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Rori De Luca spiega le sue dimissioni da assessore all'Urbanistica: «Divergenze di vedute con la leadership politica del movimento» In evidenza

Scritto da  Pubblicato in Politica Giovedì, 31 Gennaio 2019 19:22

rori deluca 902«Divergenze di vedute con la leadership politica del movimento» e «consapevolezza della scarsa possibilità di attuare il programma amministrativo della coalizione». Sono queste, in estrema sintesi, le motivazioni che hanno spinto Rori De Luca a rassegnare le sue dimissioni da assessore all’Urbanistica del Comune di Crotone. Dimissioni che il professionista crotonese ha formulato «in modo irrevocabile» nella tarda mattinata di oggi. Più che risentito e nervoso (indiscrezioni parlano di un’accesa discussione consumatasi ieri sera nel corso di una riunione politica convocata nel quartier generale della Prossima Crotone per fare il punto sull’azione amministrativa di metà mandato), è stato un Rori De Luca pacato e riflessivo quello che oggi pomeriggio ha incontrato i giornalisti crotonesi per motivare la sua decisione di rimettere nelle mani del sindaco Ugo Pugliese le sue deleghe. Quasi Rori abbia voluto togliersi un peso dallo stomaco maturato nell’arco di questo anno e mezzo di assessorato. «Sono abituato a rispettare i ruoli e la leadership – ha detto De Luca, ma quando con queste emergono divergenze sugli obbiettivi e le finalità dell’azione politica ritengo giusto separarle». Nulla di personale per De Luca che ha tenuto a ringraziare chi gli ha dato l’opportunità di fare questa esperienza al servizio dei cittadini. Ma solo la constatazione che, quanto fin qui portato avanti, «non avrebbe trovato la concretezza necessaria in atti amministrativi». Per il resto, De Luca ha affidato le sue memorie a una lunga lettera che vi proponiamo integralmente.

 

Oggi ho rimesso le mie deleghe al sindaco Pugliese.

Ho quindi rinunciato alla carica di Assessore del Comune di Crotone. Sento, quindi, la necessità di dare una precisa spiegazione di questa decisione per rispondere al mio senso di responsabilità; verso il Sindaco, verso chi guida la coalizione politica con cui mi sono candidato e con cui ho condiviso l’esperienza istituzionale: ma prima e di più, nei confronti della città e dei suoi cittadini a cui ho destinato il mio impegno.
Essere chiaro mi consentirà anche di evitare le speculazioni e le interpretazioni più o meno fazione o fantasiose della mia scelta. Possibili e forse anche probabili, come ho potuto imparare in questi mesi. Ho pensato spesso a dove mi avrebbe portato la mia scelta di scendere in campo e coltivare la vita politica. Pensavo che avrei tirato le somme delle cose fatte, che avrei fatto un bilancio e che mi sarei goduto il successo, se e quando fosse arrivato; o che avrei riflettuto sull’eventuale insuccesso. Ma allora avevo una prospettiva parziale. Oggi lascio la mia funzione istituzionale e credo di aver guadagnato un angolo visuale obbiettivo. La funzione pubblica, il lavoro nell’esecutivo comunale hanno un valore speciale per me. E richiedono motivazione e fiducia, occorre credere fermamente di poter raggiungere risultati e cogliere obbiettivi per tutte le persone che dipendono da quella funzione e che in quel lavoro ripongono sogni ed aspettative.
Scrivo queste parole e provo ad immaginarne l’effetto. A chi mi ha attratto verso la vita politica e mi ha offerto l’opportunità di farne parte racconto la mia visione, come ho sempre fatto finora.
E al contempo mi sottopongo al giudizio della città, com’è giusto che faccia chi occupa una posizione pubblica. Vengo da un mondo che osserva regole semplici e rigorose. Nel quale si identificano obbiettivi senza porsi limiti. Su quegli obbiettivi si programmano strategie, si fanno progetti. Infine quei progetti di realizzano. Con mezzi, risorse e unendo le forze di più uomini e donne, condividendo competenze e strumenti, lavorando con intensità e senza pause. I risultati sono direttamente proporzionali allo sforzo, alla disciplina ed all’apporto di ciascuno. Vengo da quel mondo. Convinto che quegli schemi, quei valori e quelle intenzioni fossero indispensabili al cambiamento di Crotone. E che le forze civiche della città fossero pronte a dare un contributo disinteressato e qualificato alla crescita collettiva. Dai crotonesi a Crotone, per i crotonesi.
Perché io sono un crotonese. Chiarisco. Non ho nulla da recriminare e nessuno da giudicare.
Anzi, al contrario, ho molte persone da ringraziare. Per avermi concesso fiducia, per avermi affidato questioni importanti e per aver fatto il loro meglio. Ma credo negli obbiettivi e giudico i risultati; per questo ho deciso di lasciare il mio ruolo. Nel momento in cui raccolgo gli esiti di un anno e mezzo di lavoro. Passo in rassegna le cose fatte, come mi ero ripromesso di fare. L’oggetto delle mie deleghe mi aiuta ad essere ordinato.
1. Urbanistica.
Ho accettato quella delega perché ero (e sono tuttora) convinto che la svolta più importante della città si sarebbe giocata sulla capacità di (ri)avviare il processo di approvazione del Piano Strutturale Comunale (PSC). Non sono un urbanista, ma non era necessario esserlo per farlo. E così l’ho fatto. In pochi mesi siamo ripartiti da dove il lavoro si era interrotto quindici anni prima. A gennaio abbiamo aperto i primi confronti con le associazioni e gli ordini professionali, a febbraio abbiamo redatto il Documento Preliminare, la abbiamo raccontato e spiegato alle Commissioni Consiliari. Infine il Consiglio Comunale lo ha approvato il 26 febbraio 2018. Tutto secondo le regole e con i tempi di un’amministrazione moderna ed efficiente. Con qualche critica. Ho pensato di rallentare, dunque. Dividendo il percorso in passi brevi e consentendo maggiori approfondimenti. Tavoli tematici. Che hanno ospitato tutte le istanze, considerato tutte le eccezioni e consentito ogni confronto. L’importante, per me, era il fine; l’obbiettivo. Niente protagonismi e nessuna gestione del ruolo. Il mio schema resta quello di cui ho già detto. Analisi, strategia, progetto, azione e risultato. Ho fatto il mio meglio. Adesso non manca che concludere la Conferenza di Pianificazione. L’ultimo passo del percorso, prima dell’avvio della progettazione vera e propria. Lascio, quindi, il ruolo con tranquillità. Altri (molti) ambiscono a fare la loro parte e spero che sappiano raccogliere il frutto di questo lavoro. Da cittadino, li osserverò e mi aspetto di vedere presto il risultato finale.
2. Impianti sportivi.
La delega sul tema degli impianti sportivi è giunta tardi. Ed è stata distribuita su ben tre assessori. Mi è parso insolito, ma non sono abituato a pormi domande se non mi interessano le risposte. Era chiaro che occorreva lavorare, presto e con competenza (tema ricorrente questo). Ho fatto ancora del mio meglio. Piscina Olimpionica e Stadio Ezio Scida sono gli esempi. Sulla Piscina è stato necessario un’atto forte, che ripristinasse lo schema essenziale. Senza accanimenti e con un fine preciso. Oggi tutto è in sicurezza. Non rimane che indire la gara ad evidenza pubblica ed affidare la gestione definitiva, per valorizzare la gestione di un bene importante del patrimonio comunale. Ma occorre agire e non indugiare. Per dimostrare le intenzioni con i fatti. La macchina amministrativa e gli uffici sapranno fare ciò che serve. Lo spero e ci confido. Lo stadio, invece, merita un discorso a sé stante. Errori di valutazione, una scarsa (se non assente) strategia iniziale hanno generato un quadro molto difficile. Quando mi è stato chiesto di occuparmene ho applicato il mio metodo. L’amministrazione comunale è sempre stata in vantaggio rispetto ad un apparato ministeriale troppo pieno di sé. Ho dovuto faticare per poter mettere in campo le azioni giudiziali che mi sembravano la giusta soluzione del problema. L’ho fatto. E la città ha avuto ragione. L’ultima volta pochi giorni fa davanti al Consiglio di Stato. Ma sappiamo tutti che quello non è l’approdo definitivo. E sappiamo che chi governa la città deve assumere decisioni molto più ferme e mettere in campo azioni che nessun giudice potrà compiere. Si tratta di visione politica e di capacità amministrativa. Anche in questo caso lascio il mio posto con tranquillità; perché la strada è segnata e, a chi mi succederà non resta altro da fare che percorrerla. Velocemente e con competenza.
3. Programmi complessi
Mi occupo da tempo del rapporto del Comune di Crotone con Eni. Ho intuito che la città si trovava (e si trova tuttora) di fronte ad una sfida cruciale. Dal risultato di questa può dipendere moltissimo. C’era uno spazio ed un’opportunità per l’incasso dei tributi sugli immobili e lo abbiamo colto con l’assessore Proto. Il mio metodo ha avuto successo. Abbiamo agito in modo coordinato e rapido. Abbiamo ottenuto il riconoscimento del credito integrale per la parte di capitale e degli interessi. Quindici milioni di euro in 24 mesi. Cinque anticipati, e cinque ogni anno. Oggi ne abbiamo già incassati 10. Abbiamo altri due obbiettivi. Creare a Crotone un Comitato Tecnico Scientifico che dia alla città conoscenza dei dati sulla subsidenza e le risorse economiche e scientifiche per il monitoraggio dei fenomeni costieri. Sottoscrivere accordi precisi per chiudere un passato mal gestito e disciplinare il futuro dello sfruttamento dei giacimenti di gas. C’è interesse da parte della multinazionale. E ci sono ingenti risorse destinate a coltivare quell’interesse. Questa occasione è davvero fondamentale per Crotone. Ma ogni volta che l’azione amministrativa rallenta o si interrompe, concediamo la possibilità di rimettere tutto esattamente com’era, di ripartire dal via. In questa vicenda, come in nessun altra, è determinante la visione. Bisogna comprendere quanto è grande il valore di cui disponiamo e non commettere l’errore di vendere un intero campo al misero prezzo di un solo raccolto. È stato questo l’errore che si è commesso per molti anni e che ho promesso a me stesso di non ripetere. Alcuni giorni fa ho annunciato che si sarebbe mosso un altro passo importante, che sarebbe nato un comitato tecnico scientifico finanziato con 6 milioni di euro. I fatti oggi mi danno ragione. Il comitato scientifico nascerà e la sua dote sarà di sette milioni e mezzo di Euro. Adesso più di prima è necessario far entrare nell’amministrazione e nella politica il valore del merito e della competenza per raccogliere un risultato che è molto più grande di quello che la politica di oggi ha saputo immaginare. Lascio anche in questo caso per una diversità insanabile di veduta, prospettiva e scopo. Augurandomi che la conoscenza e la professionalità diventino l’arma vincente. A questa partita infatti sono legate le vere prospettive di recupero del ritardo che il nostro territorio ha accumulato. Immagino da tempo che, grazie alla lavoro con Eni, Crotone possa trasformarsi: da ultima a primo, vero esempio di riscatto contemporaneo. Ricerca, scuola, Università, start-up, incubazione di imprese, raccolta fondi, e qualificazione tecnologica sono solo alcuni dei titoli di questo racconto. Tutto da scrivere. Un altro caso patologico è quello dell’Aeroporto. Qui si sono collezionati clamorosi errori di analisi e si sono sommate valutazioni del tutto artificiose solo per mantenere relazioni politiche finalizzate ad altri effetti. Con un risultato drammaticamente insufficiente. Ho condiviso con questa amministrazione idee, progetti e strumenti per realizzarli. Non sono riuscito a convincere i miei compagni di viaggio a seguirmi su quella strada. E in questo caso lascio con una certa delusione e con scarso ottimismo per il futuro. Anche sul progetto di Antica Kroton ho investito tempo e passione. Firmati gli accordi fondamentali ho proposto che il progetto fosse affidato a menti e cultura di competenza superiore. Ritenevo e ritengo che la città non disponga di tutto quanto serve per finalizzare davvero quell’enorme potenziale. Tantomeno ne dispone la politica. Ho difeso in ogni caso il progetto da supposizioni ed illazioni strumentali. Oggi sono altri ad occuparsene. Non intendo giudicare quel lavoro e quindi mi limiterò ad augurare a Crotone il miglior risultato possibile.
4. Società partecipate:
Anche questa delega è nuova. Conosco professionalmente molto bene questo mondo. E per questo la mia analisi sarà netta e breve. Su a Akrea, ciclo industriale della raccolta differenziata, Ato rifiuti si è tergiversato troppo lungo e si sono commessi errori di impostazione gravi. La sola cura sarebbe di prenderne atto e mettere immediatamente in campo una vera progettualità basata sul merito. Finora non ho avuto ascolto e quindi, anche in questo caso, mi affranco volentieri dalla carica. Osserverò da cittadino se l’amministrazione saprà compiere questo radicale cambiamento. In caso contrario ne pagherò, insieme all’intera città, le conseguenze. Dulcis in fondo, la Corte dei Conti. Mi sono inserito con un po’ di prepotenza e mio malgrado in questa situazione. Quando mi sono accorto che si stava navigando a vista, senza punti di riferimento e senza una meta precisa. Sono stato accusato di catastrofismo e protagonismo. Non era così, e i fatti lo hanno dimostrato. Ho assistito al coraggioso riconoscimento di responsabilità compiuto dal vicesindaco Proto. Adesso il destino dei conti pubblici della città è affidato alla capacità di servirsi della Fondazione Trasparenza, dei suoi uomini e dei suoi strumenti per compiere un’inversione di rotta radicale e definitiva. Che può trasformare un evento negativo nell’avvio di un nuovo corso virtuoso è florido. Tutto dipende da ispirazione, volontà e competenza. E ci sono aree della macchina organizzativa che devono essere stravolte e riformate. Ci vuole coraggio. Amministrativo, sociale e politico. Mi fermo qui.
Ho offerto quanto ho potuto alla mia parte politica ed alla squadra di governo. E, dunque, riconosco di non poter fare altro. Da qui, in questo ruolo, in questo contesto non sono più utile. Qualsiasi progetto, ogni obiettivo, presuppongono una sequenza di scelte. La prima è dedicata alle persone. Occorre decidere a chi affidare lo scopo, confidando nelle sue qualità. Una regola banale ma ineluttabile, che in politica si arricchisce di un vantaggio in più: la collegialità, la squadra, la somma delle qualità dei singoli che genera un aumento esponenziale del valore collettivo. E, dunque, una maggiore probabilità di realizzare lo scopo è connessa ad una scelta più consapevole e libera dei soggetti che sono chiamati a lavorare per raggiungerlo. Credevo di essere chiamato proprio a questo fine. E per questo ho scelto di dedicare tempo e d energie alla città. Nella mia decisione non c’è alcuna ricerca di responsabilità Nessun giudizio. Al contrario, un sincero augurio per un cammino fruttuoso. Ma contemporaneamente una precisa scelta. Di cercare altri percorsi ed altre vie per realizzare lo scopo che non è cambiato. Nuove idee e soprattutto nuove strategie.
Nuovi compagni, ovviamente. E necessariamente. Se la città dirà che l’obbiettivo è ancora valido e che ci sono donne ed uomini che vogliono mettere il loro valore al suo servizio. Oggi conosco il valore del consenso. Che non si costruisce promettendo risposte ai bisogni altrui. Ma, al contrario, dando risposte chiare a quelle esigenze e cambiando così la vita delle persone.

Rori De Luca

 

 

 

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