto Sicurezza e Immigrazione, avvenuta ieri dal Senato, esprimiamo preoccupazione per le conseguenze che deriveranno in virtù dello smantellamento del sistema di accoglienza e integrazione finora attuato anche attraverso la rete Sprar. Siamo fiduciosi che prosegua il confronto tra Governo e Anci sul tema dei flussi migratori e dell'accoglienza, per trovare una mediazione che eviti le pesanti ripercussioni che deriveranno dall’applicazione di politiche che non tengono in nessuna considerazione la realtà dei numeri degli stranieri in Italia.
rete sprar crotone pubblicoIl rimpatrio dei quasi 500mila stranieri irregolari presenti nel territorio italiano (stime 2017, fonte Fondazione Ismu), se attuato al ritmo attuale, richiederà 80 anni: mancano accordi di rimpatrio con molti dei paesi di provenienza e se pur si aumentasse di dieci volte la velocità di espulsione serviranno 8 anni. Nel frattempo mezzo milione di persone vagherà senza alcuna possibilità di accesso ai servizi di base, senza poter accettare lavoro regolare, entrando nella zona grigia della clandestinità con il rischio che diventi manodopera a buon mercato per la criminalità. Un effetto immediato sarà un aggravio dei costi dei sistemi di welfare territoriale: le amministrazioni comunali da stime Anci sosterranno 286 milioni di euro l’anno per i costi assistenziali legati ai migranti con forte disagio sociale ed ai nuclei familiari con minori, che inevitabilmente si troveranno per strada. Immaginare una risposta repressiva non è priva di conseguenze sul bilancio dello stato. Ogni detenuto in Italia costa 50.000 euro l’anno, per cui se si intendesse aumentare la capacità del sistema penitenziario nazionale si dovrebbe quanto meno raddoppiarlo.

rete sprar crotone pubblico fronteAttualmente si attesta poco al di sotto dei 60.000 posti, duplicarlo per contenere gli irregolari che potrebbero dedicarsi ad attività criminali comporterà 3 miliardi di euro per anno. La presenza di una popolazione irregolare che vive in condizioni di povertà avrà inevitabili conseguenze in termini di maggiore ricorso a cure sanitarie, tenendo conto che il costo giornaliero medio di un ricovero è di 750 euro è facile comprenderne gli effetti sulla spesa sanitaria. A meno che si pensi di lasciar fuori dagli ospedali i migranti irregolari, aspettando che la natura faccia il suo corso. La nostra proposta, al di là dei valori di solidarietà e dignità della persona divenuti fuori moda, al di là del cinismo e della divisione sociale alimentati da anni di politiche migratorie evidentemente inadeguate, è puntare alla integrazione dei migranti quale soluzione realistica, conveniente e sostenibile. Dal decreto Sicurezza e Immigrazione deriveranno soltanto maggiore insicurezza sociale per gli italiani, causata da una popolazione migrante già presente in Italia che diverrà invisibile, e soprattutto maggiori costi su un bilancio dello stato che già oggi non è in grado di dare risposte adeguate agli italiani in forte difficoltà economica».

 

 

 

 

«Si è svolto questa mattina, alla presenza di Angela Robbe (assessore alle Politiche sociali della Regione Calabria), Alessia Romano (assessore alle Politiche sociali del Comune di Crotone) e Carmine Maio (sindaco di Carfizzi), un incontro tra le organizzazioni del terzo settore della provincia di Crotone che operano nell’ambito del sistema Sprar».

Lo rende noto il Comitato Reti Sprar della Provincia di Crotone (Cooperativa Agape Cooperativa Agorà Kroton, Cooperativa Baobab Cooperativa Kroton Community e Prociv ARCI Isola Capo Rizzuto) cui aderiscono anche l’Arci Provinciale Legacoop Sociale, l’associazione I Sentinelli di Crotone, Mga, Associazione Forense Nazionale e Associazione Terra e libertà Associazione Volontari di Strada.

«A seguito dell’approvazione – spiegano nella nota – del Decreto Sicurezza e Immigrazione, avvenuta ieri dal Senato, esprimiamo preoccupazione per le conseguenze che deriveranno in virtù dello smantellamento del sistema di accoglienza e integrazione finora attuato anche attraverso la rete Sprar.

Siamo fiduciosi che prosegua il confronto tra Governo e Anci sul tema dei flussi migratori e dell'accoglienza, per trovare una mediazione che eviti le pesanti ripercussioni che deriveranno dall’applicazione di politiche che non tengono in nessuna considerazione la realtà dei numeri degli stranieri in Italia.

Il rimpatrio dei quasi 500mila stranieri irregolari presenti nel territorio italiano (stime 2017, fonte Fondazione Ismu), se attuato al ritmo attuale, richiederà 80 anni: mancano accordi di rimpatrio con molti dei paesi di provenienza e se pur si aumentasse di dieci volte la velocità di espulsione serviranno 8 anni.

Nel frattempo mezzo milione di persone vagherà senza alcuna possibilità di accesso ai servizi di base, senza poter accettare lavoro regolare, entrando nella zona grigia della clandestinità con il rischio che diventi manodopera a buon mercato per la criminalità.

Un effetto immediato sarà un aggravio dei costi dei sistemi di welfare territoriale: le amministrazioni comunali da stime Anci sosterranno 286 milioni di euro l’anno per i costi assistenziali legati ai migranti con forte disagio sociale ed ai nuclei familiari con minori, che inevitabilmente si troveranno per strada.

Immaginare una risposta repressiva non è priva di conseguenze sul bilancio dello stato. Ogni detenuto in Italia costa 50.000 euro l’anno, per cui se si intendesse aumentare la capacità del sistema penitenziario nazionale si dovrebbe quanto meno raddoppiarlo. Attualmente si attesta poco al di sotto dei 60.000 posti, duplicarlo per contenere gli irregolari che potrebbero dedicarsi ad attività criminali comporterà 3 miliardi di euro per anno.

La presenza di una popolazione irregolare che vive in condizioni di povertà avrà inevitabili conseguenze in termini di maggiore ricorso a cure sanitarie, tenendo conto che il costo giornaliero medio di un ricovero è di 750 euro è facile comprenderne gli effetti sulla spesa sanitaria. A meno che si pensi di lasciar fuori dagli ospedali i migranti irregolari, aspettando che la natura faccia il suo corso.

La nostra proposta, al di là dei valori di solidarietà e dignità della persona divenuti fuori moda, al di là del cinismo e della divisione sociale alimentati da anni di politiche migratorie evidentemente inadeguate, è puntare alla integrazione dei migranti quale soluzione realistica, conveniente e sostenibile.

Dal decreto Sicurezza e Immigrazione deriveranno soltanto maggiore insicurezza sociale per gli italiani, causata da una popolazione migrante già presente in Italia che diverrà invisibile, e soprattutto maggiori costi su un bilancio dello stato che già oggi non è in grado di dare risposte adeguate agli italiani in forte difficoltà economica».

 

Riceviamo e pubblichiamo

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