Domenica, 12 Luglio 2020

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Sanita', Sarcone (Idm): «Calabria investa su formazione, ricerca, assistenza e cultura»

Posted On Giovedì, 07 Maggio 2020 12:13 Scritto da Riceviamo e pubblichiamo

«Le sfide sanitarie del futuro passano attraverso la formazione, la ricerca, l’assistenza e la cultura». È quanto scrive Francesco Sarcone, in qualità di segretario provinciale di Idm (L’Italia del Meridione) di Crotone, in una missiva rivolta a: presidente della Regione Calabria, commissario del Piano di rientro dal debito sanitario, direttore del dipartimento Salute Regione Calabria, rettore dell’Università Magna Greacia e Commissario straordinario del policlinico di Germaneto.

Scrive Sarcone: «Noi calabresi de “L’Italia del Meridione”, vogliamo ricordare con forza e umiltà, la storia della nascita dell’Università in Calabria e il suo lento declino. Idm è un movimento politico che partendo dai territori vuole ridare ad una terra il Meridione e nello specifico alla Calabria, la giusta dignità e il giusto ed equilibrato peso politico desiderando un’Italia unita realmente. E lo vogliamo fare valorizzando la storia, le menti, le professionalità, evitando la fuga delle menti e l’impoverimento voluto e perenne della nostra terra e partendo dalla formazione, dal sapere, dalla cultura e dalla salute, simboli, modelli e culla della civiltà del Meridione fin dal VII e VI a.C., “Era la nostra una società sana, fondata sull’armonia e la pace”, sosteneva Pitagora. Siamo sempre più convinti che di fronte al più grande scempio politico a cui stiamo assistendo, la vera Unità d’Italia debba passare attraverso un riconoscimento reale e democratico dei territori che oggi più che mai sono lasciati soli di fronte ogni tipo di emergenze tra cui le più gravi come quelle sanitarie (il Covid 19)».

«Erano gli inizi degli anni ’70 – ricorda Sarcone – quando i licei calabresi iniziarono a manifestare per avere l’Università in Calabria (una delle poche regioni rimasta senza) e dopo i primi passi con l’esperienza della libera Università di Reggio Calabria nel 1996 nasce l’Università Magna Grecia di Catanzaro e la Facoltà di Medicina e Chirurgia con sede a Villa Bianca. Ma da allora quanti appuntamenti ha perso la Facoltà di Medicina in Calabria nei confronti dei calabresi? Quanti tradimenti? Quante illusioni infrante? Il rettore Salvatore Venuta, nel 2002, aveva avuto la grande intuizione di costruire il Polo oncologico calabrese e ne aveva delegato le funzioni a una Fondazione denominata “Campanella”, che aveva l’obiettivo di diventare un’Irccs, sarebbe stata l’unica Irccs della Calabria e una delle poche del Mezzogiorno (delle 51 Irccs pubbliche e private 9 sono al sud e 12 solo nella sola città di Milano). Avrebbe dovuto rappresentare la risposta ai problemi oncologici della Calabria con l’interruzione delle emigrazioni in altre regioni. Purtroppo, il professor Venuta è prematuramente scomparso e con lui il sogno di un Polo oncologico calabrese e nessuno ha saputo raccoglierne la missione e l’eredità. Soltanto di recente si è riusciti a formalizzare sulla carta una Brest unit (l’Umbria, con una popolazione pari a meno della metà di quella Calabrese ne ha quattro e funzionanti da tempo)».

«Nel frattempo – ricorda Sarcone – è sorta l’Unità operativa di Cardiologia Interventistica per quanto riguarda le malattie cardiovascolari, diretta dal professor C. Indolfi, riconosciuta come tra le migliori in Italia. Mentre siamo ancora molto carenti nella Cardiochirurgia, sempre in difficoltà e con un numero di interventi al limite dell’accreditamento come scuola di specializzazione. La Chirurgia Vascolare è quasi inesistente per numero di interventi effettuati e le patologie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte nei paesi industrializzati. Oltre alla Cardiochirurgia, nel 2019, molte altre discipline hanno rischiato la sospensione dell’accreditamento per i corsi di specializzazione, tra queste Ortopedia e Traumatologia, Ostetricia e Ginecologia, Gastroenterologia, Pediatria. La Calabria ha bisogno di specialisti che vengano formati in regione, specie in alcune branche che sono carenti ma necessarie e indispensabili in tutta la penisola, quali ad esempio Radiologia e Anestesia».

«La Calabria – sottolinea Sarcone – ha bisogno di un’Università che assolva ai suoi compiti quali la formazione, la ricerca e l’assistenza, in maniera esaustiva. Purtroppo, al momento, non è in grado di farlo! Fatica a fare formazione viste le difficoltà di accreditamento delle scuole di specializzazione, che trovano l’ostacolo del Miur in ragione della carenza di assistenza; la ricerca è carente e l’assistenza è quella più sofferente; il numero dei posti letto assegnati alla Facoltà di Medicina sono esigui e non è presente un Pronto Soccorso che possa fare da richiamo per tutte le patologie. La Calabria spende oltre 300.000,00 euro all’anno per mobilità passiva, cioè per i calabresi che sono costretti ad emigrare per cure specialistiche, prevalentemente del Centro-Nord (Lombardia, Emilia Romagna, Toscana). La diagnosi e la cura delle patologie più complesse sono e restano compito delle Università, è questo il loro ruolo. Forse l’approvazione in Consiglio Regionale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria (R. Dulbecco?), con la speranza che sia finalmente ratificata e superi i vagli giurisdizionali, potrebbe rappresentare una risposta a questo bisogno di assistenza da parte della popolazione calabrese».

«E, infine – prosegue Sarcone –, la sfida rappresentata dall’epidemia di Sars-Cov2. Nei primi mesi di diffusione del virus sono sorti reparti Covid sia negli ospedali hub che spoke. L’Università taceva, anche se da più parti le venivano rivolti inviti a battere un colpo. Anche dopo che lo stesso Magnifico Rettore, Giovanbattista De Sarro, aveva dato disponibilità di un’ala del complesso di Germaneto, non ancora utilizzata, che poteva fruire di percorsi esclusivi e dedicati, di circa 90 posti letto che potevano allargarsi fino a 180, comprensivi di posti letto Covid e terapia intensiva, nulla succedeva. Dopo la fugace apparizione di un eventuale ospedale da campo tra le sterpaglie di Germaneto, che per fortuna si è sciolta come neve al sole, si è passati ad individuare secondo le raccomandazioni del Ministero della Salute come ospedale Covid della Regione Calabria i locali di Villa Bianca Mater Domini, che andrebbero ristrutturati. E così, anche questa volta, l’Università scappa di fronte ad una assunzione di responsabilità sanitaria davanti ai cittadini calabresi. Per la verità, in fretta e furia ha dovuto accogliere, perché tutti gli altri posti letto erano ormai esauriti, pazienti Covid provenienti dalla casa di cura Domus Aurea di Chiaravalle».

«Tutto è bene – commenta Sarcone – ciò che finisce bene. L’importante è che l’Università cominci a fare quello che non ha fatto fino ad oggi. Sembra che voglia continuare ad essere sempre quella elegante signora, imbellettata e ingioiellata, altera e timorosa, che al primo ostacolo si ritira nelle sue stanze quando tutti Le chiedono di intervenire. Questa proposta di allocare l’ospedale Covid dell’intera regione a Villa Bianca avrebbe forse l’obiettivo di ristrutturare (quando? In che tempi?) con i fondi straordinari dell’epidemia, una struttura per la città di Catanzaro e tenendo ben lontana l’Università dal problema? E il personale? Come andrebbe reclutato? E una volta usciti dall’emergenza dove dovrebbe essere ricollocato? Perché rinunciare all’esperienza, alla professionalità, alla tecnologia, alle strutture che l’Università potrebbe fornire, utilizzando al bisogno ulteriore personale medico e infermieristico che darebbe il proprio contributo forti del background universitario?».

«L’Italia del Meridione, quindi – conclude Sarcone –, chiede alla Presidente Santelli, al Commissario al piano di rientro, al direttore dipartimento Salute, al commissario Zuccatelli e, naturalmente, al magnifico rettore De Sarro, che la nostra Università si assuma il ruolo istituzionale che le compete, in un momento così difficile per la vita della Calabria e dei calabresi, come d'altronde è successo in tutti gli Atenei d’Italia. Riscopriamo la storia del grande nostro Pitagora, riscoprire le nostre origini per ritrovare la propria identità culturale e trarre le giuste energie per continuare nella crescita culturale e già tracciate dal nostro emerito Salvatore Venuta. Un uomo del Sud, una mente eccelsa che ha avuto il coraggio e la visione di iniziare qualcosa di grandioso e straordinario. A noi il compito di continuare, realizzando ciò che ci è stato lasciato in eredità!».