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Strongoli, l'ex sindaco Laurenzano ha presentato ricorso al Tar del Lazio avverso al provvedimento di scioglimento per mafia In evidenza

Scritto da  Pubblicato in Politica Mercoledì, 11 Luglio 2018 18:06

comune strongoliUna nota informa che: «Michele Laurenzano, ex sindaco del Comune di Strongoli, sciolto ex art. 143 Tuel, ha notificato in data 10 luglio scorso un ricorso giurisdizionale per il tramite dei suoi difensori gli avvocati Oreste Morcavallo e Giuseppe Pitaro, dinanzi il Tar del Lazio, avverso il decreto del Presidente della Repubblica che ha disposto lo scioglimento dell’Amministrazione comunale perché ritenuto “permeabile ai condizionamenti esterni della criminalità organizzata”. Nel ricorso, a firma dei legali Oreste Morcavallo e Giuseppe Pitaro, si sostiene, sin dall’inizio, che lo strumento dello scioglimento del Comune per mafia, che è misura di carattere straordinario ed emergenziale, è utilizzato dal ministero dell’Interno, negli ultimi anni, in modo ordinario e, infatti, dal 2012 ad oggi in Calabria sono stati sciolti per mafia, ex art. 143 Tuel, ben 51 Comuni, 19 nell’ultimo biennio 2017/2018, su un totale nazionale di 112. Nel ricorso, ancora, si sostiene che l’Ente non ha mai emanato nessun atto, né provvedimento amministrativo idoneo a influenzare la sana e buona e imparziale gestione dell’Ente e ad avvantaggiare nessun sodalizio criminale e che, pertanto, non è mai stato posto in essere nessun tentativo di infiltrazione mafiosa. Laurenzano, così come è dato leggere dal contenuto del ricorso, ha sempre, nonostante gli avvicinamenti e gli attentati subiti da membri della sua Giunta, condotto la gestione dell’Ente in modo cristallino e trasparente emanando una serie di provvedimenti amministrativi per evitare qualsiasi interferenza tra l’ente e soggetti “in odor di mafia”. In buona sostanza, il Comune di Strongoli, secondo il ricorso, è stato sciolto sulla base di una relazione della Commissione d’accesso che non ha riscontrato “nessun atto/provvedimento illegittimo e/o illegale adottato in concreto dall’Amministrazione comunale, né dalla giunta né dal sindaco né dagli uffici, nessun vincolo di parentela/amicizia/frequentazione tra gli amministratori e i soggetti “in odor di mafia”, nessuna procedura di evidenza pubblica e/o affidamento diretto sotto-soglia illegittimo , nessun precedente di polizia giudiziaria e/o condanna in capo agli Amministratori e che è priva di elementi concreti, univoci e rilevanti tali da fondare il ricorso all’istituto dello scioglimento del Comune ex art. 143 tuel”, conclude la nota».

Riceviamo e pubblichiamo

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