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Sanita', il ''caso Brisinda'' non si placa: la sanzione della censura scritta applicata dall'Asp di Crotone nei confronti del primario di Chirurgia In evidenza

Scritto da  Pubblicato in Politica Mercoledì, 20 Febbraio 2019 17:11

brisinda primo pianoCensura scritta per Giuseppe Brisinda, direttore dell’unità operativa di chirurgia dell’ospedale di Crotone. Il provvedimento disciplinare è stato proposto dal presidente del Nucleo di valutazione a conclusione di un iter procedurale avviato lo scorso 6 luglio. Quando con nota 0032313 “è stata elevata contestazione di addebito nei confronti” del primario di Chirurgia, “da parte dell’Ufficio procedimenti disciplinari dell’Azienda sanitaria provinciale, “ai sensi e per gli effetti della vigente normativa contrattuale, dei codici di comportamento in vigore, non che degli articoli 55 e 55bis del D.lvo n. 165/2001”. L’esame dei fatti contestati si è concluso lo scorso 14 febbraio con la consegna del verbale redatto dal Nucleo di valutazione. Con la determina 0197 dell’Unità operativa complessa dell’Asp si è preso atto che, a conclusione dell’iter, “la sanzione disciplinare stabilita dall’Ufficio è quella prevista dall’articolo 8, comma 4 del Ccnl, corrispondente alla censura scritta”.


Contro la decisione disciplinare si era subito espresso il deputato pentastellato Francesco Sapia, membro della commissione sanità. «Alla fine la montagna ha partorito il topolino». Aveva commentato il parlamentare Cinquestelle con riferimento alla sanzione della censura scritta applicata dall'Asp di Crotone nei confronti del primario della propria Chirurgia ospedaliera, Giuseppe Brisinda «al termine dell'ennesimo procedimento disciplinare nei confronti del professionista. A Brisinda – commenta Sapia –, abilitato come professore ordinario di Chirurgia generale, proveniente dal policlinico Gemelli e autore di centinaia di pubblicazioni scientifiche, l'Asp di Crotone aveva attribuito una mortalità del 24%, come uno che entra in sala operatoria con il kalashnikov. Ciò malgrado la stessa Asp avesse gioito, dati alla mano, per gli ottimi risultati del primario e riportato un indice di letalità del reparto dell'1,57%, in merito al 2017. Numeri a parte o a piacere, la relazione conclusiva dell'ispezione ministeriale della scorsa estate, richiesta insieme alla collega Dalila Nesci, aveva certificato errori metodologici del responsabile del rischio clinico dell'Asp di Crotone, che, non contenta, per Brisinda aveva avviato un nuovo procedimento disciplinare, malgrado il giudice gli avesse dato ragione in due occasioni. Brisinda era dunque finito ancora sotto procedimento disciplinare, sulla scorta delle conclusioni di una commissione di esperti, chiamata a valutare 20 casi clinici ma fermatasi a 10 e con un componente astenuto per addotti impegni di lavoro. La relazione degli esperti parlava di incongrua asportazione di organi e di altri gravi comportamenti, puntualmente smontati dal chirurgo, su base documentale. Perciò bisognava trovare una “Brisindexit” e salvare la faccia, il che è avvenuto con la censura scritta, che probabilmente soddisfa, magari solo in parte, chi ha spinto per il nuovo procedimento a carico del professionista, punito con la motivazione di omessa vigilanza circa la compilazione di cartelle cliniche, senza che siano stati individuati e sanzionati gli autori di eventuali omissioni a riguardo. L'intera vicenda conferma che in Calabria la sanita' e' gestita secondo logiche di potere, che non c'entrano affatto con la tutela della salute e con la crescita delle strutture pubbliche della regione. Consiglio al professor Brisinda – conclude Sapia – di ritornare al Gemelli, per evitare ulteriori ingiuste sofferenze e perché in Calabria, in cui il palazzo vuole spesso premiare soggetti mediocri e incompetenti, evidentemente egli non è gradito».


Per completezza di informazione è utile riportare alcune valutazioni del verbale redatto dal ministero della Salute in seguito ad una visita ispettiva, effettuata il 24 e il 25 luglio del 2018, “ai fini di valutare presunta criticità” presso il reparto di chirurgia generale” dell’ospedale di Crotone.
Nel verbale viene evidenziata una gestione regionale e dell’Asp crotonese non confacente ai bisogni dell’utenza, ma viene espresso anche un giudizio negativo sulla gestione del reparto di Chirurgia. Gli ispettori, a proposito della situazione del reparto, scrivono che “il clima percepito nel corso dell’intero audit è stato sovente di tipo conflittuale, tendente a volte ad una certa deresponsabilizzazione rispetto ai compiti istituzionali, sulla base di una quasi passiva accettazione di modalità di funzionamento dell’intero apparato assistenziale, verosimilmente anche quando le stesse non appaiono ritenute del tutto idonee all’appropriata ed efficiente gestione dei casi clinici”. Nel reparto gestito da Brisinda c’è, quindi, un clima conflittuale, che era “sereno sino al 2016”. I medici sentiti sono tutti concordi nel sostenere la situazione di conflittualità, “ma nessuno ha saputo fornire elementi di chiarezza”. Più precisa, invece, la denuncia su “presunte anomalie nell’attribuzione dei livelli di responsabilità e di competenza operata dal direttore della Uoc (Brisinda, ndr) sia alla opportunità di formazione e valorizzazione professionale, sia in merito alla possibilità automizzazione nello svolgimento delle ordinarie attività assistenziali di reparto e di sala operatoria”. Nel verbale emerge che nel reparto di chirurgia vi sono problemi di organizzazione delle attività, che spettano al primario. A questo proposito si legge: “E’ compito del direttore di struttura complessa, infatti, provvedere con ogni utile iniziativa a generare un clima organizzativo favorevole all’uso ottimale delle risorse ad esso assegnate, anche attraverso l’equilibrata individuazione dei carichi di lavoro e dei volumi prestazionali affidati a ciascuno”. Sempre nel verbale del ministero della Salute “si esprime viva preoccupazione per la possibilità che tali anomalie (conflitti tra i medici del reparto, ndr) possano costituire un serio pregiudizio per la sicurezza dei pazienti”. Il problema della conflittualità non può essere ignorato, perché come evidenzia il ministero della Salute, a farne le spese sono alla fine i pazienti. Conflittualità che, tra l’altro emerge, anche fuori dal contesto del verbale redatto in seguito alla visita degli ispettori. Ci sono vertenze legali in atto e c’è un esposto di una dottoressa del reparto all’Ufficio deontologico legale dell’Ordine dei medici di Roma, dove Brisinda risulta essere iscritto. Nel passato ci sono stati altri bravi primari che hanno diretto i reparti dell’ospedale di Crotone, compreso quello di chirurgia (dottor Domenico Romano). Primari che hanno fatto scuola e hanno prodotto crescita professionale. I fatti sono questi e in Italia un titolo di dottore o professore non si nega a nessuno, nemmeno a quelli che non lo hanno mai ricoperto.

 

 

 

 

 

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